Con questo articolo facciamo come gli amici, che ti portano a fare uno dei loro giri preferiti; che ti mostrano i luoghi del cuore, e ti spiegano le cose. Per noi, l’escursione ad anello da Isola Santa a Mosceta e Puntato è stata proprio questo, oltre a un battesimo dei boschi e degli insospettabili, bellissimi prati delle Alpi Apuane.

Dove inizia l’escursione
L’escursione inizia a Isola Santa, o meglio: lungo la Strada Provinciale 13 di Arni. Il posto migliore in cui lasciare l’auto è il parcheggio sterrato che si trova sull’altro lato della strada rispetto all’Osteria dell’Isola, anch’essa lungo la Provinciale e buon punto ristoro nella zona. Al parcheggio si accede dalla sterrata che si stacca dalla provinciale giusto venti metri prima dell’osteria – venendo dalla galleria del Cipollaio.
Da Isola Santa a Mosceta
Dal parcheggio (585 mslm) si scende in Provinciale e la si percorre in direzione Arni (nord), lungolago, fino a trovare una serie di gradini che scendono appunto verso il lago, sulla destra, in corrispondenza della diga. Diga che percorriamo. Sul lato opposto, troviamo l’attacco del sentiero 119.

Siamo nel bosco – misto inizialmente, poi faggeta, che ricopre uniformemente i versanti settentrionali di questo settore delle Apuane. Il sentiero sale abbastanza tranquillo, con modesti strappi di pendenza e tratti quasi in piano, senza problemi né di orientamento né di fondo. Manca altresì il panorama, che a parte un flash del Lago di Isola Santa, è tutto chiome e tronchi. La prima tappa che facciamo è Col di Favilla (940 mslm).
Col di Favilla è un luogo delizioso, un improvviso volo nella storia rurale di questi boschi. La chiesa di Sant’Anna, il viale alberato – qui, davvero? – che conduce al piccolo cimitero, la fonte, la luce che passa attraverso le chiome dei faggi. Nei dintorni, seminascoste nella vegetazione, diversi edifici in stato di abbandono, ruderi di un tempo antico, quando a Col di Favilla si viveva una vita grama, incentrata su quello che Fosco Maraini definì il dio castagno.

Splendido, e un buon luogo per fare una pausa. Dal piazzale della chiesa si ha una bella vista su Freddone e Sumbra, mentre l’intero colle è dominato dal Pizzo delle Saette. Antico alpeggio di Levigliani, fu gradualmente abbandonato dopo i danni subiti con la Guerra di Liberazione. La chiesa di Sant’Anna ospita la meridiana più alta di tutta la Toscana, e lo stesso borgo era uno dei più alti insediamenti delle Apuane. Sia la chiesetta che il cimitero sono stati nel passato oggetto di sacrilegio, con addirittura il furto delle ossa dalle tombe.
Col di Favilla è anche un crocevia di sentieri: noi rimaniamo sul 119, e proseguiamo in più morbida salita, sempre nel bosco finché inizia ad aprirsi al nostro fianco il Fosso di Mosceta – segno tra le altre cose che stiamo arrivando al luogo omonimo. E infatti, con sulla destra i versanti occidentali di Pania della Croce e Pizzo delle Saette, e sulla sinistra quelli del Corchia, giungiamo a Foce di Mosceta (1181 mslm), splendida e grande insellatura erbosa e crocevia di sentieri classificati come “da fare tutti”.

