Inizio con l’augurarti buon viaggio. Che lo sia davvero, in questa India che tanto ti prende e tanto ti da. Io l’ho prima odiata, e solo in un secondo momento sono riuscita a riappacificarmi con lei, ma non credere a quelli che ti dicono che le storie d’amore siano tutte baci e nessun litigio. 

L’India ci girava in testa già da qualche anno, abbiamo letto parecchi libri, guardato un sacco di film e spulciato in una marea di diari di viaggio. Eravamo pronti!

Eppure tutto questo non è servito a nulla. L’arrivo nella capitale è stato scioccante. Non eravamo pronti proprio per niente!

Ma – come si dice – andiamo con ordine.

silvia e davide in India

Perché fare un viaggio fai da te in India?

Probabilmente se stai leggendo queste righe possiedi già la tua personale risposta… ma potrebbe non essere così scontato.

Se dovessi dire il mio perché e poi guardarmi indietro, non ritroverei le stesse motivazioni. Posso dirti comunque che per quanto un viaggio in India possa essere scioccante e disarmante, ne vale la pena.

Il motivo può essere uno sguardo, un’esperienza, un’emozione suscitata – e non è detto che sia la stessa per tutti – ma se c’è una cosa che l’India sa fare è metterti a nudo.

Che tu intraprenda il viaggio per partire alla ricerca di te stesso, per conoscere realtà differenti, perché affascinato dal mondo dello yoga, perché vuoi metterti alla prova o semplicemente per curiosità, sappi che potresti finire per trovare tutt’altro.

Vai in India perché sei affascinato dallo yoga? Sappi che le città sapranno portarti allo stremo con i loro clacson assordanti, e probabilmente ti ritroverai a meditare insieme ad altri turisti in una situazione creata ad hoc.

santone indiano

Era solo un esempio. La realtà in India non è quella delle agenzie di viaggio, né quella delle riviste patinate. Il Taj Mahal è una meraviglia in terra, così come numerose fortezze del Rajastan, ma tra un luogo meraviglioso e l’altro ricordati che c’è l’India, quella vera: quella che merita di essere vista, vissuta, assaporata a suono di chai.

È il motivo per cui mi è tanto difficile parlare di questo viaggio: è quanto di più distante tu possa immaginare dall’idea di India che tutti noi abbiamo.

Personalmente rifuggo ad ogni tipo di viaggio organizzato, e per almeno mille motivi. Sappi però che affidarsi ad un tour operator o ad un driver è di contro una garanzia di sicurezza e semplicità non da poco (soprattutto se sei una donna che viaggia da sola).

Metterti in viaggio da solo è però un’altra cosa. Significa essere pronto a tutto, ma soprattutto significa conoscere la vera essenza dei luoghi

E se è vero che non basterebbe una vita intera per comprendere un Paese così complesso, è anche vero che da qualche parte devi pur iniziare!

marmo rajastan

Come pianificare il viaggio?

Il viaggio in India fai da te inizia da casa. Come ti ho detto mi ero informata moltissimo prima di partire, ma nonostante tutto mi sono resa conto di non essere realmente pronta finché non sono atterrata a New Delhi.

Abbiamo già scritto un articolo sulle 13 cose da sapere prima di andare in India… può esserti utile durante la preparazione del viaggio.

La pianificazione del viaggio non è stata semplice. Molti dei resoconti letti in internet intendono “fai da te” come sinonimo di “senza tour operator”… e quindi si affidano a un driver. Nulla di male, ma muoversi con un’auto e avere qualcuno che sa scandire i tempi è cosa ben diversa da ciò che volevamo fare noi.

Ci siamo affidati quasi esclusivamente ai mezzi pubblici, mentre per gli alloggi abbiamo sempre prenotato la sera prima del nostro arrivo in una città tramite l’immancabile Booking.com.

banchina del treno in india

L’unica cosa che dovrai prenotare per tempo sono i treni. L’intero subcontinente indiano viaggia essenzialmente su binari.

Ci sono infatti tratte per le quali le persone si affollano particolarmente in cerca di un posto dell’ultimo minuto, creando delle incredibili code e delle lunghissime liste con i nominativi che vengono appese lungo il binario di partenza.

