Arrivi al Rifugio Padova ed è un tripudio di viste spettacolari, sculture curiose e cucina genuina e – giustamente – ti chiedi “perché dovrei camminare?”. Domanda legittima, ma la risposta ha un nome, o meglio tre nomi: Malga Vedorcia, Rifugio Tita Barba e la vista sugli Spalti di Toro, i veri protagonisti di questa escursione.

Dai retta a me, mangia una fetta di torta (ottima) e parti lungo questo sentiero, alla polenta e alle birrette ci penserai dopo!

Davide al Rifugio Tita Barba

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Arrivare al Rifugio Padova

Per raggiungere il Rifugio Padova da Domegge di Cadore, ti basterà seguire la strada che dal Lago di Centro Cadore sale verso il Rifugio Cercenà e il Rifugio Padova. Le indicazioni sono evidenti, la strada è ben tenuta ma molto stretta quindi ci vuole un po’ di dimestichezza con la guida in montagna.

Fai attenzione inoltre perché:

  • durante il periodo estivo la strada è aperta alle auto a senso unico alternato:
  • durante il periodo invernale la strada è chiusa, ma viene battuta: puoi salire con le ciaspole e anche scendere con lo slittino se vuoi!

In questo articolo trovi tutte le informazioni sul Rifugio Padova.

vista dal Rifugio Padova

Dal Rifugio Padova a Malga Vedorcia

Parcheggiamo l’auto poco prima del Rifugio Padova (ampio parcheggio) e, in 10 minuti di suggestiva camminata nel bosco tra fate, folletti, sirene e… alligatori e altri animali acquatici, siamo nella splendida piana del Rifugio Padova a quota 1287 mslm.

Alligatori? Folletti? Fate? Sì, ma anche caffettiere giganti, casette in miniatura, giochi per bambini, buffi animali e anguane: tutto attorno al rifugio ci sono centinaia di sculture in legno da curiosare che lo rendono davvero unico!

Davide al Rifugio Padova

E sì, anche la vista panoramica che si ha da qui – oltre i Pra di Toro sulle scabre cime delle Dolomiti Friulane – è spettacolare.

Dal Rifugio Padova, imbocchiamo il sentiero 352, che si addentra subito nel bosco con una salita abbastanza ripida ma impreziosita da decine di sculture in legno. Occhi aperti: ne sbucano ad ogni incrocio, dietro gli alberi (attenzione soprattutto al folletto che spia il tuo arrivo), vicino alle rocce e sui ruscelli… e sono una-più-bella-dell-altra!

Dopo la prima mezz’ora di cammino, la pendenza diminuisce mano a mano, e raggiungiamo così la dolcissima Casel del Col (quota 1460 mslm al limite dei prati del Collalto) , una carinissima casetta circondata anch’essa di sculture interessanti.

Scolpendo al Rifugio Padova

In particolar modo, questo luogo sembra essere “dominato” dai Narli, esseri magici dal gran testone di legno – e dai vestiti eleganti – che si palesano agli umani nei giorni di Carnevale. A proposito: da notare assolutamente le foto ritratto appese nella casera, ma anche gli strumenti musicali e gli impermeabili appesi agli alberi dai musicisti! I Narli portano con sé anche il segreto dell’erba talagona… a te il compito di scoprire cos’è!

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide, Davide

Da Casel de Col iniziamo una breve discesa che ci conduce fino al torrente Ru de Val.

Oltrepassiamo il torrente grazie ad un grazioso ponticello che ci porta di fronte ad un bivio. Qui lasciamo il sentiero 352 che sale a Forcella Spe e al Bivacco Gervasutti e prendiamo il 350, direzione Malga Vedorcia e Rifugio Tita Barba.

Pochi minuti e raggiungiamo un’altra minuscola casera tra bosco e radura, Casera Val. Qui è magia pura, ma la scopriremo (e te la raccontiamo) al ritorno.

