Alle volte ti prendono delle idee matte, così: da zero. Altre ancora ci sono dei “cattivi maestri” – ovviamente scherzo – che ti instillano il germe di una impresa fuori dall’ordinario. La Traversata a Piedi dell’Islanda è stata per me il prototipo del colpo di matto.

In questo articolo ti spiego sinteticamente tutto quello che devi sapere sulla Traversata a Piedi dell’Islanda: come ci si organizza, come si fa, quali sono le tappe principali, e quali sono le difficoltà più comuni e gli ostacoli che possono frapporsi tra te e la buona riuscita dell’avventura.

Ps: sulla Traversata a Piedi dell’Islanda ci ho scritto un libro: una guida tappa per tappa che si legge come un romanzo. Trovi tutte le info in fondo a questo articolo, oppure nella pagina dedicata. Gli estratti che leggerai qui sono tratti proprio dal libro.

Ma cominciamo dall’inizio.

Nei pressi di Landmannlaugar in Islanda

Perché ho fatto la Traversata a Piedi dell’Islanda

La risposta potrà sembrarti stupida: perché ho visto il video di un ragazzo che l’ha fatta.

Un video datato, molto poco fashion (niente drone, pochissime musiche, molta pioggia e immagini grigie), che però mi ha scatenato il desiderio di cimentarmi in questa impresa. La Traversata l’ho fatta con Marco, uno dei miei storici compari della montagna, e per fortuna: è stato lui a studiare l’equipaggiamento di cui avremmo avuto bisogno e il percorso, e a insistere perché ci preparassimo fisicamente almeno un po’ prima di partire.

La scelta dell’itinerario: cos’è l’Iceland Traverse?

Noi ci siamo fidati del buon Micheal – l’autore del video ispirazione – e tra le diverse strade storiche che attraversano da nord a sud l’isola, abbiamo scelto l’infausto Sprengisandsleið, che attraversa gli Hálendið: un vero e proprio deserto inospitale, nonché una delle aree di wilderness più estese d’Europa. Giusto per dire, nel medioevo chi doveva percorrere questa via incrociava le dita perché non gli capitasse nulla di terribile, e lanciava i cavalli al galoppo.

Ecco cos’è la Traversata dell’Islanda: 330 chilometri da Akureyri – l’abitato più grande del nord islandese – a Skogar, poche case sul mare famose per la imponente cascata Skógafoss.

L’avremmo fatta a piedi, questa avventura: tenda in spalla e campeggio in parte libero, con scorte di cibo per 15 giorni. Ecco perché, dovendo portare tutto sulle spalle e camminare per la maggior parte della giornata, lo studio dell’attrezzatura sarebbe stato decisivo alla riuscita dell’impresa.

Nel deserto di Emstrur

Quando progettare la traversata

In estate, punto. Sempre che tu non sia un superatleta di quelli pazzi per le imprese invernali. Le temperature estive sono in genere sostenibili, e ti permettono di passare le notti in tenda senza troppi disagi (anche se un’ottima attrezzatura per la notte è fondamentale). Certo questo non ti risparmia comunque i capricci del clima. Pensa a noi, che abbiamo scelto di attraversare l’Islanda durante l’estate più piovosa degli ultimi trent’anni, come i locali continuavano a ripeterci ogni volta che ci vedevano entrare nei rifugi, completamente zuppi.

Al di là di questo, preparati a subire potenti acquazzoni o – ti auguro di no – forti tempeste. È comunque molto importante procurarsi le previsione del meteo ogni volta che è possibile – soprattutto la sera e la mattina. Tieni conto che, in tempi storici, sullo Sprengisandur non erano sconosciute le nevicate in pieno agosto!

PS: in Islanda il cellulare prende quasi ovunque, quindi potresti arrangiarti… ma consulta le warden delle hut (= le gestrici dei rifugi), che ti spiegheranno con pazienza (e molte battutine) a che clima andrai incontro il giorno successivo.

