L’Islanda è uno di quei luoghi per costruire i quali la Geografia, la Natura o chi altri – a seconda di quello in cui credi – hanno sperimentato con tutto l’arsenale di tecniche e trucchi a disposizione, per arrivare a comporre non uno, ma infiniti paesaggi tutti ugualmente difficili da immaginare.

Al di là della fascinazione, però, c’è un “problema” (virgolette d’obbligo): pianificare il tuo itinerario in Islanda può risultare particolarmente complesso in quanto – come spesso succede – potresti finire a macinare chilometri con l’intento generico di vedere tutto.

Per aiutarti a farlo, ho pensato di provare a suddividere alcuni temi classici dell’Islanda secondo i quattro elementi. Dovresti poter scegliere quello che ti piace di più o combinare alla bisogna gli elementi. E per dare immagini alle parole, ti lascio qualche riga di Attraverso, il mio libro sulla traversata a piedi dell’Islanda.

Nave del sole vichinga a Reykjavik

Terra: trekking e on the road in Islanda

Molto spesso, l’Islanda viene affrontata come una terra da percorrere in auto. Il che ci sta, perché è avventura allo stato puro – chiedilo a chi ha affrontato in fuoristrada i famigerati guadi islandesi – e perché veder scorrere il paesaggio fuori dal finestrino ha il potere di rilassare, riappacificare, rendere spirituale ogni momento.

Da questo punto di vista, il modo migliore per assaggiare l’isola di ghiaccio è noleggiare un’auto e percorrere la Ring Road, la strada più lunga islandese. Il periplo dell’isola, con le relative puntate all’interno, ti permette di scoprire luoghi da cartolina (vedi la cascata di Skógafoss) e angoli meno conosciuti. Nota bene: la Ring Road è lunga 1335 chilometri, quindi di strada per emozionarsi ce n’è.

Se invece ti piace camminare, sappi che in Islanda c’è uno di quei trekking che non mancano mai nella lista degli imperdibili. Si chiama Laugavegur, e il paesaggio che attraversa ha la capacità di cambiare in ogni momento.

Un su e giù costante di onde fissate nella geologia. Poi d’improvviso guardiamo un panorama al quale mancano solo i dinosauri. Lo sguardo va davvero fino a un orizzonte lontanissimo, e tutto attorno torna un verde prepotente che riveste in modo uniforme rilievi isolati di tutte le forme e le dimensioni: dal bozzo alla piramide, dal dorso-di-balena al trapezioide, dal gianduiotto ancora al triangolo. Faccio un catalogo mentale dei grandi paesaggi del mondo che ho avuto il piacere di vedere: ma questo è davvero il paesaggio più bello nel quale io abbia mai camminato.

Escursioni in Islanda lungo il Laugavegur

Acqua: il clima dell’Islanda, il mare che la circonda

Ovviamente, la Ring Road percorre lo stretto limite tra terra e acqua, ed è l’introduzione perfetta per questo elemento.

In Islanda, l’acqua compare in tutti gli stati, assume tutti i colori, è habitat, dona vita e nel contempo è maledizione: il clima islandese è croce e delizia di chi viaggia in questa terra. In estate ne possono succedere di tutti i colori, mentre l’inverno è una cosa da duri.

E intanto i ghiacciai sono bianchissimi o azzurri e si possono percorrere con ramponi e piccozza, la spiaggia di diamanti e la laguna dello Jökulsárlón sono state create da un dio gioielliere (già!), le cascate hanno la potenza delle saghe nordiche, e i fiordi delimitati delle tipiche montagne islandesi, rivestite di velluto verde, sono un sogno da percorrere a dorso di battello.

Infine, non dovrebbe mancare prima o poi un tour di avvistamento delle balene. Perché l’acqua si fa anche casa.

E del meteo, dicevamo?

C’è questo proverbio islandese, che tutti gli islandesi continuano a ripeterci scherzandoci sopra, che dice che in Islanda “se le previsioni danno brutto, probabilmente hanno ragione, e se danno bello, probabilmente sbagliano”.

