Non poteva mancare, nel mese che abbiamo vissuto a Piano d’Arta, borgata di Arta terme, l’escursione “sopra casa”. E quindi oggi saliamo ai Campanili del Lander da Piano d’Arta: l’ultima propaggine occidentale della dorsale del Monte Tersadia, teatro di un particolare scenario geologico – anzi: un vero e proprio squarcio nel verde dei boschi circostanti – con, nel mezzo, un bellissimo bivacco presso il quale fare una pausa.

Salendo ad Arta da Tolmezzo, i campanili si “vedono”, o perlomeno si vede la zona: c’è il Monte Rivo – la più bassa delle cime che sovrastano sulla destra l’abitato; l’altra è il Monte Cucco – improvvisamente scabro, scavato, come morso da una dentatura enorme. I “Cjampanii dal Lander” si trovano lì: andiamo a vederli?

Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Da Piano d’Arta al Bivacco Lander

Partenza per questa gita è Piano d’Arta, deliziosa borgata di Arta Terme. Si può partire dalla chiesa – c’è qualche posto auto sul sagrato – oppure dall’abbondante parcheggio che si trova poco oltre il centro; punto di attacco del sentiero 408, della mia gita e della traccia gpx che trovi in basso è il capitello (550 mslm) all’incrocio tra SP111 e via Comelli, quella che sale alla chiesa appunto.

Si inizia seguendo via Comelli oltre la chiesa e in salita a superare le ultime case del paese; oltre queste, l’asfalto lascia il posto allo sterrato, due file di alberi ci fanno ombra. Seguendo questa stradicciola senza mai deviare (ignorando i cartelli per i vari troi) si raggiunge una briglia sul Torrente Randice. Scendiamo sul greto, attraversiamo, risaliamo sulla forestale sul lato opposto; qui il sentiero riprendere di fronte a noi.

Si sale nel bosco ora. Soprattutto all’inizio alcuni tratti sono piuttosto pendenti; serve arrivare allo slargo dove si trova il crocifisso che invita chi passa a recitare un paio di preghiere – c’è anche un figuro in legno che ci invita al silenzio; dicevo: serve arrivare qui perché la pendenza si riduca un po’, e il camminare si faccia più piacevole.

Anche ora la salita è semplice da seguire: il nostro sentiero fa diversi ampi tornanti guadagnando quota; si passa per un interessante metodo per proteggersi in caso di avvistamento di orso (?!?), ampie radure di versante si fanno spazio tra il bosco. Oltre a questo – e a numerose piante di lamponi che rallentano la mia spavalda salita – le uniche variazioni che incontriamo sono un tavolone di legno con panche, e un crocevia, dove seguiamo per Bivacco e Campanili del Lander.

E pochi minuti dopo infatti eccolo che compare, il Bivacco Lander (1190 mslm).

Il Bivacco Lander

C’è una casetta di legno che ancora profuma di resina; una grande panca con due cuori. Una visuale sulla Valle del But e su Arta (si gode meglio scendendo i pochi metri fino alla “postazione falò”. Nelle giornate terse, puoi vedere un settore della pianura friulana, la laguna di Grado e Marano, il mare.

Il Bivacco lander è un gioiellino, ristrutturato com’è nel 2016. Al primo piano ci si trova cucina economica, tavolo e panche. Al piano superiore soltanto il tavolato: per dormire servono materassini e tutto il necessario.

Mi prendo un minuto, individuo sul fianco del bivacco, oltre l’arrivo di una larga forestale, il sentierino che sale ai Campanili del Lander, e lo inforco.

Dal Bivacco Lander ai Campanili del Lander

Una quindicina di minuti a zig zag tra bosco e strapiombo (il sentiero non è esposto, e c’è anche una buona staccionata), e si arriva al belvedere del Campanili del Lander (1240 mslm), luogo perfetto per osservare l’enorme paleofrana di 10.000 anni fa, che ha dato materiale fresco all’erosione e deviato il But, 800 metri più in basso, spingendone il corso contro il Monte Dauda e formando un lago.

Questo luogo si chiama anche Madonnina del Lander perché, a ben guardare, oltre la recinzione, sospesa su una guglia naturale, c’è una madonna bianchissima a stagliarsi sui beige e i marroni della vista.

I campanili sono una formazione geologica a metà tra i calanchi e le piramidi di terra (sì, sono riferimenti sbagliati entrambi!). Fortemente eroso, il versante meridionale del Monte Rivo – che vediamo sopra di noi – è scolpito a gradonate con pinnacoli, torri, bastioni di roccia; privo di vegetazione, sembra uno squarcio nell’altrimenti verdissimo intorno. Un pannello mi spiega: prima il ritiro dei ghiacciai, poi le frane, infine l’erosione per effetto degli agenti atmosferici. Affascinante.