Prenotare le tratte da percorrere in treno può togliere un po’ di magia al viaggio fai da te, ma sappi che di avventura ne avrai comunque in avanzo! Prenditi per tempo inoltre perché la procedura per la prenotazione online è tutt’altro che semplice: un’altra sfida per il tuo viaggio in India.

Una volta prenotati i treni (almeno quelli più ad alta frequentazione) potrai decidere tutto il resto direttamente sul posto: alloggi, attrazioni da visitare, biglietti d’ingresso, brevi trasporti cittadini… saranno le città a venirti incontro.

treni india

Il nostro itinerario di 3 settimane fai da te

Cosa vedere e cosa fare nei singoli posti lo lascio a te, generalmente sono informazioni che potrai trovare su qualsiasi guida.

Il giro che abbiamo programmato noi tocca i principali siti dell’India del Nord e del Rajasthan, ma in “senso inverso” rispetto al tour classico, che normalmente si compie in senso antiorario.

Il nostro itinerario di 3 settimane in India ha avuto ritmi sostenuti ma non impossibili, qualche giornata di relax e (ovviamente) qualche intoppo. Lo condisco con qualche insolito consiglio.

bambini india

New Delhi

Il volo, che parte da Venezia, atterra direttamente a New Delhi. Dei milioni di racconti di viaggio che abbiamo letto, tutti suggeriscono di non fermarsi neanche un giorno. A noi questo sembra assurdo: la capitale di un Paese come l’India non può non valere almeno un po’ del nostro tempo.

E così è. Ho già raccontato di come l’impatto con Nuova Delhi sia stato fortissimo. La città è caotica e brulicante, l’aria decisamente irrespirabile.

Eppure in mezzo al tutto il caos esiste un luogo in cui la pace regna sovrana: il tempio sikh di Gurudwara Bangla Sahib. Non lasciarti intimorire dalla mole della struttura, togliti le scarpe, copriti il capo e lasciati andare alla spiritualità di questo luogo.

Ho un ricordo (purtroppo) confuso, della capitale indiana. Colpa del fatto che è stata la prima tappa, il vero e proprio battesimo del fuoco. Disorientante, stancante, appiccicosamente calda, puzzolente, troppo affollata, troppo veloce, troppo tutto.

Avevamo ancora delle confuse remore: compravamo troppa poca acqua, prendevamo pochi tuk tuk. Stanchissimi, disidratatissimi, l’abbiamo attraversata a piedi in un clima di caucciù per finire lontano, lontanissimo, lungo un viale a quattro corsie con spartitraffico che abbiamo faticato non poco ad attraversare per andare a vedere un mausoleo – la tomba di Humayun, bellissima – e abbiamo faticato ancora di più a riattraversare tentando di capire come tornare all’albergo senza ri-massacrarci camminando.

Eppure, penso all’improvviso calmarsi di tutto nel tempio sikh. Al marmo fresco sul quale ci siamo seduti. Ai dolcetti che venivano ad offrirti, direttamente dalla scatola. Al lavaggio delle mani e dei piedi. Al turbante stretto attorno alla testa, alle risatine degli indiani nel vedermi – barba, turbante e pantaloni larghi – calato nel personaggio. Ai musicisti che nella sala della funzione (non so me altrimenti chiamarla) suonavano meravigliosamente melodie ipnotiche. Sarebbe da essere ancora in quella sala.

Se penso ai diecimila dettagli di quei due giorni e mezzo, mi viene da sorridere, (quasi) con nostalgia.

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

 

davide nel tempio sikh a delhi

Agra

La città di Agra non ha niente di speciale: strade in terra battuta con bassi edifici di massimo due piani. Però ovviamente ci sono il Taj Mahal e l’Agra Fort, che da soli sono davvero in grado di sconvolgerti i sensi.

Arriviamo ad Agra piuttosto distrutti per via di uno street food troppo azzardato (ma si sa: se vieni in India e non porti a casa nemmeno un mal di pancia non puoi dire l’esperienza conclusa!).

contrasti indiani

La nostra fiacchezza ci spinge così ad affidarci ad un taxista di tuk tuk che si propone di accompagnarci in giro per tutta la giornata. Il costo è ridicolo, ma la visita alla “città moghul” non è altro che un tour per i negozi degli amici: dal mercante di sari all’oreficeria, passando per la bottega di vasellame e il ristorante finale… ne usciamo possibilmente ancora più stanchi.

