Sarà capitato anche a te di innamorarti talmente tanto di una cosa da esserne geloso (no, la gelosia per le persone invece non è proprio tollerata). È quello che spesso mi accade in montagna: posti di assoluta bellezza che riescono a regalarmi emozioni così forti da volerli tenere solo per me. 

Con il Bivacco Vuerich è successo proprio questo, almeno fino a che non mi è capitato di vedere in internet i vari articoli che ne parlavo. I titoli? “Sali fino a qui e dormi gratis”, “Hotel a 4 stelle in quota”: imbarazzante. Mi sono sembrati talmente lontani dallo spirito che quei luoghi emanano che ho deciso di dare il mio personalissimo, micro, contributo.

Nel cuore delle Alpi Giulie, un angolo dove si respira la passione e il grande fascino di queste montagne selvagge.

bivacco vuerich in lontananzaanimali attorno al bivacco vuerich

Lungo il sentiero 622 verso il bivacco Vuerich

Lasciamo la macchina in un parcheggio piuttosto ampio sui piani del Montasio, a quota 1502 mslm. Abbiamo con noi, negli zaini, sacchi a pelo, provviste per pranzo e cena, e set da ferrata. Ci incamminiamo lungo i verdi pascoli erbosi verso il Rifugio G. di Brazzà (1660 mslm). È mattina presto e il silenzio di queste valli è prezioso.

A circa 1700 mslm lasciamo sulla nostra sinistra il sentiero che porta verso Forca dei Disteis e teniamo la destra dove il sentiero si fa più ripido, tra tornanti continui che seguono le cenge e le gobbe del terreno.

piani del montasio

Il primo pezzo del sentiero attrezzato Ceria Merlone

Il secondo bivio è a circa 2285 mslm: a sinistra si prosegue verso Cima di Terrarossa, mentre noi dobbiamo tenere la destra e imboccare il primo tratto del sentiero attrezzato Ceria Merlone.

Attenzione perché questo secondo bivio non è segnato in carta, ma è ben visibile!

Il panorama cambia drasticamente e, dopo qualche altro ripido tornante su cenge erbose arriviamo davanti ad un lungo ghiaione non particolarmente stabile. Decidiamo così di imbragarci già da qui, ma come mi tolgo lo zaino e mi giro mi trovo a guardare negli occhi uno stambecco curioso che sbuca dalla roccia!

il primo avvistamento di stambecco

A sguardi e piccoli gesti cerco di comunicare a Davide di girarsi: non c’è niente da fare, la natura non smetterà mai di stupirmi. Poter osservare gli animali selvatici nel loro ambiente è la magia speciale di quei luoghi dove ciò è ancora possibile.

Così mentre io rimango imbambolata a scrutare questo stambecco incrociamo una coppia che sta scendendo (con parecchia difficoltà) dal ghiaione. Tutta contenta di poter condividere la mia scoperta gli dico che se fanno piano potranno ammirare lo stambecco che si aggira dietro di noi. “Ne abbiamo già visti più di 20!” è la loro risposta, che sostanzialmente è come quando il tuo compagno di banco alle elementari ti diceva che a lui Babbo Natale aveva portato più regali che a te.

stambecco tra le rocce

Risaliamo il canalone ed effettivamente poco dopo inizia il percorso attrezzato Ceria Merlone. Il percorso, nella parte fino al bivacco, affronta passaggi di 1°-2°, sempre ben segnalati con i classici bolli.

Le cosiddette “facili roccette” si alternano a qualche passaggio più impegnativo, per cui è bene dotarsi fin da subito dell’attrezzatura da ferrata.

silvia in ferrata ceria merlone

Il bivacco Vuerich

A quota 2.531 metri, poco sotto alla cresta del Foronon del Buinz, intravediamo per la prima volta il caratteristico tetto spiovente del bivacco intitolato a Luca Vuerich.

