Ebbene sì, continua il viaggio attraverso tutto quello che non sappiamo della vita da nomadi digitali. E continua con una naturalezza disarmante, inventandoci pure il nome di questo nostro strano stile di vita: possiamo forse dire di essere montanari digitali?

Ma andiamo con ordine…

Silvia e Davide montanari digitali

Partire per restare: storie di viaggi lenti

Insomma, alla fine siamo riusciti a partire. L’abbiamo fatto quando in Italia il discorso spostamenti era tutt’altro che semplice, tra zone colorate, divieti interregionali e una botta d’ansia che metà basterebbe.

Abbiamo scelto una casetta nelle Dolomiti del Comelico per restare in Veneto, ma essere tra le nostre amate montagne. Certo, quando pensi ai nomadi digitali, immagini isole tropicali, paradisi fiscali e connessioni super potenti. Non ti preoccupare, nelle prossime puntate parleremo anche di questo, ma la verità è che la vera ricchezza del nomadismo digitale è proprio la libertà.

Noi al mare francamente non sappiamo proprio che fare. Ai coworking preferiamo un piccolo tavolo in cucina. Non riusciamo a stare lontani dalle montagne. E non neghiamo che, in questo momento, l’idea di viaggio comunque ci appare lontana, come appartenesse a un passato remoto.

Silvia al Bivacco Piva

Sono passati due mesi da quel primo giorno in cui siamo arrivati con la macchina carica e l’entusiasmo alle stelle. A distanza di tempo, la macchina ha ancora il serbatoio pieno e le emozioni si sono moltiplicate. Non ci siamo (praticamente) mai mossi, e non solo per i divieti regionali: ma per darci davvero il tempo di esplorare il territorio nel quale stiamo vivendo.

La mattina mi sveglio grazie al canto degli uccelli che, ora che è arrivata ufficialmente la primavera anche qui, sono davvero tanti. Mi godo questo cinguettare allegro mentre con la mano cerco Davide.

Mi serve toccarlo per sapere che è tutto vero. Mi pregusto la giornata: il simpatico rumore del caffè, i lavori da ultimare, qualche annuncio a cui rispondere, un panino sulla “nostra panchina” con vista sulla valle, una camminata, qualche telefonata, una cena squisita (spesso gentilmente offerta dalla vicina – se non ci segui su Instagram è il momento giusto per rimediare) e tanti ottimi libri. Da quando siamo qui, complice anche la connessione internet ridotta, ne ho letti sette, e la cosa contribuisce a riempirmi di gioia.

Questi due mesi in montagna sono stati arricchenti quanto non avrei mai immaginato. E tutto passa per quella lentezza che solo certi luoghi sanno importi, quello sguardo ai dettagli che riesci a mettere a fuoco. Quella consapevolezza di essere, per una volta, esattamente dove dovresti essere.

Torte e ospitalità del Comelico

La fascinazione del bosco

A 5 minuti a piedi dalla nostra casa-ufficio-ristorante abbiamo i boschi. Lo ripeto, ma in maiuscolo: A 5 MINUTI DA CASA CI SONO I BOSCHI. Il che significa che tutto il nostro tempo libero è nella natura.

Ci sono giorni in cui il richiamo è troppo forte e siamo con i piedi nella neve già prima di colazione, e giorni in cui invece approfittiamo per un’ultima passeggiata dopo cena. Le pause pranzo? Tra i boschi. Le giornate libere? No, quelle sono dedicate all’alta montagna!

La bellezza di Padola infatti è che da qui partono davvero tantissimi sentieri che si inerpicano tra i boschi, per raggiungere alcune delle più belle cime dolomitiche. E allora via: sci d’alpinismo, ciaspole e ramponi (le condizioni primaverili sono le più varie) per tentare di spingerci ancora un po’ più in su.

