Polmoni verdi delle città, ristoro dalla calura estiva, momento di relax per occhi stanchi del grigio di pietra e cemento dei centri storici. I giardini urbani sono degli spazi preziosi: tanto più che molto spesso hanno anche una storia da raccontare (e se non lo fanno loro, ci pensano gli alberi secolari).

La nostra città non fa eccezione: e i cinque giardini di Padova dei quali ti parlo dovrebbero far parte di ogni passeggiata esplorativa.

Spoiler: sono tutti molto piacevoli.

I giardini di Padova nascosti

Passeggiare a Padova

Una parte della nostra storia d’amore in fondo la dobbiamo proprio ai giardini, e alle lunghe camminate che facevamo agli albori della relazione. Ci spostavamo da un giardino pubblico all’altro sperando di trovarli aperti, percorrendo ogni vialetto, ogni sentiero, curiosando piante, aiuole, statue. Accumulavamo chilometri, e non ci stancavamo mai. Aggiungici che quella nella quale ci siamo conosciuti era una delle estati più piovose degli anni duemila, e i giardini erano rigogliosi e intensi.

Anche se la nostra passione per le passeggiate urbane si svolge adesso soprattutto la sera, quando giardini e parchi urbani sono chiusi, abbiamo ancora i nostri preferiti, che di tanto in tanto andiamo a trovare.

Il Roseto di Santa Giustina: quello romantico

Forse il suo titolo doveva essere piccolo, ma intenso.

Il Roseto di Santa Giustina è in assoluto il mio giardino padovano preferito, tanto che a maggio – quando le rose sono in piena fioritura – una visita è d’obbligo.

Questo piccolo e prezioso giardino si trova a ridosso – o meglio, sopra – delle mura cinquescentesche di Padova. Ci arrivi dal Prato della Valle, percorrendo quella stretta via che le corre dietro. Prosegui per via Sanmicheli lungo la pista ciclabile e, poco prima che questa svolti a sinistra, trovi l’ingresso del Roseto. Sali sul terrapieno delle mura (è il bastione di Santa Giustina), e ti godi una passeggiata tranquilla tra il centinaio di varietà di rose qui coltivate.

Alcune hanno nomi curiosi e, se non sei pratico di botanica come me, colori ugualmente sorprendenti. Ci sono varietà dedicate a personaggi della storia veneta, rose “antiche” e “moderne”, nonché una top ten di rose considerate dagli americani le specie più importanti.

Il tutto è organizzato con semplicità in percorsi tematici (il più affascinante è quello sensoriale, dedicato appunto a tatto, vista, gusto, olfatto).

Un’altra cosa splendida di questo posto? L’ingresso è gratuito (ma conviene sempre verificare gli orari di apertura sul sito padovanet.it).

Quando visitarlo: tra fine aprile e inizio giugno. In questo periodo e fino a metà luglio, il parco è aperto dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. Puoi accontentarti di visitarlo in una mezz’ora, ma ti consiglio di prenderti il tuo tempo.

Un altro consiglio? Se sei quel genere di persona, il cancello successivo a quello del Roseto è quello del pattinodromo. E’ un luogo davvero poco frequentato, ma l’anello è in ottime condizioni. E anche qui, si entra gratuitamente.

Silvia nel roseto di Santa Giustina

I Giardini dell’Arena: quelli artistici

Già, un’arena romana ce l’avevamo anche noi. Anzi: a onor di cronaca ne avevamo due. La seconda, il cosiddetto teatro Zairo, si trova interrato sotto Prato della Valle, dalla parte dell’omonimo ristorante. Il grosso delle pietre sono state cavate nel corso dei secoli (alcune sono finite, vendute dai frati di Santa Giustina, a fare da fondamenta al Ponte di Rialto a Venezia!).

Quello che resta del teatro Zairo lo puoi vedere in alcune foto strepitose, perché le imponenti pietre vengono alla luce quando il canale dell’Isola Memmia viene svuotato per la pulizia.

Mi sto dilungando, ma d’altronde adoro la storia di Padova.

I resti dell’altra Arena li trovi uscendo dalla zona pedonale del centro e dirigendoti verso la stazione dei treni, lungo Corso del Popolo/Corso Garibaldi. Sono quegli archi in pietra che vedi sulla sinistra. Al loro interno, soprattutto due cose: la Cappella degli Scrovegni (invidiatissima, e che non ha bisogno di presentazioni), e i Giardini dell’Arena.

Limitati anch’essi dalle mura cinquecentesche (a nord), sono stati realizzati circa un secolo fa sul progetto di un tecnico comunale di nome Peretti. Senza dilungarmi sul perché e sul per come, ti dico solo che

questo è il momento migliore per passare un po’ di tempo nei Giardini dell’Arena.