Bellissimo invece il Mausoleo di I’timād-ud-Daulah anche chiamato “Baby Taj”: splendidi intarsi e geometrie che ci lasciano a bocca aperta.

Un ultimo consiglio: visita il Taj Mahal all’alba. Esci per le strade di Agra che è ancora buio così da assicurarti il posto in prima fila all’ingresso. Poter ammirare questa meraviglia senza l’orda di turisti, mentre osservi lo scorrere del sole sulle facciate trasparenti del mausoleo, è un’esperienza indimenticabile.

taj mahal

Khajuraho

Il mio buon motivo per tornare in India. A causa del suddetto street food siamo dovuti restare fermi ad Agra 4 giorni, perdendoci la possibilità di visitare questo luogo. Era comunque nel piano originario, quindi se sei in cerca di uno spunto per pianificare il tuo itinerario ti consiglio di inserirlo.

Varanasi

Arrivare a Varanasi è stato tutt’altro che semplice: da Agra ci sono volute ben 13 ore di sobbalzi, accelerate, improvvise frenate e clacson a tutto volume del bus notturno.

“Basta seguire il Gange, è facilissimo orientarsi” – dicevano. Eppure visitare la città è stato molto difficile: viuzze strettissime e così intricate che si fatica a camminare.

E poi improvvisamente tutti corrono e allora corri anche tu (perché non si sa mai). È l’ora della puja (che è tipo la Fashion Week per i milanesi) e tutti si affrettano per parteciparvi: donne, uomini, bambini, brahamini, moto, cani, mucche.

puja a varanasi

Non perderti inoltre il giro in barca di prima mattina sul Gange: una barca lercia, il legno umido e una città che si sveglia con le prime luci del mattino. Varanasi da qui sembra davvero poetica.

Ciò che succede a riva è un’altra storia, lo sai.

Le domande si fanno dense e per noi occidentali faticano a trovare risposta per una tradizione che puoi solo osservare senza giudizi, in silenzio.

gita in barca lungo il gange a varanasi

Mumbai

Mumbai è un capitolo di India a parte, è quel capitolo che, dopo una settimana di India, semplicemente non ti aspetti! Palazzi in stile vittoriano che si alternano, senza troppa coerenza, ai grattacieli contemporanei, mentre la più grande baraccopoli del mondo preme per scavallare i confini dell’aeroporto.

Non perderti una gita ad Elephant Island, un giro per il mercato del pesce (non è quello che ti aspetti…) e soprattutto non perdere l’occasione di vederti un vero film di Bollywood, magari proprio in lingua hindi, con tanto di inno nazionale prima dell’inizio della proiezione!

hotel di mumbai palazzi di mumbai

Udaipur

Il nostro “tour del Rajasthan al contrario” inizia da qui. E se Mumbai è davvero un capitolo a parte, il Rajasthan ci presenta un’India ancora una volta diversa.

Udaipur è semplicemente una boccata d’aria fresca: il suo splendido lago al centro della città, gli edifici eleganti e il bellissimo City Palace.

silvia a udaipur

Da vedere: lo spettacolo di danze e musica tradizionale presso il Bagore Ki Haveli. Colori, tessuti, ritmo, sensualità e muppets show in un concentrato sbalorditivo!

Da Udaipur inoltre è piuttosto “comodo” raggiungere in giornata Kumbalghart (un suggestivo forte) e Ranakpur (dove si trova il più spettacolare tempio giainista del mondo). Ti consiglio di contrattare per un’auto privata con driver per poterle vedere entrambe nella stessa giornata.

Kumbalghart

Jaisalmer

Sarò di parte, ma io di Jaisalmer me ne sono totalmente innamorata. Ho dedicato un’articolo a cosa vedere nella città dorata di Jaisalmer.

