La ciaspolata al Monte Piana è un mix perfetto di neve, storia e panorama. Immerso in un ambiente unico, al cospetto di alcune delle più belle cime delle Dolomiti e caratterizzato da una storia quanto mai travagliata, il Monte Piana offre una gita davvero imperdibile.

Silvia Monte Piana

Da Misurina al Rifugio Bosi al Monte Piana

Lasciamo l’auto nei pressi dell’ampio parcheggio di Misurina all’altezza del Ristorante La Genzianella (davanti al Ristorante la Baita) a 1757 mslm.

Da qui iniziamo la ciaspolata lungo la strada forestale che inizia proprio accanto alla Genzianella.

Per effettuare la ciaspolata al Monte Piana è possibile salire anche dal Lago di Antorno e imboccare, poco dopo il lago, il sentiero 122. Il lato positivo è che, per un buon pezzo, non troverai motoslitte. Il lato negativo è però che, per parcheggiare qui, devi partire veramente molto presto: il parcheggio è piccolissimo e si riempie in fretta, dato che da qui tutti salgono al Rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo.

Il sentiero è battuto ma, a causa delle recenti nevicate, indossiamo comunque le ciaspole per non affondare e camminare senza pensieri. La ciaspolata al Rifugio Bosi è in effetti una di quelle “camminate svuota testa”, dove puoi veramente goderti il panorama senza troppi pensieri e senza troppa fatica, lasciando correre gambe e testa dove vogliono.

Questo almeno durante la settimana… perché, a quanto ci dicono, nel weekend la salita al Monte Piana è presa d’assalto dalle motoslitte che portano fino al rifugio i turisti che poi scendono a tutta velocità con lo slittino.

strada militare del Monte Piana

Noi invece siamo immersi nel silenzio, ed è impossibile trattenere lo sguardo che rincorre tanta bellezza. Mano a mano che ci alziamo lungo la comoda strada militare che costeggia il monte, appaiono alcune tra le più strepitose cime dolomitiche: le Tre Cime di Lavaredo, i Cadini di Misurina e le Marmarole in primo piano.

La vecchia strada militare, morbida e senza strattoni, è davvero piacevole da percorrere. Circa a quota 1900 mslm, un cartello plastificato – Pedoni, al quale uno zelante escursionista munito di pennarello ha aggiunto uno Zu Fuss per i germanofoni – indica di seguire la traccia sulla sinistra. Seguendo l’indicazione è possibile fare un bel pezzo di ciaspolata senza interferire con eventuali motoslitte e slittini.

A 2050 mslm le due tracce si ricongiungono, e continuiamo la salita verso il Rifugio Bosi che appare dopo una mezz’ora, appollaiato sul suo spiazzo all’estremità meridionale del monte Piana.

Monte Piana

 

Il Rifugio Bosi al Monte Piana

Il Rifugio Bosi al Monte Piana (2205 mslm) è davvero in una posizione invidiabile. Subito alle sue spalle è posizionata una deliziosa cappella a ricordo dei caduti del Monte Piana.

Il rifugio stesso infatti fu costruito su un complesso di baracche che durante la Grande Guerra costituivano il comando italiano in questa zona, ed è dedicato al maggiore del 55º Fanteria che nel 1915 perse la vita durante uno degli infiniti scontri avvenuti su queste cime.

Essendo infrasettimanale il rifugio è chiuso, ma i gestori hanno lasciato fuori alcune sedie per chi volesse sedersi. Sono gesti semplici, ma che fanno davvero la differenza in montagna. Ci rivediamo alla discesa, sedie: noi, voi, i nostri panini.

Il panorama già da qui è strepitoso, la vista sulle Tre Cime e sui Cadini di Misurina da sola vale tutta la salita.

Rifugio Bosi

Monte Piana o Monte Piano?

La risposta è… entrambi. Sulla carte e sui cartelli trovi entrambe le diciture. Questo perché la sommità del monte è una specie di altopiano con due piccole cime: il Piana a sud, il Piano a nord. Nel mezzo, una modesta depressione: la Forcella dei Castrati.

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

 

Dal Rifugio Bosi alla Piramide Carducci

La nostra ciaspolata al Monte Piana continua dopo il rifugio, seguendo alcune tracce che salgono dal Rifugio Bosi sulla sinistra, lungo il sentiero storico 122.

