Se ascoltiamo i geologi, il Monte Peralba un po’ un’eccezione. È più chiaro rispetto alle circostante montagne carniche, e a differenza delle stesse è stranamente privo di fossili. Ma è quando ci sali sopra, che ne scopri l’eccezionalità: questa montagna si erge isolata sulle valli circostanti, offrendo un panorama ampissimo. Per raggiungere la sommità del Monte Peralba ci sono diverse possibilità: te le spieghiamo proseguendo.

Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Salire al Monte Peralba: le 3 possibilità

Per raggiungere la vetta della quarta cima più alta del Friuli Venezia Giulia, esistono tre vie di accesso:

  • la via normale, anche chiamata Via Giovanni Paolo II da quando lo stesso ci è salito (la foto del papa in preghiera al cospetto della madonnina di vetta è appesa un po’ ovunque). Non è proprio banale per via dell’ambiente fatto di sfasciumi e ghiaini, quindi la consigliamo comunque a chi ha un po’ di esperienza con questi ambienti;
  • la via ferrata Sartor, bella e relativamente facile, ma soprattutto appagante;
  • la via ovest, più lunga, solitaria e alpinistica.

Noi abbiamo scelto di fare così: siamo saliti per la ferrata Sartor e siamo scesi per la via normale GPII. Questo è ciò che ti raccontiamo in questo articolo.

Dal parcheggio al Rifugio Calvi

Lasciamo l’auto al parcheggio (1800 mslm) che si trova alla base della salita per il Rifugio Calvi; di posti auto ce ne sono molti, ma va tenuto presente che nei momenti di picco estivi potrebbero essere tutti occupati. In questo caso poco più avanti c’è anche il parcheggio del Rifugio Sorgenti del Piave.

Il rifugio P.F. Calvi è già alto sopra di noi, avvolto dall’abbraccio di Peralba e Chiadenis. La nostra meta – la pietra bianca (Pera alba) da cui deriva il nome – è massiccia sulla sinistra. A proposito di colori: sempre la storia geologica ha fatto sì che un fianco del Peralba sia costituito da un apprezzato “marmo fiore di pesco”, che negli anni Cinquanta del Novecento veniva estratto. La baracca di servizio della cava era l’attuale Baita Peralba, l’edificio ristrutturato che si trova a metà della salita per il Rifugio Calvi.

Dal parcheggio iniziamo l’avvicinamento, inforcando il sentiero 132 che sale diretto al rifugio. Sentiero che per il primo chilometro è inevitabilmente una larga strada sterrata; dopo quattro tornanti, a quota 1960 mslm, un monolito di pietra chiara ci propone una scelta: proseguire senza strattoni sulla carrareccia, oppure prendere sulla destra un invitante Sentiero delle Marmotte. Prendiamo questo, ovviamente, per trovarci sulla classica direttissima quasi verticale, che cammina spesso e volentieri su calcari lisciati dall’azione dell’acqua e quindi, se umidi, scivolosissimi.

Insomma, da evitare in caso di pioggia (specie in discesa).

PS Trovi un po’ di informazioni sul Rifugio Calvi nell’articolo che gli abbiamo dedicato.

Rifugio Calvi

Al Rifugio Calvi (2164 mslm), una piccola pausa è d’obbligo: ad accoglierti c’è lo stretto bar – che fa davvero “rifugio alpino”, le bottiglie di grappe fatte in casa, i caschetti di chi si avvia per le ferrate della zona, le topografiche di chi ci sta mettendo il timbro. Se invece preferisci un’accoglienza più ruspante, fuori ci sono le spelacchiate galline del rifugio! (Cani al guinzaglio, quindi, quando arrivi nei pressi).

È la sensazione, che ti dà il Calvi, di un rifugio davvero rifugio. Austero ma caldo, silenzioso ma vitale. La stessa sensazione che ricordo di un agosto di sette, otto anni fa; una mezza mattina: ero lì da solo, fuori accumulava nuvole nere, c’era giusto il tempo di una grappa – ricordo ancora quale ho preso – e di comprare un regalino per Silvia, e poi di scapicollarmi giù veloce. Non è cambiato nulla da quella volta.

Altre due cose notevoli? La torta alla menta (segnalataci da molti) e la vista!

La via ferrata Sartor alla cima del Peralba

Sulla sinistra del Rifugio Calvi prosegue la strada bianca, ora in buona salita. C’è subito un bivio, dove prendiamo a sinistra sempre sul sentiero 132. Meno di venti minuti di tornanti, e c’è un secondo bivio: a 2270 mslm, un cartello ci spedisce verso la muraglia di roccia che pare salire verticale, inaccessibile, e verso l’attacco della ferrata Sartor.

Attacco che compare dopo aver seguito lo stretto sentierino, con il panorama alle nostre spalle che si fa vertiginoso, epico, mentre il Calvi rimpicciolisce… comunque: il sentiero, da seguire tramite bolli rossi, ti porta sopra allo stretto canalino dal quale attacca la ferrata – non scendere da qui, ma torna di qualche metro sui tuoi passi ed entraci da sotto. Una targa, il cavo che sale “a bomba” e una serie di staffe indicano evidentemente l’attacco. Siamo a circa 2340 mslm.

La ferrata consta di 8 tratte. Quelle “critiche” sono le prime due, e la settima.

Non abbiamo trovato la via ferrata Sartor difficile, anzi. L’abbiamo trovata piacevole, divertente, sempre ben appigliata, e ben tenuta (che non guasta). Verticale è il primo tratto, poi la pendenza si fa più leggera.

