Quando l’ho letto per la prima volta non ci potevo credere: si può davvero raggiungere Machu Picchu a piedi? Sì e con il Salkantay Trek si può fare addirittura passando tra le più belle viste panoramiche del Perù. 

Salkantay Pass

Machu Picchu ha un fascino magico e per raggiungere questo incredibile sito archeologico il cammino più spettacolare che si può percorrere in completa autonomia è proprio il Salkantay Trek.

Il nostro percorso si snoda lungo 4 giorni passando per imponenti nevadi, emozionanti lagune, praterie pianeggianti e rigogliose foreste tropicali.

Verso Colcapampa

Prima di partire per il Perù avevo molti dubbi su come organizzare questo trekking, così ho deciso di scrivere anche un prontuario su come preparare il Salkantay Trek senza guida. In questo articolo rispondo a tutte le domande che avevo e alle quali non avevo trovato risposte in internet.

Lo abbiamo intrapreso infatti piuttosto alla cieca, ma anche questo ha fatto parte dell’avventura.

La notte prima della partenza è elettrizzante: la camera è sommersa dall’attrezzatura che dovremo portare con noi, dai vestiti che lasceremo a Cusco (poca roba dato che viaggiamo con solo uno zaino) e dalle provviste per il trekking. Abbiamo una certa esperienza nel preparare uno zaino per il trekking in tenda, ma ogni volta è come la prima volta.

E’ un terreno di battaglia e queste sono le nostre armi. Sissignore: si parte!

Salkantay Trek, 1° giorno

La sveglia suona alle 5 e l’esperienza del colectivo è, come sempre da quando siamo in Perù, qualcosa di mistico. In poco tempo infatti siamo stipati con una moltitudine davvero buffa tra signore anziane con trecce lunghissime e cappelli ornamentali, chi se la dorme già (un’abilità solo peruviana) e due gringos (noi). 

In due ore siamo a Mollepata. Da qui ci sono molti taxi che per 20 soles si offrono di portarvi a Soraypampa (l’ultimo punto raggiungibile in auto). 

Noi decidiamo di andare a piedi anche per acclimatarci meglio all’altezza, ma prima di iniziare a camminare ci fiondiamo sul mercato del paese nella piazza principale che, essendo domenica, offre ogni bendiddio. 

Silvia lungo la prima tappa del Salkantay

L’inizio del trekking si trova alla sinistra della piazza e si svolge lungo una strada sterrata percorsa anche dalle macchine e per nulla eccitante. Poco dopo veniamo abbordati da Miguel, un locale alla guida di un’auto scalcagnata che, super gentilmente, ci offre un passaggio fino al punto in cui termina la caretera ed inizia il sentiero vero e proprio. 

Il cammino da qui è decisamente più piacevole e attraversa bellissime vallate dalle sfumature bruciate

Salendo lungo il Salkantay Trek

Dopo 3 ore il sentiero però ci ributta sulla strada, orribile, polverosa e trafficata (ci sono una marea di autobus turistici che arrivano fino a Soraypampa solo per salire alla Laguna Humantay) che saremo costretti a percorrere per un’altra ora.

Un consiglio: se decidete di percorrere tutto il cammino a piedi come noi assicuratevi di aver scaricato Maps Me e di seguire esattamente il sentiero che taglia questa strada principale davvero impercorribile.

Arcobaleno salendo a Laguna HumantayArriviamo a Soraypampa (3900 m) nel primo pomeriggio, un piccolo pueblo invaso dai turisti di ogni tipo, di certo ben lontano dall’immagine solitaria e avventurosa che ci eravamo fatti. 

Nonostante ciò decidiamo di non proseguire oltre perché è sicuramente più saggio non dormire sopra i 4000 la prima notte. Ci fermiamo in un camping nel quale una signora ci mostra una capanna di paglia e fieno al di sotto della quale possiamo mettere la nostra tendina. 

Il costo è di 10 soles e ci dà un sacco di sicurezza in più per la notte anche perché appena cominciamo ad aprire i teli inizia a grandinare!

Solo mezz’ora prima eravamo in maniche corte. L’avevo detto che qui è il tempo è estremamente variabile no?

Tutto attorno a noi i turisti iniziano a scappare frettolosamente (chi nei pullman di rientro a Cusco, chi nelle lussuose lodge dei tour), di tutta risposta Davide mi guarda e dice: saliamo alla Laguna Humantay

Sono molto più che scettica dato il meteo, l’orario e la stanchezza, ma non me la sento di dirgli di no e in fondo ha ragione: ogni lasciata è persa in queste occasioni. 

Silvia a Humantay

La fortuna aiuta gli audaci

La salita alla laguna è di solo 300 mt di dislivello: poca cosa, ma a queste altezze si sentono tutti e ci mettiamo quasi un’ora. 

