Succede così che cerchi in lungo e in largo posti nuovi, percorri chilometri su chilometri con la macchina per salire quella montagna di cui hai letto in internet, prendi l’aereo per conoscere persone e culture differenti, e poi quando ti avventuri dietro casa ti accorgi di avere già tutto a portata di mano.

Malga Erera-Brendol si trova nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi tra le montagne meno blasonate di tutto il nostro territorio… eppure è un luogo incredibile.

Prendi quindi una giornata di fine dicembre, un dislivello notevole, un caldo atipico e un sole abbagliante. Aggiungici gli incontri che ti cambiano la giornata e, almeno un po’, il modo di vedere la vita, e avrai risolto alla grande una giornata di montagna.

andando verso malga erera-brendol

Raggiungere la Malga Erera-Brendol con il sentiero 802

Lasciamo la macchina in Val Canzoi in una delle piazzole-parcheggio lungo la strada poco prima dell’ex Albergo Alpino Boz, nella frazione di Cesiomaggiore a 660 mslm (fai attenzione ai divieti di accesso con l’auto, spesso passa la forestale a controllare la zona: siamo comunque in un parco protetto).

Saliamo alla diga per ammirare il bellissimo Lago della Stua. Ci siamo già stati in altre stagioni per salire allo stupendo Bivacco Feltre Bodo: in autunno il lago risplende dei colori vivaci dell’oro delle montagne circostanti, mentre nei rigidi inverni si ghiaccia creando atmosfere surreali.

lago della stua

Questo in realtà è un inverno atipico: le abbondanti nevicate di novembre hanno lasciato il posto ad una stagione dalle calde temperature, e il lago riflette tutta la bellezza della Val Canzoi: sulla sinistra il maestoso Sas de Mura e, sulla destra, le nostre amate Vette Feltrine.

Costeggiamo il lago artificiale lungo la sponda destra fino ad un bivio: a sinistra si va verso il Bivacco Feltre-Bodo, a destra si prende il nostro sentiero 802.

Da qui inizia la vera e propria salita lungo una vecchia mulattiera che attraversa un fitto bosco di faggi. Il sentiero non presenta alcuna difficoltà tecnica, ma la salita non concede respiro: lunga, faticosa e ripidissima. E’ questione di fiato e di allenamento, ma le gambe indolenzite il giorno dopo sono una certezza!

sentiero del porzil

Il sentiero del Porzil

Arriviamo così a un altro bivio, situato a quota 1400 mslm. Imbocchiamo a sinistra il sentiero del Porzil (il sentiero a destra conduce anch’esso presso i Piani Eterni, ma è più lungo e meno diretto, lo prenderemo al ritorno).

Il sentiero qui si fa per un attimo ancora più ripido in mezzo alla roccia, ed è scivoloso per la presenza di neve e ghiaccio, ma lo scenario è bellissimo. Sembra di essere in un posto incantato: qui gli unici rumori che si sentono sono il rumore della neve croccante sotto gli scarponi e il nostro respiro contro le sciarpe.

neve sul porzil

I Piani eterni

Arriviamo così alla forcella da dove è possibile ammirare la maestosità di uno dei luoghi più suggestivi delle Dolomiti Bellunesi.
Lo sguardo si perde sul gruppo del Cimonega, sui Piani Eterni, sul monte Prabello e sull’altopiano pascolivo… e tutto è coperto di neve.

La giornata è grandiosa: sole e freddo coronano il nostro arrivo in quota.

davide e la montagna

piani eterni in inverno

In tutto la camminata presenta un dislivello di circa 1100 metri e per percorrerlo ci abbiamo messo 2 ore e mezza senza sosta (calcola almeno un’ora in più se sei poco allenato o se dovessi trovare neve più in basso, superato il Lago della Stua).

Se è un inverno o una primavera “di quel tipo”, assicurati di avere con te i ramponcini (quelli semplici, con le catenelle): anche se vai su con le ciaspole.

La mulattiera infatti può non essere completamente coperta dal manto nevoso: in questo caso  lunghi tratti diventano scivoli di ghiaccio difficili da percorrere senza equipaggiamento. La pendenza accentuata rischierebbe di farti fare dei voli notevoli.

Davide

Dalla forcella la vista è spettacolare: i Piani Erera e i Piani Eterni si stagliano sotto ai nostri occhi in tutta la loro grandiosità.

Impossibile resistere dal correre in mezzo a questo immacolato manto nevoso e giocare tra queste basse dune eteree.

piani erera

I Piani Erera sono infatti la conca pascoliva alpina perfettamente piatta che si vede di fronte alle malghe.

I Piani Eterni più propriamente detti sono invece costituiti dai mughi, dalle forre, dalle rocce calcaree e dalle grotte che si trovano verso Prabello e che sono quasi impenetrabili. L’origine del nome non è chiaro, ed evoca le più svariate congetture: una pianura che si perde a vista d’occhio, un desiderio di infinito o… visto che siamo vicini a capodanno, i “piani eterni” che si fanno per l’anno nuovo.

