Hai presente la sensazione di camminare a 4000 metri di altezza osservando tutt’attorno alcune delle cime più alte del mondo? Noi l’abbiamo provato, ti raccontiamo cosa si prova e soprattutto come fare.

Panorami sul Santa Cruz Trek

Prima di partire

“Davide, ma cosa dici del Perù?”

“Dico che è bellissimo e fa per noi: è pieno di montagne incredibili!”

Da una foto vista in Instagram inizia così il nostro viaggio attraverso questa splendida terra e le sue impressionanti vette.

Già mentre pianifichiamo il viaggio una cosa è certa: qualche giorno lo dovremo spendere nella regione a Nord di Lima. Ci sono le grandi cordillere – la blanca, la negra e la Huayhuash – e foto e descrizioni ci fanno venire l’acquolina.

Veniamo così a conoscenza del Santa Cruz Trek, un trekking di più giorni che attraversa la Cordigliera Bianca toccando alcune delle più imponenti cime del Paese.

Reperire informazioni in internet non è stato semplice, in quanto la maggior parte dei turisti si affidano ad agenzie locali o lo intraprendono assieme ad un arriero con asino (un portatore che funge anche da guida), il corrispettivo himalayano degli sherpa per intenderci.

Noi siamo grandi amanti della montagna in solitaria e, per quanto molto economiche, abbiamo subito scartato queste due opzioni: lo avremo affrontato da soli in tenda portandoci tutto il necessario per l’autonomia di quattro giorni.

Silvia si porta la tenda

Lungo il percorso infatti non esistono rifugi né capanni per la notte, né luoghi per l’approvvigionamento di cibo. Acqua invece ce n’è in abbondanza, ma bisogna bollirla.

Studiamo il tracciato in rete e pianifichiamo di concluderlo in 4 giorni. Conosciamo bene il nostro passo sulle nostre montagne, ma non sappiamo come reagiranno i nostri corpi a quelle altezze, quindi ci teniamo un po’ laschi sulle tempistiche, per evitare di trovarci in difficoltà.

Huaraz, campo base per tutti gli alpinisti, è la città da cui partono i trekking.

Il giorno prima della partenza noleggiamo l’attrezzatura che ci servirà per il trekking. Alcune cose abbiamo preferito portarle dall’Italia (vestiario, zaini, scarponi, gps, frontali…) mentre altre, tra le quali la tenda, sarebbero state un ingombro durante le parti più “turistiche” del viaggio.

Ci sono tantissimi posti ad Huaraz che effettuano noleggio di materiali, molti dei quali altamente specializzati. Noi ci siamo affidati a Andes Camping, in Parque Ginebra, e tutto ciò che abbiamo si è rivelato in effetti di alta qualità. I costi si aggirano attorno ai 10-20 soles per pezzo e i negozianti sono stati molto professionali nell’aprire tutta l’attrezzatura davanti per verificarne con noi lo stato prima della partenza.

Rientriamo all’hotel, gli zaini in breve sono pronti e, come sempre da quando siamo in Perù, la sveglia suona prima dell’alba… l’eccitazione è altissima, nonostante abbiamo già vissuto questo copione (noleggio, zaini, alba) per affrontare il Salkantay Trek, giusto una settimana prima!

Alpamayo

Raggiungere il punto di partenza 

Per intraprendere il Santa Cruz Trek devi prendere un colectivo che parte da Huaraz (per la precisione da una corte che si trova nei pressi dell’incrocio tra Antonio Raymondi e Jr. Cajamarca) ogni mezz’ora circa dalle 4.30 del mattino. Il viaggio costa 10 soles. 

Saliamo al volo, ma dobbiamo tenere gli zaini con noi per non occupare altri posti. In questo modo può accomodarsi anche un signore che porta con sé una borsa di due metri per uno contenente strumenti musicali che ad ogni sobbalzo del pulmino fanno un rumore buffissimo, facendoci ridere tutti. 

Ormai siamo abituati alle esperienze fuori dall’ordinario che regalano i colectivos, ma ogni volta è una sorpresa

Il pulmino ci lascia a Yungay dove prendiamo quello successivo per Vaqueria. L’orario di partenza è molto elastico (parte sostanzialmente quando è pieno) e finiamo per aspettare un’ora. Noi non abbiamo fretta e ci mettiamo a chiacchierare con una signora del posto che è qui per il mercato della domenica.

Tieni comunque presente questi possibili ritardi se hai orari più stretti, soprattutto al ritorno. 

All’ingresso del Parco dello Huscayran l’autista fa una sosta per farci acquistare i biglietti di ingresso. Costano 80 soles a persona, e hanno validità tre giorni. Noi abbiamo in programma di rimanere all’interno del parco per quattro giorni, ma non esistono biglietti di durata maggiore e inoltre sembrano non esserci controlli alla fine del percorso. 