Finita la ferrata, restano all’incirca 200 metri di dislivello da macinare salendo un sentierino, non esposto, ma che si sviluppa tra gli sfasciumi. Consigliamo di tenere il caschetto, soprattutto se ci sono escursionisti che stanno percorrendo la stessa via sopra di voi. A guidarci bolli rossi, frecce, ometti; in alto, sulla destra, una delle croci di vetta, la madonnina e qualche alpinista che sicuramente sarà già lì.

Monte Peralba

E poi si arriva sulla cima del Monte Peralba (2694 mslm).

Una volta sopra, beh: la visuale dal Peralba è eccezionale, difficile da descrivere, estesissima; la cima del Peralba è allungata, quindi non puoi avvolgere ogni cosa con un solo 360°, ma quasi. C’è la Carnia che si spinge fino ai ghiacciai austriaci, ci sono le Dolomiti, le Giulie. Se guardi sotto, valli verdissime risalgono fino ai ghiaioni. Ci sono muraglie di roccia, guglie, picchi.

Altre cose sparse. Due croci di vetta, un contenitore di metallo con il libro di vetta, la campana da suonare, la madonnina presso la quale si fermò a pregare il già nominato Giovanni Paolo.

Durante la Prima Guerra Mondiale, tra 1915 e 1916, il Peralba fu più che altro oggetto di piccole azioni, mirate a prendere il possesso di Passo Sesis e della cima; tuttavia, e specie nei terribili inverni, anche qui gli eserciti rimasero, appostati, in attesa, sparandosi addosso inutilmente.

E poi, è il momento di scendere.

Queste montagne suscitano nel cuore il senso dell’infinito.

La via normale al Monte Peralba (in discesa)

Scendendo, abbiamo pensato di aver fatto la scelta migliore per salire al Peralba: la ferrata, se hai quel minimo di esperienza, è ben fattibile; la via normale è un po’ più lunga e fastidiosa per la parte conclusiva, piuttosto disfatta. Ti consiglio di fare lo stesso.

Seguiamo la cresta del Peralba verso nord, ignoriamo una deviazione sulla sinistra che sembra logica e seguiamo i segnavia del sentiero 131, fino a dove uno spezzone di cavo si lancia nella verticalità di un canalino dal fondo sfasciato. Già: si scende di qui!

La discesa non è difficile, e i tratti di cavo, per quanto laschi, sono un buon aiuto a mo’ di corrimano. La difficoltà è data dal fondo di sfasciumi e roccette quindi piuttosto “friabile” sotto ai piedi. Anche qui, consigliamo di tenere il caschetto, soprattutto in presenza di altri escursionisti. E occhio alla prospettiva, perché da qui il mondo, sotto, pare davvero lontano.

Usciti dal canalino, la discesa si fa più facile: semplicemente si segue il tortuoso sentierino, il cui fondo non è mai malaccio; c’è un unico punto diciamo “da disarrampicare”, ma è davvero semplice.

Attorno ai 2420 mslm incontriamo un bivio:

  • sulla destra, la via Giovanni Paolo II piega veloce attorno al Torrione di Sesis e si ricollega al sentiero 132, che raggiunge il Passo Sesis e cala al Calvi;
  • proseguendo dritti, si scendono gli ultimi tornantini, si attraversa una conca erbosa e si raggiunge il Passo dell’Oregone (Hochalpljoch, 2280 mslm), sul quale passa il confine Italia-Austria (tipico cippo bianco).

Noi abbiamo preso quest’ultima direzione, incuriositi dai ruderi che, scendendo dal Peralba, si vedono incassati contro il versante verde dell’Oregone, e un po’ affascinati dalla mole quadrata del Monte Tap de Cadene che domina il passo.

Dal passo, quindi, seguiamo il sentiero – più una traccia – che per un paio di tornanti devia verso questa caserma italiana di confine: un edificio in abbandono, in parte scavato nella montagna, all’interno del quale ci sono solo rotoli di filo spinato e macerie.

Da qui è possibile salire al Monte Oregone (2385 mslm) dove, ci dicono, si trova un altro cippo bianco di confine, e una visuale bellissima.

Dalla caserma, un sentierino ci reimmette sul 132, che seguiamo in uno dei più bei tratti dell’escursione – una cengia tagliata nel versante erboso, con una vista notevolissima su Avanza, Crete Cacciatori e Chiadenis. La vegetazione erbosa rigogliosa e le fioriture ricchissime aggiungono sprazzi di colore.

Raggiunto il Passo di Sesis (2312 mslm), in breve siamo al bivio dell’attacco della ferrata Sartor; da qui scendiamo al Calvi, e poi giù al parcheggio.

Monte Peralba per la ferrata Sartor e discesa per la via normale: dati tecnici in breve e traccia GPX

⛰️ Dove siamo Sulle Alpi Carniche, tra FVG, Veneto e Austria
📍 Partenza Parcheggio del Rifugio Calvi (1800 mslm)
🏅 Arrivo Monte Peralba (2694 mslm)
📐 Dislivello 900 m
📏 Lunghezza 8,5 km
⏱️ Tempo 6 ore
😅 Difficoltà Difficile – decisamente per EE con un minimo di esperienza di vie ferrate
💧 Acqua No (al Calvi se aperto)
🗺️ Cartografia Carta 1:25.000 Tabacco n. 01 – Sappada, Santo Stefano, Forni Avoltri
🛰️ Traccia GPS Sì: la puoi scaricare qui.