Davide si rimette le scarpe dopo un guado in Islanda

Cosa ti serve per attraversare l’Islanda a piedi

Ne abbiamo parlato molto, qui su Bagaglio Leggero, dell’organizzazione logistica dei trekking lunghi. L’Islanda a piedi impone una serie di altre considerazioni come, ad esempio, il rapporto con un clima piovoso e bizzarro (fare trekking con la pioggia, e spesso è una scelta obbligata, ma qui il discorso è elevato all’ennesima potenza).

Quindi, al di là della normale attrezzatura da trekking, ti consiglio di dare particolare attenzione a:

  • vestiti impermeabili, vestiti impermeabili, e ancora vestiti impermeabili.
  • scarponi con i quali sei completamente a tuo agio, il cui rischio di causarti vesciche sia ridotto al minimo
  • bastoncini da trekking (fondamentali)
  • un GPS per fornire la tua posizione in caso di emergenza (anche se esistono altri modi per farlo)
  • un’ottima tenda in grado di resistere agli strattoni di un vento artico
  • macchina fotografica: i paesaggi sono di quelli che capitano una volta nella vita
  • cibo ben razionato

Il discorso del cibo meriterebbe un capitolo a parte, ma per fortuna non ti dovrai preoccupare dell’acqua da bere e per cucinare, perché quella è abbondantissima lungo il tracciato, e si può bere quasi ovunque senza bisogno di bollirla.

Come prepararsi fisicamente

Prepararsi per un trekking di più giorni è un’arte. Quando il cammino si protrae per più di una settimana, il gioco si fa duro. È vero che il corpo si adatta alla monotonia e alla fatica del camminare, ma ci sono numerosi inghippi che possono capitarti: vesciche, dolori, raffreddamenti… Aggiungici che un trekking in Islanda non è mai banale, ed ecco che ti conviene essere quanto più preparato possibile, anche fisicamente.

Ti consiglio di leggere la nostra guida alla preparazione di un trekking lungo, ci troverai degli ottimi consigli (e una tabella di allenamento). Tieni conto che la preparazione fisica per un trekking di questa portata (15 giorni di cammino, zaino pesante più di 20 kg, clima non amichevole) può richiedere anche sei mesi quindi inizia a prepararti per tempo.

Cascate di Skogafoss

Si parte verso l’Islanda!

Ti risparmio (almeno in questo articolo) tutte le sbrodolate emozionali relative al mio primo viaggio in Islanda, ma ti do alcuni consigli di cuore:

  • non organizzarti per partire subito a camminare, ma incorpora nel tuo viaggio un primo weekend lungo a Reykjavík. Non solo la capitale islandese è molto carina e merita più di una visita, ma qualche giorno qui ti permetterà di completare la tua organizzazione tra cui segnalarti all’IceSar – l’equivalente di una Protezione Civile/Soccorso per Escursionisti, e di abituarti alla luce diversa.
  • goditi almeno una serata di bagordi in capitale. Nota bene: se è estate, la luce del sole non tramonterà mai davvero, per cui preparati a fare festa a lungo!
  • mangia! Non solo a Reykjavík ci sono ristoranti di tutti i tipi, ma ti assicuro che durante la traversata a piedi “fai da te” sarai sempre sotto-alimentato. Approfittane finché puoi!

Per il resto, il discorso è semplice:

  • raggiungi Reykjavík in aereo (in genere ti tocca uno scalo a Londra)
  • passa qualche giorno in capitale
  • prendi un volo interno per Akureyri
  • cammina per 15 giorni
  • commuoviti perché sei arrivato a Skogar
  • prendi un autobus per Reykjavík
  • festeggia adeguatamente in capitale

Facile, no? Eh….