Perché per molti anni i giardini erano luogo di spaccio e, genericamente, brutta zente (come si direbbe qui). Ora i Giardini sono al centro di un intervento di riqualificazione che sembra funzionare. Merito anche dei baretti – capanne di legno che servono l’aperitivo – che ai padovani sono piaciuti da subito: l’area ora è frequentata a tutte le ore di apertura, e questo tiene lontani i brutti ceffi.

E poi d’estate, sul piazzale antistante la Cappella e protetto dagli archi dell’Arena, c’è uno dei cinema all’aperto della città (o perlomeno c’era, pre-Covid. Quest’anno vediamo come andrà a finire).

Per il resto? Beh, i Giardini dell’Arena hanno un loro fascino, quasi inglese. E verso sera le decorazioni luminose dei bar, devo ammettere, danno al tutto una bella atmosfera.

Quando visitarli: sempre. I giardini vengono aperti la mattina presto e, con la scusa dei bar, chiusi la sera tardi.

Giardini dell'arena di Padova

I Giardini della Rotonda: quelli sospesi

I giardini della Rotonda sono decisamente quelli meno noti di tutta Padova. Situati alle porte del centro storico questi giardini sono nascosti alla vista dalle grandi mura cinquecentesche del Bastione della Gatta.

Da Vicolo Mazzini si accede per il tramite di un grandioso portale di ferro battuto ad uno splendido percorso terrazzato sospeso in cui ogni terrazza presenta una fontana circolare al centro.

Forme geometriche, ninfee, terrapieni in muratura sono splendidamente incorniciati dalla luce magica che attraversa il giardino specie nelle prime ore del mattino.

Una curiosità: il nome di questi bellissimi giardini deriva dal monumentale acquedotto a forma circolare, detto appunto “La Rotonda”. Si tratta di una vera e propria opera di ingegneria degli anni ’20 che, con la sua capacità di 2000 metri cubi, fu subito considerata, all’epoca della sua costruzione, il miglior acquedotto d’Italia.

La costruzione dell’acquedotto aveva la duplice funzione di serbatoio d’acqua e di monumento commemorativo ai caduti ai quali è dedicata la piccola cappella ricavata all’interno delle fondamenta del serbatoio stesso.

Quando visitarlo: i Giardini della Rotonda sono aperti tutto l’anno, ma è nel periodo estivo danno il meglio di sé. In questa stagione infatti si animano grazie ad un piccolo chioschetto con birre artigianali e atmosfera rilassata e la bellissima rassegna cinematografica all’aperto dell’associazione CUC.

Parchi di Padova

giardini della rotonda di Padova

L’Orto Botanico: quello intellettuale


Parlando di giardini e Padova, questo invece è uno dei luoghi del cuore di Silvia. quindi, lascio la parola a lei.

Non immaginarti il solito, noioso, triste orto botanico, quello di Padova saprà facilmente lasciarti a bocca aperta!

A due passi dalla Basilica di Sant’Antonio l’Orto Botanico di Padova è infatti il più antico del mondo e contiene oltre 6000 specie vegetali, alcune delle quali risalgono addirittura al 1500 (come la famosa palma di Goethe).

Amo perdermi tra i vicoletti, le fontane, le ordinatissime aiuole fiorite e leggere le varie tipologie di piante: le grasse, le carnivore, le commestibili, le secolari, le medicamentose…ci sono davvero tutte.

La struttura stessa della parte antica dell’Orto Botanico è super romantica e perfetta per trascorrere qualche ora sfuggendo dal caos cittadino o curiosando tra le specie.

Nel 2014 è stato inaugurato in aggiunta il Giardino delle biodiversità: cinque modernissime serre in acciaio e vetro che ripropongono gli ambienti climatici di vari posti della terra. Dall’arido deserto alla foresta pluviale, dal clima spaziale ai circoli artici, tutto senza dover prendere l’aereo.

Quando visitarlo: l’Orto Botanico di Padova merita una visita in qualsiasi stagione dell’anno. Ovviamente la primavera è il periodo più indicato per poter ammirare tutte le fioriture e sentire il cinguettio della moltitudine di uccelli che ogni anno vengono a nidificare in questo paradiso cittadino. L’ingresso è a pagamento (10 euro per gli adulti, ma ci sono numerosi sconti e convenzioni).

Silvia V - Viaggi, avventure, scoperte, montagnaSilvia

Palma di Goethe

Giardino Treves: quello nobiliare

O quello sfuggente. 

Dico così perché noi per anni abbiamo avuto la sfortuna di trovarlo chiuso, in manutenzione, solo in parte aperto, eccetera.

