Se sei abituato ad associare l’Altopiano di Asiago a tranquille passeggiate tra malghe, atmosfera ferma nel tempo e scorpacciate dell’omonimo (e goloso) formaggio, sappi che sono qui per mostrarti un lato più avventuroso di questo territorio! Questo articolo ti offre un assaggio dei trekking più belli sull’Altopiano di Asiago.

Una premessa prima di partire

L’altopiano lo conosco bene. Ci ho vissuto per una stagione (in una bellissima casetta a Rotzo) e per quattro anni ci ho fatto la guida turistica, l’archeologo e il valorizzatore turistico. Ho quindi un affetto sconfinato per questa terra di morbidi prati circondati da boschi silenziosi e coronata da una fantastica cresta di rocce lavorate dal carsismo.

In quegli anni, ogni momento libero era buono per uscire di casa con solo la carta topografica e uno zainetto con un paio di panini, e camminare per ore senza meta. È la cosa bella dell’Altopiano: serve giusto quel po’ di orientamento, ma per il resto, è quasi impossibile finire “nei guai”.

trakking in Altopiano di Asiago

Trekking avventurosi in Altopiano di Asiago

Bivacco Campilussi: il cuore freddo dell’Altopiano

La chiamo “escursione del freddo” perché qui, con Silvia, abbiamo sfidato le proibitive temperature invernali: in bivacco, nella neve, in un luogo che ha registrato l’ultimo anno i -39,6° da record (non farti spaventare dalla foto).

Ma in estate, quello al Campilussi è un vero e proprio trekking piacevolissimo, che dal Rifugio di Campomulo raggiunge pittoresche malghe, attraversa ampi prati, percorre bei boschi e, dopo alcuni saliscendi perfettamente carsici, approda alla conca prativa (la Dolina di Campoluzzo) nella quale sono posizionati i tre minuscoli edifici del bivacco. Sullo sfondo, le montagne che si congiungono all’Ortigara.

Lasciati ispirare dalla relazione invernale del trekking al Bivacco Campilussi per una escursione davvero avventurosa!

Durata: 4 ore per la salita al bivacco

Dislivello: 300 metri

Difficoltà: media, soprattutto per l’orientamento richiesto nell’ultimo quarto dell’itinerario.

Silvia in uscita dal Bivacco Campilussi

Da Cima Manderiolo al Portule

Se pensi che l’Altopiano sia una distesa a perdita d’occhio di morbidi prati punteggiati di malghe e boschi di abeti, hai ragione: solo fino a un certo punto. A nord, l’Altopiano di Asiago è infatti limitato da una cresta di montagne di tutto rispetto, che delimitano uno strapiombo impressionante sulle valli sottostanti.

Questa cresta, che dallo Spitz Vezzena ad ovest arriva al Monte Lisser ad est, può essere percorsa completamente a piedi (è un trekking bellissimo). Se però ne vuoi un assaggio dei più belli, puoi salire comodamente in auto al Rifugio Larici o agli impianti di Val Formica e raggiungere già una quota interessante. Da qui, percorrendo 200 metri di dislivello puoi raggiungere Cima Manderiolo (2049 mslm, trovi le indicazioni nell’articolo sulle migliori ciaspolate in Altopiano). Prendi verso est, e segui il bellissimo sentiero delle creste che, senza mai essere difficile, ti porta sotto Cima Larici, sopra il Monte Erba, sulla vetta del Kempel e poi di quel lingotto roccioso che è Cima Portule (2308 mslm).

A questo punto, la rete di forestali, carrarecce e sentieri dell’Altopiano ti permette di fare qualunque giro ad anello: l’unico limite sono le tue gambe!

Durata: 4 ore e mezza per arrivare a cima Portule

Dislivello: 650 metri

Difficoltà: media

Silvia durante la camminata di Cima Portule

Escursioni storiche in Altopiano di Asiago

Monte Ortigara

Monte Sacro alla Patria, luogo di atroci battagli e infinite sofferenze, ultima cresta sulla Valsugana, giù di sotto. Se frequenti l’Altopiano, questo monte è una meta obbligata. Se ti interessa la storia del primo conflitto mondiale, pure.