Dalla VII tappa

I ragazzotti dell’IceSar distaccati qui sono un numero di persone che non riusciamo in realtà a capire: almeno sei, forse otto, potrebbero essere dieci. L’impossibilità di capire quanti sono davvero si sposa benissimo con il look da servizi segreti delle jeep che arrivano e partono dal piazzale antistante al rifugio. I ragazzi entrano ed escono dalla cucina, si siedono al tavolo dove stiamo bevendo il secondo o terzo té del pomeriggio, salgono ai dormitori, scendono dai dormitori, escono per andare al carrellotto bianco, tornano dentro con zaini e scatoloni di provviste: ah, ecco. Ci raccontano che qui a Nýidalur c’è sempre di stanza un gruppo di volontari dell’IceSar: se premi il salvifico pulsante d’emergenza nel raggio di cinquanta chilometri, arrivano loro. In effetti è difficile pensare a una coppia di scalcagnati attraversatori in pericolo nel cuore degli Hálendið, bloccati dentro qualche situazione climatica o idrologica imbarazzante, che premono il pulsante per chiamare l’Omone dell’IceSar: che tranquillo nel suo salotto a trecento chilometri in linea d’aria sbuffa, si alza dalla poltrona, esce di casa senza chiudere la serratura e scende in strada nella sua maglietta Kiss my ash celebrativa dell’esplosione dell’Eyjafjallajökull, sale su un’utilitaria scassata e improbabile dentro la quale sta curvo e perché altrimenti sbatte con la testa contro il tettuccio, e si lancia lungo una direttrice di strade impossibili che conosce solo lui e non sono cartografate; e quando li trova li prende entrambi per la collottola, li carica di peso sui sedili posteriori della macchina, butta gli zaini nel bagagliaio, fa il giro dell’auto fischiettando e sale su – e mentre spinge dentro la prima (il motore era rimasto acceso per tutta la durata dell’intervento di recupero lampo) dice loro eddai ragazzi, basta stupidaggini, […]

Hallgrimskirkja a Reykjavik

La traversata dell’Islanda in 3 parti

Non scriverò qui una guida tappa per tappa della Traversata a Piedi dell’Islanda, ma ti parlerò dei 3 principali “blocchi” di questo trekking.

Troverai l’itinerario tappa per tappa nel cuore del libro Attraverso.

1 – Risalire l’Eyjafjörður

Una volta preso il volo interno Reykjavík-Akureyri e raggiunta la “capitale del nord”, abbiamo cominciato a camminare. Un sole caldo ci ha accompagnato per le prime tappe. Servono 3 giorni e mezzo di cammino per risalire il corso dell’Eyjafjardara e arrivare alla base degli Hálendið. Durante il cammino siamo stati circondati dai prati verdi, mentre le pareti del fiordo prima e della valle poi ci chiudevano l’orizzonte.

Il vento si incanalava nel fiordo – di solito in direzione contraria – mentre gabbiani giganti accompagnavano il nostro camminare. Abbiamo piantato in un campeggio, poi sul prato di una farm, infine in uno scanso coperto di muschio poco discosto dalla pista.

Man mano che camminavamo lungo la strada asfaltata, le tipiche farm con il tetto rosso si riducevano in numero; sono sparite del tutto quando abbiamo raggiungo il fondo pietroso della valle. Eravamo pronti per salire sugli altopiani desertici.

Da non perdere:

  • Saurbaejarkirkja, la chiesetta dal tetto di erba

Dalla I tappa

Comunque siamo al centro di Akureyri, in questa piazzetta rotonda, e ci stiamo guardando attorno nell’aria fresca e nel sole quando arriva un camioncino marchiato con lo stemma della città – aquila e mèssi blu – con il cassone aperto ingombro di vasetti di piantine dai fiori gialli. Sempre dal cassone scende quella che deve essere una squadra di giardinieri comunali: la quale, a differenza di quegli energumeni pre-scolari spettinati in salopette che trovi nelle nostre città temperate, è composta da quattro ragazze in short attillati, canottiera bianca e cappellino sbarazzino, con sorrisi di perle-nella-bocca immacolate e i capelli lunghi e biondi d’ordinanza che durante il balzo dal cassone ondeggiano ovviamente al ritmo delle onde di un mare placido cantato dal kvæðamaður, il poeta cantore. Loro sì, che si muovono con la grazia provocante, sicura e precisa di un A-team misto Charlie’s Angels, e di certo non hanno bisogno di un piano B. A noi non resta che guardarle, con gli zaini che si stanno a nostra insaputa tramutando in soma-degli-asini, un’ascetica prospettiva a concretizzarsi di fronte a noi, e nel cuore a montare la cosiddetta poca-voglia che ci accompagnerà per il resto della giornata.