In colectivo sul Santa CruzCon il colectivo superiamo due lagune di un colore assolutamente irreale, le Lagune Llanganuco (raggiungibili anche in giornata per un’escursione attorno ai laghi) ed entriamo nel nulla: tornanti su tornanti in grado di sfidare qualsiasi stomaco, nevadi svettanti sopra le nostre teste e splendide lagune al di sotto. 

Siamo gli unici due escursionisti nel colectivo, e mi sembra impossibile che le altre persone sedute con noi stiano andando in qualche paesino proprio tramite questa strada!

Dopo il Passo Portachuelo (4765m) la strada diventa ancora più alienante: musica peruviana a palla e teste che sbattono sui finestrini, ma tutti riescono a dormire tranquillamente. Eccetto noi ovviamente.

E’ un dono tutto peruviano, che abbiamo potuto osservare in molteplici situazioni. Questa gente infatti dorme ovunque, e non c’è condizione “ambientale” che tenga: il peruviano si rannicchia con nonchalance – e neanche troppo – incassando la testa dentro le spalle, incrocia le braccia al petto io in grembo, e parte.

Davide

 

Il viaggio dura tre ore circa per il costo di 25 soles a persona e ci lascia a Vaqueria. Da qui, dopo che ci è stato controllato il biglietto e che abbiamo firmato il libro di ingresso, iniziamo finalmente a camminare

Santa Cruz Trek, 1° giorno

Siamo ancora un po’ storditi dal viaggio, ma fortunatamente il sentiero inizia in discesa e ci dà il tempo di ambientarci. 

Passiamo tra i piccoli pueblos di Colcabamba fatti di poche case modeste, qualche gallina che razzola in giro, maiali, e famiglie che festeggiano la domenica mangiando in compagnia sui prati. 

Arriviamo all’ultimo posto di controllo dei biglietti, dove siamo raggiunti da un ranger tutto scrupolo e orgoglio perfettamente immerso nel ruolo, che ci fa davvero un sacco di simpatia.

Ti piace il paesaggio qui, chiede a Davide.

Sì, moltissimo.

E allora verresti anche a viverci?

Ride. 

Silvia sul Santa Cruz

Il sentiero da qui entra finalmente nel vivo e possiamo pregustare ciò che vedremo: nevadi svettanti, ruscelli copiosi e alberi dei quali non conosciamo il nome. 

Siamo elettrizzati. 

La natura in questo luogo è davvero incredibile, ed è esattamente ciò che spinge un passo davanti all’altro. 

Oggi la stanchezza la sentiamo tutta e, anche se il percorso è un saliscendi non impegnativo, la fatica è tangibile. 

Nonostante ciò passiamo il primo campo base ufficiale – Parìa, 3850m, isolato e apparentemente poco frequentato – per spingerci un po’ più avanti. 

Abbiamo timore, data l’esperienza del Salkantay Trek, che i campi base ufficiali sie riempiano di gruppi organizzati (non è così in realtà), ed inoltre preferiamo avvantaggiarci un po’ data la salita che ci aspetta l’indomani. 

Riusciamo così a portarci un po’ più avanti… e troviamo un posticino splendido vista montagne. 

Piazziamo la tenda (una Doite Himalaya 2) non senza qualche difficoltà perché molto diversa dalla nostra Ferrino e, dopo esserci assicurati un riparo sicuro per la notte, siamo pronti per cena e nanne a 4260m. 

Dati tecnici primo giorno

PARTENZA: Vaqueria

ARRIVO: un piccolo pianoro a quota 4260m lungo il sentiero (è il secondo base camp dopo Paria secondo l’app Maps.me)

DURATA: 7 ore

ACQUA: si, dopo la casetta del ranger e lungo il sentiero poco dopo Paria

Santa Cruz Trek, 2° giorno

Ghiaccio sui guantiLa notte trascorre bene e, fortunatamente, dentro ai sacchi a pelo c’era un bel caldino. Ti consiglio però vivamente di portare ogni cosa all’interno della tenda (scarponi compresi), perché al risveglio, all’esterno, troverai tutto ricoperto da un sottile strato di ghiaccio. E mettere i piedi dentro a degli scarponi ghiacciati per iniziare a camminare è una di quelle esperienze che non augurerei a nessuno!

Ci mettiamo in cammino che è ancora parecchio freddo, ma basta il primo sole per scaldarci e far ripartire anche le gambe. 

La meta è Punta Union a 4760m… ed è tutta salita!

Adottiamo il classico passo dei 3000 che immaginiamo (e speriamo) valga anche per i 4000!

