Perché trascorrere i quattro giorni di ferragosto al mare come tutti i cristiani in mezzo al caos quando puoi affrontare la translagorai? Un trekking spettacolare di quattro giorni in tenda in totale contatto con la natura. 

Non ricordo neanche bene come ci sia venuta questa idea e forse, come tutte le idee migliori è venuta proprio per caso, chiacchierando in discesa, saltellando da un discorso all’altro senza troppo impegno. 

Amo profondamente la montagna e negli anni abbiamo accumulato un bel bagaglio di esperienze, ed ogni volta che vediamo un’indicazione di alta via, traversata o giro di più di giorni fantastichiamo su come possa essere percorrerlo in tenda in completa autonomia

Un inaspettato ponte dal lavoro durante Ferragosto ci catapulta nella Translagorai: una traversata che si sviluppa dalla Panarotta fino a Passo Rolle lungo la catena montuosa del Lagorai attraverso sentieri, mulattiere e trincee quasi sempre sopra i 2000 m.

Cerchiamo un po’ in internet, ma le informazioni non sono molte, soprattutto per chi decide di percorrere la Transalogai in tenda, e alcune relazioni sono parecchio datate quindi non sappiamo quanto siano attendibili, soprattutto per quanto riguarda l’acqua.

Mentre Davide controlla l’attrezzatura io inizio a preparare lo zaino che mi sembra subito evidentemente grande e pesante, soprattutto rapportato alla mia figura. Non sono certa che ce la farò, ma non abbiamo fretta e non abbiamo obblighi, arriveremo fino a dove riusciremo. 

Ormai il dado è tratto: che l’avventura abbia inizio

 

Translagorai, 1° giorno 

Alle 5.30 del 15 Agosto inizia la nostra Translagorai. La sveglia suona, gli zaini sono già pronti, basta chiuderli, ma, inspiegabilmente, riusciamo ugualmente a partire da casa solo dopo un’ora e mezza!

La gente che si dirige al mare ci lascia libera la strada e alle ore 9.00 siamo già a Passo Manghen pronti per partire. Decidiamo di partire da qui, e non da Vetriolo, perché abbiamo a disposizione solo cinque giorni e, per come abbiamo calcolato le tappe (male), non ci basterebbero. 

Il peso dello zaino è incredibile, e dopo i primi 20 minuti mi sembra addirittura insopportabile: tutt’altra cosa rispetto a quello che uso per le gite in giornata, ma anche rispetto a quelle di più giorni con notte in rifugi. 

Davide non sembra in difficoltà, ma decidiamo comunque di fare pausa ogni 40 minuti per togliere il peso dalle spalle e respirare a pieni polmoni. 

La percentuale di riuscita della nostra “impresa” viene attualmente quotata molto bassa nel rating ufficiale! 

In compenso la roccia è stupenda: cascate di rocce porfiriche sfumate di grigio, verde e viola che in breve mi fanno scordare tutto il resto. 

Prendiamo il sentiero 322A, che poi si ricongiunge al sentiero 322 fino alla Forcella di Montalon (la prima di una serie infinite di forcelle che incroceremo) e poi al Lago delle Stellune che sarebbe la meta del nostro primo giorno.

Non ci poniamo neanche il problema di fermarci: c’è davvero troppa gente per i nostri gusti, mentre gambe e spalle (con nostro stupore) reggono meglio del previsto, tanto che ci scordiamo delle pause. 

Alla Forcella di Valsorda incontriamo Federico. Un signore con famiglia a seguito che stanno raccogliendo l’achillea, una pianta selvatica che si usa per infusi e grappe e che sarà, durante la Translagorai la nostra tisana preferita.

Da qui seguiamo il sentiero 317 e poi il sentiero 321 che ci porta alla Forcella di Lagorai che, stretta fra Cima Lagorai e il Monte Laste delle Sute, si affaccia sui Laghetti di Lagorai: due gemme stupende incastonate nel porfido. 

Piantiamo la tenda in un terrazzamento naturale che ci sembra perfetto per il nostro primo campo base: il terreno è piuttosto pianeggiante, l’apertura da direttamente sul lago e siamo esposti ad Est pronti per ammirare l’alba che ci aspetterà il giorno dopo. 

Al “piano di sopra” del nostro improvvisato bivacco notturno un’ora dopo arrivano anche Bruno e Roberto, due simpatici ragazzi di Trento che stanno facendo il nostro stesso percorso, ma pianificano di terminarlo un giorno prima di noi (in quattro anziché cinque giorni). 

Sono così emozionata che non sono sicura riuscirò a dormire: prima notte in tenda, prima traversata, primo trekking di più giorni. 

