L’ultima volta che Davide mi ha portata in un bivacco fuori stagione abbiamo dormito a meno 10 gradi e non c’è stato verso di scaldare l’ambiente. Anche se devo ammettere che in quell’occasione ho conosciuto dei simpaticissimi ragazzi friulani, diciamo che parto quantomeno prevenuta, ma la curiosità è decisamente troppa per tirarsi indietro. 

Non guardo nulla in internet perché voglio tenermi la sorpresa di vedere solo all’ultimo la mia casetta per la notte, controllo però il percorso sulla carta e preparo lo zaino con tutto il necessario. 

Dopo la notte al bivacco Feltre Bodo

La meta del nostro weekend: una notte al bivacco Feltre-Bodo 

Il sentiero fino al bivacco Feltre-Bodo in realtà Davide l’aveva già fatto in pieno inverno mentre io ero a sciare, ma mi aveva promesso – entusiasta – che ci saremmo tornati assieme non appena ne avessimo avuta la possibilità, e il meteo fosse stato clemente. 

Evidentemente questo weekend lo è stato. 

Parcheggiamo l’auto nei pressi dell’Albergo Alpino Boz, in Val Canzoi, e iniziamo la salita costeggiando il Lago della Stua che ci accoglie con il suo improbabile colore azzurro tiffany che spicca tra i rami imbruniti degli alberi di inizio autunno. 

Lago della Stua

Pozze carsiche sulle vette feltrineSeguiamo il sentiero 806 che in breve si rivela essere ricco di sorprese: cascate fragorose che cadono in piccole pozze d’acqua cristalline mi lasciano a bocca aperta. 

Il sentiero è ben segnato e piuttosto ben tenuto, ma la salita si fa bella ripida, tanto da farci fermare in più punti per riprendere fiato: in totale sono infatti quasi 1400 metri di dislivello positivo. 

Camminiamo piano, abbiamo tutto il tempo. 

L’autunno è la stagione dei pigri. 

Dopo un paio d’ore abbondanti di cammino il bosco si apre su una bellissima prateria a forma di anfiteatro – Cimonega – da dove scorgiamo per la prima volta il bivacco Feltre-Bodo.

E’ bellissimo, anzi sono bellissimi, perché i bivacchi in realtà sono due: uno accanto all’altro. 

Entrambi di lamiera rossa da lontano ricordano la casetta di Snoopy.

Da qui la curiosità si fa troppa e il passo accelera di conseguenza. 

Proseguiamo ancora in salita passando altre cascate, altre pozze cristalline, due semplici tratti attrezzati e finalmente arriviamo alla nostra meta tutta rosso fiammante. 

Il più piccolo dei due ricoveri ha solo due letti a castello (quattro posti in tutto) ed è già occupato da due signori che vengono dall’Alaska e stanno facendo l’Altavia numero 2

Il bivacco più grande, dove dormiremo noi, ha invece ben 15 posti letto con materassi e coperte e due tavoloni di legno con panche accanto a delle belle finestre che si affacciano sulle montagne. La vista è strepitosa e la notte al bivacco Feltre-Bodo si preannuncia magica. 

Bivacchi Feltre Bodo

Ci sediamo fuori, sulla roccia ancora calda della giornata, apriamo una birra e condividiamo l’altra con i due alaskani parlando di viaggi, montagna e differenze culturali mentre il sole inizia a calare dietro le montagne. L’empatia, per il comune amore per la montagna, la natura e l’esplorazione, è molto forte.

Ho portato su due lattine di Moretti, una dei marchi low profile per eccellenza. A noi ne sarebbe bastata una, ma se hai una birra in più non sbagli mai: puoi offrirla ai tuoi nuovi amici e accelerare il processo di conoscenza e amicizia!

In più la nostra “birra da muratori” ha fatto successo: complice anche, forse, una prodigiosa somiglianza tra il Baffo Moretti e Ben, uno dei due escursionisti d’oltreoceano.

Davide

Il giorno dopo

Inaspettatamente la notte al bivacco Feltre-Bodo è stata calda! Il sole durante la giornata ha scaldato la lamiera del bivacco che durante la notte rilascia un po’ di calore, il sacco a pelo e le coperte di lana grossa fanno il resto. 

Nonostante il tepore della notte, la giornata inizia prestissimo: impossibile restare a letto quando sai che fuori sta nascendo l’alba!

Esco in punta dei piedi trascinandomi dietro il sacco a pelo e mi godo, seduta all’esterno, la luce del giorno crescere. 

Alba e nuvolette sulle Feltrine dopo la notte al Bivacco Feltre Bodo Buffe nuvolette rosa si scontrano con i drammatici profili scuri delle montagne mentre dietro di me quelle più alte rispondono rilucendo di oro. 
Alba sulle FeltrineNon resisto e vado a svegliare Davide, non sembra esserne troppo contento, ma non può perdersi questo spettacolo!

