La nostra prima escursione invernale, ciaspole ai piedi,  sul Gran Sasso! Un clima che cambia ogni mezz’ora, atmosfere fantasmatiche e improvvise aperture, e poi, quando meno ce lo aspettiamo, uno sprazzo trafitto dal sole dell’imponente Corno Piccolo – dietro dovrebbe esserci il Grande, ma… speriamo le nuvole siano generose! La gita e i luoghi, per i local, sono classici: da Prati di Tivo alla Madonnina, passando per l’Albergo Diruto. Per noi, tra la bellezza della gita e la novità dell’ambiente, è amore a prima vista!

⚠️ Pur essendo una escursione non troppo difficile, si svolge comunque in ambiente innevato; è richiesto inoltre un po’ di capacità orientamento. Sono quindi richieste la verifica delle condizioni meteo, l’attrezzatura adatta e l’obbligatoria dotazione di ATRVA, pala e sonda.

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Silvia in questa ciaspolata a Prati di Tivo

Da dove parte la ciaspolata

Raggiungiamo Prati di Tivo (1450 mslm), stazione sciistica sul lato teramano del Gran Sasso, e qui lasciamo l’auto – di posto ce n’è. La nostra escursione inizia qui, imboccando la strada che a est della località porta al Rifugio Cima Alta. È il sentiero 151, e molto probabilmente sarà innevato, dato che gli spazzaneve si fermano al piazzale di Prati di Tivo.

Noi inforchiamo le ciaspole qui, praticamente subito.

Da Prati di Tivo all’Albergo Diruto

Seguiamo quindi la comoda strada, dalla moderatissima pendenza, che porterebbe al rifugio. Siamo circondati dal bosco, ci lasciamo alle spalle alcuni ultimi edifici, e ci sentiamo nella natura. La strada la seguiamo senza deviare, superando il bosco Aschiero e affrontando i due stretti tornanti che conducono al Rifugio Cima Alta (1680 mslm) – che non raggiungiamo, tanto lo troveremmo chiuso.

A questo punto, proseguendo sulla strada, si apre l’ambiente: Piano del Laghetto (laghetto sulla sinistra ma non pervenuto, è sotto la neve) è accecante e morbido, una conca bellissima; sulla sinistra c’è la rampa della Cima Alta. Noi ci spingiamo dritto (verso est) un poco ancora, oltre il pannello informativo di legno, fino al Valico del Laghetto (1650 mslm), dove la strada proseguirebbe piegando lungo il versante del monte per scendere alla Forchetta e al Rifugio Delfico al Fontanino. Ovviamente non proseguiremo, ma arrivare al valico è bello: la vista verso le colline, la neve che lascia spazio come in un gradiente agli alberi scuri e spogli dell’inverno, e poi il mare, è eccezionale.

ciaspolata da Prati di Tivo

A questo punto torniamo brevemente sui nostri passi per puntare poi verso sud, in direzione della grande Croce di Arapietra (1670 mslm), che raggiungiamo comodamente “navigando a vista” nel mare di neve che attorno a noi pare fare lente onde. La croce si trova su un balcone naturale, una specie di promontorio da dove guarda al mare, e sul suo tronco notiamo un cuneo: in altra occasione ci viene raccontato che la croce ospitava un grande Cristo, che tuttavia è volato nei boschi sottostanti durante una tormenta, e non è più stato ritrovato.

A questo punto, inizia l’avventura vera e propria. Lasciamo la strada per avventurarci lungo il versante occidentale dell’Arapietra – un dosso allungato la cui dorsale conduce al Passo delle Scalette e da qui al Corno Piccolo.

Ciaspoliamo a sentimento, all’incirca seguendo il percorso del sentiero 103 (estivo). L’Arapietra mostra, da dove attacchiamo la salita sul 103, un cocuzzolo roccioso, rispetto al quale ci teniamo a destra stando a mezzo versante. Mentre proseguiamo, facciamo in modo di guadagnare quota gradualmente per arrivare a intercettare l’Albergo Diruto (1896 mslm). Siamo ora sulla piatta dorsale dell’Arapietra, e l’albergo – che appare e scompare nella foschia – ci racconta la sua storia.