“Lander” è l’antro, in friulano. Secondo leggende, in queste rovine naturali si nascondevano anime dannate. A testimoniarlo erano – e sono! – i rumori sinistri che la notte risuonano per il bosco, ma che un geologo facilmente potrebbe dismettere come i distacchi che fanno parte della normale vita dei Campanili. Altra versione parla di due gendarmi, le cui anime, per le malefatte commesse in vita, sono state condannate a infestare la zona: venivano usati per spaventare i bambini, e per giustificare improvvise morti per caduta – “i dannati gli avranno fatto lo sgambetto”.

Se ti interessa il tema geologico, puoi riferirti ai sentieri, alle iniziative, ai centri visita e ai musei del Geoparco delle Alpi Carniche.

Campanili del Lander

Sempre sul belvedere, un Cristo e una campanella da suonare – il tintinnio di qualcuno che arriva qui si sente dal bivacco, ma anche dalla cima del Monte Rivo.

Dai campanili si torna necessariamente al bivacco per il sentierino di andata; una volta al bivacco si scende a valle per la via della salita, oppure…

Bonus: Breve anello dal Bivacco Lander a Casera Monte Cucco

Se sei salito qui per i campanili o per pranzare in bivacco, ti lascio una breve escursione alternativa, facile e piacevole da fare, per ingannare un’altra ora in quota. Vado con la descrizione breve:

  • dietro al bivacco, inforchi la larga forestale;
  • poco dopo, sulla destra e poco evidente (segnavia bianco rosso su ceppo) si stacca in salita un sentiero: soltanto i primi metri sono erti, poi diventa molto bello, tagliando il versante quasi in quota;
  • il sentiero scavalca una nuova forestale e riprende a salire, e raggiunge i ruderi di Casera Monte Cucco (1460 mslm);
  • oltre i ruderi, un cartello: seguiamo in discesa, nel bosco;
  • sbuchiamo su una forestale che prendiamo a sinistra: ci riporta al Lander, stando alta sui ruderi di Casera Mondovana (PS quando si raggiunge un ampio tornante di nuova realizzazione, tieni la strada bassa!).

Nei dati che seguono, non è tenuto in conto questo giretto extra.

Forestale Monte di Rivo

Escursione al Bivacco e Campanili del Lander: dati tecnici in breve e traccia GPX

⛰️ Dove siamo Sulle Prealpi Carniche
📍 Partenza Piano d’Arta (550 mslm)
🏅 Punti d’arrivo Bivacco Lander (1190 mslm), Campanili del Lander (1240 mslm)
📐 Dislivello 670 m
📏 Lunghezza 4,1 km la salita
⏱️ Tempo Poco meno di 2 ore la salita
😅 Difficoltà Media
💧 Acqua No, eccetto il Torrente Randice che attraversiamo
🗺️ Cartografia Carta 1:25.000 Tabacco n. 09 – Alpi Carniche, Carnia Centrale
🛰️ Traccia GPS Sì: scaricala qui

Nota per i curiosi: salire sul Monte Rivo

Lascio questi appunti per la cronaca, nel caso ti venga la curiosità di salire sul monte che ha generato i Campanili.

Questa deviazione prevedere esperienza, orientamento e voglia di ravanare. Fondamentalmente NON è consigliato.

Seguito l’itinerario “bonus” fino ai ruderi di Casera Monte Cucco, una traccia per il Monte Rivo – la cima dalla quale si generano i Campanili del Lander – non esiste più. All’inizio, puoi seguire un sentiero anche evidente, in salita, che però conduce ad un’area oggetto di intensi lavori boschivi; da qui sarebbe stato da salire sulla destra, evitando la distruzione, ma io ho preferito andare oltre fino al bordo di un altro settore strapiombante ed eroso, e salire lungo questa specie di “cresta” tenendomi sempre nel bosco.

In ogni caso, la massima pendenza – lasciamo perdere, va…”, si arriva alla cima del Monte Rivo (anche Monte di Rivo, 1575 mslm), composta da due o tre ripiani erbosi camminabili separati tra loro da macchie alberate; sul primo pianoretto, c’è quello che le relazioni che ho letto chiamavano “un treppiede”, e che in realtà sono tre stanghe di metallo più o meno legate insieme. Non un grande premio, ma il panorama è piuttosto esteso, e un occhio non miope come il mio può scorgere gli escursionisti piccini sul belvedere della madonnina.

Fare attenzione: non c’è protezione, gli strapiombi sono a portata.

Vetta Monte di Rivo