Chiudo gli occhi e vedo solo i bagliori di verde e viola del giorno, ma la stanchezza della giornata e le emozioni del giorno fanno il loro effetto e in due minuti sto già ronfando! 

Dati tecnici della prima tappa

PARTENZA: Manghen

ARRIVO: Lago di Lagorai

TEMPO: circa 6 ore  e mezza

ACQUA: presso il Passo Manghen e presso i Laghetti di Lagorai scendendo per circa 750 m il sentiero che costeggia la destra orografica c’è una fonte di acqua gelida buonissima.

 

Translagorai, 2° giorno 

Mi sveglio con un’alba incredibile che si infrange nel riflesso del lago. La vista è commovente e non mi trattengo dallo sgattaiolare fuori dalla tenda per andare a godermi quel primo sole direttamente sulla rocce in riva al lago. 

La notte è stata fredda (procuratevi un sacco a pelo bello caldo), ma essendo ad oltre 2000 m di altezza c’era da immaginarselo, e questo primo sole che scalda è un vero toccasana per iniziare la giornata con il piede giusto. 

Tenda richiusa, acqua ricaricata alla fonte, zaino in spalla e siamo di nuovo in cammino lungo il sentiero Delugan n. 321

Attraversiamo Forcella delle Sute impegnativa e piuttosto verticale con un tratto di cavo, per chi non ha dimestichezza in montagna è sicuramente uno dei punti più impegnativi.

E’ un susseguirsi di forcelle, pietraie e rovine della guerra. Qui però, a differenza di luoghi più blasonati, la guerra è tangibile ed emozionante e camminando viene spontaneo domandarsi cosa contenessero le lattine arrugginite che troviamo lungo il percorso, come vivessero le giornate quassù, quali fossero le paure e quali i desideri di chi si trovava forzatamente a vivere questi luoghi. 

Passiamo davanti al Bivacco Nada Teatin (2310 m) che è più un ricovero di emergenza incastonato direttamente dentro alla roccia. Se decidete di fermarvi qui sappiate che ci vuole grande spirito di adattamento: non è presente nessun genere di conforto se non il fatto di essere al riparo in quanto non ci sono letti, materassi o stufe.  All’esterno è presente però una commovente dedica degli amici veri che ci fa riflettere e firmiamo il libro del bivacco. 

Procediamo lungo il sentiero 321, bellissimo e stretto sulla montagna in un percorso che è tutto un saliscendi di forcelle e traversi fino a Passo Sadole (2058 m) da dove inizia la lunghissima discesa attraverso il sentiero 320

La nostra meta della seconda tappa di Translagorai è Malga Cauriol (1587 m) dove, secondo racconti letti, si mangia benissimo e si può campeggiare comodamente all’esterno del rifugio. 

La malga è molto carina e prendiamo due Radler, uno yogurt con i mirtilli e una mega frittella con la Nutella. Dopo tutto questo camminare dobbiamo reintegrare almeno i sali minerali! 

Siamo piuttosto distrutti dalla giornata fisicamente, ma anche psicologicamente e non ci aspettavamo di trovare tutta questa gente: famiglie con bambini, gruppi di scout con chitarre e infradito, macchine, urla. 

Tutto ciò è davvero molto lontano dalla concezione della traversata selvaggia e naturale che ci eravamo fatti noi e l’idea di dormire qui per la notte non mi attira neanche un po’. 

Basta uno sguardo e Davide ha già capito che qui non è posto per me. In pochi istanti mi raggiunte con lo zaino in spalla e il suo miglior sorriso. So che non ne ha per niente voglia e siamo entrambi stanchi, ma alle 16.30 siamo di nuovi in salita, sotto il sole dentro al bosco. 

Saliamo quasi 500 m di dislivello lungo il sentiero 349. Non c’è un posto che sia uno dove mettere la tenda: il percorso infatti si fa stretto e il bosco è così pendente che non lascia alcuno spazio al di fuori di sé. 

Ma proprio quando stavamo per arrenderci e tornare sui nostri passi – sbam! Come un miraggio appare uno splendido pianoro tappezzato di mirtilli che domina la vallata di Predazzo…ed è subito casa.

Dati tecnici della seconda tappa

PARTENZA: Lago di Lagorai 

ARRIVO:  ci fermiamo lungo il sentiero 349, tra Malga Cauriol e Forcella Coldosè, appena superato il limite del bosco a circa 2075 m.

ORE: circa 9 e mezza

ACQUA: sì all’inizio presso il Lago di Lagorai, presso Malga Cauriol e dove ci siamo fermati per la notte (ma non è molto semplice da trovare). 

