C’è un odore particolare che mi riporta alla mente l’infanzia: mi basta un assaggio dei boschi delle Pale di San Martino per sentire delle sensazioni vivide, fisiche. In fondo, ci ho passato le mie vacanze estive dagli 0 ai 18 anni. Eppure le Pale sono soprattutto sinonimo di roccia: e questo giro ad anello al Ghiacciaio della Fradusta ci ha portati, letteralmente, in un altro mondo.

panorama ghiacciaio Fradusta Pale di San Martino

 

Come scegliere un giro strepitoso sulle Pale di San Martino

È passato meno di un anno da un tentativo non riuscito di salire in un luogo per me mitologico: il Passo delle Lede (seguiranno racconti). Anzi: di salire al Passo delle Lede, e scendere per il Bivacco Minazio.

Quel giorno, una volta superato il Rifugio Pradidali, siamo stati sorpresi dalla classica nebbia pomeridiana delle Pale di San Martino, e abbiamo preferito scendere.

Oggi invece, dal punto di vista del meteo, sarà una giornata strepitosa: si dice che pioverà soltanto alle undici di sera, quindi c’è tutto il tempo di cimentarsi in un giro lungo e challenging. Sveglia prestissimo, zaini leggeri, e via: Rifugio Treviso – Ghiacciaio della Fradusta – Passo delle Lede – Bivacco Minazio.

Silvia e Davide alle Pale di San Martino

Salita verso il Rifugio Treviso

La prima parte del nostro giro è una delle classiche della val Canali. Abbiamo la fortuna di trovare l’ultimo posto libero al parcheggio di malga Canali (1302 mslm), dal quale si percorre la forestale che segue il largo greto del torrente Canali. Lo attraversiamo, e si iniziamo a risalire il bosco. Indico a Silvia la Cima dei Lastei, e le dico che entro fine giornata l’avremo circumnavigata, da qui sembra quasi impossibile.

Un veloce zigzag in mezzo al bosco ci porta al Rifugio Treviso (1631 mslm). In quaranta minuti, freschi dall’aria frizzante della mattina e dallo zaino leggero, possiamo gustarci lo spettacolo del Rifugio che inizia a svegliarsi.

Il Rifugio Treviso è letteralmente un crocevia di sentieri. In senso orario puoi

  • prendere verso sud per un bellissimo anello di cima D’Oltro;
  • fare la ferrata del Canalone;
  • scavallare verso il bivacco Menegazzi e poi Gosaldo;
  • proseguire verso nord e poi salire ai Vani Alti, al bivacco Reali (tramite la ferrata Fiamme Gialle), o verso il passo Canali (come abbiamo fatto noi);
  • scendere di nuovo se sei soddisfatto così.

Noi prendiamo verso nord, non prima però di aver scrutato con il binocolo in direzione ovest, e aver individuato il tetto giallo del bivacco Minazio: questa volta ce la faremo!

Rifugio Treviso

Il sentiero 707 verso passo Canali

Per alcuni metri siamo in bosco, ma poco dopo il sentiero 707 si tuffa nel primo assaggio di ambiente delle Pale di San Martino: roccia ed erba, pareti che salgono quasi verticali, spuntoni, guglie, timidi fiori gialli, rosa, viola… e stelle alpine.

Siamo per un po’ ancora in ombra (fortunatamente dato che in cielo non c’è una nuvola e la giornata promette gran caldo). Saliamo di buon passo fino a raggiungere passo Canali (2497 mslm) attraverso il sentiero sempre ben segnalato e un paio di punti leggermente più esposti.

Già da qui il panorama è strepitoso, a farla da padrone sono i Vani Alti e il Sass D’Ortiga. Forcelle strettissime si insinuano tra i picchi scabri, dietro i quali nuvole bianche spingono per passare al di qua.

Respiriamo forte, e ci incamminiamo di nuovo. Direzione: Ghiacciaio della Fradusta.

Silvia ghiacciaio della Fradusta giro ad anelloDavide a Passo Canali

Sulla Luna: lungo il sentiero 708 fino al ghiacciaio della Fradusta

Roccia. Pura, inospitale roccia: è tutto quello che vedremo per le prossime 4 ore. L’ultime chiazze verdi si rarefanno gradualmente mentre percorriamo il sentiero tra Passo Canali e forcella Alta del Ghiacciaio (2727 mslm). Il panorama qui è incredibile: siamo in quella che doveva essere una gigante conca di roccia, lisciata dall’azione millenaria dei ghiacci, e che una volta svuotata è stata incisa, scavata, sbriciolata. Il verde lascia il posto al grigio e al bianco: restano i fiori, delicati, a spuntare dalle fessure della roccia. La cresta della cima della Fradusta riempie l’orizzonte.

fioriture nel mondo di roccia

Un signore, che indossa una maglietta fluorescente, ci dice che il meteo che ha consultato lui dice che la pioggia dovrebbe scendere già intorno alle cinque: dannazione, questo potrebbe ridurre di molto le nostre possibilità di completare l’anello.

