Un bellissimo sole illumina la Val Pettorina: è un po’ tardi per iniziare a camminare, ma non ci lasciamo intimorire. Abbiamo intenzione di raggiungere il Lach dei Negher (o Lech dei Giai), adagiato come in uno scrigno al di là della Catena dell’Auta – quelle che abbiamo visto ogni giorno durante il nostro mese da montanari digitali a Caviola.

Cosa troverai salendo al Lach dei Negher da Sottoguda:
Fatica
Difficoltà tecnica
Panorama
Stupore della natura

Silvia con gli stambecchi al Lago dei Negher

Da Sottoguda al Piano di Franzei

Per questa volta, decidiamo di non salire per i sentieri “dietro casa”, ma di esplorare un versante diverso: quello della Val Pettorina.

Provenendo da Rocca Piétore, raggiungiamo Sottoguda, ma non entriamo in paese: seguiamo la Statale 641 che lo schiva, e inizia a salire. Fatti quattro tornanti, incontriamo sulla destra un ampio parcheggio attrezzato con tavoli e panche (1370 mslm – trovi il punto qui): lasciamo l’auto, e attraversiamo la strada.

Troviamo subito un cartello con segnavia che ci permette di tagliare qualche metro, ma poco più avanti lungo la Statale si incontra comunque l’imbocco della forestale da percorrere. Segnata su carta come sentiero 1688, la forestale sale attraverso un bel bosco ombroso di abeti, con pendenza erta (e alcuni brevi tratti in falsopiano che permettono di tirare il fiato).

In poco meno di un’ora arriviamo ai Franzei (1734 mslm), l’ampio alpeggio punteggiato da fienili. Uno di quegli angoli di paradiso modello Heidi: l’erba verdissima, il ruscello nel mezzo, le mucche che brucano tranquille e alcune marmotte poco più avanti. Davvero bellissimo.

Percorriamo il fondovalle, diretti a Forcella de Franzéi.

Piano dei Franzei

Da Franzei al Lago dei Negher

I prati tornano ad essere boschi, il sentiero sale regolare lungo il versante fino a una bella conca. Si inizia a respirare un’aria più alpina, e spuntano le prime masse rocciose attorno a noi. Aggirata la conca senza scendere sul fondo, e saliti ancora 70 metri di dislivello, raggiungiamo la Forcella de Franzéi (2009 mslm). Selezioniamo da un interessante grumo di cartelli quello che indica il lago, e prendiamo sulla sinistra il sentiero 687 proveniente da Malga Ciapéla.

Una precisazione: noi lo chiamiamo Lago dei Negher, come viene appellato in Val Biois (mi raccomando Négher e non Neghér che mi sono già presa parole!), mentre in Val Pettorina lo chiamano Lech dei Giai, ma lo puoi trovare anche come Lach dei Franzei. Te lo segnalo perché quando mi sono trovata davanti alle indicazioni non capivo più nulla!

Silvia Bagaglio Leggero AvatarSilvia

 

Percorriamo adesso uno stretto – ma comodo – sentiero di versante, risalendo la Val Miniera. Il paesaggio si fa più roccioso, tra l’erba si snoda un sentiero di detriti e sassi che sale deciso il fianco della valle.

Uno scavallamento a quota 2200, un breve piano (che troviamo ancora innevato) ed eccolo: il Lago dei Negher (2205 mslm). Ci sediamo su alcune rocce e facciamo merenda. Verso ovest, l’alto versante del Monte Alto Auta, verso est, un’affilata cresta erbosa. Le acque del lago rispondono a questo paesaggio: sono verdi scure, blu cobalto, azzurre. Alcuni lastroni di ghiaccio residuo, bianco-trasparente, mi fanno venire in mente la Groenlandia.

Lago dei Negher o Lech dei Giai

Le Eivane del Lach dei Giai (e non solo)

Il lago è il luogo ideale per leggende e superstizioni. In primis, quella secondo la quale le sue acque ospitassero anime dannate, che non potevano lasciare questo mondo. A chi passava di qui, si consigliava di lanciare nel lago croci e altri amuleti sacri, in modo che le anime potessero liberarsi dalla prigionia. Si racconta anche che un giovane di Rocca Pietore fosse super scettico di queste dicerie, e abbia deciso di passare la notte accampato lungo le rive, per poi raccontare quello che non sarebbe successo. Giunta la sera, ecco un movimento nell’acqua: sono Ondine (o Eivane: in Altopiano di Asiago e dintorni si chiamerebbero Anguane). Le leggiadre ninfe cantano soavi e danzano.

