Qui ti raccontiamo uno splendido itinerario in quota – si toccano i 3.000 – attraverso i paesaggi del Parco Nazionale dello Stelvio alla scoperta delle tracce della Grande Guerra. Trincee, osservatori, postazioni aggrappate a creste aguzze, visuali sui ghiacciai, e poi lui: il Filon del Mot, cittadella di pietra che qualcuno chiama la Machu Picchu italiana. Inforca gli scarponi, ci vediamo al Passo dello Stelvio!

Gli Stelvio Historical Trek
Si tratta di 16 itinerari all’interno del Parco Naturale dello Stelvio che affiancano alle meraviglie ambientali di queste montagne la storia della Grande Guerra.
Su queste creste, infatti, si combatté un capitolo intenso della cosiddetta Guerra Bianca. Un capitolo estremo: se nei settori orientali delle Alpi le quote medie alle quali si svolse il conflitto sono di 2.000 metri, qui raggiungevano i 3.000. Ghiaccio, neve e la conformazione delle montagne hanno mietuto più vittime, qui, che non le armi.
Gli itinerari catalogati come Stelvio Historical Trek ti portano alla scoperta delle linee del fronte, delle retrovie, dei campi trincerati, del filo spinato e dei baraccamenti. Un museo a cielo aperto e un invito a ricordare perfettamente integrato in ambienti dalla bellezza commovente.
Alcuni Historical Trek sono inoltre già inseriti nell’app Valtellina Outdoor, con cartografia, foto e descrizione, ma soprattutto con file audio (non uso la parola audioguida, che “fa noioso”) che partono quando ti avvicini a un punto di interesse: la voce di Giuseppe Cederna – attore che recitò in Mediterraneo – ti spiegherà quello che stai vedendo. Si tratta di una esperienza davvero immersiva, con la voce che dice “da qui vedevamo perfettamente il ghiacciaio del Cristallo”… e tu che alzi lo sguardo, e il ghiacciaio è lì.