Il Monte Piana è in effetti quasi completamente piano (nomen omen, no?). Tanto che, appena superato il Rifugio Bosi, ci troviamo a camminare su un morbido panettone innevato. Niente in comune con le svettanti cime dolomitiche che lo circondano: struttura tozza e cima piatta, il Monte Piana si distingue però per il suo strepitoso panorama a 360°.

Non stupisce allora come già Giosuè Carducci, nel 1892, scrisse l’Ode al Cadore, parlando proprio della bellezza di questi luoghi e delle gesta di Calvi. Per questo motivo quasi sulla cima del Monte Piana sorge la bellissima Capanna Carducci (chiusa) e la Piramide Carducci (2323 mslm), il basamento ancora nascosto dalla neve.

Se vuoi leggere l’Ode al Cadore di Carducci ho scovato questa singolare e lodevole traduzione in dialetto cadorino.

Capanna Carducci

La cima del Monte Piana è percorsa in ogni direzione da trincee, camminamenti e gallerie risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Dato l’innevamento, i segni della guerra non sono visibili: è un ottimo motivo per tornarci al disgelo.

Fai molta attenzione, se cammini qui nelle stagioni in cui la neve si sta sciogliendo, perché il rischio di cadere in una trincea non è così remoto. Ogni anno infatti l’Associazione amici del Monte Piana (tra cui ci sono anche alcuni nostri compari di gita) si impegna per ripristinare e mantenere tutti i camminamenti che durante l’inverno vengono danneggiati da neve e intemperie.

Poco lontano dalla Piramide Carducci una croce metallica segna la cima del Monte Piana, a quota 2325 mslm. La vista panoramica sulle Dolomiti qui è completa : il Cristallo, la Croda Rossa, il Picco di Valandro, i Tre Scarperi, le Tre Cime di Lavaredo, i Cadini ed il Sorapiss… serve aggiungere altro?

Croce del Monte Piana

Silvia nella ciaspolata sul Monte Piana con vista Tre Cime Lavaredo

La storia del Monte Piana

Se ci fai passare un confine, sai che prima o poi, in quel posto, qualcosa “andrà in aceto”. Sul Monte Piana passava il confine tra Repubblica di Venezia e Impero Austro-Ungarico, poi tra lo stesso Impero e l’Italia. Non solo: del confine, questo era il punto più settentrionale, cosa che non poteva non dare un dispiacere agli asburgici. Nella fase preparatoria della Prima Guerra Mondiale, sulle montagne circostanti spuntano come funghi punti di avvistamento, forti, postazioni di artiglieria, baraccamenti. Le strade militari – come quella che abbiamo percorso con le ciaspole per arrivare al Bosi – raggiungono luoghi impossibili, si inerpicano, fanno giri ardimentosi.

Sul Monte Piana, dal 1915, si scatenò una cruenta guerra di posizione: agli assalti tra le trincee si sommavano le condizioni climatiche, caratterizzate da venti gelidi e temperature insostenibili. Sembra che nell’inverno del ’17, sul Piana, siano scesi 7 metri di neve.

In due anni, la guerra qui ha fatto 14000 vittime, appartenenti a entrambi gli schieramenti. Di nessuna utilità, perché sul Monte Piana non vinse nessuno.

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

 

Davide sul Monte Piana

Ciaspolata al Monte Piana: dati tecnici in breve

Dove siamo: nel comprensorio delle Dolomiti di Sesto, a pochissima distanza dal Lago di Misurina. Il Monte Piana è attraversato dal limite tra le provincie di Belluno e Bolzano, tra Veneto e Alto Adige.

Partenza: La salita inizia sul fianco sinistro del Ristorante La Genzianella (1757 mslm), ampio parcheggio di fronte.

Arrivo: Rifugio Bosi (2205 mslm) e Piramide Carducci (2323 mslm)

Dislivello: 550 mt

Lunghezza: 6 km l’andata

Tempo: 2 ore e mezza la salita fino alla Piramide Carducci

Difficoltà: facile. Fino al Rifugio Bosi non c’è nessuna difficoltà, la camminata è piacevole e sempre morbida, adatta anche con bambini. Dal Rifugio alla Piramide Carducci, se non ci sono segni evidenti di tracce, può essere un po’ più difficile l’orientamento.

Cartografia: Carta Tabacco n. 17 – Dolomiti di Auronzo e Comelico (se non ce l’hai puoi comprarla su Amazon)

Ciapolata al Monte PIana sulle Dolomiti di Sesto pin