Perché per me già una volta è una tradizione! E quindi, dopo il Ferragosto dello scorso anno passato a percorrere la bellissima Translagorai, ai primi di Agosto eravamo in cerca di una nuova avventura per lo stesso periodo. Purtroppo infatti con i rispettivi lavori non abbiamo molte ferie, quindi ogni pausa dev’essere sfruttata al massimo. 

Da Sesto a Forni Avoltri lungo la Traversata Carnica

La nostra avventura doveva avere necessariamente queste prerogative: 

  • Durata di almeno 4 giorni (sui 5 totali che avevamo a disposizione); 
  • Sviluppo interamente in quota senza passare per i paesi del fondovalle; 
  • Non affollato. 

Sembrano poche richieste messe nero su bianco, ma in realtà non è così facile, soprattutto per il fatto che cercavamo qualcosa fuori dai giri classici super gettonati dato che Ferragosto è tradizionalmente pieno ovunque. 

Dopo numerose notti di ricerca arriva Lei: la Traversata Carnica ed è amore a prima vista. I punti fermi sono pochi e semplici: dal 14 pomeriggio al 18 saremo immersi in questa avventura con la nostra fidata tendina, una Ferrino arancione tutto pepe. 

Abbiamo provato ad informarci in internet per programmare i fondamentali: tappe, dislivello, km, appoggi, acqua… ma in realtà in italiano c’è pochissimo così ci siamo cimentati nel tedesco per tradurre alcune relazioni, ma no….non ci abbiamo capito molto! Le poche informazioni reperibili online sono il motivo che ci spinge a scrivere questo articolo in modo da poter dare qualche informazione utile in più a chi volesse seguire lo stesso percorso, ma se doveste avere qualche altra domanda scriveteci! 

Il sentiero 403Abbiamo evidenziato il percorso fatto, le difficoltà percorse e la presenza o meno di acqua, ossia gli essenziali da sapere per poter intraprendere la traversata con la giusta sicurezza, ma lasciando il resto all’improvvisazione e alla scoperta!

Per quanto riguarda i tempi di percorrenza questi tengono conto delle soste, del pranzo, degli zainoni, ma soprattutto della nostra esperienza, della nostra forma e del nostro personalissimo modo di andare in montagna: il nostro motto è senza fretta, ma senza sosta. Per alcuni potrebbe essere un ritmo troppo serrato e per altri addirittura blando, a voi la scelta, ma così potete farvi un’idea. 

Siamo partiti quindi un po’ alla cieca: tante idee e ben confuse, ma con le mappe della Tabacco pronte e tanto desiderio di esplorazione

I giorni prima della partenza sono elettrizzanti: controlliamo tutta l’attrezzatura senza tralasciare nulla (o almeno così crediamo) per evitare inconvenienti in quota, pianifichiamo tutte le cose che ci serviranno per l’autosufficienza di questi giorni (e per organizzare gli zaini al meglio) e ridiamo come matti quando scopriamo che la tenda da aperta ci sta a mala pena nel nostro salotto! 

Il 14 mattina siamo entrambi a lavoro, ma la testa è già sui monti e alle ore 13.00, mollate le penne (perché “mollati i computer” suona meno romanzesco) inizia la nostra nuova avventura! 

Il nostro motto è senza fretta, ma senza sosta.

Traversata Carnica, 1° giorno

La nostra Traversata Carnica inizia da Sesto (Sexten, in val Pusteria) e precisamente dal Monte Elmo. Per la salita noi scegliamo di prendere la funivia: ci sono corse ogni mezz’ora fino alle 17.30 nel periodo estivo e l’andata costa € 15 a persona (ben spesi perché la salita che segue il percorso della funivia non merita il sudore del dislivello). 

In cima al Monte Elmo è un brulicare di persone: il ferragosto, l’agevolazione della salita e i ristoranti in quota di certo non aiutano il nostro concetto di isolamento in montagna, ma basta allontanarsi di qualche metro e poco dopo il Rifugio Gallo Cedrone (all’esterno, un cartello con in vendita gelati Motta decisamente poco tipici) siamo improvvisamente da soli…

Lo zaino pesa tanto, per me tantissimo, e i pensieri sono ancora molti. La pianura attanaglia ed è difficile staccare completamente la testa da tutti i problemi giornalieri. Perché ci vuole sempre un primo giorno, un punto da dove iniziare e da dove allontanarsi, ma mano a mano che i piedi si susseguono, uno dietro l’altro, lo zaino diventa più leggero e così anche tu. 

