Questo articolo ti porta a Cima Carega, la regina delle Piccole Dolomiti, sulle Prealpi tra Veneto e Trentino, facendo un giro più lungo del solito, ma morbido e vario: partendo da Giazza, dal carinissimo Rifugio Boschetto.
Abbiamo percorso questo itinerario in un fine settembre di foliage in ritardo, e il panorama era dominato da nuvole basse e dal verde intenso dei mughi. Molto silenzio, i fischi delle marmotte, gli occhi pieni della dolomia del cosiddetto Nodo Centrale, il cuore del Gruppo del Carega. Mancavamo dal Carega da una lontana gita invernale, ma camminando ci rendiamo conto che abbiamo fatto male a trascurare questa montagna!

Dove lasciare l’auto
Saliamo verso Giazza, in Lessinia. Superiamo l’abitato e ci inoltriamo nella Valle di Revolto fino a raggiungere il Rifugio Boschetto (1151 mslm).
Lasciamo l’auto nel parcheggio del rifugio stesso, facendo attenzione al cartello che chiede gentilmente di lasciar detto se si lascia l’auto per andare a fare una camminata. Ovviamente o un caffè prima, una seconda colazione, o uno spuntino o un dolce al ritorno sono d’uopo… anche perché il rifugio è carinissimo, l’aria che si respira è ottima, ci sono un sacco di cose buffe con le quali distrarsi – cartelli spiritosi e detti veneti in abbondanza – e pure alcuni dinoccolati lama che si aggirano per i prati attorno.
Eventualmente, qualche curva più giù del rifugio c’è un parcheggio abbastanza ampio, sterrato, lungo la strada.
Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Dal Rifugio Boschetto al Rifugio Scalorbi
Rispetto al Rifugio Boschetto, dobbiamo scendere (si passa anche dietro la pergola con i tavoli) e, oltre un’abitazione, troviamo l’attacco del sentiero 185 (anche E5) in direzione Orti Forestali.
Prima meraviglia: camminiamo lungo un percorso nel bosco, tra i faggi – un camminamento pianeggiante delizioso. È il Sentiero Angelo Borghetti, un tracciato sopra al Torrente Revolto dedicato a una guardia forestale che tanto ha fatto per questi luoghi. Dopo 500 metri iniziamo a salire di quota, prima con stretti tornanti, poi con più calma. Raggiungiamo gli Orti Forestali (1235 mslm) – si chiamano così perché qui sono stati fatti crescere gli alberi con i quali rimboschire la Foresta di Giazza. Ah, dimenticavo: stiamo camminando in una riserva naturale, quella di Campobrun.
Proseguiamo sul sentiero 185, superiamo località Lago Secco e iniziamo la tranquilla, piacevole salita all’Alpe di Campobrun. Man mano che il bosco si dirada, godiamo di un panorama sul versante opposto di questa piccola valle, con le ardite scogliere sulle quale è appollaiata – si vede – la strada militare che faremo al ritorno. Qualche strappetto di pendenza, qualche tratto di corda metallica (niente di che, è pensata per i ghiacci dell’inverno).
Quando finalmente siamo su prato, accolti dal fischio di tantissime marmotte, in breve arriva Malga Campobrun (1670 mslm circa), con la sua pozza d’alpeggio e lo strano edificio che credo fosse in origine una casermetta della Grande Guerra, dato che qui c’erano le retrovie dell’esercito italiano; il nostro primo punto tappa si trova alto e stagliato contro il cielo di fronte a noi.
E infatti, dopo una decina di minuti di salita siamo al Rifugio Pompeo Scalorbi (1767 mslm), sistemato su una bella sella – il Passo della Pelagatta – che vale la pena di attraversare per guardare il panorama verso est.
Una curiosità: in stagione estiva, nella piccola chiesetta prospiciente il rifugio, ogni domenica si celebra la messa.

La salita alla Cima Carega
Non tergiversiamo troppo però, che alla cima ne manca ancora un po’ – 1 ora e mezza, ad essere precisi!
Dallo Scalorbi imbocchiamo il sentiero 192 in direzione del Rifugio Fraccaroli, e lo percorriamo fino a un bivio (indicazioni per via ferrata), dove noi proseguiamo dritti. Saliamo così gradualmente a Bocchetta Mosca (2029 mslm). Teniamo la sinistra, e iniziamo la salita vera e propria alla cima, infilandoci lungo il versante nella grande conca circondata dalle complesse cime del Gruppo del Carega: guglie, rampe e blocchi che rendono affascinante la vista.

