Per molti è il trekking più bello d’Islanda: un titolo forse un po’ pomposo, ma – diciamolo subito – meritato. I 55 km del Sentiero delle Sorgenti Calde – in islandese Laugavegur – attraversano panorami strepitosi, per noi poco convenzionali, che cambiano forme e colori ogni mezz’ora.

Per me tutto quello che è Islanda a piedi è oro. Ma devo dire che il sentiero che va da Landmannlaugar al Þórsmörk rivela davvero un mondo inaspettato, capace di riempiere gli occhi a ogni passo.

Aggiungici che è possibile che tu sia arrivato a Landmannlaugar dopo aver attraversato a piedi i desertici altopiani centrali, magari durante giorni particolarmente piovosi, come è capitato a me. Ed ecco che sì: quei panorami ti sembreranno un mondo nuovo e meraviglioso.

Ps. ti incuriosisce questa cosa degli altopiani attraversati a piedi sotto la pioggia? Ti consiglio di dare un’occhiata alla pagina di Attraverso – il libro!

Camminando a emstrur lungo il laugavegur

Il Laugavegur classico

55 chilometri da fare in 4 tappe: il Laugavegur è “tutto qui”. Questo trekking – che puoi trovare scritto anche come Laugavegurinn – ha il suo posto tra le pagine del National Geographic, per il quale è uno dei 10 trekking da fare nella vita. Il trekking si chiama Sentiero delle Sorgenti Calde perché l’area attraversata è molto attiva dal punto di vista geotermico, tanto che ti troverai a camminare tra infiniti pennacchi di vapore. A Landmannlaugar inoltre c’è una celebre pozza termale nella quale fare il bagno.

Di difficoltà lungo l’itinerario non ce ne sono: il sentiero è ottimo, perfettamente indicato, e le tappe sono “fisse”, nel senso che tra una e l’altra trovi un accogliente rifugio (o un altrettanto accogliente campeggio).

Un esempio della “facilità” del fare questo trekking è rappresentato proprio dai rifugi. Le warden (guardiane) – in Islanda è un lavoro quasi prettamente femminile – sono sempre gentili e chiacchierone, e si premurano di farti scrivere in un apposito registro le tappe che prevedi di fare nei giorni successivi; ti informano sulle previsioni del tempo (il che spesso genera scene piuttosto divertenti) e quando parti ti lanciano un Best of weather pieno di ottimismo.

Tanto poi comunque piove!

Ma davvero non ci sono difficoltà a fare il Laugavegur?

Nì. Posto che prima di tutto devi essere preparato a fare trekking un minimo impegnativi e prolungati nel tempo, e con uno zaino moderatamente pesante in spalla (ti ricordo che dovrai portare con te razioni sufficienti per i 5 giorni di trekking), il problema è semplicemente quello metereologico. Il clima islandese è tutto fuorché stabile ed equilibrato, una giornata di pioggia è sempre dietro l’angolo, e se non sei organizzato con la giusta attrezzatura ti si può aprire la porta dell’inferno.

Tieni conto che quando l’ho percorso io:

  • per la notte in cui abbiamo dormito in tenda a Landmannlaugar era attesa una specie di tempesta perfetta… che è puntualmente arrivata
  • la sera della seconda tappa, sullo Hrafntinnusker, tirava un vento da 140 km/h
  • ha piovuto intensamente per tutta la durata dell’ultima tappa (salvo girare in sole appena siamo arrivati)

Altro che passeggiata. La parola d’ordine è impermeabile. Te la ripeto: IMPERMEABILE.

Non manca inoltre la possibilità di incappare in fitti banchi di nebbia (significa che devi stare super attento con l’orientamento).

In ogni caso, prima di partire ti consiglio di leggere questi articoli:

Ok, l’ultimo si legge come un romanzo, ma segue tutte le fasi di preparazione di un trekking lungo in Islanda.

Davide lungo il deserto di emstrur

Le tappe del Laugavegur

Non è mia intenzione spoilerarti questo trekking, perché… beh: perché la sorpresa è parte dell’esperienza. Io ho avuto la fortuna di fare il Laugavegur quando ancora in internet non trovavi mille foto per ogni panorama, e mi sono gustato le infinite rivelazioni di un paesaggio cangiante e strano.

Comunque, queste sono le quattro tappe “classiche” del trekking.

