Se sei un affezionato delle escursioni in Altopiano di Asiago, prima o poi comincerai a pensare ai sentieri che dai fondovalle sottostanti salgono all’Altopiano. Vuoi un consiglio? Fai prima di tutto la Calà del Sasso. Vuoi un secondo consiglio? Fai la Calà del Sasso in autunno inoltrato.

4444 gradini Calà del sasso

La Calà del Sasso: un capolavoro di ingegneria di montagna

Mettiti nei panni di un boscaiolo dell’Altopiano di Asiago, meglio se a fine del XIV secolo. Il tuo benessere dipende dalla possibilità di vendere l’ottimo legname dei tuoi boschi alla Repubblica di Venezia, ma c’è un problema di fondo: come farlo arrivare fino al fondovalle, che sta più di seicento metri in basso, in tempi brevi e possibilmente senza sfinirsi?

La soluzione, a parole, è semplice: si costruisce un immenso scivolo di pietra in grado di superare il dislivello e far arrivare i tronchi direttamente nel fiume Brenta, grazie al quale Venezia è davvero ad un tiro di schioppo.

La Calà del Sasso (che prende il nome dal verbo “calare, scendere”) fa proprio questo: movimenta legname, ma anche merci e persone, dall’Altopiano al fondovalle: a Valstagna, per la precisione. Per gli abitanti di questo borgo alle pendici la Calà era semplicemente la Strada del Sasso (perché non dovevano calare nulla).

L’opera, arditissima, consiste in uno scivolo di pietra che permetteva di far scendere a valle i tronchi, i quali prendevano velocità anche grazie all’acqua, qui sempre presente, e ai muschi che ricoprivano i blocchi di pietra, e dalla lunga scalinata (i 4.444 celebri gradini) dai quali i boscaioli potevano controllare l’impetuosa discesa.

Impressionante. C’è un però. Come dice Paolo Rumiz ne La leggenda dei monti naviganti, “la scala, appena restaurata con i soldi della Comunità Europea, è già in semi abbandono, coperta di pietra ed erbacce.” E poi riflette che se si trovasse all’estero sarebbe pubblicizzata e valorizzata in tutt’altro modo. In realtà, la Calà ha tutto un suo novero di appassionati e, soprattutto nella bella stagione, non è per niente semi abbandonata.

L’impressione di trascuratezza aumenta l’atmosfera di questo percorso. Atmosfera che prende il volo quando è autunno, e gli alberi – per la maggior parte faggi – si colorano degli intensi gialli, arancioni e rossi stagionali. Sì, la Calà del Sasso è una ottima meta per l’appassionato del foliage.

sentiero calà del sasso Asiago

 

La Calà del Sasso in coppia (guida semiseria)

Trovi che questo sia un paragrafo fuori luogo? Ti assicuro che non lo è per niente.

Una leggenda del 1638 dice che se due innamorati percorrono mano nella mano tutta la Calà del Sasso, la loro unione durerà per sempre.

Missione facile? Non proprio. Ora, la leggenda non chiarisce se la Calà la dovete percorrere in salita o in discesa (o in entrambe le direzioni), ma in ogni caso per le due ore di percorrenza dovrete

  • Stare mano nella mano con il/la tuo/a partner, quindi…
  • … tenere lo stesso ritmo di camminata, ma anche…
  • … rinunciare a usare i bastoncini da trekking, i quali però potrebbero salvaguardare le vostre ginocchia durante la discesa
  • Controllare gli scivoloni, che in coppia possono diventare ancora più rocamboleschi
  • Resistere alla tentazione di fotografare ogni scorcio del foliage, che qui dà il meglio di sé (forse è ora di pensare a una GoPro?)

Noi l’abbiamo percorsa assieme, ma non mano nella mano. A distanza di anni la Calà dal Sasso è diventata uno dei nostri must autunnali, anche se a tutt’oggi non abbiamo la certezza che la relazione durerà per sempre. Davide invece l’ha percorsa anche da solo e temo che questo sì, ormai, possa considerarsi un rapporto d’amore eterno.

Silvia

 

Davide sui gradini della Calà del sasso

Il trekking della Calà del Sasso

Ci vuole poco a descrivere il percorso della Calà del Sasso. Raggiungi il centro di Valstagna, imbocchi la strada in chiara salita che porta a Foza e, in corrispondenza del primo tornante (se la stagione non è troppo affollata, puoi trovare parcheggio direttamente qui), prendi la forestale che si infila nella stretta Val Stagna, segnata dal letto quasi sempre in secca del torrente. Verso la fine della valle troverai le indicazioni per la Calà del Sasso, che inizia poco dopo Fontanèa o Fonte Bessele (255 mslm).