I raffinati intarsi, la pietra del color dell’oro, gli aggrovigliati tempi, i merli delle mura di cinta e il suggestivo forte che dall’alto domina l’intera città. Ciliegina sulla torta? Il camel safari nel Deserto del Thar.

deserto del thar

Jodhpur

Arrivati qui dovrei dirti cosa vedere della città, ma in questo caso può aspettare. Jodhpur per noi ha semplicemente un’altra dimensione: quella dei piccoli miracoli.

Arrivati a due settimane di viaggio fai da te in India a questo ritmo probabilmente sarai già distrutto. Io personalmente lo ero, distrutta, e diffidente verso tutti e tutto: gli indiani alle volte sanno davvero tirar fuori il peggio delle persone.

Eppure è qui che è avvenuto il miracolo: un’esperienza talmente forte che ancora oggi, a distanza di tempo, facciamo fatica a commentare anche tra noi. È per questo che voglio darti un consiglio: non chiuderti all’India, non chiuderti al mondo. Vedrai che quando meno te lo aspetti avrà la giusta moneta con cui ripagarti.

Cosa cercavo io prima di partire in India? Non lo so bene, ma so cos’ho trovato, ed è accaduto qui. Chissà dove sarà per te questo “qui”. Buona fortuna.

Case in India

 

Non c’è niente da fare, un viaggio in India è come stare su un’altalena: ad ogni dettaglio illuminante corrisponde qualcosa che ti obbliga a voltare lo sguardo, ad ogni sorriso si alterna il tentativo di truffarti, dopo ogni curry meraviglioso c’è la bancarella della quale non sai se fidarti.

In più, mentre oscilli su quest’altalena non sai se da un momento all’altro si staccherà una delle catene, facendoti cadere faccia in giù nel ghiaino, o se ti arriverà alle orecchie la voce della mamma a dirti che è ora di fare merenda con una samosa e un bicchiere di chai.

Davide Zambon coautore di Bagaglio LeggeroDavide

 

Ajmer – Pushkar

Due facce della stessa (brutta) medaglia dell’India.

No tuktuk, no pushing, no meat, just relax!

Questo è il motto di Pushkar, scritto su una delle mille t-shirt appese a una delle mille bancarelle lungo la via centrale. Una città, importante meta di pellegrinaggio indù, che ha fatto di uno stile di vita rilassato, e dettato essenzialmente dalle esigenze dei turisti, la sua bandiera

Abbiamo con noi già troppi in India per osservarla con occhi disincantati. Non posso dire non sia bella, ma la sensazione di finzione che ne ho tratto mi ha fatta comunque fuggire a gambe levate.

Ed ecco l’incontro con Baba, the cosmic barber! La (fu) star del web si propone di tagliarti la barba e di farti un massaggio cosmico condito dal suo buon faccione e da una gestualità davvero esilarante. Esperienza stratosferica e costo salato.

pushkar

Data la vicinanza, decidiamo di dedicare mezza giornata anche alla scoperta di Ajmer, città di pellegrinaggio musulmano.

La visita al Khawaja Gharib Nawaz è stata terrificante. Entrati a spintoni seguendo una coda interminabile, una volta all’interno del complesso centrale è stato impossibile uscirne. Porte chiuse e persone che premevano per entrare da tutte le parti. Non mi dilungherò su quello che è successo, ma non ci tornerei mai, sono stati attimi di vero panico.

Jaipur

Capitale del Rajasthan e Pink City, città rosa. Deliziosa cittadina turistica che però non ha perso la sua vera personalità.

Spettacolare la geometria del Palazzo dei Venti, Hawa Mahal, di arenaria rossa, e il City Palace, il più bel palazzo dell’India con le sue porte finemente decorate.

palazzo dei venti jaipur

Se visiti l’Amber Fort, che ti consiglio anche per il contesto panoramico, non perderti la visita al vicinissimo stepwell che si trova a pochi metri da lì (o a più di 4 km se ascolti i tassisti).

stepwell

E per finire

E non potevo finire questo articolo senza augurarti nuovamente buon viaggio.

Questa era la nostra storia. Te l’ho raccontata così come l’ho vissuta, senza filtri (tranne un fatto, è vero). Fa parte della mia esperienza e del mio bagaglio. Se sei già stato in India. sarei curiosa di sentire la tua: se ti va, lascia un commento.

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