Da Mosceta al Rifugio Del Freo
Diamo una curiosata veloce al Rifugio Del Freo (1197 mslm)? Certo: da Mosceta prendiamo il sentiero 141 e saliamo in 5 minuti al Rifugio, mole rossa, panchine e tavoloni, ottima fonte per reintegrare le scorte.
Il Rifugio Del Freo puoi essere preso a punto d’appoggio per la Traversata delle Apuane.
Poi scendiamo, perché c’è da proseguire il giro.
Da Mosceta al Puntato
Da Mosceta, prendiamo il sentiero 128 che torna indietro, verso nord, stando però sulla riva opposta del Fosso di Mosceta; presto però il sentiero si infila di nuovo tra i faggi, e ci porta nei pressi della Tana dell’Uomo Selvatico (1170 mslm circa). Un nome originale per questa ampia e profonda dolina: un inghiottitoio di dimensioni imponenti nel quale si infila un piccolo corso d’acqua che scende dal Corchia e si perde in una rete di gallerie e pozzi sotterranei.
L’Uomo Selvatico è sempre lui, quella figura leggendaria che attraversa le culture dei popoli di montagna – lo ritrovi sulle Alpi come sugli Appennini, magari con nomi diversi. L’homo selvaticus, l’om salvarech nel nostro bellunese, insegnò agli uomini il segreto del formaggio – come ricavarlo dal latte. Tormentato da continue richieste, ad un certo punto si infastidì; tornato nelle sue grotte, lasciò dietro di sé il rimpianto per cose antiche, per un contatto con la natura più vero e profondo.
Lasciamo la Tana sulla sinistra, e proseguiamo sul sentiero, che piega attorno ad un dosso e curva verso ovest per condurci ad un bivio a quota 930 mslm: per raggiungere il Puntato, prendiamo il sentiero 128-129 a sinistra, e in breve siamo alla Santissima Trinità (970 mslm), deliziosa chiesetta che pare trattenere i prati, e le cui quinte sono, ancora, Sumbra e Freddone.

Il Puntato
Esploriamo un po’ l’articolato versante settentrionale del Corchia, adesso. Il Puntato è una ampia distesa di prati ondulati, tra i quali sorgono edifici isolati, macchie di cespugli, alberi isolati. Quando l’erba è alta e spira il vento, è un mare verde-giallo dall’effetto rilassante.
Oltre alla chiesetta della Santissima Trinità – con un nostalgico pannello che ricorda un’anziana del luogo – c’è una rete di sentieri e mulattiere che conducono, tra le altre cose, ad un paio di posti dove pranzare:
- Rifugio Il Robbio, che si raggiunge seguendo il sentiero 128 verso ovest, e dove si mangia “quello che c’è” seduti a tavoli sotto a frondosi alberi; Il Robbio fa appunto anche da rifugio, e offre alcuni posti letto qui, altri nel vicino Rifugio La Quiete, nonché la possibilità di piantare la propria tenda;
- l’Alpe di Puntato, più complessa da raggiungere: si deve seguire il sentiero 129 – guardalo in carta – fin quasi alla Torbiera di Fociomboli (peraltro molto bella, un occhio verde chiaro tra i boschi); prima della Torbiera si oltrepassa sulla sinistra un ruscello e si segue un sentiero indicato alla bell’emmeglio fino a immettersi sulla strada bianca che aggira, salendo un poco di quota, Colle Piano; l’Alpe si trova lungo la strada, poco dopo l’ampia curva.
Per entrambi i posti, mi raccomando di verificare l’apertura, meglio con un colpo di telefono; nota che in zona il telefono non prende… quindi organizzati prima (eventualmente con i paninetti).

Ritorno a Isola Santa
Dalla chiesa del Puntato torniamo indietro sul sentiero 128-129 fino al bivio di quota 930 mslm; qui proseguiamo dritto, e il sinuoso sentiero 129, nel bosco, ci fa saliscendere fino al Col di Favilla. A questo punto, scendiamo per la via della salita – il sentiero 119 – fino al Lago di Isola Santa.

Idee in zona, e dove mangiare
Vale la pena di fare due passi per le viuzze di isola Santa, borgo adagiato sulle acque color smeraldo del lago omonimo, artificiale. Isola Santa affonda la sua storia in un Medioevo di viandanti e pellegrini da ospitare: viandanti e pellegrini che qui passavano sulle vie che collegavano Versilia e Garfagnana.
Per mangiare in zona:
- Rifugio Il Robbio e Alpe del Puntato, descritti sopra;
- l’Osteria dell’Isola, sulla provinciale di fronte a dove hai parcheggiato.
Come avrai capito, tutti e tre i luoghi richiedono una telefonata di verifica a priori delle aperture.
Escursione da Isola Santa a Mosceta e Puntato: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | Alpi Apuane centrali |
| 📍 Partenza | Parcheggio presso l’Osteria dell’Isola (585 mslm circa) |
| 🏅 Punti d’arrivo | Mosceta (1181 mslm), Puntato (970 mslm) |
| 📐 Dislivello | 775 m |
| 📏 Lunghezza | 13,9 km |
| ⏱️ Tempo | 5 ore |
| 😅 Difficoltà | Media |
| 💧 Acqua | A Col di Favilla |
| 🗺️ Cartografia | Carta 4Land 1:25.000 Alpi Apuane |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì: scarica la traccia di questa escursione |
Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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