Seguire il sentiero è semplice, non ci si può perdere. Ci sono solo un paio di strappi di pendenza che, sotto al sole cocente che riverbera sulle rocce, si fatica un po’ a salire.

Poi scavalli la forcella, e sei sulla Luna. Le uniche cose che non sono roccia sono i due piccoli laghi tra i blu e il verde, le nuvole, il cielo.

laghi glaciali della Fradusta

Di fronte, sotto di te: un deserto bianco, fatto da roccia che imita le ondulazioni morbide delle dune. Davanti a te, in lontananza, i tremila del Cimon della Pala, della Vezzana, dei Bureloni.

C’è poco da dire, o meglio forse ci sarebbe tanto da dire, ma tutto questo mi lascia senza parole. Mi guardo attorno, incerta su dove posare lo sguardo. Sembra di essere stati catapultati in un altro pianeta. La morbidezza delle rocce levigate, l’asprezza delle guglie maestose delle Pale di San Martino e le nuvole che corrono così veloci da sembrare tende di un palcoscenico. 

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

 

Silvia a Passo Fradusta alto

Superata la forcella Alta del Ghiacciaio, hai da fare una scelta:

  • seguire la dorsale che sale fino alla cima della Fradusta (2939 mslm), calcola 45 minuti per salire
  • scendere nell’altopiano roccioso seguendo il sentiero 708 e arrivare sotto a quel che resta del ghiacciaio della Fradusta

Da sud arrivano grosse nuvole grigie, ed facile immaginare che a breve la nebbia, come sempre, ovatterà tutto. Meglio sbrigarsi. Scartiamo l’idea di salire alla cima del Fradusta, non è tanto la pioggia a spaventarci, quanto la possibilità di trovarci in questo altipiano di roccia con scarsa visibilità.

Anche con buona visuale infatti è piuttosto facile perdersi in questo punto. Le indicazioni per il sentiero non sono chiarissime e le tracce si perdono tra le rocce. Se vuoi essere sicuro di non sbagliare ti consiglio di percorrere qualche metro in direzione cima della Fradusta e poi imboccare un piccolo sentiero segnato di rosso che devia verso il basso.

Davide ghiacciaio della fradusta in val canali

Arriviamo così al Passo Fradusta (2680 mslm) che smista il traffico verso le direzioni principali:

  • verso il passo Pradidali Basso e poi il rifugio omonimo (sentiero 709, poi devia verso sud)
  • in direzione del Rifugio Rosetta (sempre 709)
  • verso il Passo delle Lede

Silvia ed io siamo gli unici che prendono a salire verso il Passo delle Lede, che i cartelli danno a circa 30 minuti da qui.

Sopra di noi, il ghiacciaio: una lente di ghiaccio annerita, appesa contro la parete rocciosa. Non ci nascondiamo il dispiacere che fa vedere i ghiacciai ridursi a questa velocità: solo 30 anni fa, quando è stata disegnata l’edizione della carta Tabacco che mi ritrovo, la superficie bianca e azzurra era dieci volte più grande.

Ghiacciaio della Fradusta

Una parentesi: a sedici anni sul passo delle Lede

Come ti ho detto, sulle Pale di San Martino, lato Fiera di Primiero e val Canali, ci ho trascorso diciotto anni di vacanze estive. Erano cose di passeggiate a funghi, polenta e capriolo nella pensione completa, una mansarda di legno dove dormivo con i miei nonni: gentile concessione dell’albergo del quale mio nonno gestiva il tiro al piattello (ora chiuso).

Arriva l’estate dei miei sedici anni. Un giorno, io e mio cugino apriamo la carta topografica e seguiamo i sentieri tratteggiati in rosso a comporre un giro epocale. Partiamo alle sette, ovviamente senza avvertire nessuno su tempistiche e destinazioni: nota bene, il tutto avviene prima dell’era dei cellulari. Il giro prevede Cant del Gal, rifugio Pradidali, passo delle Lede, bivacco Minazio. Per rincarare la dose, non avendo auto, ci mettiamo anche i tre chilometri di strada asfaltata dall’albergo al Cant del Gal (andata e ritorno).

Un paio di note. È la mia prima vera camminata. Staremo in giro undici ore, durante le quali mio nonno girerà in Lambretta la val Canali senza mai fermarsi, giustamente dandoci per dispersi. Ovviamente, verremo messi agli arresti domiciliari per il resto della vacanza.

