Chiamare un monte “seconda scelta” non è educato, ma in una precedente escursione il Monte San Franco era stato proprio questo – all’ultimo avevamo scelto il vicino Monte Ienca. Questa volta, complici alcuni intraprendenti amici, cambiamo versante – ci troviamo nel teramano – e affrontiamo la salita invernale al Monte San Franco, partendo dalla Valle dell’Acqua Santa.

⚠️ Pur essendo una escursione non troppo difficile (eccetto che per un punto critico), ma si svolge comunque in ambiente innevato pertanto è richiesta la verifica delle condizioni nivo-meteorologiche e l’attrezzatura adatta comprensiva di ATRVA, pala e sonda.

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Avvertenza

L’escursione in sé non è difficile, eccettuato un passaggio “decisionale” che si trova piuttosto presto lungo l’itinerario – prima della effettiva salita. Leggi la relazione con attenzione!

Da dove parte la ciaspolata al Monte San Franco

Arriviamo al punto di partenza dell’escursione dal teramano – per la precisione dal Montorio al Vomano – percorrendo percorrendo la curvilinea e bellissima Strada Statale 80 del Gran Sasso, e lasciando l’auto lungo la strada in località Valle dell’Acqua Santa. Uno slargo può ospitare diversi veicoli.

Nota. Più volta i locali ci hanno raccontato di come questo parcheggio sia alle volte soggetto al saccheggio da parte di ignoti – vetri rotti, piccoli furti nelle auto. Lascio questa informazione per sicurezza.

Nota numero 2: dal Monte San Franco si sale spesso dal versante orientale, salendo dalla Strada del Vasto fino al Passo del Belvedere. La prima parte dell’escursione, in quel caso, è la stessa della salita al Monte Ienca.

Da Valle dell’Acqua Santa al Monte San Franco

Rispetto a dove abbiamo parcheggiato (1290 mslm), attraversiamo e inforchiamo la strada (sentiero 123) che sale morbida verso il versante occidentale del San Franco. In breve raggiungiamo un bivio (1347 mlsm): noi prendiamo sulla sinistra i sentieri 111/112, risalendo il tornante.  Di tornanti ne facciamo altri due, dopodiché inizia l’avventura.

Ci siamo nel frattempo uniti ad un gruppo di ciaspolatori guidati da una valente guida. Una più facile alternativa viene subito scartata: proseguire sulla forestale ci farebbe svoltare il fianco del monte, portandoci in una zona soggetta a valanghe.

Meglio quindi abbandonare la strada e salire “dritto per dritto” in direzione est, nonostante la pendenza paia piuttosto accentuata. La neve morbida e il manto spesso non aiutano – la vegetazione riesce pure a complicare la cosa! In ogni caso, la comitiva ora allargata e unita inizia la faticosa risalita dei 100 metri di dislivello incriminati, decidendo piano verso che alberi o che rocce dirigerci, facendo stretti tornantini. Una cosa posso prometterla: una volta superato questo passaggio, il resto sarà decisamente più semplice. Lungo: ma semplice.

Ci troviamo ora a quota 1520 mslm, di nuovo in corrispondenza della traccia estiva del sentiero 111, e possiamo iniziare a camminare diretti verso la cima, seguendo la sommità dell’ampissima dorsale del San Franco. Come sempre salendo queste cime, spesso e volentieri ci voltiamo: boschi innevati, valli, rilievi, in fondo un mare di nuvole, altre catene montuose in lontananza. Essere qui è un privilegio enorme, il sole è caldo e il cielo di un azzurro perfetto.

Salendo di quota, la visuale si arricchisce di un nuovo, fantastico elemento: il Lago di Campotosto è uno specchio di zaffiro (non è un’immagine poetica: lo è davvero) che spicca adagiato tra le colline bianche. Eccezionale!

Per il resto, camminiamo. Ci teniamo lontani dall’unico affioramento di una sequenza di “pinne” di roccia aguzza, percorriamo un paio di ampie e basse conche, riprendiamo la dorsale ed eccoci: sulla vetta del Monte San Franco (2132 mslm).

Il Monte San Franco

Ad aspettarci c’è la croce di vetta riccamente decorata dalla calabrosa elaborata da venti che qui devono spirare implacabili… ma oggi no. Abbiamo tutto il tempo di mangiare un paninetto, di guardare il San Franco che si allunga verso la Cresta di Rotigliano, il Gran Sasso a chiudere verso est la vista, il cielo accecante, il panorama.

Il Monte San Franco prende nome da Franco da Assergi, veneratissimo santo locale. Tra i suoi miracoli l’ammansimento dei lupi, montoni risuscitati e il far scaturire fonti d’acqua (come quella, omonima, che si trova tra San Franco e lo Ienca, salendo verso il Passo del Belvedere). Durante la nostra permanenza in Abruzzo mi è stato raccontato che il santo è salito alla vetta del monte con gradualità, “scappando” di volta in volta dai devoti più importuni che riuscivano a scoprire i suoi luoghi di romitaggio sempre più inaccessibili. Ad un certo punto si ritirò in una cavità sotto ad una roccia – che allargò da solo affinché potesse accogliere giusto il suo corpo – ma venne sgamato anche qui.

Si ritorna dalla via di salita – questa volta il “punto critico” è un facile ed esilarante scivolare giù per il pendio, dentro fino alle anche nella neve morbida, ridendo e accelerando perché c’è un bar che ci aspetta, e si dice che la pizza lì sia ottima. Ma prima, una storia.

Ciaspolata al Monte San Franco da Valle dell’Acqua Santa: dati tecnici in breve e traccia GPX

⛰️ Dove siamo Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga; sul versante meridionale del Gran Sasso
📍 Partenza da Lungo la Strada Statale 80 del Gran Sasso, località Acqua Santa (1290 mslm)
🏅 Arrivo Monte San Franco (2132 mslm)
📐 Dislivello 830 m
📏 Lunghezza 7,8 km
⏱️ Tempo 5 ore 30 m
😅 Difficoltà Difficile *ovviamente bisogna fare attenzione allo stato dell’innevamento
💧 Acqua /
🗺️ Cartografia Carta 1:25.000 Gran Sasso d’Italia, Iter Edizioni. Foglio Nord.
🛰️ Traccia GPS Sì: puoi scaricarla qui