Nulla però ci prepara allo spettacolo incredibile che ci si para davanti agli occhi: la Laguna Humantay (4200 m) è quanto di più difficile da scrivere a parole. Uno specchio di acqua che cambia colore ad ogni giro di luce, riflettendo la maestosità della Montagna Humantay (5650 m). 

Qui è perfetto

Silvia a Laguna Humantay

Il bello di salire alla Laguna mentre diluvia e grandina? Che possiamo goderci uno dei posti più belli del monto tutto per noi!

Il tempo infatti muta repentinamente e possiamo ammirare questo paesaggio con un sole bellissimo che ci scalda subito. 

Restiamo in questo paradiso per quasi due ore senza riuscire a staccare gli occhi dallo spettacolo naturale che abbiamo davanti a noi.

Davide e Laguna Humantay

Dalle rive del lago saliamo le creste che si innalzano docilmente attorno ad esso: ogni angolatura merita attenzione e noi non abbiamo fretta.

Scendiamo che già è buio e la signora tuttofare del camp ci prepara una cena deliziosa a base di frittata di verdure, patatine fritte e mate de coca

Nel buio di un cielo completamente nero, la luna illumina i profili bianchissimi della Montagna Humantay dietro la nostra tenda. Non ho mai visto nulla di simile

Dati tecnici della prima tappa

PARTENZA: Mollepata, il sentiero inizia alla sinistra della piazza centrale.

ARRIVO: Soraypampa

DISTANZA E TEMPO: circa 15 km, 6 ore.

ACQUA: non ci sono fonti lungo il sentiero, ma puoi comprare acqua in bottiglia nella piazza di Mollepata o a Soraypampa.

Salkantay Trek, 2° giorno

Nonostante la sveglia delle 5 riusciamo ad essere operativi solo alle 6.30, quando ormai sono in cammino anche i gruppi organizzati. 

Muli

Se riesci, almeno per questo secondo giorno, ti consiglio di iniziare a camminare prima delle 6 per evitare l’effetto colonna. 

Sul Salkantay PassOggi infatti la meta è unica per tutti: il Salkantay Pass e, anche se il sentiero in qualche punto si biforca, tra caminantes, cavalli e muli fatichiamo a goderci appieno il panorama. 

Oltre ad essere il giorno più affollato è anche quello più impegnativo: 800 metri di dislivello positivo e 2000 di dislivello negativo che, con gli zaini pesanti e l’altezza, sono davvero duri. 

Il Salkantay Pass (4620 m) è non soltanto il punto più alto, ma anche più atteso della giornata. 

La Montagna Salkantay raggiunge la vertiginosa altezza di 6271 mslm, è la vetta più alta della Cordillera Vilcabamba, e con il suo ghiacciaio perenne è estremamente spettacolare.

A Cusco una guida ci ha raccontato che per la mitologia Inca (e per il loro modo di leggere il mondo), ogni elemento della natura ha un genere: una montagna, un lago, un astro possono quindi avere attitudine maschile o femminile.

Inoltre, ogni elemento maschile ha il suo corrispondente e complementare femminile.

Ecco quindi che montagna Humantay è chiaramente maschile – la forma aiuta questa attribuzione – mentre la laguna sottostante è il suo femminile.

Affascinante, tanto più che per gli Inca ogni elemento naturale è una divinità.

Davide

Scendendo le Ande

Riprendiamo il percorso, che da qui è tutto in discesa, e improvvisamente ci ritroviamo soli. Non abbiamo idea di dove si siano fermati i gruppi, ma da qui in avanti il nostro cammino prosegue in assoluta solitudine (finalmente). 

Passiamo numerosi puebli ed è bellissimo vedere come, di risposta, il panorama muti drasticamente: dall’ambiente alpino di qualche ora prima si passa a distese di praterie e, subito dopo, alla foresta amazzonica. 

Anche il clima cambia e veniamo sorpresi da una pioggia fina ma incessante che ci accompagnerà per ben 6 ore. 

Pueblos

Un ponte nella giungla

Chaullay (2750 m) è la meta di tutti (segnalo un curioso “camping fiorentino da Mario” e pure un paio di ristoranti), ma noi, per evitare di ritrovarci di nuovo in mezzo ai temibili gruppi organizzati del Salkantay Trek, proseguiamo altri 20 minuti fino a Collpapampa (2850 m). 

A CollcapampaQuesto pueblo è piccolissimo, ma abbiamo bisogno di fermarci: siamo fradici e sono davvero tante ore che camminiamo. 

Ci fermiamo in un baracchino per scaldarci con un mate di coca e chiedere dove possiamo piazzare la tenda per la notte. 

