Quando arrivi sull’Altopiano del Montasio in estate, vieni subito travolto. Dall’aria cristallina, dal verde dei prati, dallo scampanellare delle mucche al pascolo, e dalle muraglie di roccia sedimentaria che fanno da quinta verso nord. La voglia di camminare, di esplorare, di vedere dove si può arrivare si fa subito forte. Oggi ti raccontiamo come salire alla più facile – ma remunerativa – vetta panoramica dei dintorni: la Cima di Terrarossa, partendo proprio da questo luogo fantastico: i Piani del Montasio.
Ciao! Siamo Silvia e Davide, nomadi digitali in versione montanara. Entrambi liberi professionisti, da 5 anni abbiamo scelto di vivere tra le montagne, spostandoci di valle in valle. Sul blog e sui social raccontiamo le terre che ci ospitano.
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Dal parcheggio al Rifugio Di Brazzà
⚠️ Unica avvertenza prima di iniziare: per il rapporto tra semplicità dell’escursione (non presenta difficoltà teniche) e panorama, in estate Cima di Terrarossa è molto frequentata. Se puoi parti presto, se invece stai cercando escursioni più appartate tra le Alpi Giulie, puoi curiosare i link che trovi lungo l’articolo.
E cosa c’è di meglio se non iniziare l’escursione con un piacevole riscaldamento (durerà soltanto una ventina di minuti, promesso)? Anche perché lo scenario nel frattempo è questo:



Lasciata l’auto al parcheggio dei Piani del Montasio (1510 mslm circa), seguiamo le indicazioni per il Rifugio Di Brazzà – sentiero 622. Qui c’è poco da spiegare: si segue la strada bianca che sale con qualche svolta fino alla nostra prima meta, eventualmente tagliando qualche tornante prendendo le scorciatoie indicate.
Al Rifugio Giacomo Di Brazzà (1660 mslm) ovviamente ammira il panorama che si apre dalla terrazza, alta sui Piani del Montasio e puntata contro la dorsale del Canin; fai una seconda colazione; timbra la tua tessera del Girarifugi (se ce l’hai); infine volgi lo sguardo verso nord, ancora, per tentare di capire come diamine ci si sale, a quell’intaglio che dovrebbe, potrebbe essere la Forca di Terrarossa, visto che sentieri non se ne vedono!
Ma ti assicuro che c’è e sale quasi sempre abbastanza morbido.
Dal Rifugio Di Brazzà alla Cima di Terrarossa
E adesso, per la parte potente dell’escursione! Individuiamo il sentiero 664 che attraversa i prati alle spalle del rifugio e punta dritto contro la muraglia rocciosa di fronte a noi. Superati i prati, il sentiero inizia a salire con una pendenza piuttosto regolare, prendendosi il tempo che gli serve per guadagnare quota; il camminare passa piuttosto leggero, soprattutto di mattina quando percorrendo questo itinerario siamo ancora, in parte, in ombra.
E se abbiamo la stanchezza che inizia a prenderci, non ci preoccupiamo: questo itinerario è frequentato (anche) da tantissimi stambecchi, intenti a farsi gli affari loro o a curiosare l’attività di questi escursionisti in salita. Ogni animale dà occasione di fermarsi a contemplare la bellezza di queste montagna. E intanto, guadagniamo quota anche noi; e salendo conviene guardare il panorama verso sud, ma anche le “pinne” dei Curtissons e dello Zabus, verso ovest.
Ricordati: questa per gli stambecchi è casa. Non disturbarli, non inseguirli e soprattutto non dargli da mangiare!!
Mai davvero esposto, ben tenuto, con pochissimi gradoni, il sentiero inizia infine a fare alcuni ampi tornanti, e ci deposita a Forca di Terrarossa (2335 mslm), da dove si abbiamo, attraverso uno squarcio, uno sguardo drammatico verso l’altro lato di questa dorsale.
Conviene però non fermarsi troppo qui, ché la cima è prossima! Mancano infatti meno di 90 metri di dislivello, e ci siamo: Cima di Terrarossa, 2420 mslm.
Cima di Terrarossa
Una croce non c’è più (e visto lo scenario per noi è anche meglio così), ma c’è la scatola metallica con il libro di vetta. E c’è il panorama… e che panorama (e quanti ricordi)!
- verso ovest, il Modeon copre in buona parte la vista sullo Jôf di Montasio;
- verso nord, la catena bellissima in destra della Valdogna, sulla quale spiccano lo Jôf di Miezegnot e i Due Pizzi;
- all’incirca verso est, due montagna che per noi rappresentano il sunto della bellezza delle Giulie: lo Jôf Fuart e il Nabois Grande con il suo modesto attendente, il Nabois Piccolo (riusciamo anche a seguire l’itinerario del bellissimo Sentiero Chersi e piccolo, rossissimo in mezzo al bosco verde scuro, il Bivacco Mazzeni);
- verso sud, il Canin, e “tutto quel mondo lì” a proseguire verso il Mangart e la Slovenia.
E poi valli, conche, altopiani, boschi e prati… stupendo, e il tutto per una escursione senza difficoltà (a parte la fatica!).
Itinerari di discesa
Se non hai altri programmi – leggi: se non hai PIANIFICATO altrimenti – la via di discesa è la stessa della salita; e ci vediamo al Di Brazzà per la consueta birretta di fine gita!
Tuttavia, da qui partono due sentieri attrezzati di bellezza infinita; ovviamente, attrezzati significa che devi avere con te caschetto e kit da ferrata, avere il meteo dalla tua, e avere tempo:
- tornati alla Forca di Terrarossa, scendiamo di un paio di curve del sentiero e incrociamo l’attacco del Sentiero Attrezzato Leva: la relazione la trovi qui;
- scesi ulteriormente, incontriamo la deviazione per il Sentiero Attrezzato Ceria Merlone, che passa per il celebre Bivacco Vuerich; altro itinerario incredibile, puoi leggere la relazione qui.

Cima di Terrarossa: dati tecnici in breve e traccia GPX
| ⛰️ Dove siamo | Sulle Alpi Giulie, Altopiano del Montasio |
| 📍 Partenza | Parcheggio Piani del Montasio (1510 mslm) |
| 🏅 Punti d’arrivo | Cima di Terrarossa (2420 mslm) |
| 📐 Dislivello | 900 metri |
| 📏 Lunghezza | 4,6 km la salita |
| ⏱️ Tempo | 3 ore la salita con calma |
| 😅 Difficoltà | Media |
| 💧 Acqua | No |
| 🗺️ Cartografia | Carta 1:25.000 Tabacco n. 19 – Alpi Giulie Occidentali, Tarvisiano |
| 🛰️ Traccia GPS | Sì: scaricala qui |






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