Si tratta di una zona ricchissima di fauna: in estate le mucche vengono portate qui in alpeggio, ma non è difficile scorgere anche numerosi mufloni e cervi (nella stagione degli amori molti appassionati salgono fino a qui per ascoltare il tipico bramito).

La malga Erera-Brendol

La malga Erera-Brendol è la meta dove ci concediamo il (meritato) panino. Si tratta in realtà di due edifici distinti che, in tempi non remoti, vedevano due famiglie in lotta l’alpeggio.

Si sa che l’erba del vicino è sempre la più verde, ma se fosse anche la più buona?

Succedeva così che qualche mucca più audace andasse a brucare nella parte di pascolo del vicino, e succedeva anche che le due famiglie rivali ergessero un muro tra le due casere per dividersi il territorio.

Sono storie di un passato che non ci sembra né così scontato né così lontano.

Ad oggi malga Erera è gestita in estate come un piccolo rifugio dove è possibile comprare prodotti caseari, assaggiare qualche pietanza o fermarsi a dormire la notte. La vicina Casera Brendol invece è dotata di un bellissimo bivacco sempre aperto e, poco discosto, di un’antica stalla settecentesca da poco ristrutturata.

orme sulla neve

Ma torniamo a noi.

In quota, come da previsione, spira un vento fortissimo, quasi rotoliamo giù dal pendio giocando tra la neve e cercando un po’ di riparo e, mentre ci avviciniamo alla malga Erera-Brendol, da lontano vediamo un signore che punta il dito proprio verso di noi.

Caffè, sgnappa e racconti

“Chi sale fino a qui secondo me si merita almeno un buon caffè!”

Ed è così che veniamo accolti da due persone che hanno fatto della Casera Brendol la loro casa per queste festività natalizie. Entriamo intimiditi, come sempre quando varchiamo la soglia di un luogo già occupato.

Ci togliamo gli zaini e ci guardiamo attorno un po’ spaesati.

La casera è bellissima: di pietra e legno con due tavoloni centrali, una stufa economica, un lavandino, una bella credenza fornita e un soppalco in legno. La stufa accesa non riesce a scaldare la stanza (a questo forse servono le numerose grappe sul tavolo), i cotechini appesi troneggiano come icone e il minestrone borbotta sommesso.

Il caffè è già sul fuoco per noi, ci hanno visti arrivare da lontano.
Sono storie di vita che si intrecciano, racconti di montagna, di pascoli, di freddo intenso.
Le loro, le nostre, di storie. Li chiamano “gli eremiti” ci dicono, ma questa a tutti gli effetti a noi profuma di casa.

caffè offerto

Si è fatta ora di scendere, ringraziamo (più per i racconti e l’amicizia che per il caffé e la sgnappa all’achillea che ancora mi pizzica la gola), e riprendiamo la via per la discesa.

Camminiamo silenziosi, consapevoli che questi incontri autentici, queste persone così genuine hanno sempre tanto da darti e – perché no – da insegnarti.

silvia felice con ciapole

Hai ancora gambe dopo la salita alla malga Erera-Brendol?

Una volta arrivato ai Piani Eterni nel periodo estivo puoi affrontare altre salite o traversate. Ti lascio qualche spunto:

  • Salita al Monte Mondo. La salita è semplice e non presenta difficoltà, ma non è segnata e bisogna avere buon orientamento. Vuoi mettere però la soddisfazione di essere “sulla cima del Mondo”?
  • Salita al Monte Brendol tramite la Via Normale. Il sentiero è adatto a chi è già pratico delle basi dell’arrampicata e ha buon orientamento.
  • Traversata verso il bivacco Feltre-Bodo. Il sentiero è adatto solo ad escursionisti molto esperti e senza problemi di vertigini in quanto presenta tratti davvero esposti
  • Discesa verso la valle del Mis per il vallone di Camporotondo (passando per il bellissimo bivacco di Campotorondo). Il sentiero non presenta difficoltà tecniche, ma è lungo e faticoso. Dalla Valle del Mis dovrai poi prendere qualche mezzo che ti riporti in Val Canzoi.

Quest’ultimo, in estate.

Se è inverno o primavera e il vallone è innevato, percorrerlo non è sempre consigliabile, in quanto le pareti verticali della metà più alta (per intenderci, da quando esci dalle faggete a quando arrivi a Casera Campotorondo) possono rappresentare un notevole rischio valanga.

Personalmente, mi è capitato di percorrere il vallone nella sua interezza – un gennaio di quasi vent’anni fa, con due metri di neve al suolo – e di non avere problemi con la neve – ma anche di dover rinunciare alla salita appena fuori dalla faggeta, per gli evidenti segni sul manto nevoso di slavine occorse qualche giorno prima.

Davide

Dati tecnici in breve

Partenza: Bar-Ristorante 4 Pass (circa 660 mslm)

Arrivo: Casera Brendol (1686 mslm) e Malga Erera (1708 mslm)

Dislivello: poco più di 1000 metri (ma si sentono tutti)

Tempo: da 2 ore e 30 a 4 ore di salita a seconda dell’allenamento e dell’innevamento del percorso.

cambia il tempo ai piani eterni

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