La signora ci offre per 20 soles una camera privata o, per 5 soles, possiamo campeggiare liberamente nel suo giardino, di fianco al maiale. 

La scelta è scontata, anche se un po’ rimpiango di essermi portata tutto il peso della tenda per nulla. 

L’esperienza qui è bellissima, densa e vera. 

Nel paesetto manca la corrente, ma gli abitanti non sembrano farci caso. Veniamo sistemati per cena sul tavolo d’onore assieme alla maestra del pueblo, che qui viene 3 volte a settimana per insegnare ad un solo bambino che altrimenti non avrebbe l’istruzione primaria.

Rimaniamo così a parlare con questa signora che, per insegnare le basi ad un unico studente, lascia la sua famiglia per metà settimana e viene a vivere qui, ospitata da una famiglia diversa ogni settimana.

Tutti gli altri abitanti del pueblo invece nel frattempo mangiano assieme riuniti in cucina, le ginocchia rannicchiate sulla pancia, il piatto sopra queste e una candela al centro a fare luce. 

Dati tecnici della seconda tappa

PARTENZA: Soraypampa

ARRIVO: Collpapampa (solo campeggio libero o qualche camera nelle case degli abitanti del pueblo)

DISTANZA e TEMPO: circa 22 km, 9 ore

ACQUA: fino al Salkantay Pass no, dopo si trova qualche fonte entrati nella foresta e numerosi posti dove invece si può acquistare.

Salkantay Trek, 3° giorno

Veniamo svegliati dal canto del gallo e, nonostante debba ancora albeggiare, il pueblo è già operativo: chi per andare a lavorare in città, chi per stare dietro agli animali o all’orto. 

Da qui il nostro obiettivo è arrivare a La Playa. Abbiamo letto che esiste un sentiero che costeggia la sinistra idrografica del fiume, ma non ne vediamo l’imbocco e ci ritroviamo di nuovo lungo una caretera polverosa, ma fortunatamente assai poco trafficata. 

Durante il percorso riusciamo a rubare qualche deliziosa maracuja (qui la frutta è davvero una cosa dell’altro mondo) e, dopo 16 km e 4 ore di cammino, arriviamo a La Playa dove prendiamo un taxi che ci porterà fino ad Hydroelectrica

In realtà molti gruppi decidono di fermarsi una notte qui per poi proseguire a piedi o con i bus, ma noi abbiamo i biglietti per Machu Picchu per il giorno dopo e la strada è ancora lunga. Tieni conto che per arrivare ad Aguas Calientes sono altri 19 km: circa 6 ore a piedi.

Se scegli di proseguire in auto hai due alternative: prendere un colectivo fino a Santa Teresa (10 soles) e da qui un altro per Hydroelectrica (10 soles) oppure, come abbiamo fatto noi, prendere un taxi con altri due passeggeri che per 20 soles a testa ti porti direttamente ad Hydroelectrica.

Machu Picchu stiamo arrivando! 

Hydroelectrica non è un pueblo, ma una stazione ferroviaria con tutte le attrattive turistiche possibili: bar, ristoranti e shop si perdono a vista d’occhio lungo i binari. 

Verso Aguas CalientesNoi siamo già parecchio stanchi ma ci aspettano altre due ore e mezza di camminata

Il percorso è tutto in piano, è impossibile perdersi ed è parecchio curioso dal momento che si sviluppa lungo le rotaie del treno che si addentrano nella foresta fino ad Aguas Caliente

Ogni tanto infatti ci si deve spostare a lato per far passare il costosissimo treno, ma la vegetazione è davvero rigogliosa: banani ricchi di caschi pendenti, piante tropicali, fiori coloratissimi e uccelli canterini. 

Dato il costo proibitivo del treno (unico modo per entrare in paese che non sia a piedi) sono moltissime le persone che scelgono questo percorso. 

Di per sé non presenta difficoltà (salvo alcuni punti in cui è bene avere un po’ di prudenza dato che si deve camminare proprio sulle rotaie), ma il caldo e i trementi mosquitos possono rendere questo tragitto insopportabile. 

E’ essenziale avere un buon repellente perché i morsi degli insetti sono davvero fastidiosi e lasciano brutti segni rossi perdurevoli per giorni. 

Quando siamo arrivati a Hydroelectrica eravamo troppo stanchi per renderci conto delle cose pratiche, e ci siamo subito incamminati verso Aguas Calientes: a zaini carichi e pesanti.

Che errore!

I numerosi ristoranti di Hydroelectrica offrono degli ottimi servizi di deposito bagagli, che ti permettono di affrontare i 12 chilometri della camminata con tranquillità e leggerezza. Se non progetti di campeggiare anche a Aguas Calientes, approfittane: non te ne pentirai!