Riposo agognato durante la Traversatat dell'Islanda

2 – Gli Hálendið fino a Landmannlaugar

Se sei alla ricerca di un’avventura estrema, gli Hálendið fanno per te. Qui è roccia brulla e sbriciolata, gli unici toni che vedi sono quelli del marrone e del grigio. Intuisci lontano le calotte dei ghiacciai, mentre i laghi che incontri lungo il cammino sono spettrali, immobili. Attraversare gli altopiani desertici rappresenta la parte più difficile della Traversata, per diversi motivi:

  • tira un vento impietoso
  • il clima può facilmente guastarsi, e buttare in piogge anche molto lunghe
  • quando non c’è vento, sei letteralmente avvolto da nuvole di moscerini fastidiosissimi
  • quando il tempo è brutto diventa molto difficile (se non impossibile) piantare la tenda
  • i pochi guadi da fare sono molto impegnativi
  • la monotonia del paesaggio e del camminare (quasi non ci sono pendenze) è davvero stancante

Eppure è un’esperienza indimenticabile. Anche dal punto di vista psicologico. E poi, quando ti si aprono davanti i nuovi colori che preannunciano Landmannlaugar – il verde e il nero – è davvero come entrare in un altro mondo: preistorico, primordiale, da far fatica a crederlo reale.

Per concludere questa parte di Traversata ci possono volere dai 5 ai 7 giorni, tenendo conto anche di un eventuale giorno di stop per il clima. Noi abbiamo avuto un grosso problema con il meteo già dal quarto giorno della Traversata, tanto che abbiamo dovuto ricorrere ad uno stratagemma miracoloso (che non racconterò qui) e ad un passaggio in autobus perché non avevamo abbastanza tempo per rimare fermi a Nydalur, un rifugio sugli altopiani.

Da non perdere:

  • la pozza termale di Laugafell
  • gli spettrali laghi da Fjórðungsvatn in avanti
  • le calotte glaciali nella seconda metà del percorso

Pozza termale a Laugafell

3 – Il Laugavegur, il trekking più famoso d’Islanda

Le ultime sei tappe della Traversata dell’Islanda ricalcano il tracciato del Laugavegur, 55 km di trekking il cui nome significa Sentiero delle sorgenti calde Qui sei nella vera magia dell’Islanda: i panorami cambiano ogni quarto d’ora, il terreno si movimenta di picchi, colline, valli, ghiacciai, laghi incredibili, campi di lava nerissimi. Tra una tappa e l’altra ci sono accoglienti rifugi che ti permettono di fare una pausa dalla vita della tenda. Le tappe non sono troppo lunghe. Attorno a te, l’Islanda continua a mutare: fiumi impetuosi, pennacchi di fumo che escono dal suolo, altri deserti che si sbriciolano e diventano polvere.

Lungo il percorso abbiamo dormito in un bellissimo bivacco sistemato su una delle creste dell’Eyjafjallajökull– il vulcano esploso che nel 2010 è esploso, bloccando con le sue nuvole di cenere i collegamenti aerei di mezza Europa. Da qui vedi all’orizzonte i campi coltivati, le spiagge, il mare, ed è emozionante. Poche ore di cammino ti separano da Skogar.