Al passo la vista è incredibile: da un lato il nostro percorso fatto, dall’altro il Taulliraju che svetta imponente con la sua mole ghiacciata a 5830m, e la sua laguna a specchio. 

Punta Union

Il sentiero da qui è in discesa fino a Taullipampa (4250m), dove di solito si fa il secondo campo base, ma noi puntiamo all’Alpamayo Base Camp che dista altre due ore in salita a mezza costa. Terminata la salita si apre una maestosa prateria solcata da numerosi ruscelli, con mucche e tori al pascolo. 

Campo base sull'Alpamayo

Arrivati al campo sistemiamo la tenda in un posto che è forse il più bello dove io abbia mai campeggiato: ci sono almeno cinque nevadi attorno (tra cui l’Alpamayo, che raggiunge i 5947m e sembra il più ambito tra gli amanti del ghiaccio, e il Quitaraju, 6036m) e ruscelli d’acqua copiosi. 

Base camp AlpamayoUltima meta della giornata è salire a vedere la Laguna Arhuaycocha (4420m) che, a dire del proprietario dei muli che bazzica qui intorno, è più bella la sera. 

In mezz’oretta arriviamo e, nonostante ne abbiamo già viste numerose, anche questa laguna riesce a lasciarci a bocca aperta. Siamo soli e per oggi abbiamo finito di camminare, quindi ce la godiamo in assoluta tranquillità.

Laguna Arhuaycocha

Rientriamo al campo base scortati da un tramonto bellissimo, il risotto caldo è pronto e, nonostante il freddo, non resistiamo dallo starcene dentro ai sacchi a pelo con la tenda aperta a guardare la stellata pazzesca che abbiamo sopra la testa. Parliamo di questo viaggio, di altri progetti, del futuro, in una notte tutta da ricordare.

Dati tecnici secondo giorno:

PARTENZA: unofficial base camp a 4260m

ARRIVO: Alpamayo base camp

DURATA: 8 ore + salita alla Laguna Arhuaycocha

ACQUA: lungo la salita verso l’Alpamayo e attorno al base camp

Santa Cruz Trek, 3° giorno

All’alba qui sono già tutti in pole position: mucche, tori e uccellini iniziano la loro routine del risveglio, mentre i nevadi tutt’attorno risplendono della luce del giorno.

Fatichiamo a scaldarci: i piedi sembrano due blocchi di ghiaccio e non riusciamo a camminare con ritmo. Attorno a noi diverse carcasse di animali morti, che non aggiungono particolare allegria all’atmosfera.

Animali e panorama del Santa Cruz

Basta il primo raggio di sole a farci tornare quelli di sempre.

Scendiamo dal pendio e siamo improvvisamente catapultati nel deserto: sole a picco, sabbia e tafani. Questo Perù sa sempre come stupirmi.

Si tratta sostanzialmente del letto del fiume che si è ritirato. Nonostante sia in piano, camminare qui è più faticoso della salita a Punta Union! I piedi sprofondano nella sabbia, e il caldo torrido non aiuta.

Deserto sul fiume in secca

C’è da fare attenzione perché qui è facile sbagliare percorso – l’istinto ti porta a stare centrale rispetto al letto del fiume in secca, ma il sentiero vero e proprio si trova all’estrema sinistra, accanto alla roccia del versante.

Per l’appunto noi sbagliamo e ci troviamo in mezzo ad una palude invalicabile che ci costringe a tornare indietro per salire un breve pendio, a mezza costa del quale troviamo il sentiero.

In circa due ore e mezza arriviamo alla laguna Yatuncocha. Il sentiero da qui diventa un continuo sali e scendi per nulla impegnativo, ed è bellissimo sentire il rumore dell’acqua che si infrange sulle rocce… sembra di essere al mare.

Laguna al mare

Anche i colori confermano la sensazione marittima: il blu sparato del’acqua, il bianco delle rocce franate dal pendio, e il verde intenso ed oleoso delle foglie di alberi dal tronco raggrinzito e bruciato dal sole. Sembra di essere in una Grecia da cartolina!

Davide

Al Llamacoral (3750 mslm) c’è un baracchino che vende bibite e snack e ne approfittiamo per prendere una vera acqua naturale! Sono tre giorni infatti che beviamo acqua al gusto di cloro o al gusto di zuppa (a seconda se ci abbiamo messo le pastiglie purificatrici o l’abbiamo bollita nel pentolino).

Ci riposiamo qui un’oretta prendendo pigramente il sole. Il posto è bellissimo: una grande e aperta vallata con nevado di fronte e ruscello a lato. Ma arrivano i muli e subito dopo i gruppi-dai-piccoli-zainetti e scappiamo in cerca di una zona pianeggiante per la nostra tenda.