Hai due modi per salire al Monte Ortigara: quello classico, e quello dei matti (cioè me).

  • Il metodo classico: raggiungi Piazzale Lozze – uno strazio di strada, eterna – e da qui in un’oretta abbondante sei al cospetto della sanguinosa storia della nazione.
  • Oppure, parti dal bivio/parcheggio di Basa Senocio e ti scodelli quasi 30 chilometri di montagna: morbidi, certo, ma infiniti (è un giro splendido, però).

Durata: 1 ora da piazzale Lozze

Dislivello: 300 metri

Difficoltà: facile

Monte Zebio

Quella attorno al Monte Zebio è un’escursione storica sempre soddisfacente. Si parte da dietro l’aeroporto di Asiago, su strada forestale, per poi imboccare il sentiero 832.

Ci sono da scoprire due bei bivacchi – una rarità, in Altopiano – e alcune malghe, un museo a cielo aperto sulla Prima Guerra Mondiale, il suggestivo cimitero della Brigata Sassari. Per tutto il tempo, prati verdissimi e morbidi si aprono tra i boschi di abeti, in pieno stile Altopiano dei Sette Comuni.

Un’avvertenza: la carta topografica qui è d’obbligo, perché “andiamo a vedere dietro quel bosco” è davvero un attimo, ma chissà dove ti porta!

Durata: 4 ore

Dislivello: 670 metri

Difficoltà: media

Forte Campolongo

Forse meno blasonato, un po’ discosto, quasi in disparte: ma Forte Campolongo è un gioiello. E l’itinerario per raggiungerlo non è da meno.

Si parte all’incirca da Spiazzo Garibaldi, salendo per boschi atmosferici. Non importa la stagione: ogni momento è buono per salire al Forte (con le ciaspole, poi, è una escursione bellissima, e alla portata di quasi tutti).

Forte Campolongo è protetto da una galleria. Oltre quella trentina di metri bui, troverai il guscio vuoto del forte, ben ristrutturato, con bei pannelli esplicativi. Sul tetto, le cupole (ricostruite) delle cannoniere fanno il loro effetto.

Completa la gita facendo un anello che passa per lo Sciason, una delle più grandi cavità carsiche dell’Altopiano. Trovi tutte le informazioni nell’articolo dedicato al Forte Campolongo.

Durata: 2 ore

Dislivello: 275 metri

Difficoltà: facile

cupole dei cannoni del Forte Campolongo di Asiago

Passeggiate curiose in Altopiano di Asiago

Monte Fior

Mai sentito parlare di una città di roccia? È l’effetto che fanno le stratificazioni di calcare e di rosso ammonitico del Monte Fior, all’incirca sopra Foza.

Il nostro consiglio è di partire dalla strada provinciale e salire il sentiero 861 della Val Miela: l’arrivo alla città di roccia sarà ancora più emozionante! Una volta superata Malga Slapeur, parte il vero e proprio giro ad anello del Monte Fior, tra fossili (facilmente individuabili), malghe panoramiche e trincee della Prima Guerra Mondiale. Un itinerario completissimo, insomma, che merita una giornata intera.

Trovi itinerario e varianti nell’articolo dedicato al trekking al Monte Fior.

Durata: 3 ore e mezza

Dislivello: 825 metri

Difficoltà: medio-facile. I dislivelli sono sempre moderati.

Città di roccia Monte Fior, i libri di Asiago

Castelloni di San Marco

E se ti dicessi che c’è un’altra città di roccia, in Altopiano? Già: è quella dei Castelloni di San Marco, un’area davvero fuori dal comune (e che merita anche più di una esplorazione).

Si parte da Piazzale Lozze, da dove serve circa un’ora per raggiungere la città di roccia. Usciti dal bosco, eccolo: un labirinto di rocce, da attraversare, salire, scendere, curiosare. Se lo attraversi senza troppi complimenti, ti ci vogliono comunque 40 minuti. Ma se inizi a esplorare ogni deviazione, a salire sulle rocce (con attenzione!), a farti foto decisamente scenografiche… beh, l’avventura diventa lunghissima!