Il Giardino Treves de Bonfili è un vero giardino romantico all’inglese, tipicamente ottocentesco. Lo trovi di fianco alla Porta Pontecorvo (ancora mura cinquecentesche, chiaro).

Questo luogo è opera del genio di Giuseppe Jappelli. Quello del Pedrocchi, per intederci.

Lo stile del giardino è irregolare, come voleva l’idea di giardino all’inglese: i vialetti si incrociano, ci sono salite e discese, ci sono viste improvvise che non ti aspetti. E poi ci sono costruzioni bizzarre: un ponticello, tempietti, una ghiacciaia, le rovine di un finto castello, un attracco per le barche. E di più c’era prima dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Quando visitarlo: al momento il giardino è aperto due ore ogni pomeriggio (dalle 14 alle 16) tranne il lunedì, ma conviene sempre consultare i siti istituzionali.

Parco Europa e il Giardino di Cristallo: quello musicale

Musicale perché qui in tempi pre-Covid si faceva una ricca stagione estiva di aperitivi, concerti e spettacoli.

Questo parco è frutto di una piuttosto recente riqualificazione. Si trova nei pressi della Stanga, tra uffici e aree universitarie. E’ arioso, solare: il posto dove puoi fare una pausa all’aria aperta se studi o lavori nei dintorni. Ma al di là di questo, il parco è notevole per la presenza del Giardino di Cristallo, una serra che contiene la collezione di piante grasse del professor Angelo Levis.

La serra è magnifica: è in vetro e acciaio, per avere all’interno il massimo della luminosità, e di altezze differenti, studiate per ospitare le diverse piante.

Quando visitare il parco: o più che altro, quando visitare la serra. La serra è aperta il martedì, giovedì e sabato dalle 10 alle 12. La domenica si può anche prenotare la visita, ma conviene sempre consultare il sito del Comune.

ninfee dell'orto botanico di Padova

E i giardini (poco) fuori porta?


La Padova verde non finisce qui – anzi: nei quartieri residenziali attorno al centro della città ci sono veri e propri polmoni verdi. Sono storici? No, da un punto di vista istituzionale, ma anche sì: per i padovani il “parco del quartiere” è un pezzo di storia personale.

Ti parlo dei miei.

Parco Iris

Croce e delizia dei residenti del quartiere Forcellini e di Via Canestrini.

Delizia, perché l’Iris è luogo di incontro prediletto da studenti delle superiori, suonatori di bonghi (l’estate), famiglie con bambini piccoli, padroni di cani.

Croce, per chi ci abita attorno… per gli stessi motivi!

Scherzi a parte, l’Iris è magnifico. Ha una superficie invidiabile, begli alberi, un laghetto centrale nel quale generazioni di padovani hanno abbandonato innocenti tartarughe d’acqua, che ora sono una popolazione di agguerritissime tartarughe gigante.

Dietro all’Iris – se lo guardi dal Forcellini – le piste ciclabili ti portano verso gli Ospedali o (meglio) verso gli argini dello Scaricatore. Qui ti puoi mischiare alle torme di runner, o inserirti in bici nell’anello fluviale di Padova.

Quando visitarlo: o meglio, quando trascorrerci del tempo. Non in piena estate, perché essendo un po’ imbucato tende a diventare un posto molto umido e caldo. Il parco osserva orari d’apertura da vero parco urbano, variabili a seconda della stagione.

Parco Roncajette

Qui dal centro siamo ben lontani: devi aver raggiunto il Parco della Musica, attraversato il famigerato incrocio (ora rotonda a fagiolo) della Stanga, e preso il primo argine che da Via Ariosto di stacca sulla sinistra e, infilatosi in Via Vigonovese, ti porta nei pressi del Parco Roncajette. Al parco accedi da Via Sant’Orsola Vecchia, una strada bianca che si inserisce poi nella rete di argini che circonda Padova.

Questo luogo è stato dimenticato fin da subito dai miei concittadini, purtroppo. E’ enorme, e sei veramente fuori dalla città. Fa parte, assieme al Parco Fenice e agli argini di Terranegra/Camin, di un’ampia area verde che separa la zona industriale dalla città vera e propria.

Non so se dirti davvero di visitarlo: è isolato, frequentato da personaggi strani, e la manutenzione non è molta. Negli anni, a causa di alcune catastrofiche tempeste, ha perso alcuni dei suoi alberi. Vale però la pena di averne un assaggio se vieni da queste parti in bici (o correndo), magari facendo l’anello fluviale di Padova o qualche altra gita campagnola.

Piante tropicali nei giardini di Padova

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