Facciamo colazione con ciò che abbiamo, il sole sta già iniziando a scaldare la montagna e guardiamo sulla carta la giornata che abbiamo davanti. 

Nessuna voglia di scendere a valle, ma anche nessun programma pianificato: un’accoppiata vincente! 

Decidiamo di salire al Piz di Sagron dato che da poco (abbiamo letto) il tracciato per la cima è stato ritracciato. 

Lasciamo lo zaino al bivacco e procediamo per questa ascesa che è una via normale con arrampicata di secondo grado che, fino a una forcella senza nome, è più un “rampegottare”.

Ci mettiamo circa quaranta minuti ad arrivare qui (sembrava molto più breve in carta) e ci gustiamo il panorama sulla valle sottostante e sulla nostra casetta che, ormai, è solo un puntolino rosso in lontananza. 

Il tempo però nel frattempo è cambiato: il sole ha lasciato spazio a basse e nere nuvole che in breve ci avvolgono. 

La visibilità è pochissima per cui non ci sentiamo sicuri di procedere fino alla cima. 

Decidiamo di tornare al bivacco per poi fare un giro ad anello che ci porterà prima al Rifugio Boz, poi a Malga Alvis e infine, di nuovo, al Lago della Stua. 

Autunno sulle Feltrine

Cascate sull'altavia 2Il sentiero fino al Boz (è l’801, e corrisponde a un tratto dell’Altavia numero 2) segue in carta la stessa curva di livello, ma in realtà scende tra i mughi per poi risalire alla Forcella dei Bechi e da qui tornare a mezza costa. Il sentiero è bellissimo, avvolto nella nebbia, e così isolato che non incontriamo nessuno lungo tutto il percorso. 

Il Rifugio Boz è una vera perla: mattoni bianchi, fiori profumati alle finestre, panche di legno fuori e profumini invitanti. Nonostante sia ottobre è ancora aperto – “merito” della stagione tardiva – così ne approfittiamo per una birra e un piatto in due: funghi, formaggio fuso e pastin consumati con una vista incredibile… è questo il paradiso? 

Accanto al Rifugio c’è il bivacco invernale Matteo Fiori, su due piani. La parte sotto è chiusa, mentre salendo una scala a pioli fino al piano superiore si trovano quattro letti con coperte e un piccolo tavolino (chissà… magari quest’inverno con sci e ciaspole…).

Il sentiero prosegue, guardando il bivacco, sulla destra (bisogna fare attenzione perché non è molto visibile) e poco dopo si incrocia un basso cartello con indicazione per Passo Alvis. Sono un centinaio di metri di dislivello per arrivarci.

Dopo il passo il sentiero è tutto in discesa. Le nuvole basse ci impediscono la visibilità per ammirare il panorama, ma l’atmosfera che si respira è fantastica, tipicamente autunnale

Malga Alvis

Arriviamo a Malga Alvis dopo un’ora di cammino. La malga è chiusa, ma accanto si trova il bivacco Alvis, una grande struttura di pietra (era una stalla) con uno spettacolare camino centrale, panche e soppalco di legno con letti e materassi. Il Bivacco sarebbe davvero splendido se non fosse che è tenuto parecchio male: legna sparsa per terra, un letto abbandonato in mezzo alla stanza, sporcizia ovunque.

Peccato perché quel camino centrale e le griglie accanto promettevano davvero bene!

Pulito, accogliente (a parte per certi spifferi al piano superiore), pieno di grigliate, vino rosso e risate. Me lo ricordo così, bivacco Alvis, dieci o quindici anni fa.

Davide

Notte al bivacco Feltre-Bodo? Un successo!

Da qui il sentiero, immerso nel bosco, è tutto in discesa verso il Lago della Stua. Ci vogliono un paio d’ore per percorrerlo. 

Foglie scrocchiarelle sotto ai piedi, profumo di funghi e di terra bagnata, il sole che sbuca tra le foglie degli alberi, e a completare il tutto l’alternanza di sfumature rosse, oro, verdi, gialle e marroni.

Chi ama l’autunno sa di cosa sto parlando.

Il lago è sempre lì, uguale al giorno prima, immobile come solo le cose che non si capiscono a fondo sanno fare. Chissà se anche noi qui siamo gli stessi del giorno prima. Forse sì, anche se tutto cambia – pur non dandolo a vedere. I boschi portano ancora i segni della tempesta Vaia, il lago sembra meno pieno del dovuto, malga Alvis è sporca e maltrattata.

Considerazioni filosofiche a parte… i -10° della precedente esperienza sono già un lontano ricordo e ora già non vedo l’ora della prossima notte in bivacco!

Silvia guardando dal Piz di Sagron (quasi)

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