Perché se è vero che ci sono giornate in cui semplicemente non si può andare per monti, è altrettanto vero che ci sono giornate in cui proprio non puoi stare a casa. L’ultimo weekend di apertura dei rifugi è una di queste.

Poco importa allora che il meteo preveda brutto per tre giorni consecutivi, quando sai che avrai una baita calda e coccola ad accoglierti per la notte.

E in ogni caso, fare trekking con la pioggia può alle volte essere sorprendente.

L’occasione che ci si presenta è imperdibile: tre giorni nella zona dell’Alta Val Camonica.

Studiamo la carta in velocità, la sera prima di partire: vette sopra i 3000 metri, pini caduchi e prima nevicata in arrivo. Non possiamo assolutamente mancare questo appuntamento!

La sera saremo ospiti del Rifugio Valmalza, ma vogliamo goderci l’intera giornata tra i monti e quindi una facile ascensione è il coronamento perfetto.

Silvia nella neve

Salendo Passo Gavia

Percorriamo in auto la strada che da Ponte di Legno porta al Passo Gavia. All’inizio della salita una transenna ci avvisa che la strada è interrotta al traffico nella zona verso San Matteo.

Fai attenzione infatti che, con le prime nevicate, solitamente il passo viene chiuso per rischio slavina. Se vuoi fare questo trekking in estate non avrai alcun problema, ma se, come noi, hai scelto una stagione di mezzo, controlla lo stato della strada prima di partire.

Le curve che portano al Passo Gavia sono davvero spettacolari: le nuvole basse si stagliano sotto il nostro passaggio, lasciando aperta la visuale sui monti sovrastanti e sugli splendidi colori dei boschi di pini. E’ dorato ovunque.

Pini in Alta Val Camonica

Faccio una serie di foto brutte dall’auto riuscendo ad inquadrare benissimo il guardrail, ma vi assicuro che lo scenario è stupendo e, già di per sé, merita una visita.

La magia dell’autunno non sta solo nei suoi colori. L’autunno è un’emozione, è uno stato dell’anima.

O forse amo così tanto l’autunno anche perché mi permette di mangiare senza pensare alla prova costume!

Panorami con nuvole basse

Parcheggiamo infine nei pressi del Rifugio Berni (2541 mslm) e ci sgranchiamo le gambe dopo la lunga guida (venendo da Padova sono più di tre ore). E’ già mezzogiorno ed è piuttosto tardi per iniziare un trekking in questa stagione, ma il tempo sembra reggere e abbiamo voglia di esplorare questi luoghi!

Salita al Bivacco Btg Skiatori, Monte Ortles

Il trekking per il Bivacco Skiatori si sviluppa per la sua interezza lungo il sentiero 42.

Iniziamo scendendo lungo la strada sterrata verso il piccolo ponte di legno che ci permette di attraversare il torrente Gavia e che ci porta, dopo alcuni metri, all’ex Rifugio Gavia, ora rudere.

Proseguiamo verso nord-est lasciandoci alla sinistra il sentiero che porta al Ponte dell’Amicizia per raggiungere dopo una breve discesa il fondovalle, dove guadiamo alcuni ruscelli che vanno a gettarsi nel Rio Dosegù.

Lo scenario che ci si para di fronte è stupendo: la valle crea un’insenatura naturale nella quale ci troviamo circondati da pareti rocciose, rivoli semi ghiacciati, pietraie e cascate.

Pietraie

E’ caduta la prima nevicata e già a questa altezza le rocce hanno un sottile strato di copertura bianca. Abbiamo la fortuna di vedere anche un camoscio sgambettare elegante attraverso le pietraie. Il contrasto con il nostro passo un po’ goffo è comico.

Incrociamo il Rio Dosegù e proseguiamo tenendo la destra. La salita da qui diventa più ripida e si fa più difficile per via di un sottile strato di ghiaccio che rende piuttosto scivolosi i massi sui quali ci troviamo.

Pietraie, sentiero e Davide

Il sentiero si confonde sempre di più tra detriti e sfasciumi, ed è piuttosto facile finire fuori traccia senza un buon orientamento.

Raggiungiamo due splendidi laghetti glaciali a 2878 mslm tra i quali (finalmente) decidiamo di fermarci per pranzare.

Questi laghi, posti al limite inferiore della Vedretta di Vallumbrina si sono generati solo di recente a causa del progressivo regredire del ghiacciaio. Per questo motivo non sono segnalati sulle carte topografiche.

Lago ghiacciato

Da qui si piega verso sinistra, la salita diventa più ripida e la segnaletica viene quasi completamente nascosta dalla neve. Ci sono però altre tracce di chi è passato prima di noi che ci aiutano ad orientarci anche senza bisogno del gps o della mappa.

A circa 3000 metri lasciamo il ghiacciaio alle nostre spalle e risaliamo un’ex mulattiera militare. Questo tratto di sentiero è davvero suggestivo: un panorama mozzafiato sul ghiacciaio e sulle nuvole basse dell’orizzonte, puntellato dalla presenza di vari ruderi risalenti alla Grande Guerra.

Resti della guerra

Il Bivacco Monte Ortles, Btg Skiatori

Con i piedi che sprofondano nella neve fino alle caviglie, raggiungiamo infine la cresta dove sorge il Bivacco Monte Ortles.

Il Bivacco è stato costruito dall’ANA Sezione di Valfurva sui resti dei baraccamenti dell’esercito italiano della I Guerra Mondiale per la difesa del confine italiano. Ricavato da una vecchia baracca della Grande Guerra, si trova a quota 3120 mslm. Tutto attorno si riconoscono ancora molto bene i resti del grande villaggio militare.