Skogafoss celebre cascata in islanda

Fuoco: un terreno potente eppure fragilissimo

La si chiama isola di ghiaccio, ma isola di fuoco non sarebbe poi sbagliato. Le forze vulcaniche qui sono attivissime – te lo dice uno che ha camminato sui campi di lava nuova dopo l’esplosione dell’Eyjafjallajökull del 2010 – e ultimamente sono salite alla ribalta dei notiziari più volte, mentre praticamente tutta l’isola è riscaldata con il geotermico.

Qualche trucco:

  • nella toponomastica islandese, il prefisso o suffisso lauga indica l’attività termale. C’è un torrente termale nel camping più celebre d’Islanda (Landmannlaugar) e ci sono pozze che compaiono dal nulla nel deserto degli altopiani interni dell’isola;
  • Geysir e Strokkur sono i geyser più famosi d’Islanda;
  • una declinazione soft dell’attività geotermica è la più che famosa Laguna blu, una baia di mare nella quale gli islandesi hanno ben pensato di versare l’acqua geotermica dopo che ha riscaldato la capitale Reykjavík. Alle volte è un po’ sovraffollata, ma è un’esperienza da fare.

Seguiamo il percorso della Traversata sulla carta dell’uomo del soccorso. Quando il suo ditone arriva quasi alla massima latitudine meridionale, giusto nello spazio tra due masse bianche affiancate, ci dice “e qui c’è Eyjafjallajökull”. Lo guardiamo, interrogativi: “ma si può passare?”Certamente, ci risponde: non ci sono problemi, è un vulcano per turisti.” Dice proprio così. “Basta stare attenti alla lava nuova.” Dice anche questo.

Caldera in Islanda

Aria: il vento del nord

Cambia un po’ faccia, l’Islanda, quando ti spingi a nord. Come ad Akureyri, capitale del nord. Come lungo i fiordi che si insinuano verso l’interno, bracci di mare sorvolati dai gabbiani, circondati da fattorie dai tetti rossi, pascoli verdissimi e chiesette in terra ed erba sospese tra la poesia e la fiaba gotica.

Il nord, in qualche modo meno frequentato dal turismo, nasconde delle gemme: la già citata Akureyri, Húsavík città dei pescatori (anche qui gli avvistamenti di balene e pulcinelle di mare si sprecano) e l’intera penisola di Tröllaskagi. Ma il vero top sono le decine di fiordi del nord ovest.

Ad un certo punto la custode del rifugio esce, per rientrare mezzo minuto dopo con in mano un anemometro visibilmente sconvolto, tutto sudato e con la lingua fuori: l’anemometro dice che le folate fuori viaggiano ad una velocità di 40 metri a secondo, cioè 144 chilometri all’ora. Il rifugio vibra e scuote, nonostante sia una costruzione imponente.

Una chiesa storica in Islanda

Luce: loro, le aurore boreali

Impossibile fare un elenco completo di tutto quello che si potrebbe vedere in Islanda. Difficilissimo combinare le cose: sei un tipo da onde poderose e cetacei che “esplodono” fuori dall’acqua, oppure faresti di tutto per guardare in faccia un vulcano? Escursioni con i piedi ben piantati per terra, o giocare con il vento che prova a scuoterti?

Per fare tutto, serve essere cintura nera di organizzazione di viaggi. Un po’ tipo i ragazzi di WeRoad, che hanno fatto della combinazione di elementi apparentemente slegati la loro abilità.

Chiudo con una pennellata di luce, ingrediente fondamentale e collante di ogni paesaggio che si rispetti.

Se leggi le saghe nordiche, c’è una cosa che ti viene spontaneo chiederti: ma questi colori? Le distese della steppa sono viola, i cieli si tingono di rosso fuoco, la notte vibra di diafane ombre verdi. Le aurore boreali sono un regalo del cielo del nord, e la loro “caccia” è diventata un must.

La cosa bella è che l’appostamento alle aurore si fa toccando gli altri quattro elementi: l’acqua che si è fatta neve, il fuoco – questa volta tinto di verde – la terra che hai percorso per arrivare nel luogo ideale, e l’aria pungente dell’inverno islandese (la stagione “ufficiale” della aurore boreali va da ottobre a marzo). Suggerimento per legate tutto insieme: un itinerario in Islanda a caccia di aurore boreali?