Qui la salita è più pendente (senza mai esagerare), ma impone una piccola difficoltà: dato che il versante è ben soggetto all’erosione, il sentiero ogni tanto prende varianti e deviazioni non sempre super chiare – tanto più che è possibile spesso e volentieri “tagliare” salendo i segni del ruscellamento delle acque. In ogni caso, arriviamo infine sulla sella poco sopra la quale si trova il Rifugio Fraccaroli (2230 mslm).
Quando ci siamo stati noi, il Rifugio Mario Fraccaroli era sotto la ristrutturazione dei Falegnami d’Alta Quota.

Cima Carega
Alla cima ci siamo quasi. Saliamo alla selletta alla base del rifugio e prendiamo a destra; in pochi minuti, facendo la nostra traccia sul ripido versante di roccia, siamo in vetta a Cima Carega (2259 mslm). Croce di vetta, ma soprattutto splendida vista sull’intero complesso: rifugio sotto di noi, guglie alle spalle, Cima Madonnina che si protende in avanti; oltre si intravede la pianura, verso nord il Trentino. I sentieri – soprattutto con la vegetazione ridotta dell’autunno – sono linee disegnate che lasciano immaginare gite e avventure.
A questo punto, piccola curiosità: in veneto carega è ovviamente “sedia”. Il nome deriva dalla forma della montagna, che secondo certe angolazioni richiamerebbe uno schienale; i più c’è la leggenda della “sedia del diavolo”, che si sarebbe seduto lassù a guardare la pianura.
Discesa ad anello per la strada militare
Le avventure non sono finite. Scegliamo di fare un giro ad anello, per completezza. Giusto sotto il Rifugio Fraccaroli, in direzione sud, azzecchiamo il sentiero 108B che scende, tra i mughi e ancora con tratti smangiucchiati e nuovi tornantini, verso lo Scalorbi, senza però raggiungerlo: quando la pendenza si riduce, il sentiero prende a piegare sulla destra, seguendo il versante, e depositandoci sulla strada militare (sentiero 109), mulattiera della Prima Guerra Mondiale.
Si cammina bene, perdendo quota con calma; alcuni tagli ci permettono di evitare alcuni tornanti e di ridurre le distanze; nel mezzo c’è anche una galleria.
Arriviamo così al Rifugio Pertica (1522 mslm) sull’omonimo passo. L’edificio ha un feeling strano, sembra un’osteria lungo un passaggio tra luoghi nel nulla: noi lo troviamo chiuso, ed è un peccato perché il menu appeso fuori parla di interessanti panini; da qui parte una ferrata che sale al Carega… prossima volta.
Noi invece scendiamo seguendo la strada bianca, segnavia 186, e arriviamo a un ennesimo punto d’appoggio, il Rifugio Revolto (1336 mslm), edificio ristrutturato benissimo e che ci ha ricordato certi luoghi appartati del Monte Grappa o del Cansiglio, immerso nei boschi, quieto.
Per l’ultimo tratto di escursione (che è ancora lungo), iniziamo a percorrere la strada d’accesso del rifugio, ma presto troviamo una scorciatoia sulla sinistra, che prendiamo. Fino al Rifugio Boschetto scenderemo così: tagliando la sterrata prima e l’asfaltata poi, nel profondo di densi boschi, chiacchierando, ripromettendoci di tornare a esplorare questi luoghi.

Al Monte Carega dal Rifugio Boschetto: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | Sul settore orientale della Lessinia, Gruppo del Carega, Piccole Dolomiti – Prealpi Venete. Territorio di Giazza (VR) |
| 📍 Partenza | Rifugio Boschetto (1151 mslm) |
| 🏅 Punti di interesse | Rifugio Scalorbi (1767 mslm), Monte Carega (2259 mslm) |
| 📐 Dislivello | 1100 m |
| 📏 Lunghezza | 13,5 km |
| ⏱️ Tempo | 6 ore |
| 😅 Difficoltà | Media |
| 💧 Acqua | No (solo ai rifugi se aperti) |
| 🗺️ Cartografia | Carta 1:25.000 Tabacco n. 59 – Lessinia – o 56 – Pasubio e Piccole Dolomiti |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì: puoi scaricarla qui. |





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