Il bivacco Monte Ortles dispone di 6 letti con materassi e coperte, un bel tavolo di legno all’interno e uno fuori per le giornate di sole.

Silvia sulla porta del Monte Ortles

Ci sono alcuni dettagli di questo bivacco che me lo rendono subito “casa”. La stufa economica, posta vicino all’ingresso, ha panche che le girano tutt’attorno: sarebbe perfetta per trascorrerci davanti qualche serata guardando il fuoco e bevendo un bicchiere di vino. Le finestrelle di legno e vetro si aprono su un mare bianco commovente: che sogno sarebbe svegliarsi qui e aprirle con questo panorama incredibile. Il camino porta sulla sommità un cappello degli alpini di latta: come sarebbe interessante ascoltare i racconti di questi eroi. Il libro del bivacco è di quelli vecchi, che indietreggiano negli anni senza timore: sarebbe bellissimo leggere tutte le storie di chi è passato di qui.

La vista è davvero spettacolare, tanto che ci ripromettiamo di tornare per dormirci. Per due amanti come noi dei bivacchi, questo è davvero una chicca.

Silvia ci guarda dal bivacco

Dal Monte OrtlesSaliamo qualche altro metro sopra il bivacco fino alla croce di vetta, e suoniamo la caratteristica campana.

Da qui si gode una vista spettacolare a 360 gradi che spazia dal gruppo del Cevedale, al gruppo dell’Adamello e del Brenta. Lo sguardo si perde tra gli incantevoli paesaggi del San Matteo, del ghiacciaio di Vallumbrina del Pizzo dei Tre Signori e, in lontananza, si scorgono le vette delle Dolomiti di Brenta.

Silvia panoramica

Ascensione e ritorno

Dal Bivacco Monte Ortles si può raggiungere facilmente Cima di Vallumbrina. La traccia parte esattamente dalla croce, e sale la cresta verso est. Questo percorso attraversa i resti del villaggio militare, con le rovine delle baracche, il filo spinato e i vecchi muretti che delimitano i camminamenti.

L’ascensione non presenta alcuna difficoltà e consente di arrivare in cima in circa 20 minuti.

Dalla Cima di Vallumbrina si può proseguire verso la Cima di Villacorna, il Monte Mantello e il Monte San Matteo. Si tratta però di itinerari alpinistici da percorrere con cautela e la dovuta esperienza.

Prima nevicata sotto ai piedi di Silvia

Salutiamo il Bivacco Monte Ortles in velocità, chiudiamo bene porta e finestra e ci fiondiamo letteralmente verso valle.

Riprendiamo il sentiero dell’andata. Il primo tratto lo scendiamo con cautela perché la neve potrebbe coprire qualche piccolo salto nelle rocce e perché molte di queste sono ghiacciate.

Ghiaccio

La prima nevicata che in salita ci ha fatto tribolare, in discesa ci fa divertire come matti. La neve è compatta e soffice al contempo e, prendendo il giusto ritmo, ci sembra di sciare senza sci ai piedi.

In circa un’ora e mezza siamo quasi tornati al Rifugio Berni, anche se poco prima di arrivare veniamo sorpresi dal buio che ci costringe ad indossare la frontale per essere più sicuri (ce l’hai sempre anche tu in zaino, giusto?)

Sono ormai le 18.00 e al Rifugio Valmalza ci aspettano per la cena. Non faccio neanche a tempo a dirlo che Davide mi prende per mano e mi trascina verso valle con un’impeto improvviso… ah la fame!

La salita in notturna al rifugio e il telefono che non prende?

Questa è un’altra storia…

Cartelli

Dati tecnici in breve

PARTENZA: Rifugio Berni (2541 mslm)

ARRIVO: Bivacco Btg Skiatori Monte Ortles (3120 mslm)

DISLIVELLO: circa 700 metri

DURATA: circa 3 ore abbondanti la salita. Molto dipende però dallo stato e dalla quantità della neve se percorri il trekking in una stagione diversa da quella estiva. Noi a fine ottobre abbiamo impiegato complessivamente 5 ore, compresa pausa pranzo e immancabile sosta al bellissimo bivacco.

I cartelli alla base del sentiero indicano 2 ore e 20 fino al bivacco.

ACQUA: non è presente al Bivacco Ortles, bisogna portarla da valle o dai laghetti alpini, anche se quest’ultima va consumata previa bollitura o filtraggio.

DIFFICOLTA’: prima di partire, avevo letto in alcune relazioni che questo sarebbe stato un “percorso adatto a tutti”. Non mi sento serena nel dire altrettanto. Il trekking non presenta grandi difficoltà in termini di dislivello e fatica, ma l’orientamento non sempre semplice, i numerosi guadi e i massi scivolosi sui quali camminare richiedono piede fermo e familiarità con la montagna.

Se a ciò si aggiunge l’ambiente di alta montagna e la possibilità di neve e ghiaccio anche in piena estate, mi sento di dire che si tratta di un trekking per molti, ma non certo per tutti.

Non sono presenti comunque tratti esposti né punti attrezzati.

Due suggerimenti bonus

  1. Vestiti! Che tu stia percorrendo il trekking in estate o in un’altro periodo ti troverai a più di 3000 metri di quota, in un’ambiente assolutamente alpino.
  2. In internet ho scovato questa relazione che descrive un trekking che raggiunge il Bivacco partendo dal Fontanino e fa un giro ad anello. E’ sicuramente molto più impegnativo dal punto di vista fisico e anche dell’orientamento, ma credo che nel periodo estivo possa essere grandioso.

Davide sale

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