Nota bene che le Eivane sono piuttosto schive, e non si fidano degli uomini.

Sopraggiungono poi tre nani, armatissimi, e si uniscono ai canti e ai balli. Uno di questi però sgama il nostro rocchesano: le Eivane si dileguano mentre i nani, offesi, trasformano il giovane in fonte. Nebbia, silenzio: sipario. E il giorno dopo, una nuova fonte alimenta il Lach dei Giai.

Secondo altre storie, qui veniva a passare il giorno, tra sguazzi e zampilli, il drago di Cima Pape.

Silvia verso Cima Alta Auta

Dal lago ai camosci della Forcella dei Negher

Questo angolo di Dolomiti è un gioiello: solo il vento taglia il silenzio, il lago è placido, sulle creste e lungo i versanti… chiedo a Silvia se ha portato il binocolo, e le dico di tirarlo fuori, perché mi pare che potrebbe servire. La prova strumentale mi dà ragione: sopra al lago, a destra della forcella, alcune coppie di possenti corna ricurve prendono il sole, stravaccate sull’erba. Stambecchi!

Prendiamo la traccia che dal lago sale alla Forcella dei Negher (2286 mslm), e proseguiamo verso destra. Tempo di superare un dosso roccioso, e siamo nella magia della natura.

Stambecchi a Forcella Negher

Saranno una quindicina di stambecchi: i maschi, enormi, con corna che incutono rispetto, sono stesi nell’erba, sul filo della cresta: dietro di loro, lo strapiombo che vola verso il Col Mont. Le femmine e i piccoli, più in basso, brucano placidi.

Siamo quasi paralizzati dalla meraviglia, come sempre quando viviamo questi incontri con i veri padroni delle Terre Alte. Avanziamo piano: gli animali ci anticipano, si spostano di pochi metri, quasi noncuranti. Tre di loro sono letteralmente un tutt’uno con la parete di roccia, le zampe che cercano appigli microscopici, devono mangiare proprio quei germogli. Li guardiamo, spostiamo lo sguardo verso il basso, e vediamo altri venti animali rilassati su un dosso erboso, cento metri più in basso.

Stambecchi al Lago Negher

Verso le Cime del’Auta e discesa dal Lach dei Negher

Il resto è storia, come si dice. Gli stambecchi si dileguano mentre noi, passo dopo lentissimo passo, li superiamo. Seguiamo la traccia che sale la cresta che porta alle Cime dell’Auta, con l’obiettivo però di abbandonarla per dedicare le nostre attenzioni al più morbido – anche se più alto – Monte Alto Auta.

Si superano alcune rocce con un breve tratto di cordino metallico, si raggiunge una sella erbosa, e… inizia a grandinare! Ci voltiamo: le Pale di San martino sono avvolte da nuvoloni neri gonfi di pioggia, il vento soffia proprio verso di qua.

La faccio breve. Ripariamo sotto una tettoia naturale di roccia scura, dove ci intratteniamo per quasi un’ora con due signori: mentre il primo racconta delle sue esperienze di emigrante tornitore, il secondo estrae mille cose da mangiare dallo zaino (e le mangia).

Scendiamo sotto la pioggia per la via della salita. Degli stambecchi, neanche l’ombra.

Lech dei Giai da Sottoguda

Salire al Lach dei Negher dalla Val del Biois

Un altro modo per raggiungere il Lach dei Negher è partendo da Fedér e passando per la baita Col Mont. Una volta raggiunta la baita, si percorre il dosso del Col Mont e in circa 45 minuti si raggiunge Forcella dei Negher.

Bivacco Col Mont

Lach dei Giai (Negher) e Forcella dei Negher: dati tecnici in breve

Dove siamo: tra le Cime de L’Auta, che separano Val del Biois e Val Pettorina. Dolomiti dell’Agordino (BL)

Partenza: Parcheggio attrezzato lungo la SS 641 (1370 mslm)

Arrivo: Lach dei Negher (2205 mslm), Forcella dei Negher (2286 mslm)

Dislivello: circa 900 metri

Lunghezza: 6 km

Difficoltà: media, non sono presenti difficoltà tecniche.

Tempo: 2 ore e mezza fino al lago, 10 minuti in più per la forcella

Acqua: non presente

Cartografia: Carta Tabacco n. 15 – Marmolada, Pelmo, Civetta, Moiazza (se non ce l’hai puoi comprala su Amazon)