Sarà che da bravi veneti è sempre l’ora per un bicchiere di rosso. Che dalle 11 in poi è sempre legale (ma se lo vuoi prima, l’oste comunque chiuderà un occhio). Sarà che i rifugi veneti sono di un’ospitalità commovente, specie dopo lunghi trekking. O sarà semplicemente che se sei in montagna in Veneto e stai scarpinando, dove la prendi questa ombra? Hai detto bene: in rifugio!

Ps: se sei più tipo da merendino strong, eccoti accontentato!

Deliziosa cucina dei rifugi veneti

Teoria e galateo dei rifugi veneti (e nel mondo)

Andiamo di manuale: i rifugi sono “strutture ricettive sorte per rispondere alle esigenze di carattere alpinistico ed escursionistico gestite o custodite ed aperte al pubblico stagionalmente, convenientemente predisposte ed organizzate per dare ospitalità e possibilità di sosta, ristoro, pernottamento e servizi connessi”. Questa è la definizione tecnica.

Segue il nostro elenco di cose da fare e NON fare nei rifugi:

  • per noi, il rifugio è in alta montagna, e si raggiunge esclusivamente a piedi. Negli ambienti più duri, il rifugio è… beh, lo dice il nome: il luogo dover sentirsi protetti, dove riprendersi dalle avventure, dove rifocillarsi.
  • in rifugio si mangia, e di solito molto bene. Quindi: niente panino tirato fuori dallo zaino e mangiato di nascosto sui tavoli fuori! Non è elegante, non si fa, e in genere è espressamente vietato. Anche perché sei nella natura: quindi hai mille altri posticini attorno per mangiare al sacco.
  • i rifugi sono aperti e gestiti durante la stagione estiva: in genere, da giugno a settembre (qualche giorno in più se il bel tempo si prolunga). Buona parte dei rifugi ha un locale più o meno spartano adibito a ricovero invernale (quando dico “spartano”, intendo proprio quattro mura e poco altro).
  • nei rifugi le condizioni sono difficili. L’acqua, il gas e le materie prime con cui cucinare non sono scontate. Spesso arrivano su una volta alla settimana con jeep, alle volte addirittura con elicotteri quando non con carriole. Ci sono 3 piatti in menù? Benissimo, non chiedere modifiche e adeguati.
  • i rifugisti spesso sono enciclopedie di montagne e di vita. Attardarti a parlare con loro può riservare splendide sorprese (e qualche bella amicizia). Se però c’è il pienone accontentati di un sorriso gentile ed evita gli interrogatori su tutti i sentieri della zona (che non farai).
  • nel rifugio si convive civilmente. Questo vuol dire che se è pieno non ci si attarda a tavola per lasciare il posto ad altri, che non si fa casino dopo che gli alpinisti si sono ritirati in branda… e che se qualcuno russa, beh: i tappi avresti dovuto portarli tu!
  • non chiedere mai “quanto manca al rifugio” a chi sta scendendo. Ogni volta che fai questa domanda, il rifugio si allontana di mezz’ora, e prende altri cinquanta metri di dislivello.

I rifugi di montagna sono coccole improvvise, che appaiono in luoghi alle volte impervi, ma sempre bellissimi. Sono una birra gelida dopo un’intera giornata di trekking, un camino acceso dopo una ciaspolata feroce, un piatto di salsiccia e polenta dopo una traversata esaltante.

In mezzo al bosco o sulle sommità dei monti, spesso il primo momento in cui li vedi provoca un sorriso a 32 denti, anche se poi per arrivarci ti manca ancora un’ora di cammino (una e mezza se hai chiesto quanto manca)!

E poi, ogni rifugio ha il suo carattere. È difficile spiegarlo bene, dovresti andare in ognuno di essi per capire le differenze, alle volte molto sottili. C’è quello austriaco, che quasi gli manca l’elmetto a punta. C’è quello che dentro sembra una biblioteca storica, quello che ancora sembra una malga d’altri tempi, e quello che il carattere… è il suo cane, che sta pisolando davanti alla stufa (almeno finché non si accorge del piattone che il gestore ti ha appena consegnato).

Insomma: impossibile rimanere indifferenti al fascino del rifugio. E questi sono i nostri rifugi veneti preferiti.

Silvia e Davide al Lago tristensee

Rifugi sulle Prealpi Venete e Piccole Dolomiti

Pronti con l’elenco dei luoghi mitici della montagna veneta? Prealpi e Piccole Dolomiti significa Prima Guerra Mondiale: ardimentose strade scavate nel cuore della montagna, lo spirito e la tempra degli alpini, episodi eroici che si leggono solo nei libri di storia che compri nelle librerie di montagna.

