Oggi ti porto sul tostissimo Monte Plauris! Perché tostissimo lo puoi leggere nell’articolo, l’unica cosa che ti dico subito – un’avvertenza importante – è che devi preparare le gambe a una bella impresa. Dai allora, che saliamo su una delle vette più iconiche delle Prealpi Giulie!
⚠️ Purtroppo, risulta difficile ad oggi fare un anello con questa cima. Se non hai esperienza di sentieri “selvaggi” e senti di non avere passo fermo, limitati a fare la salita che ti racconto (quella da Tugliezzo) e a scendere per la stessa via. Il tradizionale sentiero 728 che passa, direttissimo, per la Val Lavaruzza NON è più percorribile.
Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Da Tugliezzo a Passo Maleet
Mi faccio portare a Tugliezzo che il sole batte forte e le previsioni sono ottime.
Ad oggi, la via normale e la via più breve per il Monte Plauris parte da Tugliezzo, piccolo assembramento di stavoli che si raggiunge da Carnia, percorrendo una stretta e tortuosa stradina asfaltata fino a quota 503 mslm; qui c’è parcheggio, dove la strada fa un anello attorno al prato sul quale sorge il capitello intitolato a Sant’Uberto, protettore della caccia.
Sulla grata che protegge l’affresco con tripudio di segugi, la scritta: Nella natura, la fede. Seguono altri segugi: cosa può andare storto?
Ho già fatto questa salita, o quasi. Ma erano altri anni, ero con amici che “guidavano” la comitiva, e sul percorso ci sono state non una, ma due feste. Ricordo solo l’infinità della salita, e poco altro.
Poco oltre il capitello, sulla destra si stacca la forestale che diventerà dopo alcuni tornanti intercetterà il sentiero 701 diretto al Monte Plauris (sentiero che parte in realtà più in basso lungo la strada asfaltata di Tugliezzo, ma al capitello c’è parcheggio, quindi bon così). La tabella CAI indica 3 ore e 45 minuti per la cima: e posso anticiparti che non si allontana dalla verità.
Già da ora, scordiamoci il panorama, perché saremo per lungo tempo nel bosco. Bel bosco, sentiero ben camminabile, tutto piacevole: ma lungo, lungo, lungo.
Unici punti di variazione, lungo la salita iniziale, sono un bivio da non perdere (a quota 645 mslm, giusto prima di arriva a Casera Plan del Portolans, il sentiero abbandona la forestale e si stacca sulla destra, in salita); dopo circa un’ora di cammino dalla partenza, compare il Ricovero Elio Franz (1008 mslm).
Quando ci sono passato – luglio 2025 – il Ricovero Franz era chiuso per manutenzione straordinaria, circondato da rete arancione da cantiere, irraggiungibile. Ho comunque un bellissimo ricordo di questa casetta di legno nel bosco (ad oggi un po’ massacrato di tagli e piazzali di manovra, ma tant’è). Teoricamente, i lavori dovrebbero essere conclusi nell’estate 2025. Non so dire che dotazione ci sarà dentro una volta riaperto.
Lasciato il bivacco, seguiamo i segni bianco rossi ancora in salita nel bosco, seguendo – e intersecando un paio di volte – il corso del Rio Lavaris, in secca. Gradualmente il bosco si dirada – in realtà no, più che altro cambia composizione, rispetto alla faggeta percorsa finora, mentre il sentiero si sposta su una cengia più stretta e in parte esposta (fare attenzione a eventuale erba bagnata) e alta sul greto del rio; sono le ultime centinaia di metri di dislivello, pendentissimi in alcuni tratti, prima di Passo Maleet (1635 mslm).

Da Passo Maleet al Monte Plauris
Da Passo Maleet la vista finalmente (è il caso di dirlo) si apre sulla conca dell’alta Val Lavaruzza, calcarea nella natura, verde di mughi ed erba; di fronte a noi, ancora: finalmente! – il Monte Plauris.
Il sentiero 701 prosegue in breve discesa (noooo) fino al bivio con il sentiero 728, che ignoriamo. Il percorso ci porta in facile salita lungo l’anfiteatro che chiude la valle, mentre sulla sinistra, in alto, compare una forcella erbosa che potrebbe essere il prossimo punto di passaggio… ma non lo è!