Dal Passo dello Stelvio al Monte Scorluzzino e al Monte Scorluzzo
Raggiungiamo il Passo dello Stelvio – noi l’abbiamo fatto dal versante valtellinese; saliamo sulla destra, lasciamo l’auto in uno dei grandi parcheggi, e saliamo in direzione della stazione a valle della funivia. L’escursione vera e propria inizia qui (2770 mslm).
Prendiamo la carrareccia in leggera salita che porta al Passo delle Platigliole (2905 mslm). mentre saliamo, con il Passo dello Stelvio che si allontana sotto di noi, vediamo sulla sinistra alcune “finestre” scavate nella roccia: sono postazioni di tiratori austriaci. Sopra di noi abbiamo la mole dello Scorluzzo, grigia, cupa.
Al passo, prendiamo il sentiero 506 in direzione del Monte Scorluzzo. Saliamo ora lo stretto sentiero tra le rocce, lungo trincee, fino a raggiungere una selletta: sulla destra saliamo in un attimo allo Scorluzzino (2970 mslm circa, croce di vetta); torniamo sui nostri passi e affrontiamo la facile salita fino al Monte Scorluzzo (3094 mslm); altra croce di vetta, ma soprattutto uno splendido panorama, dovuto soprattutto all’isolamento della cima – anche per questo si trattava di una vetta ambita da entrambi gli eserciti.
A inizio guerra, lo Scorluzzo era italiano. Tempo di due settimane, ed era passato sotto al controllo austriaco. Giusto sotto la vetta, alcune assi chiudono l’accesso a un rifugio austriaco che per un secolo è rimasto coperto dal ghiaccio. Liberato dal disgelo, ha offerto agli studiosi una quantità di materiali perfettamente conservati.
Dal Monte Scorluzzo al Filon del Mot
C’è adesso il punto critico dell’escursione: il sentiero 13 prosegue – segni bianco rossi – giù per la cresta sud del Monte Scorluzzo. Serve fare attenzione, c’è qualche passaggio esposto (ma anche alcuni brevi tratti attrezzati) e il fondo del sentiero è leggermente sdrucciolevole.
La fatica dura però poco; la cresta si fa più semplice, si regolarizza, lasciandoci il tempo di ammirare gli ambienti che si svolgono intorno a noi. Sotto, c’è una ghiera di ghiaioni che scendono uniformi verso i laghetti del Piano di Scorluzzo, con i ruscelli che meandrano tra l’erba; verso sud, i ghiacciai del Cristallo si stagliano contro la roccia cupa. Spettacolare.
La cresta, che già si chiama Filon del Mot, digrada fino a un curioso “osservatorio circolare” piantano nel mezzo della cresta stessa; proseguiamo. sempre tenendoci sulla sinistra – verso lo strapiombo che dà sulla Valle dei Vitelli – arriviamo ad un “arco” di pietra, lo attraversiamo, e siamo alla cittadella del Filon del Mot (2750 mslm).
Il villaggio del Filon del Mot è quel che rimane di una cittadella costruita dai soldati italiani, protetta rispetto alla linea del fronte, e proiettata verso la Valle dei Vitelli, la cui vista sotto di noi conferisce un tono se possibile ancora più drammatico. Il villaggio è costituito da diversi ruderi di edifici quadrati e rettangolari, disposti su più livelli e collegati da sentierini e camminamenti; venne costruito quando l’Italia perse il Monte Scorluzzo, e dovette assestarsi su quote più basse.
Quando ci siamo stati, la nebbia che saliva e scendeva dalla valle sottostante ha reso più palpabile ancora l’atmosfera.
Dal Filon del Mot a valle
Torniamo all’imbocco della cittadella, e scendiamo – il sentiero è evidente e bellissimo – verso il Piano di Scorluzzo. Arriviamo al più grande dei laghetti che vedevamo dall’alto (2605 mslm), e seguiamo le paline bianco rosse sulla sinistra. Siamo ora ad aggirare le Rese di Scorluzzo – altra cresta che potevamo ammirare dal Piano – fino a raggiungere il tornante di una strada militare in ottimo stato di conservazione.

A questo punto, saliamo lungo la strada militare. Raggiungiamo così l’area quasi pianeggiante delle Rese Basse di Scorluzzo (2620 mslm). Il nome si riferisce alle postazioni, alle trincee e alla cannoniera del quale possiamo esplorare le tracce (nella cannoniera si accede passando per un grande arco di cemento; all’interno i cunicoli portano alle 4 aperture per le bocche da fuoco – attenzione al fondo bagnato, la frontale è decisamente utile). Sulla sinistra, sopra un dosso erboso, vediamo un’opera di arte contemporanea – un cubo sormontato da una alta spirale: è la Madonna della Neve, Regina della Pace.
Serve ora tornare al Passo dello Stelvio. Oltre le rese Basse si incontra il Laghetto Alto (2600 mslm). Proseguendo sul sentiero, si raggiunge la Strada del Passo dello Stelvio. per tornare al passo, ne percorriamo 3 brevi tornanti; ci immettiamo poi sulla Vecchia Strada del Passo – decisamente più tranquilla – e sbuchiamo infine sul passo.
Anello del Filon del Mot: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | Nel Parco Naturale dello Stelvio, provincia di Sondrio |
| 📍 Partenza | Parcheggi del Passo dello Stelvio, (2760 mslm) |
| 🏅 Punti d’arrivo | Monte Scorluzzo (3094 mslm), Filon del Mot (2750 mslm) |
| 📐 Dislivello | 565 m |
| 📏 Lunghezza | 10,2 km |
| ⏱️ Tempo | 4 ore |
| 😅 Difficoltà | Media, ma con la discesa dallo Scorluzzo che richiede attenzione |
| 💧 Acqua | No |
| 🗺️ Cartografia | Carta 1:25.000 Tabacco n. 08 – Ortles, Cevedale |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì: scaricala qui |
Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
Se ti va puoi seguirci su Instagram oppure iscriverti alla newsletter. Buone gite!









Scrivi un commento