Prima tappa: da Landmannlaugar a Hrafntinnusker

Landmannlaugar è un campeggio, soprattutto. Si trova su un campo di lava, nel cuore di un paesaggio complicato, segnato da eruzioni più o meno recenti che si sono rapprese in forme stranissime. Dove non c’è la lava c’è il verde acceso di erbe e muschi, spennellato sui versanti di rilievi conici – anch’essi vulcani giovani vulcani. Il campeggio è molto frequentato (non perderti il curioso shop di generi alimentari!), ma posto c’è sempre.

La tappa prevede 12 chilometri di morbido saliscendi attraverso un paesaggio di colline prive di vegetazione, dove dominano il marroncino e il bianco della neve residua.

Improvvisamente ti ritroverai a salire la larga sommità di un monte: è lo Hrafntinnusker. La zona è notabile perché qui si cavava l’ossidiana con la quale decorare le facciate degli edifici di Reykjavík. E l’ossidiana la vedi spuntare dal suolo, sotto forma di pietre nere quasi trasparenti e vetrose, e un’infinità di schegge.

Poi ti si apre il panorama del rifugio. Per arrivare qui dovresti metterci 5 ore, e sono meno di 500 metri di dislivello complessivo.

Dintorni di landmannlaugar

Seconda tappa: Da Hrafntinnusker a Álftavatn

Quello sullo Hrafntinnusker è un vero e proprio rifugio di montagna: appollaiato in una bella posizione, costruito con grosse travi di legno chiaro sotto le quali si dorme nei sacchi a pelo, con un panorama maestoso davanti. E quando dico maestoso, lo intendo davvero: nel tuo campo visivo ci sono ghiacciai e pennacchi di fumo vulcanico, e tira un vento impossibile.

La tappa che ti aspetta ti porterà in uno dei panorami per me più incredibili al mondo. Una vista da mondo primordiale, al quale mancano solo i dinosauri. Rilievi appuntiti, vallate glaciali, torrenti che ancora non hanno un corso definito, e laghi, laghi bellissimi.

Come quello di Álftavatn, lungo la cui riva campeggerai. Bellissimo.

PS: leggo che ad Álftavatn hanno costruito una specie di ristorante, costosissimo. Mi dicono che se vuoi solo berti una birra, ti conviene andare a Hvanngil, un rifugio a pochissima distanza: costa molto meno!

Sono 12 km. Questa tappa ti richiederà 5 ore di cammino, per 500 metri di dislivello (la salita sulla cresta che ti separa dal mondo primordiale è abbastanza dura).

Panorama verso lago di Alfavatn

Terza tappa: da Álftavatn a Emstrur-Botnar

La bellezza ricca d’acqua di ieri in un attimo si trasforma in un deserto polveroso e battuto da vento. La cosa più strana che ricordo di questo tratto è che mentre un sole caldissimo mi cucinava la testa, a livello del suolo correva un vento gelido: c’era una specie di nebbia sopra la terra, ma nello stesso tempo avevo la bocca secca per la polvere portata dal vento.

La hut – il rifugio – di Emstrut-Botnar è molto piacevole, e a poca distanza si trova un bel canyon da visitare.

Questa è una tappa leggera: 15 km, 7 ore, dislivello quasi assente.

Rifugio di emstrur botnar e ghiacciai

Quarta tappa: da Emstrur-Botnar a Þórsmörk

15 km, anche oggi 7 ore. Il dislivello è tutto in discesa – sono 300 metri in tutto. La zona del Þórsmörk è famosa per la sua bellezza verde e rigogliosa: qui è la vegetazione a farla da padrona, mentre sali e scendi per un sentiero quasi collinare per sbucare sul larghissimo letto del fiume Krossa.

Il tuo Langavegur sarebbe finito, ma chi ha voglia di tornare a Reykjavik? La buona notizia è che dal Þórsmörk puoi intraprendere almeno altri due giorni di trekking spettacolare.

Prima e dopo il Laugavegur

Prima del Laugavegur

Se sei un po’ matto, o meglio se vuoi metterti alla prova, puoi considerare di fare la Traversata a Piedi dell’Islanda (Iceland Traverse). Si tratta di percorrere l’intera isola da nord a sud, da costa a costa, partendo dai fiori del nord e raggiungendo le coste dell’Atlantico.

Di modi per farla ce ne sono diversi, perché di strade e piste che attraversano il cuore dell’Islanda ce ne sono più di una. Io l’ho fatta partendo da Akureyri, la “capitale del nord”, e percorrendo lo Sprengisandsleid, la più temuta delle piste che nel medioevo mettevano in comunicazione nord e sud. Per arrivare a Landmannlaugar ci ho messo 9 giorni (con qualche inghippo). Ah: stiamo parlando di tenda e zaino in spalla.