Partiamo dal Monte Carega, e da una escursione che di rifugi ne incrocia tre: Rifugio Battisti, Rifugio Scalorbi, Rifugio Fraccaroli. Bella gita, superclassica, da evitare forse nelle giornate più calde dell’estate (che sono anche le più affollate).

Monte Carega

Segue il Monte Pasubio: percorri almeno una volta la Strada delle Cinquantadue Gallerie e raggiungi l’immancabile Rifugio Achille Papa. Un nido d’aquila, spesso avvolto dalle nebbie – o perlomeno a noi è sempre capitato così (e prima o poi ti racconteremo l’esperienza che abbiamo avuto con la Ferrata Falcipieri, che segue di poco sopra le cinquantadue gallerie). Ricorda infine che la Strada delle 52 Gallerie si porta dietro, compreso nel prezzo, il ritorno per l’eterna strada degli Scarubbi.

Dopo quella ferrata, al Rifugio Papa ricordiamo lo stanzino con la piccola stufa che andava. Era l’ultimo giorno di apertura, in un autunno molto umido, e attorno alla stufa eravamo ammassati in tantissimi, infreddoliti: dal bar si poteva avere al massimo un caffè, era impossibile uscire: la nebbia aveva avvolto tutto!   

Rifugio Papa

Rifugi veneti a Misurina e sulle Dolomiti di Sesto

Ok, le Dolomiti di Sesto sarebbero Dolomiten, provincia di Bolzano. Ma in realtà, queste cime iconiche sono divise a metà tra Veneto e Alto Adige, quindi ecco alcuni rifugi che, pur essendo facili da raggiungere, ripagano l’occhio (e l’appetito).

Rifugio Auronzo. Anche “solo” raggiungerlo con la facile ciaspolata verso le Tre Cime permette di riempirsi gli occhi con un panorama unico. Consigliato, d’estate (e con meteo ottimo), il giro ad anello delle Tre Cime. Sì, si “sfora” a Bolzano… e non dovrei parlarti della Linzer torte al Rifugio Comici!

Ciaspolata al rifugio Auronzo e Tre Cime

Se le Tre Cime sono “al completo” (e d’estate capita spesso) dal Lago di Misurina hai almeno due possibilità:

  • puoi salire al bellissimo Rifugio Fonda Savio, ai piedi dei Cadini di Misurina con uno scenario mozzafiato. Da qui – se riesci a schivare i piatti fumanti di patate all’ampezzana e hai dimestichezza di ambienti difficili – puoi affrontare i sentieri Durissini e Bonacossa. Spettacolo ambientale assicurato, e bellissima esperienza nella natura più scabra.
  • se invece desideri un po’ meno adrenalina ti consiglio la salita al Rifugio Col de Varda. PS: in inverno, dal rifugio puoi scendere con lo slittino!

Rifugio Fonda Savio

Rifugi veneti in Comelico

I rifugi del Comelico hanno un asso nella manica: la vista sulle Dolomiti di Padola e sul fianco orientale delle Dolomiti di Sesto. Aspetta, puoi scorgere quasi sempre anche i Longerin, giusto. Ah, e c’è il gruppo Brentoni-Crissin-Monte Tudaio a chiudere la visuale, alle spalle. Cosa dici? Il magnetico Col Quartenà, giusto.

Insomma, di carte da giocare – panoramicamente parlando – i rifugi del Comelico ne hanno un bel po’!

Come sempre facciamo fatica a scegliere un solo preferito. Ci è piaciuto molto il Rifugio De Doo, sulla strada per la cima del Monte Zovo: bicchiere di rosso con vista che anticipa quella strepitosa della vetta, con il suo totem tradizionale a far da guardia.

Ciaspolata (e scialpinismo) al Monte Zovo in Comelico

Stesso monte, altro versante: ci è piaciuta la modestia del Rifugio Forcella Zovo, nel profondo dei boschi e punto di partenza del sentiero per la magica Val Vissada.

Ci siamo affezionati al Rifugio Col D’la Tenda, perché ci siamo saliti svariate volte durante le “pause pranzo” dei nomadi digitali del Comelico: la vista su Padola, meravigliosa. In estate ed in inverno è raggiungibile anche tramite la comoda seggiovia che parte dalla comoda stazione sciistica di Padola (davanti allo Skay).

