La cima del Monte Punta si merita un posto d’onore nella nostra personale lista dei balconi panoramici dolomitici… completamente inaspettati. Se ci aggiungi che la vetta è davvero semplice da raggiungere, beh: che aspetti? In questo articolo ti raccontiamo come fare un bellissimo giro ad anello.

Silvia verso il Monte Ponta

Da Costa al Monte Punta

Saliamo a Brusadaz, in piena Val Zoldana – i fienili con i tipici graticci, i tabià finemente decorati impediscono di confondersi, il Pelmo, alto sopra di noi, anche – e seguiamo sulla destra le indicazioni per Costa, cinquecento metri più in là. Qui, nel grande parcheggio che precede l’abitato, parcheggiamo (1425 mslm). Nota bene: noi abbiamo parcheggiato a Brusadaz, si vede nella traccia.

Brusadaz-Costa

Siamo accolti dallo scampanellare di alcune caprette, e da una sonora e rinfrescante fontana. Da Costa, scendiamo di qualche metro lungo la strada asfaltata che torna a Brusadaz, e inforchiamo il sentiero 497 sulla destra (chiaramente indicato “Monte Punta”). Siamo su una comoda strada che, dapprima asfaltata e poi sterrata, con numerosi tornanti sale in quota. Attorno a noi, il bosco.

escursione al Monte Ponta val di Zoldo

Quando raggiungiamo Passo Tamài (1715 mslm), prendiamo sulla destra il sentiero 499, che congiunge nientemeno che il Pelmo al Monte Punta, nostra meta di oggi.

Sotto i nostri piedi abbiamo aghi di abete, il suolo è morbido e umido, i segnavia ci indicano la direzione. Camminiamo per un po’ in quota, notiamo i crochi che si spingono fuori dalla terra. Praticamente senza accorgercene, superiamo il Col Nero (1771 mslm). Raggiungiamo La Forzèla (1723 mslm). A questo punto, il sentiero guadagna pendenza, e ci impone di sbuffare nello sforzo di salire.

Ma ad ogni passo, alle nostre spalle – vale la pena di fermarsi ogni tanto per riprendere fiato! – il Pelmo si fa sempre più massiccio, isolato, imponente.

Superiamo una evidente trincea, che proteggeva l’osservatorio costruito in cima al Ponta, e che inizia ad ammorbidirsi: con i suoi tempi, la natura cancella la storia.

Il bosco si dirada soltanto alla fine dei venticinque minuti che servono per salire in vetta, e per questo la sorpresa è ancora più grande.

vista dal monte Ponta

Sulla cima del Monte Punta

Benvenuti sul Ponta (1952 mslm), quindi. Apriamo la carta topografica sul tavolone di legno, e ci immergiamo in un viaggio che è per metà geografia, e per metà ricordi.

Certo, il Pelmo accentra lo sguardo, ma è solo perché è un enorme scoglio isolato. Ruotiamo lo sguardo, in un epico, montuoso senso orario. Impossibile elencare ogni cima che vediamo, ma per noi a spiccare sono le memorie delle avventure. Per noi c’è allora l’Antelao, Re delle Dolomiti, sotto il quale stiamo vivendo. Dietro un colle spunta la sommità piatta del Monte Rite, sulla destra ci sono Sassolungo di Cibiana, il Sasso di Bosconero e il vicino Sasso di Toanella. Da questi, parte verso ovest la dorsale che abbiamo aggirato in un lungo, splendido giro ad anello (riconosciamo anche l’impossibile colle sul quale abbiamo piantato la tenda).

Monte Ponta

Proseguiamo? Spitz di Mezzo e Pramper, gruppo del San Sebastiano – ancora non lo sappiamo, ma tra quale ora cammineremo alle sue pendici, direzione Bivacco Angelini – poi c’è Passo Duran, evidentissimo, dopo il quale si apre il mondo meraviglioso della Moiazza – “guarda Silvia, lì dovrebbe esserci il bivacco Grisetti; la Civetta, infine, e la spalla del Coldai.

Non bastasse l’ambiente naturale, non possiamo non stupirci da quanta ricchezza sia contenuta in questo foglio della Carta Tabacco (la trovi linkata nella tabella sintetica, in fondo all’articolo). È uno dei motivi per cui siamo fissati con le carte popografiche.

Giusto per chiudere con una nota contingente, sì: il Ponta era sede di un osservatorio in legno, che faceva il paio con le artiglierie del Col de Salèra… andiamo lì, adesso?

Silvia e Davide al Monte Punta

Il giro ad anello per il Col de Salèra

Proseguiamo sul sentiero 499 verso sud, cioè scendiamo dalla parte opposta rispetto a dove siamo venuti. La traccia del sentiero è spettacolare, fa morbidi tornanti in discesa, il San Sebastiano ci guarda per tutto il tempo. Il bosco nel quale poi ci infiliamo è emozionante.

La pendenza in discesa non mai eccessiva, e in circa mezz’ora arriviamo ad un bivio, in corrispondenza di una postazione della guerra in rovina. La deviazione da prendere è ben segnalata, ma in qualche modo può sfuggire. Il Col de Salèra (1629 mslm) è questo.

La riconosci, la deviazione, perché c’è un cartello attaccato ad un albero sulla sinistra, con scritto “sentiero per Costa”. Il sentiero si trova alla tua destra! Noi abbiamo proseguito dritto, e siamo finiti, seguendo una strettissima traccia, in una delle gallerie che costituivano le postazioni del Col de Salèra.

Per tornare all’auto, prendere la deviazione è fondamentale: continuando a scendere, si finisce a Forno di Zoldo.

trincee Monte Ponta

Seguiamo quindi il nuovo sentiero, segnavia 492, che attraversa il bosco. Incontriamo diversi bivi, ma li ignoriamo tutti. Raggiungiamo così il Maso di Sabe (1464 mslm), una costruzione splendida costruita al centro di un prato dal quale si gode di una vista spaziale sulle montagne verso sud. Un pannello di spiega tutto quello che c’è da sapere sull’architettura tipica dello zoldano.

Riprendiamo il sentiero, che a breve si fa carrareccia a raggiunge Costa. Caprette e fontana incluse.

Silvia sulla panchina verso Costa

Giro ad anello del Monte Punta: dati tecnici in breve

⛰️ Dove siamo Dolomiti di Zoldo, a nord dell’abitato di Forno
📍 Partenza da Parcheggio all’imbocco dell’abitato di Costa (1425 mslm)
🏅 Arrivo Monte Punta o Ponta (1952 mslm)
📐 Dislivello 525 metri
📏 Lunghezza 8 km tutto l’anello
⏱️ Tempo 4 ore tutta la gita (con calma!)
😅 Difficoltà Facile
💧 Acqua Fontana a Costa
🗺️ Cartografia Tabacco 1:25.000 n.25 – Dolomiti d Zoldo, Cadorine e Agordine (se non ce l’hai puoi comprarla qui)
🛰️ Traccia GPS