Oggi ti portiamo lungo una delle più classiche gite delle Prealpi Bellunesi: l’escursione sul Sentiero delle Creste del Nevegal, lungo la panoramica dorsale che chiude a sud la Valbelluna. Belvederi, lo splendido Rifugio Bristot facilmente raggiungibile, oltre ad altri punti ristoro, e l’arrivo al Col Visentin per un panorama ancora più ampio (meteo permettendo): il tutto in una escursione senza strappi, piacevole da fare, e con possibilità di prolungare.
Unico problema (e parliamo per esperienza): fa in modo di trovare una giornata soleggiata, perché è il panorama ad essere il vero valore aggiunto di questa gita!
Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 4 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Dalla partenza al Rifugio Bristot
Lasciamo l’auto al parcheggio del Ristorante La Casera (1395 mslm), sopra l’altopiano del Nevegal e all’imbocco del sentiero 13 delle Creste. Il parcheggio è molto grande, ma non c’è volta che non sia piuttosto pieno: dimostrazione che questa escursione è decisamente frequentata (e amata); tuttavia, anche grazie alle piccole varianti, si riesce a camminare in totale quiete.
Mentre inizi a camminare, ecco un piccolo aneddoto. Pare che il nome Nevegàl (mi raccomando l’accento), stando a fonti popolari, sia dovuto alla sua posizione nei confronti della città di Belluno: la cresta mostra il suo versante innevato – neve – alla città, mentre il sole spunta all’alba dal suo profilo, dando inizio alla giornata – come il gàl.
La parte più difficile, se così si può dire, dell’escursione si affronta subito: una rampa, sotto forma di strada lastricata, sale subito piuttosto era. C’è però un rimedio a questa pendenza: in corrispondenza alla prima curva, una breve deviazione si stacca sulla sinistra e in brevissimo ci porta su un magnifico punto panoramico (1420 mslm).
Da qui, il panorama su Alpago e Lago di Santa Croce è davvero bello; da notare che da qui in avanti, nelle giornate più limpide, guardando verso est si scorge la Laguna di Venezia (noi non abbiamo avuto questo onore).
Da qui evitiamo di tornare verso la carrareccia , seguendo sullo stretto (ma sicuro) sentiero che si inoltra tra le gobbe e i prati che salgono alle creste (indicazione). Il sentiero si fa super piacevole, aereo (ma mai vertiginoso), facile da camminare. Raggiungiamo la conca nella quale sorge una malga, con il prato all’interno della staccionata ingombro di tarassaco.
In corrispondenza della malga il sentiero piega sulla sinistra e ci ri-deposita sulla carrareccia all’altezza di Casera Faverghera (1547 mslm), nella quale non entriamo pur restando affascinati dal cartello che promette PANINI GOLOSI. Qui l’ambiente si apre su una bella conca prativa con pozze d’alpeggio e casere che, su alcune carte topografiche, vengono segnate come Casere di Cicio Bel (!).

A questo punto, non ci resta che seguire la carrareccia che, senza deviare, segue la base occidentale del Monte Faverghera; passiamo rasente all’imponente ex Rifugio Brigata Alpina Cadore (1617 mslm) e iniziamo dopo breve a scorgere il tetto del Rifugio Angelo Bristot (1612 mslm)
Il Rifugio Bristot
Un viaggio nel tempo: il Rifugio Angelo Bristot conserva non solo la struttura e l’estetica, ma anche il fascino degli anni nei quali è stato costruito – il 1950, per la precisione. All’interno, parte dell’arredamento è quello originale disegnato dal designer Mario De Donà alias Eronda.