Passiamo il Sillianer Hütte (prima tappa di molte relazioni lette), ma essendo piena estate facciamo in tempo a camminare ancora qualche ora prima che il cielo inizi ad imbrunire e, mentre mi domando come farò a camminare altri 4 giorni con questo zaino che mi butta indietro, all’improvviso sbuchiamo su un lago alpino stupendo: Ollbruckerseen (poco sotto Monte Arnese). 

Il prato circostante è puntellato di mucche ovunque (e di relative cacche), ma adocchiamo subito sopra ad esso un terrazzamento perfettamente piatto probabilmente dovuto alla prima guerra mondiale (anche visto il cimitero commemorativo che si trova al lato opposto). Basta uno sguardo per capire che questo sarà il nostro primo campo base.

Guardando le Dolomiti al tramonto

Attendiamo che le mucche che si sono attardate sul pendio defluiscano verso valle per piantare la tenda e come d’incanto scoppia un tramonto incredibile che irradia le nuvole di fronte di rosso donando un senso di magia al nostro bellissimo campo. Ce ne stiamo imbambolati con la testa tre le nuvole e il naso rivolto al tramonto. Quando ci giriamo, una mucca ci sta slinguazzando tutta la tenda! Con un balzo veloce le vado incontro per allontanarla, ma di tutta risposta questa si mette in bocca la borsa dei picchetti e scappa via, perdendoli per il pendio. La scena è talmente comica che non riusciamo neanche ad inseguirla da quanto ridiamo! 

Traversata Carnica mucche e primo giorno

Recuperiamo i picchetti sparsi qua e là e, dopo esserci assicurati che la mucca che ci ha bullizzato si sia allontanata, montiamo la tenda in pochi minuti. Cena calda con zuppa pronta non esattamente gourmet, ma che, data la stanchezza, ci sembra la cosa più buona del mondo, e siamo nei sacchi a pelo.

Sorrisi enormi e gran freddo faranno da contorno a questa prima notte a quota 2400 mt

Dati tecnici della prima tappa

PARTENZA: Ristorante/Rifugio Monte Elmo 

ARRIVO: Laghetto Ollbruckerseen

TEMPO: circa 3 ore 

ACQUA: sì, nei due rifugi che si incontrano, ma non lungo il percorso

Traversata Carnica, 2° giorno 

Ci svegliamo di buon’ora con un timido sole che sbuca tra le nuvole, the e caffè bollono sul nostro fidato fornelletto ad alcool e in breve partiamo.

Obiettivo della giornata?

E chi lo conosce!

Il bello di muoversi in tenda è proprio che puoi decidere di fermarti dove vuoi e quando vuoi: più selvaggio di così! 

Proseguiamo quindi in direzione Est per il sentiero 403 che ormai stiamo iniziando a conoscere bene e qui inizia a prendere la sua più tipica forma: un percorso stupendo che si sviluppa tutto in quota lungo le creste carniche, scavallando di continuo tra Austria e Italia.

Le creste della Traversata Carnica

La Traversata Carnica nella parte austriaca è ben segnalata lungo quasi tutto il percorso con il nome di Karnische Höhenweg con cartelli gialli (pochi) che segnano i tempi di percorrenza e cartelli bianchi che invece segnano solo la direzione.

Traversata Carnica Silvia scriveIl percorso ha una sua comicità in quanto spesso il sentiero italiano e austriaco si intersecano, poi si separano di pochissimo e poi si uniscono e ci divertiamo a vivere relazioni transfrontaliere a distanza da una parte e l’altra delle creste erbose. 

Passiamo sotto la Montagna del Ferro e poco dopo ci si trova di fronte ad un bivio: se si prosegue il sentiero 403 si arriva ad Obstansersee Hütte, che si staglia ai piedi del monte davanti ad un lago bellissimo. La tentazione di scendere al rifugio è forte, ma abbiamo acqua a sufficienza e, vedendolo dall’alto, abbiamo timore di dover risalire di molto dopo il rifugio per riprendere quota.  

