A quattromila metri sul livello del mare l’aria si fa rarefatta, lo zaino pesa ancora di più e il fiato si accorcia. Mancano gli ultimi metri di salita, da un sacchettino verde messo strategicamente nella tasca esterna dello zaino estraggo delle foglie e le metto in bocca.

Foglie secche di coca

La storia delle foglie di coca

La coca è una pianta tropicale. Il nome della classe botanica alla quale appartiene è Erythoroxylon ed è proprio in Perù che si trovano le principali piantagioni e coltivazioni.

Per i peruviani le foglie di coca sono non solo un’ossessione, ma una vera e propria tradizione secolare.

Uno studio pubblicato sulla rivista Antiquity ha dimostrato infatti come nelle società andine le foglie di coca fossero consumate oltre 8000 anni fa. E’ possibile coltivare la coca fino ad un’altitudine di 2000 metri: significa che queste popolazioni, che da sempre vivono a quote superiori, hanno dovuto sviluppare il commercio in tempi antichissimi.

Cosa non si fa per un vizio!

(Qualcosa di simile l’abbiamo sperimentato anche noi italiani. Hai già letto l’articolo sul Sentiero del Vù e sulle coltivazioni di tabacco in Valsugana?)

L’incremento massivo del suo consumo – e quindi delle coltivazioni – si deve agli spagnoli che, a seguito della conquista dell’America Latina, la usarono per aumentare la resistenza degli schiavi indigeni alla fatica e migliorare la produzione nelle miniere.

Vin MarianiArrivata voce in Europa di questa miracolosa pianta, la curiosità degli scienziati è stata subito stimolata.

La pianta di coca venne infatti studiata in maniera approfondita da Angelo Mariani, chimico francese, che polverizzò le foglie di coca per poi scioglierle nel vino e creare così il cosiddetto Vin Mariani, che ottenne un’enorme popolarità come farmaco per curare diverse malattie.

La più grande imitazione di questo elisir si deve a John Pemberton che, nel 1886, eliminò l’alcool e aggiunse estratti di noce di cola ed olii di agrumi alla mistura per addolcirne il gusto. Nacque così la Coca-Cola. Il primo slogan la indicava come la “bevanda degli intellettuali e degli alcolisti in astinenza”.

Il nostro Vasco Rossi cantava “Bevi la Coca-Cola che ti fa bene”, e forse non aveva tutti i torti.

In seguito alle pressioni del governo americano, nel 1903 la composizione dovette essere modificata con l‘esclusione della coca.

Gli usi

Le foglie di coca sono da sempre usate dai popoli sudamericani nei riti religiosi, tanto da essere parte fondamentale delle offerte agli dei e della divinazione.

L’uso principale che ne fanno queste popolazioni è però legato alla capacità incredibile della coca di combattere la fatica, il dolore, la stanchezza e gli stimoli di fame e sete.

Le foglie di coca sono inoltre ad oggi ancora utilizzate nella medicina omeopatica. Sono infatti impiegate come cura per ansia, fobie, insonnia, mal di testa, vertigini e soprattutto mal di montagna.

Mate de Coca

Super food o droga?

Partiamo dalla premessa che per raffinazione dalla pianta di coca si ricava la cocaina.

Per questo motivo la coca, comunemente coltivata e usata nei paesi sudamericani, è impossibile da esportare in altri paesi.

Vuoi assaggiare anche tu le foglie di coca? Inizia a considerare un viaggio in Perù!

Il principio attivo della coca è l’alcaloide cocaina, che si trova all’interno delle foglie con una concentrazione di circa 0,8%. E’ un quantitativo talmente basso da assimilare la pianta più ad una bevanda energetica che ad una droga.

In realtà l’università di Harvard ha condotto uno studio sulle proprietà nutrizionali della coca già nel 1975 (sono stati in seguito vietati questi studi). La ricerca ha evidenziato una presenza elevatissima di vitamine e minerali, oltre a grandi quantità di proteine, fibre, fosforo e soprattutto ferro e calcio (quest’ultimo nella misura maggiore che in qualsiasi altro alimento).

Sarà un caso, ma l’uomo più vecchio del mondo è un signore boliviano che a 123 anni masticava ancora foglie di coca tutti i giorni.