Aggiungici inoltre il fatto che spesso si aprono panorami strapiombanti sulla Valsugana, seminascosti dagli alberi che crescono sulle rocce del labirinto, spesso in posizioni impossibili… stupendo!

Progetta almeno mezza giornata per l’escursione ai Castelloni. Evita invece le giornate di pioggia e di terreno bagnato, perché il rischio di uno scivolone sarebbe alto!

Durata: mezza giornata almeno per godersi sia l’escursione, che il labirinto di roccia.

Dislivello: 250 metri

Difficoltà: media. Serve un po’ di attenzione attraversando i Castelloni.

Altar Knotto

Più una passeggiata nei boschi che una vera escursione, la gita all’Altar Knotto è – beh: curiosa. Si lascia la macchina alla curva del Tellale, uno dei tornanti della strada che da Rotzo sale allo spiazzo Garibaldi.

Ci si inoltra nel bosco seguendo il sentiero, e in breve si raggiunge la “scogliera” che dall’Altopiano piomba nella Val d’Astico sottostante. Il colpo d’occhio è notevole.

In rapida successione, camminando lungo il baratro – ma sempre a distanza di sicurezza, non c’è pericolo! – si incontrano l’Altaburg (croce monumentale), l’Altar Knotto, un gigantesco masso sospeso sullo strapiombo nonché luogo misterioso e leggendario, e infine l’Alta Kugela, una degli ennesimi spioventi di roccia calcarea, che si vocifera fossero ripari già in epoche antiche.

Una strada forestale di recente realizzazione permette di chiudere ad anello questa ritemprante passeggiata di un paio d’ore.

Durata: 2 ore per tutto il giro

Dislivello: 200 metri circa

Difficoltà: facileCamminate ad Asiago

Val d’Assa

Uno dei miei giri preferiti. Diciamo che l’itinerario è presto detto: si parte dalla chiesa di Canove di Roana, inforcando il sentiero CAI 801 in facile discesa.

Raggiunto il fondo della Val d’Assa – la più profonda incisione dell’Altopiano – parte l’esplorazione: ci sono massi incisi con scritte e disegni risalenti alla Prima Guerra Mondiale, al Medioevo… e forse anche a prima. Ci sono (stagione permettendo) distese di minuscole orchidee selvatiche. C’è una grotta con un incredibile masso in bilico (si chiama Leute Kubala), e una notevole “tettoia” naturale di roccia.

Riemergerai alla luce in corrispondenza del ponte Gelpach, dopo tre ore di densa vegetazione e sentieri seminascosti.

Per fare questa escursione, basta solo armarsi di un po’ di orientamento, sopportazione all’umidità, scarponi in grado di sopportare un po’ di fango, e tanta voglia di scoprire cose curiose.

Durata: dalle 3 alle 4 ore

Dislivello: circa 300 metri

Difficoltà: media. Un po’ di orientamento, sul fondo della Val d’Assa, è necessario.

Calà del Sasso: come salire in Altopiano… con 4.444 “comodi” scalini!

Un percorso classico, eppure riscoperto da poco. Classico perché la Calà del Sasso, con i suoi quattromila e passa gradini, congiunge la Val di Brenta con l’Altopiano di Asiago dalla fine XIV secolo: era uno scivolo per i tronchi destinati alla Serenissima. Riscoperto, perché ultimamente… si fa molto!

A parte tutto, la salita è molto bella, soprattutto in autunno, quando il foliage cambia volto a questi boschi. È da evitare eventualmente quando ha piovuto, perché i gradini possono risultare scivolosi.

Una volta raggiunto il Sasso di Asiago, in cima alla scalinata, hai due scelte: scendere i 4.444 gradini, oppure fare un bel giro ad anello (lo trovi nell’articolo dedicato alla Calà del Sasso). Nell’articolo trovi anche una leggenda interessante per… le coppie che vogliono fare la Calà insieme!

Durata: due ore per la salita, un po’ meno per la discesa

Dislivello: 681 metri

Difficoltà: media. Non è un percorso difficile, ma è una bella tirata.

4444 gradini Calà del sasso

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