La Patagonia è una delle regioni più affascinanti e curiose del pianeta. Un territorio immenso, condiviso tra Argentina e Cile, che da decenni alimenta sogni di viaggio, avventura e libertà. Ma al di là delle immagini iconiche di montagne, ghiacciai e vento, la Patagonia nasconde una quantità sorprendente di curiosità, contraddizioni e storie poco conosciute che abbiamo imparato a conoscere viaggiando in questo territorio per più di 8 mesi.

In questo articolo abbiamo raccolto alcune delle curiosità più interessanti sulla Patagonia: dai confini che si allargano di giorno in giorno, alla bellezza della solitudine, passando per equivoci linguistici e luoghi simboli. Ti lascio anche alcune riflessioni perché credo che per un viaggiatore sia importante conoscere sì dove andare e cosa vedere in Patagonia, ma anche quelle piccole grandi differenze che aiutano a capire perché la Patagonia non è semplicemente una destinazione di viaggio.

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1. Non è uno Stato, ma una macro-regione, e si allarga sempre di più

La Patagonia non ha confini politici propri: è una vasta regione geografica condivisa tra Argentina e Cile, compresa tra Oceano Atlantico e Oceano Pacifico.

La Patagonia non ha confini netti sulle mappe, tanto che verso nord il confine si alza sempre di più, finendo per ricomprendere territori che originariamente non erano considerati propriamente patagonici. Perché? Qui non c’entrano mire di colonialismo, ma si tratta di marketing! Il termine “Patagonia” richiama turisti da tutto il mondo (solo a Torres del Paine si parla di 380.000 visitatori ogni anno per intenderci). Ecco quindi che se San Martin de Los Andes è Patagonia, così come Chiloè, perché non far rientrare anche Pucón e la Regione dei Laghi? Insomma… si tira la coperta, proprio come per le nostre Dolomiti che raggiungono ormai la Laguna di Venezia!

Il confine Sud invece è più facile da individuare: la Patagonia finisce con la Terra del Fuoco… anche se a dire il vero alcuni la considerano una terra a parte! In ogni caso, un gran casino!

Ci piace anche pensare che la Patagonia non abbia confini definiti forse perché prima ancora di essere una regione è un’idea. È il senso di spazio che si apre all’improvviso, quando l’orizzonte smette di essere un limite.

La metà del Cile!

2. È una delle aree meno popolate del pianeta

Anche per la sua enorme estensione, la densità abitativa è bassissima: in alcune zone si contano meno di 2 abitanti per km².

Per rendere l’idea in Italia si parla di 197 persone per km². A Milano si parla di 7.500-7.540 abitanti per km². 

In Patagonia la distanza tra una casa e l’altra può essere di decine di chilometri. In mezzo? Un nulla estremamente affascinante.

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3. Il nome “Patagonia” nasce da un equivoco

Il termine “Patagonia” deriva da patagón, parola usata dai membri della spedizione di Magellano per descrivere i nativi Tehuelche, ritenuti “giganti” rispetto agli europei dell’epoca. Non lo erano davvero: erano semplicemente più alti (e più forti, e pure più radicati alla loro terra). La Patagonia porta ancora addosso questo equivoco linguistico, figlio dello stupore e della paura dell’ignoto.

Altri nomi dati in giro dai marinai spagnoli? Quello di Terra del Fuoco: durante il passaggio lungo gli stretti, gli spagnoli potevano osservare il fumo di grandi fuochi di segnalazione accesi dagli indigeni.

4. Qui si trova la terza più grande riserva di ghiaccio

Il Campo de Hielo Patagónico (Nord e Sud) è la maggiore riserva di ghiaccio, quindi di acqua dolce continentale, dopo Antartide e Groenlandia. Uno dei luoghi d’accesso per l’esplorazione del Campo de Hielo è la mitica El Chaltén.

È la terza perché prima ci sono ovviamente Antartide e Groenlandia.

5. Il Perito Moreno è uno dei pochi ghiacciai ad avanzare

A differenza della maggior parte dei ghiacciai globali, il Perito Moreno mantiene un equilibrio tra avanzamento e fusione, rendendolo un caso di studio scientifico. Il Perito Moreno resiste.

Non è un miracolo, ma un equilibrio fragile che negli ultimi anni però è stato confessato: con il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature globali anche il Perito Moreno ha smesso di avanzare e ora sembra stabile. Non recede, ma non è certo un bel segno purtroppo.

Per tutti gli approfondimenti sul Perito Moreno, puoi leggere il nostro articolo.

Tutto sul ghiacciaio Perito Moreno

6. In Patagonia convivono steppe, ghiacciai e foreste pluviali

Nel giro di poche centinaia di chilometri si passa da steppe aride a foreste temperate umide. Se prendi uno di quei bus a lunga percorrenza, assicurati di avere il naso ben incollato nel posto finestrino (o di accaparrarti i posti frontali al piano di sopra): lo spettacolo “d’arte varia” è assicurato.

Questo è valido ovunque nella Patagonia, ma per nostra esperienza ancora di più sul versante cileno: puoi partire da una steppa secca, quasi lunare, e ritrovarti in una foresta umida, verde, fitta. La Patagonia non è coerente, ed è proprio questo il suo fascino.

Ecco perché quando presentiamo il nostro libro Trekking in Patagonia nelle librerie, nei circoli e nelle serate divulgative ci piace aprire con un video che ne mostra le mille sfaccettature. Il più delle volte, quando lo chiediamo, tutti confermano che non se l’immaginavano così. Ed è normale: alla fine a noi arrivano quasi sempre e solo le classiche 3 foto da cartolina (ed è anche per questo che abbiamo scritto il libro).

