Comandamento numero uno dell’andare in montagna: non uscire di casa senza una carta topografica. Mai.

Se non sai come leggerla, ci pensa Davide!, che si mette la divisa del geografo e ti spiega i rudimenti della lettura. In questo modo saprai sempre come cavartela.

Nota bene: questo breve corso non ti spiegherà come piegarla dopo averla consultata. Se non lo sai fare, rilassati: è un mistero iniziatico, e per riuscirci servono anni di esperienza.

Infine, regola del geografo: non si chiama “cartina”, che è quella per farsi le sigarette, né tantomeno “mappa”, che è quella con la X sul tesoro dei pirati. Si chiama carta.

E adesso, impariamo a leggerla!

Silvia e Davide con la carta topografica

Perché usare la carta topografica in montagna?

C’è sempre quello che non ha idea di come si legga. Quello che “scegli tu, a me basta camminare”. Quello che si presenta con un pieghevole striminzito stampato dalla Pro Loco… otto anni fa. E quello che la chiama cartina.

Sono tre i modi per andare in montagna, e solo uno è quello giusto:

  • parcheggi chissà dove, esci dalla macchina e ti fiondi verso il primo sentiero che vedi. Ehi! La montagna è dall’altra parte!
  • parcheggi in piazza, chiedi dov’è l’attacco del sentiero al primo anziano seduto fuori dal bar e segui le sue indicazioni. Ehi! Era già alla settima grappa!
  • non importa dove parcheggi, da dove parti, che direzione prendi: hai la tua fidata carta topografia (e l’hai studiata la sera prima)

Inutile che ti dica la risposta giusta.

Comunque, adesso possiamo davvero iniziare questo racconto-lezione!

 

All’origine della carta topografica

Ci sono due cose che devi tenere presente prima di avventurarti nel mondo esterno armato di carta topografica:

  • la carta che hai in mano è stata disegnata da un essere umano, che ha usato delle fotografie aeree e un curioso metodo (la stereometria) per replicare su un foglio le forme di un mondo decisamente tridimensionale (a meno che tu non stia guardando la carta della provincia di Rovigo).
  • il mondo cambia in fretta, la carta… meno. Le informazioni che trovi sulla carta possono non essere aggiornate. Un esempio su tutti: gli effetti della tempesta Vaia del 2018, che in alcuni casi ha richiesto il tracciamento di nuovi percorsi, non ancora presenti sulle carte stampate.

Insomma, avere la carta e saperla leggere non sostituisce l’informarsi prima sul giro che vuoi fare: relazioni, resoconti, articoli di blog di trekking, ma anche post sui social (meglio se nei gruppi dedicati alla montagna). Tutto fa brodo.

Infine, potrai dirmi che adesso ci sono un sacco di App di cartografia che, unite al GPS del telefono, ti posizionano, ti guidano, ti indicano. Vero: ma non affidarti mai al 100% a loro.

Carta geografica vs app in montagna

Ehi! Non sono contrario alle app pensate per i frequentatori della montagna: ci mancherebbe. Io personalmente uso Komoot per verificare sul campo qualche direzione che non mi convince oppure Maps Me quando facciamo trekking all’estero. Ottimi strumenti sono anche Fat Map (noi la usiamo soprattutto per l’indicazione delle pendenze nella preparazione della gita) e PeakLens per individuare i profili delle cime che non conosciamo.

Ti puoi orientare verso la Carta Digitale Tabacco, basata sulle nostre amatissime Carte Tabacco. La qualità è altissima. Una volta scaricata l’app, dovrai comprare le parti di carta delle quali hai bisogno.

Ma ecco i contro:

  • tracciare un intero giro sul telefono scarica tantissimo la batteria del cellulare che potrebbe servirti per ben altro (specie in caso di emergenza o nei trekking più lunghi),
  • in molte app i sentieri sono tracciati tutti allo stesso modo. Senza distinzione tra tipologie, senza curve di livello, senza indicazioni territoriali. Fidarsi “alla cieca” significa semplicemente non sapere a cosa andrai in contro,
  • ti precludono una visione d’insieme del territorio.