Da Casera Val si continua a salire, e…

Indicazioni per Casera Vedorcia

Malga Vedorcia

Arriviamo così nei pressi di Malga Vedorcia (1704 mslm) e lo spettacolo è a dir poco incredibile!

Casera Vedorcia

Malga Vedorcia

Ci troviamo infatti in un’altopiano di rara bellezza e, mentre gli alberi attorno a noi si diradano si apre la vista sugli Spalti di Toro, uno dei complessi montuosi più scenografici delle Dolomiti Friuliane (e forse delle Dolomiti intere).

Guglie scoscese appena spruzzate di neve, denti aguzzi che spuntano dalla roccia, il silenzio e il nulla attorno a noi. Siamo soli e – anche se è vero che stiamo camminando in bassa stagione – questi sono luoghi ancora poco conosciuti, dove il turismo di massa è un incubo lontano.

Posso solo immaginare la bellezza di vedere le mucche al pascolo in questo scenario mozzafiato!

Silvia di fronte agli Spalti di Toro

Da Malga Vedorcia al Rifugio Tita Barba

Salendo dalla Malga si raggiunge un complesso di baiti e caserette davvero delizioso. Seguiamo le facili indicazioni, e raggiungiamo finalmente il Rifugio Tita Barba (1821 mslm), una coccola realizzata interamente in legno che sembra uscita dalle fiabe.

E infatti, come per magia, inizia a nevicare.

Escursione al Rifugio Tita Barba

Troviamo il Rifugio Tita Barba chiuso (è ancora inizio maggio), e la neve a “grana grossa” ci propone di scendere subito. A poca distanza dal Tita barba c’è un bel punto panoramico – si trova verso sud, nei pressi di un’altra piccola baita. Si raggiunge seguendo il percorso del sentiero 350 (vedi all’incirca la direzione nella traccia GPS).

Per il ritorno, si percorre l’itinerario di salita. Ma dopo la neve inizia la pioggia, e decidiamo di riparare sotto al portico di Casera Val.

Sotto al portico, dicevamo. Seduti su ceppi di legno, aspettiamo. Alle pareti ci sono alcune foto di una donna: coccola un gatto, fa fieno di fronte alla baitina. Immaginiamo che sia l’ultima abitante del bosco – e probabilmente è così. Su una mensolina ci sono alcuni quaderni nei quali lasciare un pensiero e un libretto di poesie.

La mano è femminile, l’edizione se non è autopubblicata lo è quasi. Pagina fronte: dialetto bellunese sulla sinistra, italiano sulla destra.

Come spesso faccio in queste occasioni, apro il libretto e dico a Silvia: ora ti leggo una poesia.

Ne trovo una che parla di un abete e di un faggio abbracciati nel bosco. Ci emozioniamo.

(Mesi dopo, ottocento chilometri più a sud, nel Parco del Pollino, ci racconteranno di una tradizione tra il pagano e il cristiano, che lega da secoli l’abete al faggio. Tutto risuona.)

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

Escursione dal Rifugio Padova al Rifugio Tita Barba: dati tecnici in breve

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⛰️ Dove siamo Tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, tra Cadore e Dolomiti Friulane (settore occidentale), all’ombra degli Spalti di Toro
📍 Partenza da Rifugio Padova (1287 mslm)
🏅 Arrivo Rifugio Tita Barba (1821 mslm)
📐 Dislivello 810 metri complessivi (c’è una bella perdita di dislivello per raggiungere il letto del Ru de Val)
📏 Lunghezza 10,8 km andata e ritorno
⏱️ Tempo 2 ore e 30 per arrivare al Tita Barba
😅 Difficoltà Media
💧 Acqua Presso i rifugi se sono aperti; altrimenti quella del torrente Ru de Val
🗺️ Cartografia Tabacco 1:25.000 n.16 – Dolomiti del Centro Cadore (se non ce l’hai puoi comprarla qui)
🛰️ Traccia GPS