E comunque una cosa è certa: viaggiare in Patagonia significa accettare di non avere un’immagine definitiva da portare a casa.

7. La “fine del mondo” è qui… ma non dove pensi!

Ushuaia si definisce “la città più australe del mondo” ed è diventata simbolo del limite, della fine e dell’inizio dei grandi viaggi.

In realtà ancora più a sud c’è Puerto Williams, ma con soli 2500 abitanti non potrebbe essere considerata una città… o almeno così continuano a ripetere gli argentini, anche dopo che Puerto Williams è diventato a tutti gli effetti una città! Ancora marketing? Già.

E comunque sia Ushuaia viene venduta come la fine del mondo, ma in realtà per noi è stato l’inizio di qualcosa. Di escursioni infinite, di viaggi, di riflessioni, di struggenti osservazioni. Qui il concetto di fine per noi ha perso del tutto la sua negatività: Ushuaia per noi è stato un luogo dove ci siamo fermati non perché non si possa andare oltre, ma perché abbiamo scelto di farlo. Dovevamo stare 4 giorni, 1 settimana, non di più. Siamo rimasti un mese, e nella guida abbiamo dedicato quasi 20 escursioni al territorio di Ushuaia!

PS: fino al 2019 si poteva raggiungere Puerto Williams da Ushuaia con un traghetto. Ad oggi questo non è più in funzione perché essendo un attraversamento di confine i cileni non hanno più voluto tenere aperto l’ufficio immigrazione per quei pochi che si spingevano al di là. Per questo, se vuoi raggiungere il vero “fin del mundo” ti consiglio di farlo direttamente da Punta Arenas (che si trova appunto in Cile).

Intanto, fermati comunque al fin del mundo di sempre, Ushuaia.

Cosa fare a Ushuaia in Terra del Fuoco

8. La Patagonia è geologicamente “giovane”

Molti dei suoi paesaggi spettacolari sono il risultato di processi glaciali relativamente recenti, in termini geologici. Eppure trasmettono un senso di arcaicità profonda. Forse perché qui l’intervento umano è minimo, o forse perché le forme sono essenziali: montagne, ghiaccio, vento. Pochi elementi, ma potenti.

Silvia sul Cerro Piltriquitron a El Bolson

9. Le fatture possono essere… dolcissime!

In Argentina, quando senti parlare di facturas, non c’entra nulla l’Agenzia delle Entrate o le scadenze fiscali. Le fatture sono le pastine: simil-croissant, medialunas (mezzelune), dolci ripieni. Una cosa seria.

È uno di quei cortocircuiti linguistici che fanno sì che improvvisamente la parola “fattura” smetta di essere una minaccia e diventi una coccola.

10. Vuoi tornare in Patagonia? Mangia una bacca!

Leggenda, ma molti dicono che sia realtà, quindi nel dubbio: se ti innamori della Patagonia come noi, non ti resta che assaggiare il calafate mentre sei lì. Calafate, questo il nome della bacca viola, nasce su un arbusto nativo del territorio e fiorisce proprio da dicembre in poi. Mangiarne assicura che prima o poi si ritorni qui.

Le bacche hanno un sapore dolce acidulo buonissimo, ma occhio ad avventurarti con il foraging senza saperle riconoscere al 100%; puoi sempre ripiegare nelle marmellate che troverai negli store. Ed è pure un superfood.

Silvia e Davide alle Torres del Paine

11. I castori sono davvero simpatici?

Si sa che quando l’uomo si mette in testa di “gestire le cose della natura” succedono sempre disastri. E questa storia non è da meno.

Sono gli anni ’40 quando alcuni imprenditori decidono di importare dei castori canadesi nella Terra del Fuoco per avviare il business delle pellicce. In Patagonia: un luogo ricchissimo di legno, acqua e spazi incontrollati. Cosa può andare male in questa storia? Sostanzialmente tutto.

I castori, catapultati in questo nuovo habitat, iniziano a fare quello che sanno fare: creare dighe. Abbattono alberi, si riproducono, abbattono foreste, creano laghi e conseguenti impaludamenti. Se un albero ci mette 40 anni a crescere, un castoro impiega 2 giorni a buttarlo giù. Il disastro ecologico è enorme.

Ma oltre al danno la beffa: per abituarsi a questo clima rigido i castori finiscono in breve tempo per inspessire la propria pelliccia tanto che diventa inutilizzabile per l’industria di moda.

Nella Terra del Fuoco i castori si stanno trovando bene, tanto che il loro numero supera quello degli abitanti e stanno nascendo alcuni tour organizzati nelle castorere per evitare che il governo li elimini deliberatamente.

12. L’alpinismo a El Chalten è bellunese

La Patagonia è sicuramente una terra leggendaria quando si parla di alpinismo. Dall’inizio degli anni ‘70 infatti è diventata una delle mete più ambite dagli scalatori. Sono vie che rappresentano un punto di arrivo per chi pratica alpinismo estremo e arrampicata su roccia e ghiaccio – anche per le delicate condizioni climatiche, che possono volgere a proibitivo in un attimo – e molte hanno contribuito a scrivere la storia dell’alpinismo moderno.

Indimenticabili la salita al Cerro Torre di Cesare Maestri (e l’altrettanto indimenticabile polemica, vedi alla voce “compressore”) e  la Via dei Ragni del celebre gruppo Ragni di Lecco, solo per citarne alcune.

Ma la cosa buffa è che all’interno del centro informazioni di El Chaltén, se si leggono i nomi delle piccole-grandi cime che circondano il paese, molte portano nomi italiani… e spesso bellunesi! Ti dice niente Cerro Val Biois? Già, proprio quella Val Biois.

Bagaglio Leggero escursione a El Chalten