Ci è piaciuto passare per il Rifugio Lunelli dopo una ciaspolata rocambolesca… ma anche prima di una ciaspolata easy e rilassante, o sulla strada per il Col dei Colesei

Rifugio Lunelli da Valgrande

E non poteva mancare il Rifugio Casera Rinfreddo, bellissima terrazza sulle Cime di Padola, alla base del Quaternà. D’estate il rifugio è raggiungibile anche in auto passando anche per Malga Coltrondo dove non sarà facile non fermarsi! D’inverno invece si può raggiungere solo a piedi partendo da Passo Monte Croce con una comoda passeggiata di circa un’ora su strada sempre battuta.

Rifugio Rinfreddo innevato

Rifugi nei dintorni di Cortina d’Ampezzo

Le Dolomiti che circondano Cortina sono la patria del rifugi in Veneto… soprattutto nell’immaginario di chi la montagna magari non la pratica tutto l’anno. Farne un elenco e raccontare le meraviglie di ciascuno è impossibile, qui te ne segnaliamo un paio.

Il Rifugio Croda Da Lago Palmieri, sul Lago Federa. Poco sopra i duemila metri, è il punto di partenza per splendide escursioni (anche invernali). Qui la vista è stupenda, soprattutto in autunno quando i larici circondano il “Lago da Lago” (come lo chiamano i cortinesi) in un abbraccio virtuale che si colora d’oro, mentre al suo interno si specchiano le cime della Croda da Lago.

Ciaspolata al Lago Federa

E poi il mitico Rifugio Cinque Torri, uno dei più antichi della zona, nel gruppo del Nuvolau. La vista spettacolare sulle Cinque Torri assicura e la cucina strepitosa del rifugio ripaga la salita. Si può arrivare con jeep navetta o anche in auto (solo fuori stagione), ma la strada non è molto agevole, specie se si incrociano altre auto che scendono.

rifugi veneti - rifugio cinque torri

Rifugi sulle Dolomiti di Zoldo

Amore a prima vista per il Rifugio Casera Bosconero, ai piedi dell’omonimo monte. Una vera e propria radura tra i boschi, le pareti di roccia sullo sfondo, un profumino dalla cucina davvero irresistibile. Da qui, l’esplorazione del cuore selvaggio dello Zoldano. Un consiglio: goditi il bosco attraverso il quale si sale al rifugio: scoprirai perché si chiama Bosconero!

Rifugio Bosconero

Un po’ atipico, se vuoi, nella lista dei rifugi veneti non potevamo non includere il Rifugio Dolomites sul Monte Rite ti offre uno dei panorami a 360° più incredibili che tu possa immaginare, un museo sulla montagna a firma nientemeno che di Reinhold Messner (è il cosiddetto “museo delle nuvole”), e un ristorante dalla particolare cucina a vista… con vista! Il Dolomites si raggiunge da Passo Cibiana: un’ora e mezza di camminata facile per 650 metri di dislivello, ma d’estate eventualmente ci sono anche le navette.

cucina con vista al rifugio dolomites

Infine, il Rifugio Carestiato. Posizione invidiabile al cospetto della parete sud della Moiazza, paradiso di scalatori e alpinisti. Da qui parte la leggendaria Ferrata Costantini, ma altrettanti leggendari dolci escono dalla cucina. Nell’articolo ti raccontiamo come impreziosire una bella salita al rifugio Carestiato con un giro ad anello facile, ma davvero sorprendente.

Rifugio Carestiato - Parete Sud della Moiazza

Rifugi veneti sulle Vette Feltrine

Lo ammettiamo: noi abbiamo un affetto enorme per il Rifugio Boz, piantato tra i suoi prati verdissimi. Il Boz è quel posto che sembra che non importa che giro arzigogolato stai facendo, ma ad un certo punto ci capiti! Piccolo e coccolo, con un interessante ricovero invernale (si trova al piano superiore dell’edificio alle spalle del Rifugio), per noi i suoi tavoloni e le panche, fuori, sono praticamente casa. Il piatto con polenta, luganega, pastin e funghi è d’obbligo (se ti sei soffermato sulla foto d’inizio articolo ora hai trovato il colpevole!).

Il più iconico rifugio delle Vette Feltrine è senza dubbio il Dal Piaz. La camminata può essere impegnativa (sono 1000 mt di dislivello), ma come orientamento è semplicissimo: ti basterà seguire il segnavia CAI 801. Lo splendido camino interno e la strepitosa focaccia fatta in casa ripagheranno ogni fatica. Da qui se hai ancora gambe puoi puntare al Monte Pavione o fare l’anello che passa per Malga Monsampian (ma attenzione ad alcuni punti delicati).