Proseguiamo quindi lungo il sentiero 160 fino al Monte Cavallino dove si riprende il 403 in un su e giù di creste fino al Filmoor Hütte.

Sosta obbligatoria, questo rifugio è situato in un posto stupendo subito sotto il Monte Cavallino che emerge dal verde dei pascoli circostanti in tutta la sua magnificenza. Il rifugio è davvero un gioiello austriaco: gestori giovanissimi, birra messa al fresco sotto la fontanella di acqua di fonte, coperte di lana pesante sulle panche di legno e mucche pascolanti tutto attorno. 

Traversata Carnica Silvia guarda il panorama

Il tempo di rilassare un attimo le spalle (e, ovviamente, per goderci una radler gelida) e siamo di nuovo in cammino con un occhio al sentiero e uno in cerca di un posticino per piazzare la tenda

Poco dopo il rifugio seguendo il sentiero che scende si apre una valle davvero magnifica (Stukenwissen) con due laghi a farla da padroni: Ober-Stuckensee e Unter-Stuckensee e una miriade di micro casette di malgari dove sarebbe un sogno fermarsi!

Fino all’ultimo siamo indecisi se piazzarci vicini al lago, ma ci sono pecore nelle alture tutt’attorno e tutte quelle casette fanno pensare a malghe in uso, quindi decidiamo di proseguire verso la forcella Heretriegel (se non avete fatto scorta di acqua all’ultimo rifugio lungo questo tratto trovate un paio di modestissimi rigagnoli di acqua di fonte).

Tenda su forcella

Il passo si fa lentissimo, non tanto per il dislivello o per la stanchezza della giornata, ma perché tutto attorno è pieno di mirtilli: difficile andare avanti spediti senza mangiarne una mezza tonnellata!

Il nostro secondo giorno della Traversata Carnica termina poco dopo la forcella da dove si vede già il rifugio Porze Hütte (mancherà ancora un’ora e mezza di cammino). Ci stendiamo su un prato erboso morbidissimo a prendere il sole, peccato solo che la vista sia macchiata da due piloni dell’alta tensione tanto enormi quanto orrendi che rovinano la valle. 

Tempo di rilassarci mezz’ora e il cielo inizia a scurirsi, in poco la tenda è operativa e noi chiusi dentro: passeremo la notte sotto il diluvio. Fortunatamente la nostra fidata casetta regge benissimo il colpo facendoci assaporare solo il lato romantico della situazione. 

Dati tecnici della seconda tappa 

PARTENZA: Laghetto Ollbruckerseen

ARRIVO: Forcella Heretriegel

DURATA: circa 9 ore 

ACQUA: sì, presso i due rifugi e lungo il sentiero poco dopo il lago Ober-Stuckensee

Traversata Carnica, 3° giorno

Arriviamo in breve a Porze Hütte, un rifugio piuttosto grande e carino da dove arriva un profumino decisamente invitante, ma dove decidiamo di non fermarci (grande errore, dato che sapevamo che tutto il percorso della giornata, da qui in poi, sarebbe stato privo di acqua). 

Dal rifugio si hanno 3 alternative:

  1. Seguire la strada forestale e prendere il sentiero 403 che si svolge interamente in Austria, allunga di molto in carta, ma non presenta grande dislivello ed è privo di insidie quindi sicuramente consigliabile in caso di condizioni avverse;
  2. Prendere la Strada delle Malghe seguendo il sentiero 170 fino al Rifugio Sorgenti del Piave. Questa è sicuramente l’opzione più seguita, il sentiero è bello, senza asperità e passa per lo stupendo fondovalle della Val Visdende;
  3. Prendere il sentiero 172 che percorre tutte le creste di confine tra Austria e Italia. 

Traversata Carnica Silvia e le pecoreNoi scegliamo la terza opzione, il sentiero a nostro avviso non è complicato per un camminatore esperto, ma ci sono dei tratti attrezzati e alcuni punti un po’ più esposti in cui non è sicuramente piacevole trovarsi in caso di meteo sfavorevole o non adeguata preparazione.

