Il giro ad anello di Cima de l’Albero è uno dei nostri giri autunnali preferiti. E non ci vuole molto a capirne il motivo: due bivacchi (Bivacco Tovanella e Casera Busnich), foliage strepitoso (la faggeta quest’anno era in gran spolvero, te lo diciamo noi che siamo esperti di dove ammirare l’autunno in Veneto), cime dolomitiche a far da sfondo (Bosconero e Pelmo in pole position), funghi di ogni tipo (molti mai visti prima) e cervi che pascolano… insomma, a questo cocktail autunnale non manca proprio nulla.  

Silvia nell'autunno delle Dolomiti

Da Podenzoi attraverso il sentiero 482

Lasciamo l’auto poco prima del centro di Podenzoi, ultima frazione sopra Longarone, e ci addentriamo nel paese che si sta svegliando con le prime luci del giorno. Attraversiamo il bellissimo borgo tenendo la sinistra fino al primo tornante da dove, poco dopo, inizia il sentiero 482.

Uno splendido (e curato) sentiero con muretto a secco accompagna i primi passi in salita mentre superiamo alcune casere strepitose (tieni gli occhi aperti per una di queste, che comparirà alla tua sinistra: noi ci abbiamo lasciato un pezzo di cuore). Un sentiero come questo, che parte subito dietro ai paesi ed è bordato da un basso muretto, è decisamente tipico di queste zone (vedi il giro da Erto verso i Libri di San Daniele). Il percorso è inizialmente immerso in un bellissimo bosco di faggi. È un’annata strepitosa per i faggi: sono tutti carichi di frutti, tanto che camminiamo su un tappeto di foglie e faggiole (la sera ci aspetteranno arrostite).

La salita si svolge in modo piuttosto regolare dentro la faggeta fino a raggiungere una radura con una croce nei pressi del Col da Lol (1144 mslm), dove il panorama si apre e regala i primi bagliori di autunno. Continuiamo sempre in morbida salita attraversando la radura sotto allo Spiz Ros fino all’altura del Col da Luni (1383 mslm).

Foliage lungo l'anello di cima de l'albero

Arrivati alla sella del Tarondol dei vecchi ruderi abbandonati tra l’erba (1946 mslm) segnalano che il sentiero piega decisamente a destra lungo la dorsale. Attraversiamo alcuni traversi su pendii piuttosto ripidi lungo i quali bisogna stare concentrati (specie in caso di erba bagnata) e rientriamo nel bosco. In lontananza i bramiti dei cervi in amore, le foglie dei faggi e dei larici che riflettono il colore del sole e, appena usciti dal bosco, l’imponente Pelmo in tutto il suo splendore… lo spettacolo è mozzafiato.

Un ultimo traverso e, poco al di sotto di forcella Pezzei (che il cartello chiama “forcella Dou”, dal nome di questo dosso erboso), scorgiamo la spianata sulla quale sorge il bivacco Tovanella.

Panorama verso le Dolomiti da Cima de l'Albero

Il bivacco Tovanella

Sarà che l’autunno ha colorato tutto della sua atmosfera magica, sarà che il silenzio di questa valle interna è solenne, sarà che la spianata dove sorge il bivacco è di quelle in cui ti aspetti di vedere da un momento all’altro un branco di cervi, sarà… sarà tutto questo, ma questo è uno di quei luoghi dove sei obbligato a trascorrere almeno una notte (normativa dei bivacchi permettendo).

Il bivacco Tovanella (1688 mslm) sorge accanto alla casera Pezzei (privata) ed è una bellissima costruzione in muratura in una posizione eccezionale. Il bivacco è dotato di una stufa economica e di un grandissimo camino che urla “accendimi!”, un tavolo di legno con panche e un letto in ferro con materasso e coperte. Una scala in legno conduce al soppalco dove ci sarebbe posto per dormire per almeno una decina di persone, non fosse che il pavimento è ricoperto di escrementi di ghiro. L’interno del bivacco purtroppo non è ben tenuto come dovrebbe.

Ci sediamo su un tronco, al sole, e consultiamo la carta. Tra i sentieri che passano per di qua c’è anche l’Alta Via 3: un altro motivo per sognare.

Bivacco Tovanella giro ad anello

Giro ad anello di Cima de l’Albero

Torniamo qualche metro sui nostri passi per dirigerci verso Forcella Sesarola. Attenzione perché il sentiero qui è una traccia davvero poco visibile. Alcuni (rari) paletti bianco-rossi segnalano i punti in cui aprire bene gli occhi. Saliamo qualche metro i prati circostanti al bivacco e il sentiero piega nettamente a destra rientrando per un attimo nel rado bosco.

Alcuni ripidi tornantini e arriviamo in breve alla Forcella Sesarola (1848 mslm), dove imbocchiamo il sentiero 484. Da qui è ben visibile la Cima dell’Albero (2018 mslm), per raggiungere la quale non c’è sentiero. Tenendosi sulla destra si può però intravedere una bella traccia (dismessa) in salita.

