Una gita in giornata abbastanza intensa su un monte classico a poca distanza da casa. Forse un po’ troppo frequentato: ma è la prima domenica di vero sole.

La salita al Monte Carega

E’ una domenica di fine marzo 2019. Sulle cime c’è ancora neve, ma quella del monte Carega (2259m) dovrebbe assicurarci un’ascesa tutto sommato tranquilla nonostante l’eventuale presenza.

A salire sul Carega dal rifugio Battisti (qualche chilometro sopra Recoaro Terme), è – quasi – una unica tirata.

Una via possibile è il sentiero 105, che dal parcheggio poco sotto al rifugio sale per un versante caldissimo già i primi giorni di primavera. Tolti alcuni tornanti iniziali, che ti fanno credere in una inaspettata dolcezza, poi tutto diventa piuttosto ripido.

Il 105 diventa il sentiero 113 (indicato come EE sulla fida carta Tabacco), e sbuca una ventina di minuti prima del rifugio Scalorbi, il quale compare dopo alcuni giri semipianeggianti su formazioni rocciose a pinnacoli e resti di frana (è la Porta di Campobruno).

Siamo a questo punto sulla forcella a nord del complesso chiamato pittorescamente L’Omo e la Dona.

Da qui è possibile prendere il sentiero 105, che continua fino al vallone attrezzato del Vajo Scuro.

Il rifugio Scalorbi, e la salita alla cima

Lo Scalorbi è tenerissimo, un cucciolo di rifugio protetto dai versanti circostanti, con la sua chiesetta affianco, e un ottimo panorama sulla pianura. Lo troviamo ovviamente ancora chiuso.

Con pendenza pressoché costante, e abbastanza insistente, da qui parte il sentiero che sale al rifugio Fraccaroli/Carega: è il sentiero 192, che si srotola salendo una conca che sta sotto la cima principale del Carega – quella con la croce.

L’ultimo pendio prima del rifugio, se innevato, può essere fatto più agevolmente con i ramponcini.

Arrivati al rifugio, si sale alla cima “per facili roccette” e sbriciolìo di pietra. Ci vogliono una decina di minuti. In sommità c’è la croce, un memoriale, un curioso coniglietto di peluche che fa guardia alla cima, e numerosi corvi per niente timidi, che ti arrivano a un metro se concedi qualche morso del tuo panino.

Sulla cima vale la pena di fermarsi almeno una mezzora, soprattutto se si è graziati da una momentanea assenza di vento. In questo caso la quiete è totale, bellissima, e le gambe si rilassano su un panorama a 360° notevole: ci sono prima i lembi frastagliati del gruppo del Carega, il Pasubio in fondo, e poi le valli che ne discendono, la pianura riscaldata dal sole di primavera…

La discesa “imprevista” dal monte Carega

Sentieri pericolosi sul gruppo del CaregaSiamo scesi con l’intenzione di intercettare, al rifugio Scalorbi, il sentiero 114, con il quale saremmo scesi direttamente al parcheggio.

Non lo troviamo.

Scendiamo “per la stessa” – o così crediamo, dato che ad un certo punto manchiamo l’attacco per il 113, e inforchiamo un ghiaione leggermente innevato che scende piuttosto ripido (ma fattibile) a ovest de L’Omo e Dela Dona. Il ghiaione è spettacolare, incassato all’inizio tra i due pinnacoli e una costa di rocce piena di gusele, dita rocciose spinte verso verso il cielo, torrioni. Sul ghiaione si riesce a scendere piuttosto velocemente, approfittando sia di una giusta cedevolezza, che delle strette curve del sentiero.

Arriviamo quindi all’inizio di questo sentiero, che scopriamo essere il 111. Siamo in corrispondenza di passo della Lora, e un cartello scritto a pennarello nero ci dice “Pericolo”, con tanto di teschio, e proponendo un sentiero parallelo più semplice (il 182) per raggiungere lo Scalorbi se inavvertitamente sei salito da qua.

Il nostro diventa invece sentiero 110 quando inizia a dipanarsi su un ghiaione grosso (i Giaroni della Lora) che impone al sentiero di fare tornanti anche lunghissimi. Una nota: se il versante poco più a nord, dal quale siamo saliti la mattina, era cotto dal sole, questo si presenta invece innevato e ghiacciato, e la discesa diventa lunghissima (sono 450 metri di dislivello fino al parcheggio) e fastidiosa. Alle sei di pomeriggio sei nell’ombra più fredda.

Qualche dato tecnico

La gita, così come l’abbiamo fatta noi, dura sei ore. Ci vuole buon passo, e sono comprese la mezzora contemplativa sulla cima del Carega e la discesa imprevista per i sentieri 111 e 112.

Le quote: 1248m il parcheggio del Battisti – 1831m la Porta di Campobruno – 1767m lo Scalorbi – 2259m Cima Carega. Fanno in tutto 1000 metri di dislivello tondi tondi: sono una buona cifra per una gita di questo tipo, e posso rassicurarti che, svolgendosi in una unica soluzione, non ci sono dislivelli ingannevoli.

Come sempre, ti consiglio di avere la carta Tabacco della zona. In questo caso è la numero 56, le Piccole Dolomiti e Pasubio. Conviene averne una copia, perché contiene molti giri a quote medio-basse davvero inaspettati – oltre al Pasubio, certo.

Avvertenza

Se sei un amante della quiete e della solitudine della montagna, tieni conto che il monte Carega, nonappena fa un po’ di sole, è frequentatissimo. Il giro merita, ma con un po’ di approfondimento puoi trovare altri giri ugualmente soddisfacenti, meno frequentati.