E qui è d’obbligo raccontare chi sia Luca. Si legge “un ragazzo di 34 anni scomparso nel 2010 sotto ad una valanga”, un alpinista dal curriculum pazzesco, un fotografo talentuoso. Ma soprattutto si percepisce, da ciò che abbiamo avuto l’onore di leggere all’interno del bivacco, una persona eccezionale. Le testimonianze degli amici, la gioia di ritrovarlo tra queste montagne, la tristezza della perdita, si legge tutto, si sente. Noi non lo conoscevamo, così come non conosciamo le persone che hanno lasciato queste frasi, ma sono un esempio bellissimo di quell’amicizia vera che tutto può.

davide fuori dal bivacco vuerich

Il bivacco è stato costruito interamente con legno di abete rosso ed è assolutamente incantevole. L’esterno si sposa perfettamente con la naturalezza dell’ambiente circostante, ricordando un mix tra una casetta degli gnomi e una spa deluxe finlandese (ok, forse ci vuole un po’ di fantasia).

Due colpi con un martello di legno alla trave che ferma la porta (è tutto così organizzato qui!) e all’interno è addirittura ancora più bello: 8 comodissimi letti con materassi, coperte, cuscini e qualche genere di prima necessità. A questo punto potrei dire anch’io “meglio di un hotel 4 stelle”, ma perdonami: proprio non mi va.

interno del bivacco vuerich

Mi tolgo lo zaino e il secondo incrocio di sguardi non tarda ad arrivare: due occhietti sbucano dalla fessura della porta lasciata aperta. Usciamo piano per non spaventarlo e, appena fuori, scopriamo di essere letteralmente circondati da stambecchi.

Non ci resta che sederci su una roccia ed osservare increduli ciò che accade.

silvia e la felicità stambecchi curiosi

Come tutto ciò non fosse sufficiente, da qui il panorama è incredibile: un vero 360° verso il Kanin, il Triglav, il Mangart, lo Jalovec, il Jof Fuart, lo Jof di Miezegnot (ed alcune vette austriache che però non riconosco).

Saranno passate ormai un paio d’ore almeno, noi siamo sempre imbambolati nello stesso punto, quando vediamo sbucare altre due persone “peccato, non saremo soli”, pensiamo. E poi altre due, e poi altre quattro, e poi due (che però scendono)… il Vuerich sembra essere effettivamente una meta piuttosto gettonata.

Ceniamo all’aperto con lo spettacolo del tramonto a farci compagnia e nel frattempo continuano ad arrivare stambecchi e persone, persone e stambecchi e chissà come, finiamo per trovarci a dormire in due su un unico letto e in 15 in tutto il bivacco… ma si sa che nei bivacchi è giusto fare spazio a tutti!

Un consiglio: se decidi di godere di questo meraviglioso posto e di avere un posto letto per la notte, assicurati di partire presto la mattina!

Ceni, e ci sono quelle due ore da ingannare prima di provare a dormire. Normalmente saresti già nel sacco a pelo, ma il Vuerich è talmente frequentato, gli stambecchi talmente belli da guardare, e il panorama così incredibile, che dormire subito non si può.

Così sto con Silvia, poi ci separiamo per meditare ognuno verso la sua cima preferita, poi ci riuniamo a guardare in silenzio verso ovest, poi scambio qualche parola col classico tipo che le cime che vedi da qui le ha fatte tutte, e che mi fa venire ancora più voglia di queste montagne aguzze, selvagge, rudi… e vere.

Davide

sguardo fuori dal bivacco vuerichstambecco adulto tra le rocce

La ferrata Ceria Merlone

Sarà il russare continuo di un signore, la puzza di cagnone, l’aria che inizia a mancare e Davide appiccicato, ma mi sveglio ben prima dell’alba. Di rimettersi a dormire non ci penso neanche, e così trascino mio moroso all’aperto.

E sì: è ancora notte. Facciamo una veloce colazione intabarrati nei nostri piumini, raccattiamo le nostre cose in punta dei piedi, accendiamo la frontale e siamo pronti per partire.

Salutiamo il bivacco Vuerich con gli occhi ancora assonnati e scendiamo rapidamente verso la sella del Buinz sotto la cima del Modeon del Buinz. Le prime luci dell’alba non tardano ad arrivare e lo spettacolo è decisamente coinvolgente.