Iniziamo la ripida discesa attraverso il bosco. Ogni volta che il panorama si apre, ci vengono regalati emozionanti vedute e suggestioni autunnali.

Lasciamo la visuale sulla Val Tovanella in favore di una forse più maestosa sul Sassolungo e sulle inconfondibili crode del Bosconero alla base del quale, solo qualche mese prima, abbiamo fatto un giro ad anello altrettanto strepitoso. Il punto di vista più bello? Quello da casera Sesarola (potrebbe non essere il nome corretto), una minuscola costruzione ristrutturata sembra di recente.

 

Foliage nelle Dolomiti Veneto

Una sensazione bellissima ci accompagna da forcella Sesarola per tutta la discesa fino alla Busnich – e, se vuoi, ci accompagnava anche prima, da forcella Dou scendendo al bivacco Tovanella. È un senso di vago selvaggio, di sentiero poco frequentato, di tracce di animale ovunque, dell’erba umida che ti accarezza le gambe, delle fronde degli alberi che ti piovono davanti.

Scendendo verso la casera, il sentiero quasi scompare nel sottobosco, poi diventa un sottile segno di calpestato lungo i traversi, corredato di microscopiche frecce di vernice blu che provano a tenerti lungo la retta via. Ad un certo punto, dove il tracciato di pietra di un ruscello in secca indica una piccola valle, guardo verso l’alto: ho il sole negli occhi, ma intuisco la vegetazione d’oro autunnale a racchiudere il canalone. Più in altro, spigoli e pinnacoli di roccia bianca.

Giri l’angolo, e sei nella Natura: è rassicurante, poter provare queste cose a due passi da casa, a così poca distanza da caselli autostradali, indicazioni per Cortina, insistenti rombi di moto in curva.

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

 

La casera Busnich

Un ultima svolta a destra e un piccolo promontorio di mughi ci apre la visuale al secondo bivacco della giornata: la casera Busnich. Sotto di noi la valle del Piave e Longarone con il suo traffico da sabato pomeriggio.

Il bivacco Busnich occupa solamente una piccola parte della casera (il restante è privato). Quello che c’è all’interno è presto detto: un tavolo, una fornella, un soppalco di legno. In compenso il libro delle firme non lascia scampo: questo è luogo di belle feste.

Davide a Casera Busnich

Ha capito tutto Silvia. Qui ci venivo con i compari, quindici-venti anni fa, per “fare festa”. Le due ore e qualcosa in più che ci vogliono per salire erano controbilanciate da zaini carichi di vino e carne da grigliare, e la notte – si faceva tardi… – le luci di Longarone sotto rilucevano. A due passi, invisibile nella notte, il taglio della valle del Vajont.

Mi ricordo che la casera era sì spartana, ma meno lasciata a sé stessa: è il destino che purtroppo capita ad alcune di loro.

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

 

Ci incamminiamo nuovamente in ripida discesa lungo il sentiero 484 che continua nel fitto bosco. In breve veniamo attorniati da una quantità smisurata di funghi. Ce ne sono di tutte le dimensioni, forme, colori e odori. Pianifichiamo di rapire un fungaiolo e trascinarlo con noi nelle prossime escursioni, a costo di doverlo portare in spalla. Il “chissà se è commestibile” è un tarlo che logora dentro, quando i profumi sono così invitanti.

La discesa è di quelle ammazza-ginocchia: i bastoncini da trekking sono degli alleati fondamentali. Qualche spezzone di cavo metallico ci aiuta in un traverso un po’ più esposto e soggetto a facili frane… per poi ritrovarci davanti ad un ruscello che, con le piogge degli ultimi giorni, trasborda dal suo naturale solco, rendendo il passaggio difficoltoso e rischioso se non affrontato con la massima cautela.

Ultimi passi nel bosco, ultimi funghi impressionanti, ultima faggeta e siamo di nuovo a Podenzoi, con tutti i colori di questo strepitoso autunno negli occhi.

Davide tra i mughi nell'anello di cima de l'albero

Dati tecnici in breve:

Partenza: Podenzoi (880 mslm)

Punti dell’anello di cima de l’Albero: Bivacco Tovanella (1688 mslm), Forcella Sesarola (1848 mslm), Casera Busnich (1569 mslm)

Dislivello: 1200 mt

Tempo: 6-7 ore

Difficoltà: media. La difficoltà più grande sono i numerosi traversi da affrontare su pendii ripidi, alcuni dei quali piuttosto esposti. Segnalo inoltre qualche problema con le indicazioni del sentiero, non sempre presenti quindi: occhi aperti. L’anello completo è inoltre piuttosto lungo.

Presenza di acqua: solamente lungo la discesa da casera Busnich. Si tratta di un paio di impetuosi ruscelli, conviene avere con sé una cannuccia filtrante (come questa)

Cartografia: Tabacco n. 25, Dolomiti di Zoldo, Cadorine e Agordine (puoi comprarla su Amazon).

Giro ad anello di cima de l'Albero pin