Quando ci siamo sotto, infatti, il sentiero prende a curvare verso destra (verso sud) e a impennarsi. È, anche se fa strano dirlo ora, la parte più difficile dell’escursione; quella che ti fa dire
Uffa, ancora??
Mentre annuvola pesantemente, ti dico allora che qui la traccia di sentiero – questo è – sale spietata per mille tornantini con fondo ghiaioso e sdrucciolevole, attraversa solchi di erosione pluviale, cambia percorso, sale gradoni e pietre sciolte; il tutto, con una pendenza SPIETATA. Segui gli ometti, segui i segni bianco rossi e qualche bollo, ma soprattutto come direbbe un life coach, segui la tua strada.
Mentre arranco in salita, le cosce che scoppiano, il mio coach è Mauro Corona, ma non “depurato” come quando è in televisione.
Alla fine si, con un passo in su e tre in giù di media, si raggiunge una forcella strettissima (1910 mslm circa) sulla quale spuntano le stelle alpine. Sulla destra si stacca una cresta che – avendola fatta da poco – mi ricorda quella temibile del Monte Briniza, e mi chiedo queste prealpi friulane, quanto toste sono?
Il nostro 701 invece super la forcella e prende a sinistra, ora per la parte più critica dell’escursione: sono proprio due minuti, ma siamo su un sentierino stretto e appeso sul nulla del versante meridionale del Plauris.
Superato questo tratto, piega a sinistra, breve ultima salita e siamo in vetta al Monte Plauris (1958 mslm), sulla sua cima allungata. Per tutti: croce di vetta, libro per le firme dentro la cassetta di metallo (spostata rispetto alla croce), punto geodetico, tanti micro fiorellini così poetici, e un panorama sulla Carnia e sulle Prealpi Giulie spettacolare.
Per me, le nuvole basse che hanno coperto tutto, e non si vede a due metri. Dalle forcelle i boschi respirano, immettendo altra nebbia sulla mia visuale. Dopo 1460 metri di dislivello, che beffa: l’unica nuvola di tutta la Carnia gravita sopra la mia cima, e pare aver intenzione di rimanere qui.

Discesa (con deviazione facoltativa)
Come detto, a questo punto il modo più semplice per scendere – e quello naturale, se hai lasciato l’auto a Tugliezzo – è di tornare sui tuoi passi fino a Passo Maleet e poi giù per la valle del Rio Lavaris. Se proprio hai gamba, puoi fare un piccolo extra:
- inizia a scendere dalla cima in direzione Passo Maleet;
- sul punto più basso del sentiero, trovi il bivio che abbiamo ignorato prima: prendi in discesa;
- percorri il BELLISSIMO sentiero 728 che scende nella conca che costituisce l’alta Val Lavaruzza e, in 30 minuti…
- raggiungi Casera Chiariquart e Bivacco Bellina.
Casera e bivacco sono un unico edificio adagiato lungo un dosso erboso; verso nord la parete liscia che sale a Cima dei Larici dà un tocco di drammaticità al tutto, ma il paesaggio qui è quasi bucolico.
Casera Chiariquart e Bivacco Bellina (1405 mslm)
Cjaringuart – ex ricovero Bellina – è una casera tenuta perfettamente dai volontari di Venzone. Contiene 16 posti letto, è illuminata da pannelli solari, e offre al piano terra e nelle camere delle stufe; al piano terra c’è anche un fornello a gas. Materassi e coperte sono disponibili. L’acqua invece è soltanto quella piovana, di raccolta – la zona inoltre è priva di fonti.
Il punto di forza è il piano terra, dove un grande tavolo e una dotazione eccezionale di stoviglie richiama l’uso di questo posto.
La bellezza di questo luogo è soprattutto il paesaggio che lo circonda, con le due lisce pieghe del Plauris – la dorsale di Cima dei Larici e quella di Cima Sompselve – solcate dagli effetti del carsismo.

A questo punto sì, devi tornare su a Passo Maleet e tornare a Tugliezzo seguendo il sentiero 701.