Davide con app Peaklens

Quale carta topografica usare

Risposta facile: quella che c’è!

Se ad esempio stai bivaccando in Piemonte, di certo non troverai la Tabacco di quella valle.

Nel nord-est, invece, la scelta può cadere su Tabacco o Kompass. Noi siamo seguaci della Tabacco: sono carte pensate per l’escursionismo a piedi, sono molto aggiornate, vengono usate dagli addetti al soccorso alpino, il dettaglio grafico è più piacevole. Per me c’è anche un fattore sentimentale, dato che la base grafica della Tabacco deve moltissimo alle “tavolette” dell’Istituto Geografico Militare sulle quali mi sono formato all’Università.

Quindi, se stai programmando un trekking in Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia o Lombardia (la metà orientale), per noi la Tabacco è la scelta numero uno.

Carta Topografica in montagna

Come si legge la carta topografica: guida pratica

Sono partita da zero. Non avevo mai aperto una carta topografica prima e pensavo fosse una cosa complicatissima.
Ora ne sono innamorata. Le apro sul letto, ne seguo le linee con i polpastrelli, cerco di pianificare la gita.
Insomma… si impara, non è difficile, anzi, è molto facile innamorarsene (anche per i più imbranati come me!)

Silvia Bagaglio Leggero AvatarSilvia

La scala della carta

Senza entrare nel merito delle famigerate proiezioni geografiche (il modo in cui i cartografi hanno risolto il problema di “spalmare” un solido complesso – la terra – su un foglio piatto), ti dico ora le uniche due cose che devi sapere riguardo la scala della carta, cioè con quanto le dimensioni del mondo reale sono state ridotte per starci nella carta.

Il reticolo cartografico

Il reticolo suddivide la tua carta in quadrati dello stesso lato. È la prima informazione che devi prendere dalla carta (se già non la conosci): trovi la lunghezza di questi quadrati nel cartiglio. Nelle Tabacco, il reticolo è formato da quadrati di un chilometro di lato, perché la carta è stampata in scala 1:25.000: significa che un centimetro di carta rappresenta 250 metri. È la scala migliore per la cartografia da trekking.

Sapere la scala della carta ti permette di calcolare all’incirca quanto è lungo un tratto di strada, quanto è distante quel bivio, e la risposta alla domanda da non fare: quanto manca al rifugio.

Le coordinate

Per definire un punto sulla Terra, servono tre valori: le coordinate e la quota, cioè l’altezza sul livello del mare.

Ci sono due modi di leggere – e comunicare a qualcuno – le coordinate del punto in cui ti trovi:

  • le coordinate geografiche, cioè le classiche longitudine e latitudine.
  • le coordinate UTM (che per i feticisti degli acronimi sta per Universal Transverse Mercator), definite da una delle più diffuse proiezioni cartografiche.

La differenza principale sta nel fatto che le prime sono espresse in angoli, le coordinate UTM sono espresse in metri. Entrambi i valori, per ogni linea del reticolo, sono indicati lungo la cornice della carta.

Nota bene: approfondiremo tutto quello che riguarda la lettura delle coordinate (e l’individuazione del punto in cui ti trovi) in un articolo dedicato. 

Infine: Se vuoi scegliere al meglio una app cartografica, prediligi una di quelle che ti restituiscono anche le coordinare del punto in cui ti trovi.

Verdi e grigi: le forme del terreno

Bene, ora che sai le dimensioni di questa “cosa” che stai guardando, devi capire la forma delle cose, perché quello che vuoi sapere è: sto guardando una larga valle alpina? O una strettissima forra? Dei picchi verticali, roba da scalatori, o dei morbidi panerozzi che non aspettano altro che le mie ciaspole?