Davide

 

Pisco Sour!Aguas Caliente è una cittadina tanto deliziosa quanto turistica: la piazza centrale è infatti bordata da negozietti che vengono di tutto, ma basta addentrarsi un po’ lungo le anguste viette per conoscerne l’anima più autentica. 

Il nostro hotel (che consigliamo vivamente e che ci ha regalato la prima doccia veramente calda da quando siamo in Perù) si affaccia su un campo da calcio in cui bambine da tutta la nazione si stanno sfidando. Il calcio femminile qui è preso sul serio!

Dopo cena un pisco sour per concludere la serata è d’obbligo, ma siamo a letto a presto frementi per la visita di Machu Picchu del giorno dopo. 

Dati tecnici della terza tappa

PARTENZA: Collpapampa

ARRIVO: Aguas Calientes (pernottamento in hotel, ostello oppure campeggio comunale)

DISTANZA: sono 16 km (4/6 ore a seconda che tu prenda il sentiero lungo il fiume o la caretera) per La Playa

ACQUA: solo da acquistare nei numerosi baracchini e shop.

Salkantay Trek, 4° giorno: Machu Picchu

Ci svegliamo alle 3.00 sotto un diluvio universale. Gambe in spalla, k-way addosso, frontali in testa e siamo di nuovo in cammino. 

Da Aguas Calientes ci sono infatti due modi per salire alle rovine di Machu Picchu: a piedi oppure in autobus.

L’autobus parte dalla piazza principale ogni 15 minuti, costa 15 euro e il servizio inizia alle 5.30. Sappi però che se vuoi essere tra i primi ad entrare al mattino dovrai essere alla fermata almeno un’ora prima.

A piedi e di buon passo ci vuole circa un’ora. 

Quale potevamo mai scegliere noi? 

Fatto 30, facciamo 31 e decidiamo di concludere il nostro Salkantay Trek raggiungendo Machu Picchu a piedi

La salita inizia dopo il check point (che apre alle 5.00, quindi è inutile arrivare là tanto prima).

Abbiamo adorato questo tragitto: siamo saliti con le frontali ancora prima del sorgere del sole, con la pioggia che scivolava sulle foglie umide e le nuvole che circondavano le montagne

Valle dell'Urubamba

Mentre scendevamo però abbiamo visto persone grondanti di sudore salire impiegandoci anche 3 ore, ti sconsiglio vivamente di intraprendere quest’ascesa nelle ore più calde o se non sei abituato… Ricordati infatti che sopra i 2000 mt tutto è estremamente più faticoso, e questa salita è piuttosto ripida.

Finalmente a Machu Picchu

Machu Picchu è esattamente come me la ricordavo dai tempi delle medie nel quaderno di scuola: affascinante, imponente, misteriosa. E ci sono proprio io lì davanti, ora come allora nei miei sogni, con solo qualche anno in più.

Averla raggiunta a piedi dopo quattro giorni di cammino è ciò che più si avvicina a quel sogno di bambina. 

Altre descrizioni lasciano il tempo che trovano. Entra da solo e ammira ciò che ti circonda, dove ti trovi, con chi sei lì.

Machu PIcchu

Sopra Machu Picchu

Se preferisci puoi prendere una guida prima di entrare alle rovine: ti spiegherà tutto quello che devi sapere su questo misterioso sito archeologico. Allo stesso tempo però ti priverà di un po’ di quell’atmosfera magica che si respira quando si è liberi di scoprire le rovine con i proprio tempi.

La scelta sta a te: atmosfera o conoscenza?

Salkantay Trek: ci è piaciuto?

Davide a Machu PicchuArrivare a Machu Picchu in assoluta autonomia, e dopo aver camminato per 4 giorni, è al contempo gratificante ed emozionante, e sicuramente aggiunge pathos all’esperienza delle rovine.

Non puoi non sentirti un vero esploratore.

Paesaggisticamente il Salkantay Trek è vario, e ti avvicina a paesaggi incredibili. Il Salkantay Pass con il nevado alle spalle, la Laguna Humantay, l’improvvisa immersione nella foresta tropicale, i minuscoli pueblos… gli occhi sono sempre pieni, e la fatica del camminare è ampiamente ripagata.

Unica nota dolente, è l’affollamento del secondo giorno. Troppi “turisti” la cui presenza diminuisce un po’ la magia dell’esplorazione, troppi muli e troppi cavalli che, per trasportare zaini, tende e provviste dei gruppi organizzati ti inibiscono il passaggio nei punti più stretti del sentiero.

 

 

Questo almeno per noi, che cerchiamo sempre i giri fuori dalle rotte comuni, le montagne isolate, i sentieri non battuti dove è la natura a farla davvero da padrona.

Laguna Humantay

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