Monte Plauris da Tugliezzo: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | Sulle Prealpi Giulie, nel territorio del Parco Naturale Prealpi Giulie |
| 📍 Partenza | Tugliezzo (503 mslm) |
| 🏅 Punti d’arrivo | Monte Plauris (1958 mslm) |
| 📐 Dislivello | 1460 metri |
| 📏 Lunghezza | 6,1 km la salita |
| ⏱️ Tempo | 3 ore e 45 minuti la salita |
| 😅 Difficoltà | Difficile |
| 💧 Acqua | No |
| 🗺️ Cartografia | Carta 1:25.000 Tabacco n. 20 – Prealpi Carniche e Giulie |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì: scaricala qui |
L’anello per il nuovo sentiero
Lascio questa breve descrizione per chi volesse fare una specie di anello, scendendo per il nuovo sentiero 728/a che da Casera Charinquart porta a valle nei dintorni di Portis; in questo caso, è necessario organizzarsi con due auto (una a Tugliezzo, una all’imbocco della Val Lavaruzza (c’è parcheggio).
⚠️ Pur non essendo ad alte quote, questo sentiero è destinato ad escursionisti esperti, richiede resistenza (veniamo dai 1460 d+ del Plauris, in fondo), piede sicuro e attenzione all’orientamento, in quanto i segnavia possono essere occultati dalla vegetazione o spostati rispetto agli smottamenti.
Questi gli step di una discesa che richiede 3 ore:
- da Passo Maleet si scende a Casera Chiarinquart/Bellina; giusto prima della casera, le tabelle ci indirizzano sul sentiero 728/a;
- il sentiero inizia molto bene, in quota lungo il versante Cima di Cervada; si fa poi un po’ confuso, soggetto a piccoli smottamenti in quanto attraversa un versante pendente; serve passo fermo e attenzione a radici scivolose e a suolo sdrucciolevole se umido; è uno dei punti più impegnativi del ritorno
- il sentiero aggira Cima Comp Selve perdendo quota, mostrandoci un bel panorama sulle anse e sulle ghiaie del Tagliamento;
- si risale poi come traccia erbosa fino alla Cjasute de Coi (1300 mslm circa), minuscolo ricovero con un paio di tavolati a castello coperti di paglia, e una stufa; siamo sul Sentiero Botanico del Monte Plauris;
- Dal Coi, il sentiero scende una lunga dorsale per poi buttarsi “in qua”, brevemente, verso la Valle della Venzonassa (ad un certo punto, bella Venzone murata sotto di noi) e ritornare nella Lavaruzza; tutto il sentiero di discesa, fatto di un milione di tornantini, non è difficile, ma presenta quella combinazione di roccette calcaree esposte tra radici e suolo fangoso in sottobosco umidissimo, per cui È DECISAMENTE SDRUCCIOLEVOLE!!
- unica difficoltà reale, a quota 760 mslm: c’è un passaggio piuttosto verticale, con uno spezzone di catene per aiutarsi ad accedere ad alcuni tornanti davvero stretti e sdrucciolevoli (massima concentrazione, si scivola tantissimo e l’ambiente è in genere franoso);
- ultimi 450 metri di discesa a tornantini che continui a chiederti come sia possibile che non si scende mai, eppure la pendenza è così tosta;
- si sbuca sul greto del Rio Migigulis, e siamo al parcheggio di ingresso alla Val Lavaruzza (250 mslm).
Ritorno avventuroso, ma vale la pena di riperterlo: non per tutti. I dati di questo giro ad anello: 14,3 km, 1600 m di dislivello, 6 ore e 45 con ottimo passo; trovi la traccia sul nostro profilo Komoot.








Buonasera. Ad oggi il sentiero del ritorno per fare l’anello, in che condizioni è?
Posso solo immaginare che non sia in condizioni da neve, però (Sempre immaginando) c’erano dei tratti piuttosto esposti/ripidi nel bosco, e temo che dopo la stagione invernale non possa essere al meglio. Dovresti verificare con qualche local prima di intraprendere la gita.