Nel 2015 addirittura Papa Francesco chiese di masticarne le foglie durante la sua visita in America Latina.

(Vedi? Anche lui in America Latina ci è dovuto andare.)

Tazze di mate de coca e gallinelle

Il nostro test

Appena arrivati in Perù eravamo curiosissimi di provare le foglie di coca.

Si trovano praticamente ovunque: in profumati infusi, in bustine, sotto forma di caramelle, all’interno di dolci e cioccolato e, nei mercati locali e per le strade, nella forma di foglia essiccata.

Quale occasione migliore del Salkantay Trek per testarne l’efficacia?

Muli che portano i bagagli

Come si mangiano e che sapore hanno le foglie di coca?

Orribile!

La masticazione delle foglie di coca prende il nome di acullio (o chewing), ed è il modo più comune di consumarle.

Ne prendo una manciata dal sacchetto che abbiamo comprato al mercato di Arequipa e provo questo chewing. Inizio masticandole un po’ e poi, non appena ho creato un bolo con la saliva, lo sposto tra i denti e la guancia.

mercato in Perù

Il sapore è amarissimo e io sono davvero una frana: in pochi minuti l’ho già ingoiato.

Pensare che le popolazioni locali consumano le foglie di coca fino a 4 volte al giorno, e sono in grado di tenerle in bocca per quasi due ore.

A me invece il sapore delle foglie di coca piace, e anche tanto – come tutte i gusti amari.

E’ per questo che ho trovato assolutamente immangiabili le caramelle alla coca (prodotto peruano, recita con orgoglio la confezione): sono dolciastre, e hanno un cuore semiliquido davvero spaventoso.

Sacchettino di foglie secche tutta la  vita!

Davide

Tutt’altra storia invece per il mate de coca, ossia l’infuso fatto con le foglie di coca: è stato amore al primo sorso.

Mate di coca in tazza peruviana

L’ho bevuto in ogni angolo del Perù, in locali alla moda e sotto tettoie di legno senza illuminazione, per colazione e alla fine dei pasti, come rimedio per il soroche oppure come coccola, scaldato nel pentolino di alluminio di fronte alla tenda.

Il suo gusto aromatico e il fatto che fosse sempre servito bollente me l’hanno reso un alleato prezioso durante la mia permanenza in questo Paese, soprattutto dopo i trekking più impegnativi.

Gli effetti

Stiamo salendo a Punta Union, ben al di sopra dei 4000 metri. Il fiato è corto e le gambe sono pesanti, la fatica è palpabile.

Punta Union

Davide ed io abbiamo letto ovunque delle potenti proprietà di queste foglie e in questo momento abbiamo proprio bisogno di un aiutino extra.

Ne mettiamo in bocca una piccola manciata ciascuno e immediatamente tutt’attorno compaiono lama coccolosi, vette sopra i 6000 metri, nevadi imponenti che spiccano da ogni dove e poetiche lagune color zaffiro.

Ma no, queste non sono allucinazioni!

Possiamo testimoniare con tranquillità di non aver provato nessun effetto psicoattivo né allucinatorio e nessuna dipendenza.

All’inizio l’effetto è quello di un pizzicore alle guance e di un intorpidimento della lingua (avete presente l’anestesia locale dal dentista?)

Il risultato principale del masticare queste foglie è l’alleviamento del soroche, ossia proprio il mal di montagna, e funziona.

Gli effetti si notano già nel giro di pochi minuti.

caramelle di coca

Pianta miracolosa o effetto placebo?

Alla fine, le foglie di coca il loro scopo lo raggiungono: che sia davvero merito delle sostanze naturali o solo un effetto placebo, l’alta quota diventa meno asfissiante e i trekking si possono portare a termine felicemente.

Se hai un po’ di nausea per l’altitudine, questa in pochi minuti scompare.

(Se sei come me, però, poco dopo questa viene sostituita dalla nausea per il cattivo sapore delle foglie).

E poi è una tradizione millenaria, in tutto e per tutto radicata nella vita quotidiana dei peruviani, e proprio per questo, mentre sei in viaggio in Perù, non puoi non provarle.

Come il cuy, giusto?

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