Ora, si tratta “solo” di salire i 4.444 gradini della Calà del Sasso, che costituiscono un percorso che si inerpica, si insinua tra grossi massi, taglia versanti boscosi a strapiombo e macina tornanti su tornanti. Lungo il percorso improvvise strettoie, curve vertiginose e Santantòni, piccolo luogo di culto dedicato a Sant’Antonio Abate.

L’ombrello boscoso non ti abbandona mai, finché una gobba molto evidente immersa nella luce ti lascia finalmente intuire la fine della Calà, in località Chiesa di Sasso.

Complimenti! Hai appena superato un dislivello seicento metri abbondanti!

E se lo hai fatto in pieno autunno, avrai gli occhi pieni di un foliage debordante, intenso, cangiante a seconda dell’orientamento del tratto di Calà che stai percorrendo.

A questo punto hai due alternative:

  • Scendere per dove sei venuto: occhio alle ginocchia (consigliati i bastoncini da trekking) e agli scivoloni se ha piovuto da poco.
  • Fare un percorso alternativo, che si risolve in un lungo anello con il sentiero storico detto del Vù.

Ti spiego subito il percorso alternativo.

sentiero dei 4444 gradini

La discesa sul percorso alternativo: Calà del Sasso e giro ad anello con Sentiero del Vù

Premetto: questo non è un giro per tutti, perché ti porterà via una giornata intera. C’è da camminare, ci sono bei dislivelli (di quelli che mettono alla prova le ginocchia) e ci sono abbastanza tratti pendenti: meglio farlo in una giornata di bel tempo, e in stagioni il più possibile secche.

Per il resto… è un giro meraviglioso, “semplice” se non hai voglia di orientamento complicato e passaggi alpinistici, e nell’insieme molto, molto appartato.

Io l’ho fatto così, ma puoi sempre invertirne il senso a seconda delle tue preferenze di salita e discesa. Parcheggi al cimitero di Valstagna (località Londa). Poco più avanti verso il paese, sulla tua sinistra, inforchi il Sentiero del Vù (CAI 775), una tirata di poco più di 1000 metri di dislivello fino al Col d’Astiago (1241 mslm. Il Col d’Astiago, in autunno, ti offre anche una visuale d’effetto sul foliage).

Da qui prosegui seguendo il sentiero 800 che, tra forestali in cresta, sentieri nel bosco e ancora forestali di fondovalle ti porta a Chiesa di Sasso, piccolo abitato che “chiude” l’Altopiano di Asiago su questo versante.

In alternativa, seguendo la rete un po’ labirintica delle forestali (oppure perdendoti, come ho fatto io: uno dei “must” dell’andare in montagna da soli), puoi trovarti a scendere sul fondo della Val di Scausse, sconosciuta e isolata ma meravigliosa: un bosco che in autunno è incredibile, e una strada di lastre e ciottoli che sembra provenire da un’altra epoca. In primavera mi è capitato di sorprendere un branco di giovani cervi che la stava attraversando di gran carriera. Da qui dovrai risalire alla Chiesa di Sasso.

In ogni caso, studia in carta il percorso per il giro ad anello prima di farlo.

Poco prima di Chiesa di Sasso, in corrispondenza del primo dei tornanti che portano in paese, c’è lo spiazzo erboso e i gazebo che segnalano l’arrivo della Calà del Sasso. Scendi tutta la Val del Sasso, immettiti sulla forestale e poi sulla strada asfaltata che ti riporteranno sul lungo Brenta a Valstagna. Da qui, in dieci minuti sarai di nuovo al parcheggio.

giro ad anello verso sentiero del Vù

Dati Tecnici in Breve

Partenza: Fonte Bessame, sopra Valstagna (si arriva dal primo tornante della strada per Foza), 255 mslm

Arrivo: poco sotto località Chiesa di Sasso (938 mslm)

Dislivello: 681 mt

Durata: circa due ore. Un po’ meno per la discesa.

Difficoltà: media. Di per sé il percorso non è difficile, ma è una bella tirata (non ci sono tratti pianeggianti) e serve un po’ di allenamento. Lo eviterei in caso di pioggia, mentre serve molta attenzione se i gradini sono umidi: una caduta non sarebbe “pericolosa”, ma ci si può far male comunque. La Calà del Sasso non è mai esposta.

Per il giro ad anello (Calà del Sasso e Sentiero del Vù): lo considero difficile, non tanto per i dislivelli, ma per la lunghezza e, a tratti, per l’orientamento. Ci possono volere dalle 6 alle 8 ore per completarlo senza pause.

Cartografia: Tabacco n. 50 – Altopiano dei Sette Comuni, oppure la super-classica edizione speciale CAI dell’Altopiano in due fogli (ti basterà quello Nord).

Calà del Sasso e i 444 gradini per l'Altopiano di Asiago pin