Ci sono numerosi spiazzi da qui in avanti, ma perdiamo quasi due ore per scegliere quello che più ci piace… ridiamo al pensiero di quando dovremo comprare casa!

Alla fine troviamo uno spiazzo che sembra una cittadella abbandonata (forse è un ex recinto per animali, ma suona meno poetico) e piantiamo la fidata casetta per la nostra ultima notte in tenda in terra peruviana. Dormiamo a 3690 metri di quota.

Tenda terza notte

Sappi che se hai gambe buone e dimestichezza con la montagna l’intero percorso può essere completato anche in 3 giorni. Da qui infatti mancano solo un paio di ore di cammino per arrivare a Cashapampa, ma quando ci ricapita di dormire in tenda sopra i 3000 metri?

Meglio prolungare ancora un po’ questo sogno.

Dati tecnici terza tappa

PARTENZA: Alpamayo base camp

ARRIVO: unofficial base camp dopo Llamacoral a 3600 mslm

DURATA: 5 ore

ACQUA: sì, a partire dalla Laguna Yatuncocha un impetuoso torrente scorre lungo tutto il sentiero

Santa Cruz Trek, 4° giorno

La notte passa calda (anche vista la “bassa” quota del nostro campo base) e l’alba arriva dolcissima. Lasciamo la tenda a scaldarsi e asciugarsi mentre tè (rigorosamente gusto zuppa) e biscotti ci aspettano per la colazione.

Il sentiero è piacevole e segue il fiume che con improvvisi sbalzi forma fragorose cascate e graziosissime spiaggette.

In due ore circa siamo a Cashapampa, dove incontriamo altri viaggiatori che stanno intraprendendo il nostro stesso giro, ma al contrario. Il tempo di gustarci un mate di coca e una Inca Cola ed arriva il primo colectivo per Caraz (20 soles) che tuttavia ci aspetta mentre finiamo tranquillamente la nostra bevanda.

Qui la fretta non è proprio di casa.

Ovviamente però questa sua flemma non si ripercuote anche sulla guida, che al contrario è spericolata e aggressiva.

Da Caraz prendiamo il secondo colectivo per Huaraz (7 soles) che lungo la strada riesce a raccattare un numero pressoché infinito di persone.

Terminiamo il nostro avventuroso Santa Cruz Trek concedendoci un pranzo (meritatissimo) ad Huaraz, presso il Don Vito, un ristorante che super consigliamo. Per l’equivalente di 3 euro ho zuppa della casa di verdure, riso, patate fritte, bistecca ai ferri, succo di ananas e gelatina (questa evitabile)… quanto amo questo Perù!

Altre info pratiche

Clima

Il periodo migliore per affrontare il Santa Cruz Trek va da maggio a settembre. Noi l’abbiamo percorso a metà settembre e abbiamo trovato bel tempo.

Preparati perché la notte durante il trekking sarà comunque fredda. La mattina ci siamo sempre svegliati con il ghiaccio sulla tenda, mentre durante il giorno stavamo tranquillamente in maniche corte, almeno nei momenti di sole.

Obbligatorio abbigliamento a cipolla, k-way e copri zaino.

Orientamento e campi base

Orientamento e cartelli alpinisticiLungo il sentiero ci sono pochissime indicazioni, è però altrettanto difficile perdersi o sbagliare strada (salvo il punto del terzo giorno che ti ho segnalato).

Ti consiglio comunque di scaricarti l’app Maps-me non solo per seguire il sentiero nei momenti di dubbio, ma soprattutto per vedere dove sono situati i campi base, sia quelli ufficiali che quelli non ufficiali.

E’ possibile mettere la tenda praticamente ovunque lungo il trekking, ma assicurati di non disturbare gli animali che pascolano in giro e di non addentrarti in zone troppo isolate.

Acqua e cibo

Troverai acqua lungo tutto il percorso. Noi l’abbiamo sempre bollita oppure abbiamo usato le pastiglie depurative, ma puoi usare anche la famosissima cannuccia o una bottiglia filtrante. L’importante è che l’acqua venga sempre depurata.

Il cibo invece non è presente, dovrai quindi avere con te tutto il necessario per i giorni in cui credi di compiere il trekking.

A Huaraz nei piccoli supermercati si trova qualche pasto liofilizzato (per lo più noodles). Noi ci siamo portati qualche risotto dall’Italia per sicurezza (e perché siamo golosi, e i risotti in busta italiani sono effettivamente imbattibili).

Risotto in busta in tenda

Ti consiglio inoltre di andare al mercato centrale di Huaraz che, oltre ad essere davvero bellissimo, ha una grande varietà di cibo di ogni genere. Noi abbiamo comprato formaggio fresco, avocadi, carne secca e pane. Tutto squisito, e perfetto per il nostro trekking.

Punta Union

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