In montagna bisogna andare sempre prima con la testa, quindi meglio capire da subito quali siano i propri limiti anche perché il sentiero è davvero lungo e con pochissime vie di fuga. 

ConfinePassiamo così la Croda Negra, il Monte Vancomun e il Monte Antola (si, ve l’avevo detto che sarebbe stata lunga!), il sentiero in alcuni punti si fa traccia e si restringe, in altri è un po’ franato, ma nel complesso il panorama è stupendo: ovunque ti giri solo monti e natura incontaminata

Abbiamo già superato le otto ore di cammino quando iniziamo a guardarci intorno in cerca di un posticino dove mettere la tenda per la notte, ma come sempre durante questa Traversata Carnica è il posto giusto a trovare noi. A pochi passi dalla Sella di Luggau, subito sopra il sentiero, scoviamo un ex baraccamento della Prima Guerra Mondiale. 

Il panorama è forse il più bello di tutta la Traversata Carnica: davanti a noi quello si stagliano montagne altissime, prati erbosi e ghiacciai in un rincorrersi da vera “stunning view”, la nostra tenda è protetta dalle trincee del baraccamento e attorno ci sono alcuni resti di poco conto della guerra (del filo spinato e qualche pezzo di ferro arrugginito che non identifichiamo) che però ci fanno pensare a come dovesse essere vivere là in quel tempo, con quel coraggio e con quelle paure che si conoscono ormai solo attraverso i libri.

Quasi alla sella di LuggauDati tecnici della seconda tappa

PARTENZA: Forcella Heretriegel

ARRIVO: Sella di Luggau

DURATA: circa 9 ore 

ACQUA: solo presso Porze Hütte, il resto del percorso ne è privo

Traversata Carnica, 4° giorno

Non sono ancora le 6 del mattino, ma, dato che la nostra tenda è esposta ad Est, dopo la nottata di vento forte sono troppo desiderosa di vedere che alba ci sarà in serbo per noi! 

Traversata Carnica e albe di fuoco

Lo spettacolo naturale che ci si para davanti agli occhi ha dell’incredibile: pennellate di rosa e azzurro tenue si alternano tra nuvole e sprazzi di cielo limpido mentre tutta la vallata inizia ad essere illuminata dai raggi del sole. La nostra tenda arancione si incendia dei colori del cielo, lo scenario è veramente stupendo.

La foto di copertina di questo articolo è stata scattata proprio durante quest’alba.

Siamo senza acqua (mezza borraccia a testa) pertanto per dobbiamo riprendere il cammino senza la consueta colazione di the e caffè (in compenso divoriamo mezzo pacco di biscotti). 

Il sentiero della nostra Traversata Carnica continua in cresta, e già dalla Luggau Torl si intravede l’Hochweißsteinhaus (non fatevi ingannare dalle apparenze, mancheranno circa altre 2 orette di cammino). Per arrivare al rifugio si possono prendere due sentieri: il 452 che allarga un po’ verso il fondo valle o ancora il 403 che, sviluppandosi sotto ad un monte, richiede piede fermo. 

Noi scegliamo questo secondo e, circa a metà sentiero ci appare, come un miraggio, una magnifica cascata di acqua gelida. La tappa è obbligatoria per bere e darci una rinfrescata (modo elegante per non dire che i 4 giorni di camminate iniziano a farsi sentire!).

Proseguendo lungo il sentiero incontriamo delle pecore che, per niente impaurite dalla nostra presenza, ci vengono incontro per cercare carezze (o almeno a me piace pensare così) e me le coccolo tutte… che mordibezza… peccato solo che ci siamo appena lavati!

Il rifugio Hochweißsteinhaus è davvero bello, ben gestito e c’è un bellissimo sole così mi regalo una torta alla nocciola speziata alla cannella con ricciolo di panna e una radler media. 

E’ arrivato per noi il momento delle grandi decisioni: proseguire o scendere? 

Ovviamente il cuore vorrebbe continuare a seguire il sentiero della Traversata Carnica fino a Tarvisio, ma la scelta in realtà non è propriamente libera perché dobbiamo tenere in conto di come tornare alla macchina che abbiamo lasciato a Sesto: Lunedì siamo entrambi nuovamente richiesti a lavoro. 