Translagorai, 3° giorno

Al peso dello zaino ci si abitua, ma a tutta questa bellezza no. 

Colazione a base di tisana di achillea e mirtilli freschi e ci rimettiamo in marcia raggiungendo in breve il Lago delle Trote (dove scorgiamo un’altra coppia con la tenda). 

Subito sopra la Forcella Coldosè 2182 si trova il Bivacco Coldosè che più che un bivacco è un hotel quattro stelle di nuova costruzione non gestito: letti a castello con materassi, cucina funzionante con tutto il necessario, caricabatterie per i telefoni e fontana con acqua. Un lusso davvero quasi esagerato. 

Continuiamo il sentiero arrivando al Lago Brutto (che ovviamente brutto non è neanche un po’) dove laviamo i calzini sperando, vista la bellissima giornata di sole, che asciughino appesi fuori dallo zaino e scavalliamo la forcella senza nome che si trova subito sopra con una salita piuttosto duretta anche se breve.

Arriviamo quindi al Bivacco Paolo e Nicola 2180 anch’esso davvero carino e con tutto il necessario: cucina con stufa, letti con materassi e acqua di sorgente a soli 5 minuti. Unica nota dolente del bivacco è che sono davvero in tantissimi e ci raccontano che la notte precedente alcuni hanno dormito addirittura nella legnaia. 

“Rubiamo” qualche biscotto abbandonato da una credenza quasi troppo fornita, facciamo rifornimento di acqua e ci indirizziamo verso Forcella Cece passando sotto a Cima Cece, la cima più alta di tutto il Lagorai, nera, aggressiva, stupenda e iconica montagna della translagorai.  

A completare il senso di maestosità ci si mette anche il tempo che cambia improvvisamente e inizia a piovere. 

Le forcelle da attraversare sono ripide, alcune anche franose è certamente la tappa più “alpina” di tutte. 

Qui non c’è modo di piazzare la tenda quindi acceleriamo il passo fino a Forcella del Valon (2460) m dove inizia a grandinare! In pieno Agosto non ce lo aspettavamo di certo e tra risate compulsive, pecore che corrono giù dal pendio e i grugniti del pastore troviamo uno spazietto minuscolo dove metterci. 

La nostra tenda è pronta in tempi record, ci aspetta una nottata sotto grandine e pioggia (e i calzini non si sono asciugati!).  

Dati tecnici terza tappa

PARTENZA: tra Malga Cauriol e Forcella Coldosè, appena sopra il limite del bosco a circa 2075 m.

ARRIVO: Forcella del Valon

DURATA: 8 ore

ACQUA: sì alla nostra partenza (ma difficile da individuare), presso il Bivacco Coldosè e nelle vicinanze del Bivacco Paolo e Nicola

 

Translagorai, 4° giorno

Ci svegliamo con il rumore delle pecore che risalgono il pendio, tanta incredibile bellissima semplicità continua a lasciarci increduli. 

Riprendiamo il sentiero 349 che non smette di emozionarsi con i suoi panorami: pietraie infinite si perdono a vista d’occhio e abbiamo ormai perso il conto di quanti laghi abbiamo incrociato lungo il percorso. 

Intravvediamo in lontananza il Bivacco Aldo Moro (2565 m) arroccato in una posizione che ha dell’incredibile (non fatevi ingannare dalle apparenze, ci vorrà ancora un bel po’ per raggiungerlo). 

Oggi abbiamo ufficialmente attraversato un’intera mappa geografica (Tabacco n.14) e oggi ne iniziamo un’altra, la n. 22. La sensazione è che si potrebbe continuare così per mesi: carta, dopo carta, alba dopo alba. 

Il Bivacco, da noi ribattezzato “miraggio rosso”, è il classico in lamiera con letti a castelli, materassi e coperte. Ma è la posizione qui ad essere sconvolgente, merita sicuramente di passarci una notte. 

Segue l’eternità di distese di rocce ingiallite da licheni, da salire, scendere, zigzag are, girarci attorno…infinite! 

A Forcella Colbricon (2420 m) il panorama è immenso, commovente, ma è anche il punto di inizio della nostra discesa della quale non abbiamo alcuna voglia perché significa che siamo al termine dell’avventura. 

In ricompensa ci appare un branco di camosci e rimaniamo affascinati dai loro movimenti sicuri e veloci su pendii verticali. 

Arriviamo al Lago Colbricon dopo una discesa lunghissima spacca ginocchia e arriva la fatidica domanda: e ora che si fa? 

Sì perché nella fretta di partire non abbiamo minimamente pensato a come saremo potuti tornare da Passo Rolle a Passo Manghen

O meglio ci abbiamo pensato, ma non vedendo soluzioni (non ci sono autobus che fanno questa tratta) abbiamo deciso di lasciare questo aspetto al fato! 