È più facile di quello che pensi. Il primo livello che devi considerare è quello del terreno. La Tabacco, in questo, è molto logica:

  • il verde intenso e uniforme indica i versanti e i fondovalle boscosi
  • il verdino – va verso il giallo – indica i prati
  • il grigio tratteggiato rappresenta la roccia viva, e tenta di ritrarre le montagne nelle loro forme
  • il grigio puntinato indica i ghiaioni alla base delle montagne

Cime rocciose, prati e boschi sulla Carta Tabacco

In più, per aiutarti a vederti il mondo sotto agli occhi, la carta usa due “trucchi”:

  • la luce. Pensa alla carta come a un plastico tridimensionale messo sul tavolo, illuminato dall’angolo in alto a sinistra. Ecco: l’intensità dei colori ti fa capire quali sono i versanti illuminati e quelli in ombra.
  • le isoipse o curve di livello

Le curve di livello sono uno strumento magico. Ti permettono di capire non solo la quota di un punto, ma anche la pendenza di un versante: in pratica, quanta fatica farai a percorrerlo.

Come fanno a farlo? Una volta capito il gioco, è semplice:

  • i punti di quota indicano l’altitudine in metri sul livello del mare del puntolino nero che hanno di fianco.
  • le curve di livello più marcate indicano la stessa quota (nell’esempio, ). Queste curve indicano le centinaia di metri (1000, 1100, 1200…)
  • le curve di livello sottili indicano i venticinque metri, quindi tra le due marcate di prima, trovi 1025, 1050 e 1075

Per capire il valore di una curva di livello, devi trovare dei punti quota nelle vicinanze.

Curve di livello e isoipse

A questo punto, e soprattutto se stai progettando la tua gita, puoi applicare quella che io chiamo la regoletta della fatica: più le curva di livello sono vicine tra loro – “strette” – più quel versante sarà ripido. Viceversa, curve che improvvisamente si distanziano tra loro indicano un versante morbido, o addirittura un pianoro.

E le montagne, la roccia, le cime dolomitiche che tutti ci invidiano? Lì è tutto un altro problema. Apri la finestra del tuo B&B in alta quota, e guarda le montagne che hai davanti: vedrai un gran casino di rocce isolate, canali e canaloni, piccole valli, pianori in quota, forcelle e passi… Per il cartografo è impossibile rappresentare su carta questo mondo accidentato: tanto più che le isoipse, qui, sarebbero strettissime. La soluzione? Il tratteggio: che è fedele… ma solo fino ad un certo punto.

È per questo che le relazioni di alpinismo, ferrate e scialpinismo sembrano così pedanti: “prendi lo stretto canalino sulla sinistra, dopo il grande masso erratico, e quando la pendenza supera i 70°, svolta per le roccette…”. L’unico vero modo per descrivere ogni passaggio è quello delle parole.

La lezione definitiva è questa: leggi le relazioni. Ok, se dal paese devi salire alla malga 100 metri di dislivello più in alto, magari non serve. Ma per ogni giro che non conosci, e che si spinge nei boschi, lungo i ghiaioni o verso le cime: leggi.

Azzurro: le acque

Anche qui, non ci vuole uno scienziato: l’azzurro rappresenta le diverse forme dell’acqua sul territorio. Laghi, fiumi, torrenti e ruscelli. Le sorgenti, che sono disegnate come goccioline, ed eventualmente zone impaludate e ghiacciai.

Un dettaglio utile: quando i ruscelli diventano tratteggiati. In genere significa che lì il ruscello c’è, ma non sempre, oppure… c’era, ma non c’è più. Tu mi dirai: e quindi?

Quindi, puoi usare quel flebile segno per capire dove ti trovi. Un esempio: se il sentiero attraversa per la prima volta il solco di una stretta valle in secca, potresti essere in grado di capire sulla carta a che segno corrisponde. Questo modo di inferire le informazioni è molto utile quando i sentieri diventano tracce, oppure quando stai percorrendo versanti molto uniformi, e che sembrano non finire mai.