Il Rifugio Dal Piaz è la porta per la Busa delle Vette, e per quella bellissima cresta che lungo Vette Grandi e Col della Luna ti porta al Pavione… un ambiente spettacolare: sia che lo trovi perfettamente innevato (gita non per tutti), con le “prepotenti” fioriture primaverili, in estate, con il cielo terso e lo sguardo che spazia lontano. In autunno? Nel caso ti stancassi del foliage a quote più basse, sali pure qui!

sentiero Rifugio Dal Piaz

Rifugi nelle Dolomiti bellunesi

SIcuramente uno dei rifugi veneti che amiamo di più: il Rifugio Settimo Alpini. Una classica del bellunese, un giro che vale sempre la pena di fare. Salamandre lungo il sentiero (se l’umidità è quella giusta), bellissimi boschi, una valle che sale ripida: l’ultima salita è cartografata come “Il Calvario”. Uomo avvisato… Per arrivare al 7° Alpini si parte dalle mitologiche Case Bortot (sì, da dove si scende alla scenografica forra del torrente Ardo, o si sale verso lo Zimon de Terne), e si arriva al cospetto della Schiara, e di un concatenamento di storiche ferrate. Mi raccomando: un’occhiata – o più di una – alla Gusela del Vescovà, vero simbolo del Rifugio.

Rifugi veneti: il Settimo Alpini a Belluno

In Alpago invece si trova lo splendido Rifugio Semenza. Splendido per quella terrazza panoramica in legno che abbraccia Veneto e Friuli. Il compromesso? Bigoli in salsa e Frico qui convivono nello stesso menù e sono entrambi strepitosi. Da qui puoi anche decidere di compiere un giro ad anello che passa verso il Cimon Palantina.

Ti consiglio di venire nella zona dell’Alpago in autunno quando i colori del foliage danno il meglio di loro. Ci sono degli alberi che posso ormai chiamare per nome date tutte le volte che sono venuta a vederli…
In questo caso, se vieni solo per ammirare i colori autunnali e goderti un’ottimo pranzo, ti consiglio vivamente la strepitosa Malga Pian Grant (una volta chiamata Malga Cavallo) con formaggi e caciotte di loro produzione.

 

Davide verso il Rifugio Semenza

Rifugi in Altopiano di Asiago

Più parco di rifugi (e anche di bivacchi), in Altopiano molti rifugi sono raggiungibili anche in auto, come il bellissimo Rifugio Larici in Val Formica. Si raggiunge comodamente in auto, ma da qui partono strepitose camminate verso Cima Larici o Manderiolo (sia in inverno che in estate), ma puoi arrivare anche fino al Portule. Obbligatorio il goulash con birra gustata nella terrazza panoramica esterna.

Panorami dei rifugi in veneto ad Asiago

In Ortigara c’è il Rifugio Campomulo (raggiungibile in auto tramite comoda carrareccia). Da qui proseguendo per una morbida camminata puoi raggiungere anche il Rifugio Campomuletto, situato in una bella conca boscosa, a quota 1602 mslm, il Campomuletto è un piccolo gioiello: e in effetti, l’insegna con il simpatico mulo lo lascia presagire!

Il Rifugio Campomuletto è per noi il poetico scorcio lungo una delle ciaspolate/bivaccate più epocali di sempre: quella verso Bivacco Campilussi. E ti assicuro che quel simpatico mulo dell’insegna che sbuca dalla neve, nulla lasciava intendere che avremo dormito a -30° eppure…

Silvia

 

Rifugio Campomuletto ad Asiago, Veneto

Ultimo, ma non certo per importanza, il Rifugio Verena, meta di migliaia di ciaspolate (in notturna o di giorno), scialpinistiche semplici e trekking panoramici. Un vero polo che offre cucina squisita, piatti abbondanti e un’accoglienza davvero insuperabile. La salita dura circa un’oretta, ma in certi periodi dell’anno è disponibile anche un servizio navetta.

cena al rifugio Verena

Rifugi veneti sulle Pale di San Martino

Ma come! Le Pale di San Martino sono in Trentino!, dirai tu. Vero, dico io: ma hanno anche un lato veneto. E sul lato veneto c’è uno dei rifugi più classici, storici, alti e belli della regione: il Rifugio Volpi al Mulaz. Situato alla notevole altezza di 2571 mslm, in un ambiente roccioso come solo le Pale san fare, il Volpi al Mulaz può essere raggiunto tramite un percorso tutto veneto bellissimo: da Falcade (località Campeggio Eden), su per Val Focobon lungo i sentieri 722 e 751. Attenzione però: ci vogliono 4 ore per la salita ed è abbastanza impegnativa!

(Se non ce la fai, puoi sempre fermarti quasi subito a Casera Focobon, per rilassarti sulle grandi rocce piatte che guardano il bivacco)

I rifugi veneti più amati, tra natura e cucina pin