Essere nomadi digitali non significa viaggiare sempre, ma poter trasformare qualsiasi luogo in un ufficio. Basta un PC, una connessione decente e un po’ di spirito di adattamento (che si traduce tra le altre cose nella necessità di saper accendere e spegnere il lavoro a comando) e, spoiler, non serve neanche avere scenari caraibici sullo sfondo!

Ecco quindi una breve guida ai luoghi nei quali lavorare come nomade digitale: da quelli che “anche basta” a quelli che “finalmente”!

How to… nomadare!

Da cinque anni Davide ed io siamo ufficialmente nomadi digitali. Forse un po’ atipici nel nostro genere, visto che abbiamo preferito le montagne al Sud Est Asiatico o alle Canarie, e visto che quando affittiamo una casa in una valle ci rimaniamo per periodi medio-lunghi di 2, 3 o 4 mesi, al posto del classico paio di settimane.

La nostra vita infatti non è propriamente itinerante perché, per quanto nomadi, trascorrere lunghi mesi in piccoli paesi ci fa sentire parte di una comunità, ci permette di avere vicini di casa, di avere un bar e un alimentari di fiducia e di costruire relazioni solide.

Però sì, a tutti gli effetti siamo nomadi e lo scorso anno, durante i nostri 8 mesi in Patagonia, lo siamo stati ancora di più, motivo per il quale spesso mi sono ritrovata con il PC sulle gambe in posti non propri adatti al lavoro… ma andiamo con ordine.

1. L’ufficio accampato

Quando non c’è alternativa, ogni superficie piana diventa una scrivania. E sì, purtroppo questa spesso sono le tue gambe!

Negli ultimi anni mi è capitato di rispondere a una call dall’autobus, di consegnare un lavoro mentre ero nella sala d’attesa di un ospedale e – assai di frequente, in vero – di rispondere a mail urgenti seduta sulla cima di una montagna. Portare il PC in cammino e accenderlo per una revisione urgente, lottando contro i riflessi del sole, il caldo, la stanchezza e gli sguardi schifati degli altri camminatori che ti scrutano come una workaholic? Fatto.

Durante gli 8 mesi trascorsi in Patagonia poi, i lunghi viaggi in autobus semicama sono stati lo scenario quasi quotidiano della mia scrittura (almeno finché reggeva la batteria del PC).

Pro:

  • Nessuna scusa: si impara davvero a lavorare ovunque e a comando (On/Off) – per chi lavora con la creatività è forse la cosa più difficile.

  • Puoi vivere storie da raccontare e aneddoti buffi (anche se si ride soprattutto a posteriori, ti avviso).

  • Ti alleni alla resilienza perché lasciarsi prendere dallo spleen è un attimo.

Contro:

  • Comfort pari a zero (spalle doloranti dopo la prima mezz’ora, rumore che impedisce la concentrazione, zero prese elettriche).

  • Connessione spesso instabile o inesistente (nel mio caso sembrerebbe il meno, visto che di lavoro scrivo, ma ormai quasi tutto il lavoro con i clienti si è spostato sul Drive e in più ho sempre bisogno di connessione internet per le ricerche).

  • Rischio di poca produttività e poca concentrazione. Difficilmente ho spedito lavori impostati in queste condizioni. E ho fatto bene.

2. Il coworking

Per chi non vuole rinunciare a un ambiente professionale, i coworking sono la risposta. Sono spazi condivisi, spesso in location curatissime, dove puoi affittare una postazione o una sala riunioni e trovarti circondato da altre persone che vivono la stessa condizione lavorativa. In alcuni organizzano anche eventi di networking, ci sono aree relax e a volte persino cucine e terrazze panoramiche.

Sinceramente? Mai piaciuti. Mi spiace dirlo, ma non sono tipa da coworking, così come all’università non ero tipa da aula studio.

Gli unici che veramente ho amato si trovano all’interno delle banche Santander in Cile e Argentina: gratis, con accesso a internet veloce, caffetteria, prese, sedie comodissime e tavoloni in legno. Ma sarà anche che in casa non avevo connessione… chissà!

Pro:

  • Connessione veloce e garantita.

  • Per molti è un ambiente stimolante, nel quale far nascere contatti e collaborazioni.

Contro:

  • Li trovo cari, soprattutto nelle grandi città. Se penso poi che siamo in due, la spesa mi sembra eccessiva.

  • Spesso devi prenotare con anticipo.

  • Perdita di quell’intimità che io amo nel lavoro da remoto.

E le caffetterie? Usate anche quelle! Ma sinceramente mai per più di un’ora.
A meno che non siano ambienti pensati appositamente, mi sono sempre sentita un po’ a disagio e un po’ intrusa.
In qualsiasi caso la regola migliore, quando ti siedi è CHIEDERE se puoi lavorare un po’ con il PC, non a tutti fa piacere (e mi è capitato di vedere proprio il divieto in alcuni locali).

3. I Day-Use hotel

Ultima novità scoperta da qualche mese: i Day-Use hotel!

Grazie ad un’amica (nomade digitale anche lei) che me li ha segnalati, ho trovato sempre più hotel che offrono camere a uso giornaliero, prenotabili per poche ore a prezzi ridotti.

Davide ed io ne abbiamo prenotato uno a Roma in zona Repubblica tramite dayuse-hotels.it. Meno di 50€ al giorno ci hanno permesso di lasciare giù i bagagli, farci la doccia, lavorare durante la giornata e presentarci nel pomeriggio all’inaugurazione di una mostra! Davvero super!

Pro:

  • Massimo comfort, come essere a casa.

  • Wi-Fi stabile, prese elettriche, silenzio e concentrazione.

  • Possibilità di lavorare in maniera flessibile concedendoti anche qualche pausa e utilizzarlo anche come deposito bagagli per la giornata.

  • Sicuramente economico se si è in due persone (come nel nostro caso).

Contro:

  • Non favorisce il networking, è una soluzione più “solitaria”.