Giallo, bianco, arancione e nero: i segni dell’uomo

Non serve andare nel dettaglio, qui, perché il cartiglio ti dirà tutto quello che devi sapere. Le cose più importanti sono comunque:

  • le strade, che possono essere arancioni (grandi vie di percorrenza), gialle, bianche (forestali). In genere, le strade bianche saranno chiuse al traffico normale (vengono usati da chi gestisce il bosco, dai malgari, dalla forestale). Verifica sempre i segnali di divieto di transito, anche per capire dove parcheggiare l’auto.
  • gli abitati e gli edifici isolati: sono i rettangolini neri. Soprattutto i secondi, sono fondamentali per capire dove ti trovi, se il sentieri sta sbucando nel punto giusto, o per darti dei riferimenti temporali del tipo: facciamo pausa quando arriviamo a questa chiesetta isolata.

Rosso: sentieri e rifugi

Va bene Davide, sei stato molto esauriente: fin troppo. Posso cominciare a fare il mio trekking, adesso?

Certo: seguendo le linee rosse. Sono i sentieri, e il loro disegno sulla carta sarà il tuo più grande amico durante l’escursione… nonché fonte di imprecazioni, quando non vedrai i segnavia nel bosco!

I sentieri hanno una classificazione grafica:

  • la linea continua indica i percorsi facili, in genere su strada o mulattiera
  • i diversi tratteggi indicano i sentieri nel bosco più o meno incerti
  • i pallini ti portano nel mondo degli “escursionisti esperti”
  • le crocette indicano vie ferrate e sentieri attrezzati

Infine, a ogni sentiero è associato il suo numero.

Sentieri sulla Carta Tabacco

Resta un dettaglio: le tracce (chiamati anche viaz nel bellunese). La montagna non è frequentata solamente dagli escursionisti della domenica o dai maniacali alpinisti. C’è un mondo di persone che le frequentano, quotidianamente: boscaioli (e chi gestisce il proprio bosco), cacciatori, contadini, noi… si tratta di reti di sentieri non ufficiali, spesso non manutenuti, che collegano i paesi tra loro, con le loro frazioni, alle malghe, alle parcelle di bosco, alla chiesetta isolata, al belvedere…

È questo il vero mondo da scoprire: quello delle sottili linee tratteggiate nere.

Un’avvertenza: frequentare le tracce richiede un buon senso dell’orientamento, e un forte istinto a rimanere fuori dai guai!

Silvia e Davide alle Tre Cime con problemi di orientamento

4 suggerimenti pratici per imparare a leggere le carte topografiche (e non solo)

  • se vuoi preservare nel tempo la tua carta geografica, esci in gita con una fotocopia della porzione interessata dal tuo giro, tenuta dentro una busta di plastica. PS: non stare troppo risicato con l’area fotocopiata, metti mai che ti serva capire dove porta quella strada che arriva al bordo… e sulla quale ovviamente stai camminando!
  • non siamo contrari alle app, ci mancherebbe: e averne una sul telefono ti permette non solo di cavarti d’impiccio di fronte a un bivio inaspettato, ma anche di tagliare corto alcuni passaggi. Ma in ogni caso, la carta topografica devi sempre averla con te.
  • dalla carta si possono capire molte, moltissime cose. Una sera stavamo guardando la Carta Tabacco n. 17, cercando un giro per l’indomani. Scopriamo un vastissimo versante a boschi, apparentemente senza né arte né parte. Poi guardiamo bene: una costellazione di rettangolini barrati. Ci immaginiamo un bel sentiero attraverso un bosco nel quale spuntano meravigliosi fienili di legno. Così è: e abbiamo fatto una delle più belle ciaspolate dell’anno!
  • capire da una carta topografica come è fatto il mondo nel quale domani camminerai richiede pratica ed esperienza. Leggi le relazioni con la carta di fronte a te, e il giorno dopo prova a capire quel “montarozzo dalla cima piatta” come è stato disegnato. Un po’ alla volta, saprai farlo in automatico!

PS: se già non ci segui, nelle storie in evidenza di Instagram trovi proprio una lezione tenuta da Davide con la carta topografica.

Come si legge la carta topografica pin