L’esperienza è bellissima, ma per farla senza traumi ci vuole un bel po’ di esperienza con i trekking lunghi, una buona organizzazione, e un po’ di fortuna con il meteo.

Dopo il Laugavegur

Arrivati a Þórsmörk, molti escursionisti si fermano qualche giorno per fare alcuni dei numerosi trekking in giornata della zona. Ma c’è un’idea migliore…

E l”idea è quella di scavallare le montagne coperte di ghiacciai, e scendere fino al mare (e alle iconiche cascate di Skogarfoss). Sono poco più di venti chilometri, che ti consiglio comunque di spezzare in due. Nel mezzo c’è il panorama assurdo della lava eruttata nel 2010 dall’Eyjafjallajökull, e un bivacco (quello di Fimmvörðuháls) davvero magico.

Le due tappe hanno carattere diverso tra loro:

  • la prima sali fino alla grande sella che separa due grandi ghiacciai (quello del vulcano e l’imponente Mýrdalsjökull). Sono quasi 1000 metri di dislivello.
  • la seconda attraversi il pianoro che ti conduce alla grande discesa dalla quale vedi l’oceano sotto di te

Queste due tappe, entrambe di 4-5 ore, formano un altro dei trekking classici dell’Islanda meridionale.

Attenzione: per farle serve avere esperienza di montagna. Dislivello, clima più difficile, orientamento che richiede accortezza e (a seconda della stagione) alcuni passaggio su neve: non manca niente insomma!

salita al vulcano

Bivacco a Fimmvorduhals

Consigli per organizzare il Laugavegur

Ti lascio con una serie di consigli e “buone norme” pratiche per organizzare quello che potrebbe essere il tuo primo trekking in Islanda.

Nota bene che, tra un hot dog, una visita alle terme e una birra a bassa gradazione di alcool, a Reykjavik puoi recuperare tutto quello che ti manca per buttarti nell’avventura.

Organizzare il periodo e gli spostamenti

  • la linea di autobus da Reykjavik a Landmannlaugar, che puoi organizzare su questo sito, è attiva all’incirca da metà giugno a metà settembre. Gli autobus vanno prenotati con anticipo (anche appena hai preso i voli per l’Islanda).
  • dalla capitale, da Akureyri e da alcuni villaggi lungo la costa, ci sono diversi autobus che portano a Landmannlaugar. Da Skogar e da Þórsmörk, invece, raggiungere Reykjavik è semplicissimo.
  • ti consiglio di organizzare il Laugavegur con le due tappe extra fino al mare (vedi però la nota sopra)
  • restringi il periodo del tuo trekking a luglio/agosto. Se è stato un inverno rigido, ridurrai i rischi di trovare troppa neve sulle ultime due tappe extra.
  • RICORDA CHE IL METEO ISLANDESE PUO’ ESSERE DAVVERO PAZZO. Devi organizzare il tuo equipaggiamento in accordo. Ed essere pronto a sopportare qualche disagio.

Dove pernottare

  • se sei un amante della tenda in montagna ricordati che puoi campeggiare solo nei pressi dei rifugi, nelle aree consentite.
  • se non lo se, ti consiglio di pernottare nei rifugi: è più comodo, e ti godrai di più il cammino.
  • puoi prenotare il posto in rifugio sul sito fi.is: attenzione che in alta stagione li puoi prenotare solamente nel senso nord-sud.
  • chi dorme nei rifugi può usare cucina, pentole e stoviglie, chi campeggia no. Le docce si pagano a parte. I servizi igienici sono gratuiti per tutti, fuori dai rifugi.
  • il sacco a pelo è sempre obbligatorio.

Equipaggiamento e cibo

  • una lista completa dell’attrezzatura da portare per il trekking esula da quest’articolo. Ti consiglio di leggere la pagina sull’attrezzatura in trekking ed eventualmente, se davvero vuoi evitare gli errori più stupidi (e farti qualche risata alle mie spalle) leggere il mio libro sulla Traversata a Piedi dell’Islanda.
  • DEVI PORTARTI IL CIBO, in quanto a parte alcune eccezioni i rifugi non ne vendono (e quando lo vendono, i prezzi sono decisamente islandesi!). L’acqua potabile non è un problema.

Cascate di Skogar a Skogafoss

Laugavegur è il trekking più popolare d'Islanda pin