L’escursione è super panoramica, non presenta difficoltà, attraversa scenari meravigliosi e c’è persino un rifugio dove premiarsi dopo la salita. Ma soprattutto il Monte Forno è un luogo con una particolarità unica in tutta Europa. Qui infatti sorge il triplice confine, o meglio è qui che si trova il punto di incontro tra tre stati (Italia, Slovenia e Austria), tra tre regioni e tra tre culture differenti, ma è anche il punto di incontro tra le 3 principali lingue indoeuropee (romanza, slava e germanica). Un luogo dove la parola Pace acquista un significato quasi materico, tangibile. 

Da Valico di Fusine al Monte Forno

Lascio l’auto a due passi dall’ex confine con la Slovenia – il cosiddetto Valico di Fusine. Ci sono alcuni posti auto di fronte alla ex caserma della Guardia di Finanza (851 m) – ora colonia – proprio 500 metri prima del confine, sulla sinistra venendo dall’Italia. Si vede il segnavia che indica il Monte Forno.

Se si vuole accorciare di molto l’escursione, si può lasciare l’auto ben più in alto, seguendo la forestale che sale da Fusine a Poscolle; si trova un ampio parcheggio e la fontana. In questo caso il dislivello dell’escursione si riduce di 370 metri. La maggior parte delle persone fanno così ed è anche per questo che ti consiglio di seguire il sentiero che ti indico: non troverai nessuno e la camminata nel bosco è davvero piacevole.

Le indicazioni  del sentiero 522 sono chiare: iniziano sulla destra della caserma. Oltrepasso una baita che sembra uscita da una fiaba, sogno un po’ come sarebbe la vita se potessi vivere qui, e continuo nel bosco dove dei cartelli mi fanno rallentare il passo per osservarli e riflettere. Una volta uscita dal bosco c’è l’unico punto un po’ incerto nell’orientamento dell’escursione, la traccia è labile ma si deve prendere quella che sale sulla destra in diagonale verso l’alto.

Questo tratto di escursione è bellissimo (anche se si ammira ancora meglio in discesa) perché apre ad un panorama maestoso.

Mi reimmetto nel bosco e continuo la salita fino ad un bivio: sulla sinistra si scende verso Tarvisio, sulla destra la nostra meta.

Dopo poco giungo ad un secondo bivio a quota 1280 m: sulla sinistra, una consigliatissima deviazione di 10 minuti porta alla Madonna della Neve, opera di soldati della Prima Guerra Mondiale.

Tornata sul percorso principale, si continua a salire, supero i resti della grande cisterna militare in cemento (dentro è piena d’acqua e non consiglio di avventurarsi) e supero il grande parcheggio di cui ti dicevo all’inizio. Da qui l’escursione diventa comune anche con gli altri escursionisti. Un ultimo sorso alla fontana e mi preparo per l’ultima salita.

Il sentiero prosegue fino allo slargo nel bosco dove si trova la deliziosa casera dal nome evocativo Bivacco Senza Confini (1340 m, privato). Il bivacco è privato, ma se hai fortuna, com’è successo a me, potresti trovare il proprietario e sua moglie intenti a fare la polenta e accogliere a braccia aperte chiunque passi per scambiare un saluto, una bibita fresca e qualche racconto. Oltre all’ospitalità disarmante che mi è stata offerta, le storie che mi hanno raccontato mi hanno catapultata in quella che sarebbe stata la visita al Monte Forno.

Una storia fatta di monti che non sono confini, ma cerniere di relazioni, di scambi, di vita. 
Se prima della loro apertura i confini lungo il Dreiländereck, erano sorvegliati rigorosamente con guardie, armi, cani e recinzioni, questo non significa che le persone non passassero, anzi! Questo infatti era uno dei principali punti in cui avveniva il contrabbando: le persone utilizzavano vecchi bunker, trincee e grotte per riuscire a oltrepassare inosservati il confine e commerciare collant (fondamentali a quel tempo), ma anche vino, frumento e animali.

Mi resta ora da percorrere l’ultimo tratto del sentiero con numerosi tornanti. Lungo il percorso, una deviazione porta ad un bunker della Prima Guerra Mondiale, dalla curiosa pittura mimetica e un fortino, fino alla cima del Monte Forno (1508 m).

Monte Forno: il monte dei 3 confini

Sul Monte Forno tre monumenti parlano della pace tra i popoli, e ogni scritta è trilingue. Vale la pena prendersi del tempo per osservarli, leggere le descrizione e per ascoltare le lingue diverse che ancora oggi qui si parlano. Dall’altro lato infatti una seggiovia porta gli escursionisti direttamente in quota e qui si incontrano ancora oggi 3 popoli, 3 culture, 3 lingue.

Siediti su una panchina al sole, nel giro di poco tempo qualcuno si siederà su quella accanto e visto che sono girate faccia-faccia ti troverai presto a scambiare due chiacchiere con una persona che viene giusto “al di là”, qualsiasi sia il tuo “al di qua”. Questi sono gli scambi che ancora oggi regala il Monte Forno.

E non manca il panorama: dal Monte Tre Confini la vista spazia su Mangart, Alpi Giulie, Alpi del Gail e Dobratsch, Gurktal, Alti e Bassi Tauri, parte della Caravanche.

A duecento e trecento metri verso ovest, si trova il rifugio austriaco Dreiländereck Hütte. Lo vedi, si raggiunge in breve tempo e puoi fermarti qui per una pausa rigenerante e perché no, provare qualche piatto austriaco, con la salsa ayvar slovena e finire con un gelato italiano!

Il ritorno avviene per la stessa via della salita.

PS: Il Monte Forno è anche un’ottima meta per una ciaspolata invernale!

Escursione al Monte Forno dal Valico di Fusine: l’escursione in breve

⛰️ Dove siamo Sulle Alpi Carniche, all’incontro dei tre paesi: Italia, Austria, Slovenia.
📍 Partenza da Valico di Fusine, casermetta poco prima dell’ex casello del confine (851 mslm)
💍 Arrivo Monte Forno – Dreiländereck (1508 mslm)
📐 Dislivello 720 metri complessivi
📏 Lunghezza 8 km la salita (compresa la deviazione per Madonna della Neve)
⏱️ Tempo 2 ore e mezza con tutta calma
😅 Difficoltà Media
💧 Acqua C’è una fontana nel parcheggio a metà strada
🗺️ Cartografia  Tabacco 1:25.000 n. 19 – Alpi Giulie Occidentali, Tarvisiano (se non ce l’hai puoi comprarla qui)
🛰️ Traccia GPS Sì, puoi scaricarla qui.

Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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