Passo delle Lede

Da Passo delle Lede al Bivacco Minazio

In realtà il Passo delle Lede non è così temibile come me lo ricordavo: e manca un canalone innevato che sono convinto di aver percorso a sedici anni.

Ci sono davvero voluti trenta minuti di facile e panoramico sentiero tra le rocce per arrivare fin qui.

Iniziamo così la discesa che in un’ora circa ci porterà al bivacco Minazio. Siamo ora immersi in una nebbia fittissima, densa. Riusciamo a vedere a mala pena il percorso dove stiamo camminando. Il sentiero di discesa è ripido solamente all’inizio, dopo di che si sviluppa lungo un versante che – nebbia permettendo – corre sotto vertiginosi spuntoni di roccia. Alle nostre spalle, le lisce pareti di cima Wilma.

Davide a Passo delle Lede

Agli occhi curiosi, comunque, la nebbia non può nascondere tutto. Scendendo troviamo lungo il sentiero un pesante brandello dell’aereo militare americano che nel 1957 è precipitato sulla Fradusta. Scritte bianche scolorite – si intuisce l’inglese – ne dichiarano l’appartenenza. I rottami vengono restituiti dalla montagna un po’ per volta: chissà questo quando è arrivato qui, dato che non è stato ancora portato al memoriale.

Continua la discesa. La nebbia si apre per poche decine di secondi, lasciando intravedere sulla nostra destra una conca dal fondo piatto, apparentemente perfetta per piantarci la tenda. Pochi secondi, e due camosci la attraversano a tutta velocità, per buttarsi a salire il versante roccioso. La nebbia ricopre tutto in un attimo, ed è come se conca e camosci non fossero mai esistiti.

Davide davanti al Bivacco Minazio

Infine, mentre disarrampichiamo delle facili rocce, appare il bivacco Minazio (2250 mslm): da poco ristrutturato, e ridipinto di uno squillante color giallo. Per fortuna, metti mai che la nebbia sia troppo fitta!

Da una porta rossa in metallo accediamo nell’anticamera del Bivacco Minazio (dove si possono lasciare attrezzatura alpinistica, giacche e scarponi). L’interno è bellissimo: un ampio salone con una grande tavolata in legno, una stufa e due stanze con un totale di 12 posti letto con materassi e coperte.. Ti segnalo inoltre che a poca distanza dal bivacco c’è una sorgente di acqua.

Davanti al bivacco, il piccolo memoriale dedicato all’aereo precipitato, i cui resti contorti sono ammucchiati di fronte a una lapide commemorativa.

Fa troppo freddo, e tira un vento notevole: rinunciamo alla birretta (scarrozzata per tutto il giorno tra i monti) e scendiamo di gran carriera.

 

Un ultimo, lunghissimo sforzo verso la Val Canali

Dal bivacco Minazio al fondo della val Canali sono due ore abbondanti di discesa, per un totale di 950 metri di dislivello negativo. Il sentiero zigzaga a curve strette su rocce e terriccio, non sempre agevole. La pendenza è notevole e ci sono un paio di tratti attrezzati con una corda per aiutare i passaggi un po’ esposti.

In discesa intanto incrociamo fin troppa gente che pianifica di trascorrere la notte in bivacco. Vada per i due ragazzi che sperano di sfruttare la mattina seguente per arrampicare… ma i dieci ragazzotti con gli zaini evidentemente pieni di cibo e bottiglie? Ricordiamo che causa Covid tutti i bivacchi sono aperti solo per reali emergenze.

L’ultima mezz’ora è in un bosco fitto, la luce cambia e diventa magica. Dieci minuti di forestale e siamo alla macchina che cadono le prime gocce… in breve un temporale incredibile si abbatte sulla valle. Giusto in tempo!

Silvia da Bivacco Minazio verso Val Canali

Dati tecnici in breve

Partenza: parcheggio nei pressi della Malga Canali (1302 mslm). In estate questo parcheggio gratuito è spesso pieno, in qual caso dovrai parcheggiare al Cant del Gal (1180 mslm) dove c’è ampio parcheggio a pagamento

Arrivo: base del ghiacciaio della Fradusta (2651 mslm) e passo delle Lede (2695 mslm). Puoi includere anche la deviazione per la cima della Fradusta (2939 mslm).

Dislivello: circa 1400 metri, 1700 se sali alla cima della Fradusta

Tempo: 10 ore compresa la salita alla cima

Difficoltà: difficile soprattutto per la lunghezza dell’itinerario. Il giro deve essere fatto in giornate dal meteo perfetto, il che peraltro non è detto ti protegga dalle nebbie all’interno delle Pale di San Martino. Qualche problema di orientamento e alcuni tratti esposti la rendono una escursione non per tutti.

Topografia: Carta Tabacco n. 22, Pale di San Martino