È imponente, apparentemente solido. Eppure è un fantasma. L’albergo diruto è stato fortemente voluto da da Nicola Forti, eroe sul Carso che imparò ad amare la montagna sulle Alpi, durante il primo conflitto mondiale. Spinse per la sua costruzione, iniziata nel 1935 in una posizione invidiabile, arrivando a procurare gli scalpellini necessari a lavorare le pietre necessarie alla struttura dell’albergo. Con l’arrivo della Seconda Guerra Mondiale i lavori si interrompono… e non riprenderanno più. L’albergo viene saccheggiato di finestre, ferro e materiali vari; il tetto viene danneggiato. Ora resta lì, al massimo a fare da segnavia per gli escursionisti.

Dall’Albergo Diruto alla Madonnetta

Rimane ora l’ultima parte di escursione, la più semplice. Continuiamo a camminare sulla dorsale dell’Arapietra in direzione sud ovest e corni del Gran Sasso – che se non siamo funestati dalle nuvole basse o dalla nebbia, dovremmo ben vedere di fronte a noi – sempre sul sentiero 103. La dorsale di fa progressivamente più stretta (niente di preoccupante o poco sicuro) man mano e arriviamo alla stazione a monte degli impianti Madonnina di Prati di Tivo (2000 mslm). Seguiamo la staccionata (attenzione al ghiaccio) e percorriamo i pochi metri in salita fino alla Madonnetta vera e propria, statua stilizzata e nerissima protetta da una nicchia di pietra.

Si torna alla stazione degli impianti e sole permettendo ci si gode una pausa, un paninetto, la vista sul Corno Piccolo, il Corno Grande “giusto” dietro.

A questo punto, per la discesa, puoi tornare per la via della salita, oppure fare la variante che ti descriviamo nel prossimo paragrafo.

In ogni caso, concediti sulla via del ritorno – se le energie, il meteo e il tempo che hai a disposizione lo permettono – un’esplorazione delle viuzze di Pietracamela.

Variante di discesa

Nota: se non sai come orientarti in un bosco innevato e con poche segnalazioni, torna per la via di salita. Puoi utilizzare la nostra traccia per la variante di discesa, ma soltanto se sai come comportarti.

Un po’ di attenzione, ma ce la si fa, a fare un bell’anello in discesa. Torniamo sui nostri passi: sulla sinistra scendere è inizialmente impossibile, tanta è la pendenza del versante che scende verso Prati di Tivo, interrotto e complicato dai numerosi paravalanghe. Quando però la dorsale riprende ad ammorbidirsi, in corrispondenza dell’Albergo Diruto, e sulla sinistra inizia a comparire il bosco, aguzziamo l’occhio e cominciamo a scendere di quota.

Azzecchiamo così una traccia segnata su Komoot che in breve si connette al percorso del sentiero 200A. Siamo confortati dalla presenza di rarissimi segnavia sui tronchi dei faggi, che peraltro qui sono sufficientemente radi da non ostacolare vista e movimento. Puntiamo verso il basso – anche un po’ liberamente – e arriviamo a quota 1610 mslm, a quello che pare essere un crocevia di sentieri estivi. Qui le tracce di chi ci ha preceduto sono evidentissime, e c’è un segnavia che indica verso sinistra il sentiero 100 per il piazzale di Prati di Tivo.

Da adesso il percorso è meraviglioso, vario pur rimanendo sotto al bosco: corre a curve tra gli alberi, si fa per un tratto alto sul versante, poi scende più diretto ma mai troppo pendente. Seguendo le tracce arriviamo direttamente sulla forestale iniziale, a pochi metri da Prati di Tivo.

Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Ciaspolata da Prati di Tivo all’Albergo Diruto e alla madonnetta: dati tecnici in breve e traccia GPX

⛰️ Dove siamo Gran Sasso, lato teramano
📍 Partenza da Prati di Tivo (1450 mslm)
🏅 Arrivo La Madonnina (2007 mslm)
📐 Dislivello 550 m
📏 Lunghezza 8,8 km
⏱️ Tempo 4 ore
😅 Difficoltà Media *ovviamente bisogna fare attenzione allo stato dell’innevamento
💧 Acqua /
🗺️ Cartografia Carta 1:25.000 Gran Sasso d’Italia, Iter Edizioni. Foglio Nord.
🛰️ Traccia GPS Sì: puoi scaricarla qui (ignora l’inizio della discesa: segui la via di salita)