Da non perdere:

Qualunque cosa. Qui è davvero tutto speciale. Direi che le mie cose preferite sono state:

  • Landmannlaugar (con pozza termale)
  • gli affioramenti di ossidiana dello Hraftinnusker
  • il rifugio dello Hraftinnusker, un nido d’aquila tra ghiacciai e fumi vulcanici
  • i paesaggi che conducono al lago di Álftavatn (in assoluto un CAPOLAVORO DELLA NATURA)
  • la “lava nuova” sullo Eyjafjallajökull
  • Skógafoss

Polla vulcanica presso Landmannlaugar

Salita al vulcano

Le difficoltà più comuni della Traversata dell’Islanda

Come ti ho già detto, questa non è una passeggiata. Ma con la giusta preparazione si può fare: l’importante è essere sempre coscienti degli inghippi e dei pericoli che puoi correre. Ti faccio un elenco delle principali avvertenze.

1 – Conosci il tuo corpo

Ore di cammino su terreni irregolari e il peso dello zaino possono fare disastri al tuo corpo (gambe e schiena in particolare). Arriva preparato al tuo trekking, sia fisicamente che con l’equipaggiamento giusto. Calzare scarpe adeguate è imprescindibile.

2 – Attenzione alle condizioni climatiche.

Ascolta sempre le previsioni del tempo e decidi eventualmente di fermarti un giorno in più in una hut. Questo è anche il motivo per cui, se pensi di attraversare l’Islanda a piedi, ti conviene avere più tempo a disposizione rispetto ai giorni che hai preventivato per il trekking.

3 – Abbigliamento adeguato.

Ti assicuro che ammalarsi durante un trekking è un fastidio enorme, anche se si tratta di un raffreddore o un mal di gola. Controlla sempre la temperatura del tuo corpo, attento al sudore che condensa negli abiti impermeabili, idratati regolarmente, e occhio al vento.

Per darti idea delle condizioni che potrai attraversare, ti racconto del deserto di Emstrur: un sole caldo sulla testa, aria fredda ad altezza del terreno (che riesce comunque a raggiungere l’altezza addome), forte umidità che si alza dal suolo ma polvere sottilissima nell’aria. Chiaro, no?

4 – Conosci la tua tenda.

Una tenda solida e 4 stagioni è un must. Certo, quasi sempre puoi decidere di riparare in una delle hut, ma se vieni sorpreso dal maltempo in luoghi aperti una 2-seconds ti farà rimpiangere in breve la scelta.

5 – Ci vuole pelo “outdoor” sullo stomaco.

Finché non piove, la maggior parte dell’avventura non richiede grandi abilità (a parte la resistenza). C’è però una cosa che non potrai evitare: i guadi dei fiumi glaciali. Questi rappresentano un’esperienza nell’esperienza, e quando ti dico che “non puoi evitarli” significa che anche i fuoristrada devono muoversi con attenzione per superarli: figurai tu, a piedi e con lo zaino pesante. Qui trovi un estratto del libro che parla proprio dei guadi.

Avvertenze ai fuoristrada per superare i guadi

È tutto quello che devo sapere per attraversare l’Islanda a piedi?

Quasi!

Resta l’ultima cosa, e cioè che l’Iceland Traverse è l’esperienza di una vita: è intensa, dura, spettacolare. Ma se sei avvezzo ai trekking lunghi, se già sei pratico di ambienti “non facili”, di montagna e di equipaggiamento tecnico, se sai campeggiare nella natura e – soprattutto – se ti piacciono le Sfide con la S maiuscola, beh: un pensierino ce lo farei. E puoi sempre scrivermi per avere ulteriori informazioni.

Zaini a Landmannlaugar

“Attraverso: come ho attraversato l’Islanda a piedi durante l’estate più piovosa degli ultimi trent’anni”: il libro

Su Attraverso trovi una pagina dedicata con tutto quello che devi sapere.

La versione paperback di Attraverso contiene 13 “disegni geografici” illustrati da me e dall’ottimo Cristiano Polato (l’illustratore che ha pensato e realizzato la copertina) e una selezione di foto in bianco e nero dell’Impresa. Ho preferito non inserire le carte nella versione digitale perché la qualità ne avrebbe risentito.

Il paperback costa 17,68€, l’ebook 9,99€. Puoi comprarlo su Amazon (è un libro autoprodotto).