A stomaco pieno si ragiona meglio e, dopo due mega dolci, faccio un tentativo e chiamo Roberto e Bruno, i due ragazzi incontrati il primo giorno e che avrebbero fatto il nostro stesso percorso con lo scarto di un giorno rispetto a noi, ma in effetti alla fine anche noi ci abbiamo messo un giorno in meno del previsto! 

Sono infatti dietro di noi di circa quaranta minuti e ci raccontano che, non avendoci più visto dopo la prima notte, hanno chiesto nostre notizie a tutti quelli che hanno incontrato lungo la translagorai ricevendo le risposte più disparate: chi ci ha visti abbandonare il percorso, chi ci ha visti litigare, chi giura di avermi vista ma nella direzione opposta. 

Ridiamo come matti di questo racconto mentre percorriamo il sentiero pianeggiante che ci porta fino a Passo Rolle (1955 m) raccontandoci le nostre sensazioni di questi giorni ed è bellissimo scoprire come la stessa esperienza sia completamente diversa a seconda della sensibilità di chi la vive

Roberto e Bruno si sono organizzati con due macchine e ci scorrazzano gentilmente fino al Passo Manghen (l’alternativa per noi sarebbe stato l’autostop) e gli siamo enormemente riconoscenti. 

Termina così la nostra Translagorai: quattro giorni incredibili tra rocce ed emozioni che fatico a descrivere.

Dati tecnici 4° tappa

PARTENZA: Forcella del Valon

ARRIVO: Passo Rolle

DURATA: 8 ore

ACQUA: !!!!! HELP Davide non ricordo! mi sembra niente ?? !!!!!

P.s.: cena super meritata al Ristorante-Rifugio Crucolo che consigliamo assolutamente di provare! 

 

LA NOSTRA TRANSLAGORAI IN BREVE – IMPRESSIONI E PERCORSO 

QUANDO FARLA: da Giugno a Settembre. Noi l’abbiamo percorsa a Ferragosto e, nonostante questo, abbiamo incontrato ben poche persone lungo il percorso. 

DOVE: da Passo Manghen a Passo Rolle 

QUANTO CI VUOLE: quattro o cinque giorni a seconda di quante ore di cammino al giorno si vogliono fare (le nostre indicazioni sono comprensive delle varie pause) e da che appoggi si utilizzano per le notti perché ovviamente con bivacchi e rifugi le tappe sono più vincolate. 

DIFFICOLTA’: sentiero escursionistico con un solo tratto di sentiero attrezzato, ma alcuni punti più esposti per camminatori con un po’ di esperienza e piede fermo. Il dislivello percorso nelle varie tappe non è eccessivamente impegnativo perché in continuo saliscendi (anche di 500 m a spezzone), ma si accumula in fretta nella giornata. Si può anche scegliere di fare alcune delle numerose ascensioni dei monti che si trovano lungo il sentiero, tra cui consiglio sicuramente la bellissima Cima Cece. 

I sentieri sono abbastanza ben segnalati ma l’orientamento non è sempre facilissimo, in molti utilizzano la mappa della Kompass per la zona del Lagorai, ma noi ci troviamo nettamente meglio con le Tabacco.

IMPRESSIONE: la Translagorai è un percorso emozionante in ambiente grandioso. Complessivamente una traversata bellissima, sempre a contatto con la roccia e la natura pressoché incontaminata se si escludono le sparute casere e malghe che si vedono lungo i sentieri.  Consigliatissima a chi ama gli spazi aperti e liberi lontano dalle classiche rotte. 

TENDA O RIFUGI: rispetto alla Traversata Carnica ove i rifugi sono molti e super organizzati, nella translagorai i rifugi che si incontrano sono pochi, ma in compenso ci sono moltissimi bivacchi ben distribuiti, alcuni di questi davvero stupendi, baite e qualche malga, tanto che è sicuramente questa la scelta più gettonata. 

NOTA POST EDITING

Segnalo di aver letto un articolo sul nuovo progetto di valorizzazione della Translagorai. Il progetto, costosissimo, di 3 milioni e 600 mila euro prevede ristrutturazioni in cemento, telecomunicazioni, implementazioni del sentiero, marketing pubblicitario e, soprattutto, implementazione delle strutture tra cui un ristorante con ben 40 posti sotto ai Laghetti Lagorai.

Ho amato la Translagorai per la sua natura selvaggia e incontaminata e per la pochissima presenza di persone. Ottimo investimento o ennesima rovina della montagna? Ad ognuno il suo personalissimo verdetto.