“Che gita!” Questo è quello che abbiamo pensato per tutta la durata di quest’escursione desideratissima: desideratissima perché siamo partiti da Casera Razzo – un luogo che per anni ci ha eluso; perché avevo adocchiato queste due cime già anni fa; perché l’ambiente si è rivelato eccezionale. Ti portiamo con noi in una escursione tosta e spettacolare sui monti Clapsavon e Bivera, a spingere lo sguardo oltre sulle Dolomiti Friulane, in Cadore, in Carnia e oltre – fino in Austria!

Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Da Casera Razzo a Malga Chiaseveit
Raggiungiamo Casera Razzo, e lasciamo l’auto al parcheggio libero che si trova poco sotto la malga (1736 mslm). Mentre ci sgranchiamo, cambiamo le scarpe e facciamo le cose che preparano alla gita, guardiamo i Brentoni bellissimi di fronte a noi. Guardiamo anche i van che hanno passato la notte qui: bella scelta!
Saliamo a Casera Razzo: è presto, i piedi scalpitano per le cime e i panorami promessi. Ci vediamo dopo, formaggi di malga!
Dalla casera – o meglio, dalla fontana – inforchiamo la strada carrareccia diretta ad est – sentiero 210. Da qui, inizia il lungo avvicinamento: la strada offre poco dislivello, e quindi un camminare piacevole, perfetto per riscaldare le gambe. Prati, macchie di bosco, il panorama che si apre: è tutto perfetto. Ci stupiamo che da qui si possa facilmente scavallare per scendere a Malga Tragonia, una delle mete del bellissimo anello delle malghe di Forni di Sopra.
Raggiungiamo il bivio per Malga Mediana – grande tronco a indicarlo (1710 mslm). Superiamo il corso d’acqua e proseguiamo, con la malga bassa sotto di noi.
Da qui, è ancora lunga ma facilissima, e in circa un’ora dalla partenza abbiamo fatto i 4 km fino a Malga Chiansaveit (1694 mslm).
Malga Chiasaveit offre una sorpresa, ne parliamo nell’articolo che abbiamo dedicato alla facile passeggiata che conduce qui.

Da Malga Chianseveit al Monte Clapsavon
Per ora, abbiamo percorso soltanto il lungo avvicinamento: il bello comincia adesso. Dal cancello della malga prendiamo a destra (indicazioni per il sentiero 210) e saliamo il pendio erboso “inciso” dal passaggio delle mucche; il percorso non è evidente, ma sulla destra si vedono i picchetti con i segnavia bianco rossi.
Il sentiero che percorriamo ora prende spunto e si fa pendentissimo, uno stretto canale tra l’erba alta; abbiamo da salire i più di 300 metri di dislivello fino a Forcella Chianseveit, e c’è da dire che il sentiero non perde tempo! Alcune mucche amabilmente stravaccate tra i lamponi, all’ombra degli alberi, ci guardano interrogative come solo i bovini sanno essere; noi passiamo oltre.
Arriviamo così a Forcella Chianseveit (2051 mslm) con il bosco che si dirada, il panorama che si apre, il Clapsavon che si fa evidentissimo (e imponente) di fronte a noi.
Consiglio: poco prima di scendere all’effettiva forcella, sulla destra si trovano due modesti dossi erbosi. Vale la pena lasciare gli zaini e salirli: il panorama da entrambi verso le Dolomiti Friulane è SPETTACOLARE. Si riconoscono la lunga salita al Pramaggiore per la Val Suola, Forcella Scodavacca, il Cridola… si potrebbe continuare. Nel contempo, si è alzato anche il nostro punto di vista sulle meraviglie verso nord: il Tiarfin, per dire, da qui è bellissimo, così come le Dolomiti Pesarine.
Ma è ora di proseguire!
Da Forcella Chianseveit, la via è evidente: sale abbastanza decisa verso la “muraglia” che abbiamo di fronte. Qui il sentiero non è numerato, e le indicazioni prendono forma di bolli blu.
La salita è in parte impegnativa, perché alterna tratti semplici da percorrere – quasi in quota – a improvvise salite su un infido ghiaione; in compenso, non è mai esposta. Attorno ai 2300 metri di quota, il sentiero piega verso destra, per poi tornare a puntare verso sud per la salita finale: percorriamo il fianco del Clapsavon – fondamentalmente un grosso panerozzo detritico – fino all’ampia cima a quota 2462 mslm.