Nei piani originari avevamo l’idea di scendere al Rifugio Calvi (circa un’ora e mezza da dove siamo), piazzare la tenda nei paraggi e la mattina dopo dirigerci verso Cima Sappada per prendere l’autobus. 

Inutile dire però che la voglia di interrompere l’avventura è pari a zero per cui, carta alla mano, cerchiamo un’alternativa. La troviamo, e che ci sembra plausibile con un po’ di sacrificio. 

Riprendiamo il sentiero 403 fino a scavallare il Giogo Veranis, da dove seguiamo il 140/403 lungo le lunghissime valli di Fleons prima, in discesa, e poi di Sissanis, in salita, fino al Lago Pera, in prossimità di Passo Giramondo. Il posto è bellissimo e, arrivando ormai nel tardo pomeriggio, deserto, il che ne aumenta la magia.

Questo per noi è davvero l’ultimo punto della Traversata Carnica propriamente intesa e non possiamo permetterci di spingerci oltre. 

La malinconia di non poter continuare fino a Tarvisio è innegabile, ma è subito rimpiazzata dalla gioia dei giorni trascorsi e dalle ultime ore di scoperta che ci attendono.

Per salutare il sentiero con il dovuto rispetto decidiamo di fare un giro attorno al laghetto ma, non abbiamo ancora capito come, riusciamo a perderci in una torbiera tremenda. Solo noi potevamo fare una traversata di 5 giorni senza il minimo problema di orientamento e perderci poi attorno a un laghetto! 

Lago di BordagliaRipresa la retta via, invece che seguire in direzione Wolayerseehütte prendiamo il sentiero 142 che ci conduce al Lago di Bordaglia.

Un incanto difficile da descrivere a parole. I colori del lago si mescolano a quelli del bosco e il biancore del monte sovrastante fa da cornice a questo scenario incredibile.

La tentazione di fermarci qui con la tenda è grande, ma essendo area protetta non è possibile. Decidiamo quindi di scendere per cercare un posto più appropriato e rispettare l’ambiente.

Mucca tenerissima sulla Traversata CarnicaArriviamo così a Malga Bordaglia di Sotto, grandissima e bizzarra costruzione con tanto di torre di avvistamento su un piccolo promontorio. La malga è privata e probabilmente in uso agli scout, ma all’interno c’è un porticina con su scritto “Ricovero Filippo” e un cartello scritto che intima i visitatori a lasciare in ordine. Non siamo comunque certi si possa usare come ricovero, e attorno ci sono tantissime mucche (con relative cacche) e non è saggio mettere la tenda dove pascolano. Giriamo un po’ nei dintorni, ma l’unico altro punto che potrebbe essere una bella piazzola è accanto ad un formicaio enorme. 

Finiamo per piantare la tenda dentro al recinto di una chiesetta dedicata a Don Bosco, sita proprio accanto alla malga, e la situazione fa parecchio sorridere, ma chi meglio del patrono dello scoutismo religioso può aiutarci?

Dati tecnici della quarta tappa 

PARTENZA: Sella di Luggau

ARRIVO: Malga Bordaglia di sotto

DURATA: circa 9 ore 

ACQUA: sì, a mezz’ora dal rifugio Hochweißsteinhaus (prima di raggiungerlo), direttamente al rifugio, e c’è anche qualche rigagnolo lungo il sentiero seguente (anche se essendo in mezzo a pascoli non è consigliabile senza previa bollitura)

Don Bosco proteggici tu!

Traversata carnica, 5° giorno (o per meglio dire il ritorno)

La sveglia suona prima dell’alba, la nostra Traversata Carnica finisce definitivamente qui perché oggi il giorno è quasi interamente dedicato al rientro e, avendo gli orari prestabiliti degli autobus non possiamo tergiversare troppo.

Attraversiamo il bosco di Bordaglia che costeggia il fiume (di cui segnaliamo la forra molto suggestiva) continuando il sentiero 142 fino al paesino di Pierabech. 

