Pare una specie di vulcano, questo spuntone della Laga che si fa notare dalla linea di cresta che unisce il Monte Gorzano, Cima Lepri e il Pizzo di Sevo. Certo, un vulcano non è: però fa proprio voglia salirci, lungo quei versanti regolari, uniformemente imbiancati così come li vediamo la prima volta. In questa relazione ti raccontiamo la lunga escursione invernale al Pizzo di Moscio, tra Abruzzo e Lazio.
⚠️ Si tratta di una escursione invernale in ambiente naturale e senza appoggi. Ogni cosa dipende dalle condizioni del manto nevoso e dal meteo. Ricorda di intraprendere questa escursione informato, attrezzato – possono essere necessarie sia le ciaspole che ramponi+picca, e ovviamente ARTVA, pala e sonda – e preparato.
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Buona gita!
Da dove parte l’escursione: dal Ceppo
L’escursione inizia dal Ceppo (1334 mslm), uno dei punti chiave della Laga, dal quale partono diverse escursioni (tipo Lago dell’Orso e Cascata della Morricana). Cominciare a camminare da qui – dal piazzale sulla SP 48 – significa allungare di molto l’avvicinamento. Un primo step che puoi fare per ridurre un po’ le distanze è salire verso il camping Il Ceppo, e parcheggiare qui.
I local affrontano parte della salita lungo la forestale in auto, e parcheggiano dove la combinazione di fondo dissestato e neve al suolo rendono impossibile continuare. Neanche a dirlo, ti sconsigliamo questa opzione.
Dal Ceppo a Jacci di Verre
Quindi? Ce la mettiamo via, e iniziamo a camminare, sapendo che sarà lunga. Inforchiamo quindi la forestale che riporta i segnavia SI (Sentiero Italia), superiamo il camping e ci si prospetta un trivio: noi proseguiamo dritti, brevemente, per un secondo snodo:
- proseguendo dritti, saliamo in quota seguendo un bel sentiero nel bosco, abbastanza lineare, con alcune decise rampe;
- prendendo la forestale a sinistra, si sale ugualmente in quota ma più morbidamente; il percorso è quasi rettilineo, tolti i due ampi tornanti finali.
Quale via scegliere dipende dall’innevamento – o meglio, dal “ghiacciamento” del suolo, che può rendere il sentiero scivoloso e fastidioso. In ogni caso, il primo sentiero si ricollega alla forestale al tornante di quota 1720 mslm. Ci vediamo in ogni caso lì, quindi.
Dove il bosco termina, il panorama si apre: un ultimo tornante della forestale, a quota 1750 mslm, ci porta ad un poco evidente (con la neve) bivio – proseguiamo dritti, fuori dal bosco, su quello che è il sentiero 334 che, in direzione nord, punta verso un’ampia sella a quota 1800 mslm, all’incirca in località Jacci di Verre.
Dalla sella seguiamo con l’occhio la morbida dorsale che si allunga di fronte a noi, sulla sinistra… e la seguiamo lungamente fino a vederla congiungersi al “vulcano” del Pizzo di Moscio.


Da Jacci di Verre al Pizzo di Moscio
Piccola curiosità, poi ripartiamo. Lungo il nostro sentiero, superati gli Jacci di Verre, si trova un edificio fronteggiato da una recinzione. Si tratta di una coltivazione di genziana della Scuppoz, azienda teramana che produce interessanti liquori.
Fine curiosità: dalla sella, tocca quindi affrontare la dorsale, il cui è nome è Storta e fa da spartiacque tra il fosso della Cavata e quello della Morricana, salendola e percorrendola – in realtà piuttosto facilmente, se l’innevamento non è “sprofondoso”, stando sulla cresta. La pendenza non è esasperata, il progredire in quota regolare.
Per tutto il lungo tempo della camminata di Moscio se ne sta lì, a farci da guida. Non deviamo praticamente mai dalla dorsale sulla quale ci troviamo, piegando verso sud ovest per seguirne la forma quando abbiamo raggiunto i 2000 mslm.
Gradualmente questa curva finisce per puntare quasi verso sud, mentre il panorama già si allarga a vista d’occhio, liberandoci delle valli boscose sotto di noi e aprendosi sulla catena della quale fa parte Pizzo di Moscio (Gorzano e Lepri evidentissimi ed invogliantissimi), sul Vettore e sui Monti Gemelli, sulla maestosa catena del Gran Sasso. A tratti la dorsale ci offre degli ampi slarghi, quasi piatti, dai quali valutare la progressione.

Il Pizzo di Moscio
Arriviamo così all’incirca alla base (2155 mslm) di quello che ho continuato a chiamare tra di noi “il vulcano” – gli ultimi 250 metri di dislivello. La via più semplice è anche la più diretta: si passa (almeno noi l’abbiamo fatto) ai ramponi e alla picca e si sale puntando direttamente la vetta, dove ci aspetta semisepolta dalla neve la croce di metallo (2411 mslm).
Solo gli ultimi metri sono stati un po’ più ardimentosi – la pendenza si è fatta accentuata alla fine – ma salendo sulle tracce di chi ci ha preceduto, facendo leggeri zigzag, tutto va liscio. Solo leggendo le relazioni estive scopro che di fianco alla croce c’è la cassettina per il libro delle firme e una madonnina “sotto vetro”, che pure in inverno finisce sotto la neve.

Si ritorna per la via della salita, e finalmente posso fare le mie battute sulla toponomastica di questi luoghi, tra Il Ceppo e il Pizzo di Moscio in un terzo tempo degno di questo nome insieme agli amici della Compagnia del Ravanello!

Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Salita invernale al Pizzo di Moscio: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | Sui Monti della Laga |
| 📍 Partenza da | Il Ceppo (1334 mslm) |
| 🏅 Arrivo | Pizzo di Moscio (2411 mslm) |
| 📐 Dislivello | 1150 m |
| 📏 Lunghezza | 17,6 km |
| ⏱️ Tempo | 6 ore e mezza |
| 😅 Difficoltà | Difficile |
| 💧 Acqua | / |
| 🗺️ Cartografia | / |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì: puoi scaricarla qui (ignora l’inizio della discesa: segui la via di salita) |




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