Sulla cima, oltre al panorama estesissimo in tutte le direzioni (se proprio vogliamo, è soltanto il Bivera che ci occlude parte della vista), troviamo una croce con campanella, uno sci rotto, la cassetta metallica con il libro di vetta, dove lasciamo un pensiero.
Fino a questo punto l’escursione è stata faticosa, con la sola difficoltà del ghiaione in salita. Se non hai esperienza di passaggi aerei ed esposti, ti consiglierei di armarti di pazienza e scendere per la via della salita. Fino a qui, hai percorso 6,75 km e 730 metri circa di dislivello.
Dal Monte Clapsavon al Monte Bivera
Proseguiamo lungo la vetta del Clapsavon seguendo i bolli azzurri, in direzione nord est – verso il Bivera. Dopo poco, iniziamo a scendere il crinale del monte in direzione di Forcella del Bivera, che ci pare vertiginosamente troppo in basso – e in effetti si trova 130 metri più giù!
Il fatto è che c’è ora da percorrere – soprattutto in discesa, ma non solo – una cresta davvero affilata, erbosa a tratti, espostissima sul nulla. Ci sono spezzoni di corda per darsi un po’ di sicurezza, e per buona parte di questo tratto di percorso ci sono buoni appoggi per i piedi, anche nei punti più pendenti, ma il fatto è che qui ci vuole davvero concentrazione ed esperienza di questo tipo di passaggi.
Anche a leggere i forum, si ha la conferma: questo passaggio, per quanto breve, infastidisce molti.
Una volta sulla Forcella del Bivera (2329 mslm), è il momento di affrontare la salita al Bivera. L’attacco è evidente, un po’ meno i primi 40 metri di dislivello: c’è da seguire più che altro dei radi ometti, difficili da vedere sugli sfasciumi chiari – che permettono di azzeccare il secondo tratto di salita, un sentierino ora sì evidente. Siamo abbastanza esposti, ma seguendo il sentierino non ci sono problemi.
Spunta in alto la sommità del Bivera e la croce, il sentierino passa su alcune placche, e ci siamo: vetta del Monte Bivera, 2474 mslm. Anche qui croce di vetta con campana e scatola con libro, e anche un curioso “viandante” alla base della croce stessa.
Il panorama dal Monte Bivera? Eccezionale quanto quello dal Clapsavon, con in più uno scorcio del “bluissimo” Lago di Sauris.
Discesa ad anello dal Monte Bivera
Percorriamo a ritroso la dorsale che ci ha portati sul Bivera fino a tornare a Forcella del Bivera. Prendiamo sulla destra, e iniziamo una lunga discesa su un bellissimo ghiaione. Discesa non troppo difficile, perché un comodo sentiero è all’incirca ricavato tra le pietre e le ghiaie. Il ghiaione si mescola all’erba e scompare. Da qui il sentiero è super facile da seguire e super piacevole da percorrere: perde quota con la dovuta calma, si infila tra i larici – mancavano, a questa completissima escursione.
A quota 1748 mslm il sentiero piega sulla sinistra e, quasi in quota, raggiunge Casera Chiasaveit.
Da qui, la storia la conosci; c’è il lungo avvicinamento da fare al contrario, il tagliere di formaggi e lo yogurt annegato nei frutti di bosco a Casera Razzo, e la poca, pochissima voglia di lasciare questo posto stupendo e tornare a casa.
E se è estate e la giornata è ancora lunga, puoi anche fare uno stop a Sauris, una vera perla alpina che ogni volta merita una visita.

Anello dei monti Bivera e Clapsavon da Casera Razzo: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | In Carnia |
| 📍 Partenza | Casera Razzo (1736 mslm) |
| 🏅 Punti d’arrivo | Monte Clapsavon (2462 mslm), Monte Bivera (2474 mslm) |
| 📐 Dislivello | 1000 m complessivi |
| 📏 Lunghezza | 15 km |
| ⏱️ Tempo | 7 ore |
| 😅 Difficoltà | Difficile. In particolare, la cresta che dal Clapsavon scende alla forcella senza nome richiede la massima cautela |
| 💧 Acqua | A Casera Razzo, lungo la carrabile sentiero 210, a Casera Chiansaveit |
| 🗺️ Cartografia | Carta 1:25.000 Tabacco n. 02 – Forni di Sopra, Ampezzo, Sauris, Alta Val Tagliamento |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì: scaricala qui |







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