Con la bellezza delle prime luci rosee dell’alba che si riflettono sulla roccia calcarea, improvvisamente anche le temperature si alzano.

incredibile alba su cenge erbose dopo il bivacco vuerich

Continuiamo a camminare lungo una serie pressoché infinita di cenge e cengette, canali e canalini, saliscendi e scendisali, la luce gioca con le ombre, l’alba si lascia ammirare in tutto il suo splendore, ancora un saliscendi, ancora una cima, gli stambecchi curiosi e gli stambecchi impauriti e insomma… mi sembra di essere in paradiso.

A volte tanta bellezza tutt’assieme è semplicemente difficile da spiegare.

Nonostante la mia attenzione sia attratta da tutto, il sentiero è ottimamente segnalato e il cavo metallico che segue quasi tutto il percorso è ben tenuto. Tuttavia ci sono parecchi tratti esposti sui quali è necessario prestare attenzione.

A Punta Plagnis il sole è già alto da un bel pezzo e sono già parecchie ore che camminiamo, praticamente sempre in quota. Da qui inizia la discesa verso il Lavinal dell’Orso tra sentiero e ulteriori passaggi attrezzati su roccia.

infinite cenge calcaree del ceria merlonedavide in ferratadavide sulla scalinata del sentiero attrezzato ceria merlone

Lungo il sentiero 626 e 625

Dopo circa 3 ore dalla partenza terminiamo la strepitosa via ferrata. Tanta soddisfazione e tantissima incredulità negli occhi, ma un problema vero: abbiamo finito l’acqua.

Nonostante avessimo più di due litri a testa, entrambe le giornate sono state caldissime (così come la notte), per cui abbiamo bevuto più del previsto e siamo decisamente in difficoltà. Sappi infatti che lungo tutto il percorso non esiste alcuna possibilità di fare rifornimento di acqua, pertanto assicurati di averne in abbondanza.

È comunque finita la ferrata quindi siamo più sereni, anche se da qui la strada è ancora lunga: prima il sentiero 626 e poi il sentiero 625 ci portano fino a Casera Cregnedul (1515 mslm), dove un putrido abbeveratoio abbandonato ci guarda con aria di sfida.

Proseguiamo il sentiero che scende un boschetto fino ad incrociare la forestale di fondovalle ed ecco: lo spirito buono della montagna. Tre signori in passeggiata, colpiti dal nostro aspetto non decisamente fresco, ci chiedono notizie del nostro giro finendo per offrirci ciascuno un po’ di acqua delle loro borracce. Mai acqua con zucchero, limone, zenzero e magnesio fu più buona (ognuno dei tre viandanti aveva riempito la borraccia a modo suo!).

Sono gli ultimi chilometri che ci separano all’altopiano dove abbiamo lasciato la macchina, è il mio compleanno, non potrei sentirmi più felice di così.

E così lascio la gelosia sul comodino e affido a te quest’esperienza, sperando che possa regalarti le stesse emozioni che ha suscitato in me. Abbine cura. 

silvia tra la natura

Dati tecnici in breve

PARTENZA: Parcheggio sui piani del Montasio (1502 mslm)

ARRIVO: Bivacco Vuerich (2531 mslm) + Sentiero Attrezzato Ceria Merlone

DISLIVELLO: 1300 metri + incalcolabile dislivello di saliscendi

TEMPO: 3 ore + 4-5 ore per il giro completo

DIFFICOLTA’: Il sentiero attrezzato Ceria Merlone non presenta grandi difficoltà tecniche, ma la lunghezza lo rende comunque un sentiero impegnativo e non adatto a tutti. Obbligatorio l’uso del set da ferrata e del caschetto per proteggersi dalle rocce lungo le strette cenge, ma anche per la presenza massiccia di sassi volanti fatti cadere dagli stambecchi.

Ps: se ti serve qualche dritta per avvicinarti al mondo delle vie ferrate, abbiamo scritto un articolo con tutto quello che devi sapere.

davide e il panoramasilvia panorama in cima

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