Ed è bellissimo guardare queste vette che ormai abbiamo imparato a chiamare per nome, vedere la nostra casa dall’alto delle forcelle, esplorare le tracce degli animali, lanciarci lungo pendii immacolati, ritrovare le nostre stesse impronte di qualche giorno prima o scoprire itinerari sempre nuovi, pur restando ad un passo da casa.

Non solo tra i monti in realtà, anzi. Adesso che in paese si sta sciogliendo la neve stanno sbucando tantissime viuzze nascoste che collegano la città. Da Dosoledo, ad esempio, a qualche passo da Padola, partono ben 4 sentieri che collegano tra loro i piccoli borghi del Comelico Superiore.

E poi riusciamo ad essere in supermercato nella metà del tempo (anche grazie ad un arzillo ottantenne, che si è messo di impegno per liberare un passaggio a suon di piccozza)!

Tutto bellissimo? Quasi.

Padola innevata

L’equilibrio tra lavoro e tempo libero per due freelancer

Nasci e cresci con l’idea che per ottenere qualcosa di bello tu debba per forza soffrire, e che se non soffri abbastanza dovresti soffrire almeno un po’ di più: la vita è essenzialmente sofferenza, giusto?

E allora com’è possibile che io sia così felice tutti i giorni?

Certo, c’è un discorso di equilibrio da capire, calibrare, pesare e studiare. La fascinazione del bosco? Enorme. Il grido della partita iva? Altrettanto forte. Le prime settimane mi è stato davvero difficile pensare che se avevo finito il mio lavoro, potevo farmi una passeggiata, a prescindere da che orario fosse.

Mi sembra così lontano il tempo del lavoro fisso, quelle quasi 5 ore “perse” tra spostamenti e pause pranzo dettate dagli orari d’ufficio. Così, ogni volta che mi ritrovo a fare pensieri di lavoro durante i trekking penso a quelle 5 ore al giorno che nessuno mi ridarà.

La faccenda si complica perché siamo in due e, almeno tendenzialmente, cerchiamo di impiegare le giornate nello stesso modo. Se so che Davide ha una scadenza lunedì, faccio in modo di mettere la telefonata con il cliente nello stesso giorno, e lui fa altrettanto. Non è sempre facile trovare l’equilibrio che risponda alle tue esigenze, a quelle della coppia e a quelle dettate dal mondo esterno.

La mia personalissima stabilità al momento è così composta:

  • un enorme calendario sul quale scrivere e avere sott’occhio tutte le scadenze del mese (sì, cartacea),
  • un pastello verde che depenna le scadenze fisse (che tento di “smazzare” possibilmente con molti giorni in anticipo),
  • la risposta immediata alle domande dei clienti, felici loro della celerità e felici io di essermi tolta il peso mentale,
  • tutti i gruppi social silenziati,
  • il capitolo della connessione internet in montagna è paradossalmente un plus: meno giga hai per curiosare nel web più tempo per vivere oltre il computer finito il lavoro.
  • un’attento sguardo al meteo, quello di internet e quello delle voci del paese (più attendibile), per capire i giorni della settimana migliori da dedicare all’outdoor,
  • un’orecchio teso alle mie esigenze. Se il giorno prima ho fatto 1200 mt di dislivello, è probabile che il giorno successivo passare del tempo a casa con un tè caldo sia preferibile ad una seconda scarpinata. Se devo correre per una scadenza e lavorare anche la sera, pianifico il giorno successivo in modo da non dover stare al PC.

Con mio grande stupore mi sono però accorta che, per noi, le giornate non sono nettamente divise in lavoro-riposo, ma sono miste. C’è il “tempo lavoro” e c’è il “tempo riposo“, ma nulla vieta che questi possano convivere nella stessa giornata. Spesso accade infatti di dedicare la mattina alle attività di trekking in montagna e, dopo un pranzo veloce, di metterci direttamente al computer a lavorare: molto più carichi e rigenerati.

E così mi accorgo di quanto avere un obiettivo extra lavorativo sia importante anche per la produttività lavorativa.