Pinetti sulla Traversata CarnicaDa qui degli scoraggianti cartelli comunali ci indicano che il sentiero per la Casera Avanza è interrotto a causa della Tempesta Vaia e dei conseguenti lavori di disboscamento, ma non abbiamo altra scelta per arrivare in orario a Cima Sappada, e decidiamo quindi, incrociando le dita, di percorrerlo ugualmente. Il sentiero è interamente liberato e si riesce a passare a piedi, ma tutto attorno gli alberi abbattuti lasciano segni indelebili della tragica tempesta

In circa 2 ore riusciamo a giungere a Passo Avanza da dove, seguendo la strada (passa per il Rifugio Rododentro e per il Rifugio Piani del Cristo) si arriva a Cima Sappada. Il percorso è onestamente brutto, noioso, asfaltato e pieno di macchine tanto che ci stupiamo di incontrare numerosi gruppi (sia in salita che in discesa) che percorrono a piedi questo tratto anche piuttosto lungo e pendente per andare al Rifugio Sorgenti del Piave.

Il nostro rimedio? Pollice alto! In montagna sono diventata ormai una cecchina dell’autostop e la prima macchina che approccio ci carica a bordo: due signori fungaioli che si appassionano alla nostra avventura e ci portano fino alla fermata dell’autobus. 

Cima Sappada è deliziosa, se avete qualche minuto o siete di passaggio, vi consiglio vivamente una sosta perché vale la pena. 

Prendiamo qui l’autobus fino a Santo Stefano e da lì aspetteremo la coincidenza con l’autobus della SAF che ci riporterà a Sesto.

Se avete intenzione di fare lo stesso percorso vi consiglio di controllare bene gli orari in internet ed eventualmente, se si accavallassero di qualche minuto, avvisate il primo autista di ciò e sarà lui a chiamare il secondo (sono molto gentili e di norma ti aspettano volentieri).

L’arrivo ci accoglie nel migliore dei modi: fuori dal parcheggio della funivia per il Monte Elmo c’è una festa bavarese con musica tipica, birra a fiumi, patate in insalata e stinco di maiale… sono solo le 17, ma è impossibile rifiutare tutto questo bendidio!

Non abbiamo nessuna voglia di rientrare a casa, al lavoro e ai pensieri e, per concludere in bellezza, ci dedichiamo 3 ore di relax nella splendida spa del bellissimo Camping Caravan

Da piccola mio papà mi leggeva le fiabe da una raccolta meravigliosa che si intitolava “Fiabe sonore” edita da Fratelli Fabbri Editori, e che finivano sempre così: “finisce così, questa favola breve se ne va, il disco fa click, e vedrete tra un po’ si fermerà, ma aspettate e un altro ne avrete, <c’era una volta> il cantastorie dirà, e un’altra fiaba comincerà”. 

Tra bolle e olii profumati ci guardiamo negli occhi: entrambi stiamo già pensando alla prossima avventura.  

A fine avventura!

LA NOSTRA TRAVERSATA CARNICA IN BREVE – IMPRESSIONI E PERCORSO

QUANDO FARLA: pieno Agosto 

QUANTO CI VUOLE: Quattro giorni e mezzo

DOVE: da Sesto (BZ) a Forni Avoltri (UD), con rientro in autobus

DIFFICOLTA’: sentiero escursionistico con alcuni tratti di sentiero attrezzato o esposto per camminatori più esperti (evitabili percorrendo le numerose varianti). Il dislivello percorso nelle varie tappe a noi non è risultato impegnativo perché in continuo saliscendi. Si può anche scegliere di fare alcune delle numerosissime ascensioni dei monti che si trovano lungo il sentiero. 

IMPRESSIONE: traversata molto bella, il primo pezzo con panoramiche dolomitiche mozzafiato, ma poco rocciose in quanto il sentiero si svolge sempre lungo creste erbose e bellissimi pascoli verdeggianti. Davvero curioso il fatto di passare continuamente tra Italia ed Austria ed emozionante l’idea di seguire sempre il sorgere del sole verso Est. 

TENDA O RIFUGI? Se vi state facendo questa domanda la risposta per voi è molto probabilmente “rifugi”: sono numerosi, belli, comodi e ben attrezzati

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