Del De Donà non sapevo niente. Poi ho letto diverse cose interessanti, non ultima la “vicenda” per la quale Bruno Munari, uno dei più grandi designer italiani, lo voleva a Milano. Ma De Donà non si fa affascinare dalla grande metropoli, dalla vita cosmopolita e caotica. E dichiara: “Io sono un pazzo che abita in mezzo ai monti, e mi faccio tutto, come un buon artigiano antico“, e anche “Che ci fa a Belluno un grafico? Io sto in provincia in un posto salubre e tranquillo”. Vuoi dargli torto?
Il Rifugio è invece intitolato al Sottotenente Angelo Bristot, medaglia d’argento al valore militare durante le campagne d’Africa.
Dal rifugio, il panorama spazia sulle Vette Feltrine e sulla sottostante Valbelluna ma scusami, ora noi pranziamo. E il pranzo è tipico, gustosissimo, e con porzioni abbondantissime. Il che giustifica poi il mio consiglio di proseguire sulle creste, e salire al (da qui) vicino Col Visentin.
Dal Rifugio Bristot al Col Visentìn
Ci lasciamo allora il Rifugio Bristot alle spalle, e proseguiamo sulla carrareccia fino a dove un sentiero si stacca sulla sinistra (segnavia di legno TV1). Siamo di nuovo sulle creste, saliamo tra l’erba fino al Col Toront (1673 mslm), dove un rudere di pietra, ingombro di rosari, segnala la cima.
Proseguiamo, scendiamo brevemente e risaliamo infine, per un ultimo sentiero leggermente più pendente, alla cima del Col Visentin (1763 mslm), elevazione più alta di questo lungo sistema di creste.
Sul Visentin lo sguardo è di nuovo libero di girare per i 360° dell’intorno, se non fosse per un’amara sorpresa.
Un primo assaggio l’avevamo avuto: sulla cima i tralicci spiccano piuttosto bene – li vedi dal fondovalle, in realtà; e camminando, lungo certi versanti è un tripudio di piloni di impianti di risalita (parte del comprensorio sciistico dell’Alpe del Nevegàl), di casette più o meno abbandonate. Ma sul Col Visentin le antenne e i ripetitori hanno proporzioni bibliche, mastodontiche. Nel mezzo di un dedalo di impianti dipinti di bianchi, di batterie, di recinzioni, di scalette, di parabole, sorge il Rifugio Col Visentin o Rifugio 5à Artiglieria Alpina, un edificio anch’esso goffo, di pietra, dai dintorni un po’ incasinati.
Ecco perché secondo me l’escursione va goduta prima di arrivare sulla cima e, avendo tempo e modo, proseguendo sulle creste più basse che continuano verso sud ovest.
Bisogna mettersi un po’ di impegno per non guardare (troppo) le antenne e concentrarsi sul panorama… che purtroppo a noi regala zero visibilità oggi! CI dicono che, nelle giornate buone, da qui lo sguardo può spaziare fino alla Laguna di Venezia!
A questo punto, ci sono due possibilità:
- tornare all’auto per la via dell’andata (dopo un primo pezzo su sentiero, si può intercettare la carrareccia che sta più ampia sotto le creste, e permette una camminata in quota davvero piacevole fino al Rifugio Bristot.
- proseguire sulle creste, verso Forcella Zoppèi, Monte Pezza… e oltre. Ma questa, come si suol dire, è un’altra gita, e un’altra storia!
In ogni caso, tornando indietro, non perderti questa curiosità. Una volta superato il ristoro di Malga Faverghera e proseguendo sulla carrareccia, troverai una deviazione sulla sinistra (1540 mslm): un breve sentiero in salita conduce ad all’eccezionale Balcone Panoramico Dolomiti Unesco, con geolabio per riconoscere le cime delle Vette Feltrine e delle Dolomiti Bellunesi.
Ultima nota. A due passi dal punto panoramico si trova il Giardino Botanico delle Alpi Orientali. Aperto in genere da metà giugno a metà settembre, permette di fare tre escursioni ad anello a tema botanico, carsico e panoramico, alla scoperta delle fioriture e della vegetazione autoctona. Il Giardino Botanico è curato dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno, ed è attivo dal 1957.
PS Sappi che il giardino non è visitabile con cani di nessuna taglia.

Escursione al Rifugio Bristot e Col Visentin: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | Sul Nevegàl, Prealpi Bellunesi |
| 📍 Partenza | Parcheggio de La Casera (1395 mslm) |
| 🏅 Punti d’interesse | Rifugio Bristot (1612 mslm), Con Visentin (1763 mslm) |
| 📐 Dislivello | 400 m complessivi |
| 📏 Lunghezza | 11,3 km fino al Col Visentin |
| ⏱️ Tempo | 3 ore andata e ritorno (senza pause) |
| 😅 Difficoltà | Facile |
| 💧 Acqua | / |
| 🗺️ Cartografia | Carta 1:25.000 Tabacco n. 24 – Prealpi e Dolomiti Bellunesi |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì |









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